I giardini del tempo

(Testi e Poesie 2007)

«Una manciata d'emozioni…
soltanto per star bene» (Sully)


Sullivan.sw © 2007 - Tutti i diritti riservati
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E mi ritrovo a parlare…

Gli amici di sempre non si perderanno nel tuo silenzio…
ma lo assaporeranno… tanto quanto le tue parole.
E bisogna perdersi ogni tanto… per potersi ritrovare (Rachele)

Di spalle mi osserva il mondo… o per lo meno è questa la sensazione che provo.
Quello che è strano - più che il pensiero in sé - è che mi capita di pensarci soprattutto in momenti di serenità interiore, momenti - come questo - dove non ci dovrebbe essere spazio per pensieri negativi.
Tramonto La realtà è che sono inquieto;
la realtà è che per la maggior parte del tempo
sono solo… e mi ritrovo a parlare a me stesso.
E il bosco, i tramonti, la montagna, la musica…
non sempre bastano.
Persone che amo esistono eccome,
ma sembrano non cambiare il quadro…
dove a volte mi perdo.


Un dialogo che continua…

Stasera avrei dovuto essere al lavoro… ma non me la sono proprio sentita; e così nel pomeriggio ho regalato il mio Un dialogo che continua turno di guardia. Ed ora eccomi qui - raccolto attorno ad un silenzio che non fa che parlarmi di te - a fare bilanci su un tempo così prodigo di doni. Ma fare bilanci - in un tempo che è divenuto anche nostro nemico, un nemico che ci costringe a questa lontananza ingiusta e odiosa - risulta essere squallido, doloroso… e inutile. Ma, lo stesso, continuo a chiedermi come mai tu ti stia perdendo di coraggio! Non sei forse tu quella che ha sempre creduto che ciò che unisce due anime non può essere sciolto se non da un movimento interiore? Quindi - se l'amore permane - perché gettare la spugna proprio adesso?

L'amore è un dialogo che continua… e così voglio continuare a sperare che questa "maledizione" non rimanga soltanto mia!


I Giardini del tempo

Un periodo difficile…
da non sapere a cosa aggrapparmi
per rinforzare un sorriso,
per riappropriarmi di quell'entusiasmo
che scandisce così bene gli attimi
della vita che voglio.

E allora - come un tempo -
eccomi alla ricerca febbrile
dell'input salvifico tra le cose che amo:
quei pensieri - che non si destano -
quella musica - ma ci vuole l'animo sgombro -
il cinema… oppure i libri:
quest'ultimi troppo a lungo trascurati
dimenticando - perché mi ostino sempre a farlo? -
quanto siano stati i principali fautori
della mia crescita interiore.

Così ora vorrei parlare a te
(a te che a nulla assomigli
se non ad un sogno che che si prolunga)
nella consapevolezza che capirai
lo spessore di questi silenzi…
e di ogni altra cosa che - follemente -
li alimenta.


Istantanee

Istantanea
(Un'istantanea della Paltrow tratta dal film "Proof"… e un pensiero)

Quando guardo un film sul PC talora mi piace arrestarne il flusso… forse per cercare di carpire da un volto i segreti di un'espressione, di uno sguardo, di un atteggiamento. E mi piace pure immaginare quali possano essere i pensieri, le emozioni e i turbamenti che lo cambiano. Questo "gioco" può talvolta riservare sorprese a non finire e - come in un'autoanalisi - esso scaturisce da una mia curiosità "vivace" e da un continuo desiderio di conoscenza. E anche se un bel volto certamente aiuta, non cambia l'essenza del gioco in sé né lo scopo che - fondamentalmente - può riassumersi in un desiderio di "verità", in un desiderio di autenticità.
Ho conosciuto persone che riuscivano a comunicarmi queste verità già dal primo sguardo; altre persone che richiedevano invece un certo "impegno" per permettere a quelle stesse verità di emergere; altre ancora - e che io chiamerò meteore - con le quali non è stato proprio possibile stabilire alcun tipo di contatto che non fosse meramente superficiale. Col tempo però ho imparato ad accettare anche quest'ultimo tipo di incontri… forse per merito di quella scorza decisamente più dura che mi ritrovo e che mi ha permesso di essere meno scoperto… anche se non del tutto immune a delusioni, aspettative, ferite.

Sono passate alcune ore dalla stesura del paragrafo precedente; e se prima ero al lavoro ora, invece, sono a casa. E anche se la stanchezza comincia a farsi sentire è giusto cercare di definire meglio il concetto al quale tendeva il mio precedente ragionamento: che vale sempre la pena di lottare - oltre le delusioni - per ciò in cui si crede veramente… soprattutto se quello in cui crediamo profuma di buono.


Un altro sempre

(Se - mentre leggi - desideri anche ascoltare… clicca qui!!)

"Vedrai che pure tu, quando un giorno sarai stretto nell'odiosa morsa della routine, non sarai più tanto disponibile… e così gentile coi pazienti". Questo mi dicevano alcuni colleghi a proposito del mio rapportarmi con le persone in ambito professionale. E ricordo che il più delle volte rispondevo loro solo con un sorriso, perché intuivo che qualsivoglia spiegazione avrebbe potuto "suonare" come difesa, come giustificazione. E poi - pensavo - si può davvero scommettere - o essere ragionevolmente sicuri - che domani saremo ancora le stesse persone?

Ma ora so che mi tentavano… che mi tentavano con le loro ansie, coi loro dubbi, con le loro paure. Io invece ero convinto si potesse davvero scommettere sulla propria vita… sulla sicurezza di ritrovare un giorno - magari con pensieri e atteggiamenti diversi - lo stesso cuore di sempre e quell'intelligenza delle emozioni che nasce in coloro che non hanno paura di guardarsi dentro. Ed è una bella certezza questa!… anche se per qualcuno potrebbe non bastare.
Quello che so è che non baratterei per nulla al mondo la verità del cuore: perché è in essa che si potrà trovare sempre la vera gioia… anche tra cumuli di macerie.


Lettera al Gruppo Vocale "Le Bruit"

La plus jolie et la plus belle,
La plus gaie, la plus novelle,
La mieulx garnie de doulçour
C'est celle en qui de jour en jour
mon cuer en joye renovelle.

(Anonimo XIV-XV sec, Codex Reina)

"Un delicato ordito di suoni – mirabile trama, ed ineffabile – mi strappa dalle distratte dita del quotidiano conducendomi fino alle soglie dello stupore. La “dulcedo et subtilitas” degli antichi maestri – nell'arte della musica e della retorica – ha sempre trovato in me un terreno particolarmente fertile… anche se, in verità, non saprei del tutto dire quali siano stati i frutti. E con questi non intendo soltanto la capacità di suonare uno strumento ma, piuttosto, quale possa essere il retaggio di affinità e di passioni così sconvolgenti per il mondo interiore di una persona.
Io so soltanto che quando mi capita di ascoltare della buona musica è come se mi riappropriassi di me stesso, come se mi ritrovassi dopo un lungo cercare, come se ridiventassi cosciente dopo un sonno senza sogni o, semplicemente, come un ricordare di non essere fatto soltanto di nervi e di sangue. È come una lunga storia d'amore che nessuno apparentemente vede, ma che ti trasforma dal profondo… e ti cambia per sempre".
Margherite
Scrivevo questo testo alcuni anni fa… e i vostri canti di ieri sera me l'hanno fatto ritornare in mente.
Che volete che vi dica? Che siete proprio brave! Credo inoltre non abbiate bisogno di cercare ulteriori consensi sulla vostra Arte… quanto piuttosto di farvi conoscere di più; e a questo riguardo un sito web certamente potrebbe aiutare… ma so che già ci state pensando.

È stato particolarmente bello rivestire le vostre voci – voci che peraltro già conoscevo – anche di un volto: immagini e gesti che resteranno e che accompagneranno il vostro dolce "bruit".
Grazie.


Contrappunto

Contrappunto
Vorrei dar voce a quello che mi scuote dentro…
ma è la paura a prendere il sopravvento.

Quello che rimane è questo silenzio,
un silenzio che non aiuta
un silenzio che non consola…
un silenzio che non rende giustizia.

Quanto continuerò ancora a illudermi
che a cambiare non sarà mai il tuo cuore?


Dualità

Desidero condividere con te, amica mia, ogni pensiero - ed ogni emozione - che fiorisce quando tu non ci sei. Da questo stesso desiderio è nata anche la promessa - ricordi? - che formulammo insieme, quasi una vertiginosa scommessa: far emergere - liberandoli - i nostri due universi, così che nulla potesse restare celato agli occhi dell'altro.

Oggi sorrido pensando quanto ti sarò sembrato "cerebrale" in circostanze - quelle di "cuore" - dove nemmeno la più diligente pianificazione potrebbe assicurare il pieno compimento di uno scopo desiderato e voluto.
Ma c'era veramente uno scopo - un fine - cui tendeva tutta quanta la nostra storia? L'unica cosa che ora mi viene in mente non sono pensieri, parole o sensazioni… ma immagini soltanto, immagini di una dualità - la nostra - che dava un senso a quell'affannoso tempo che c'era prima che c'incontrassimo. E lo scopo era tutto lì, in quello spazio che conteneva e che - allo stesso tempo - dilatava i nostri universi; e lì soltanto avrei voluto continuare ad abitare.
Rammenti com'era grande lo stupore quando ci siamo veramente resi conto di tutto questo? E io intuivo - sapevo - che qualsiasi circostanza avversa - ancora al di là da venire - non avrebbe potuto scalfirlo mai, e non avrebbe incrinato quel sempre che avevamo iniziato a vivere davvero.
E ora? Lasceremo scivolare via lo stupore dopo averlo conosciuto?… dopo essercene ubriacati?


Soltanto un sogno

«Sei tutto quello che ho sempre sognato!»

Appunto, un sogno… solo e sempre un sogno!
Ma so che a volte il sogno non mi basta…


Per questo amore…

Io

Permettimi che ancor ti sia vicino…
prima ch'io debba per forza tacere.

Così ti porterò con me - domani -
sulle colline. E lì nel vento
- e nei silenziosi spazi tra il verde -
canterò questo amore che ci trova…
e che ci perde.


Dal colore del mare…

Oggi mi hai visto passare senza che io mi accorgessi della tua presenza: avresti potuto lasciarmi andare - e per un attimo mi son chiesto se tu sia stata tentata di farlo - ma invece mi hai chiamato… e io sono venuto da te.
Quando stamattina mi sono ricordato dell'immagine della pantera intrappolata dalle sbarre di una prigione (e sono andato a spulciare i riferimenti relativi sul libro "Risvegli") è a te - è a noi - che pensavo: a "un'indomita volontà che si paralizza" davanti all'impossibilità di cambiare le cose, di cambiare - almeno in parte - una realtà che ci ostacola, che ci umilia… e che mortifica questo amore. E il nostro tenace aggrapparci a qualsiasi appiglio - a qualsiasi speranza pur di non lasciarlo morire - sembravano dirlo quei tuoi occhi dal colore del mare d'inverno.

Sei sempre stata un mistero per me… un mistero che - con la conoscenza - s'ingigantiva piuttosto che attenuarsi. Ma io non volevo - non potevo - lasciar perdere: così ho lottato strenuamente - ricordi? - perché tu potessi rendermi partecipe di quel tuo universo dove non facevo che perdermi… e dove ancora mi perdo. Ma come può fare paura uno spazio - pur se immenso e sconosciuto - se ciò che si trova alla fine è sempre e soltanto amore?

Ed era questo che fino ad oggi non avevo capito ancora.


E ritrovarsi ancora…

Sarà per la musica che sto ascoltando; o magari - semplicemente - son fatto così… ma desidererei tanto parlare con te ora, mio sconosciuto lettore. E mi piacerebbe conoscere il tuo nome, o la ragione del perché ti sia fermato tra queste pagine; e sapere chi - o che cosa - "agiti" il tuo cuore…
Chiedo forse troppo?
Quasi ogni giorno scopro quanto forte sia nelle persone il bisogno di essere, quanto potente il desiderio di potersi liberare - almeno per un attimo - da tutto ciò che talvolta impedisce la piena rivelazione del sé e di quell'io più vero che abita nel profondo di noi tutti. Ed è una vera benedizione - sapete - quando questo accade: perdersi nelle profondità dell'altro, e ritrovarsi ancora… e ancora una volta scoprirsi degni d'amore.
Ciao!


Per un abbraccio

Se adesso io andassi a rileggere le tue prime lettere giuro che faticherei non poco a capire se si tratti della stessa donna che continua a farlo anche oggi… a scrivermi, intendo. E sono veramente felice che tu stia bene.
A volte - come stasera - mi manca la forza fisica per articolare una vera lettera; altre volte sento come tutto questo non possa bastare: potranno bastare soltanto parole per custodire un'amicizia? E poi ci sono altri momenti dove penso che tutto sia invece possibile: e questo succede quando il cuore si fa grande… e quando si respira spirito.

Oggi sono andato a un corso di aggiornamento. Lì ho visto - dopo due anni - una persona alla quale ho voluto bene. E sai che ti dico? Che le ho sorriso come allora… Come può infatti morire un sentimento quando nasce nella verità del cuore?

Sarebbe così facile per noi due divenire amici sul serio! Eppure qualche volta mi scoraggio quando penso che forse mai potremo scambiarci quell'abbraccio di cui tu parli.


Se soltanto volessimo…

Si versa qualche lacrima e poi si deve comunque continuare a vivere. Ma come ci si libera da quello che manca? Come si fa a smettere di sognare per non provare più quella terribile nostalgia? Era questo che voleva le dicessero, ma nei suoi libri non c'era. Dove sono scritte le cose importanti, quelle che bisogna sapere per essere felici nella vita?
Björn Larsson (Il porto dei sogni incrociati)

Tra le mani un libro, "Colorate briciole di vita nel passato lasciate" donatomi da un poeta e pittore incontrato a Gardone Riviera in un pomeriggio di sole del mese di agosto del 2003, libro che ogni tanto mi capita di sfogliare. In esso vi trovo - più che racconti ed episodi autobiografici - impressioni, immagini, emozioni… e tracce di un'interiorità disarmante: una storia del cuore e dei sogni che lo abitano, delle malinconie che lo agitano e delle speranze che lo nutrono… e l'ostinazione di continuare a credere e a vivere lo stupore di quel dono che sappiamo essere la vita.
Uno scambio di poche parole (15 minuti in tutto) e un augurio di buona vita: tutto lì quel nostro fugace incontro, troppo breve per dar spazio a una conoscenza. Mi raccontò di essere ammalato… e io so che gli restava poco da vivere. Poco tempo dopo ricordo di avergli anche scritto… ma senza mai ottenere risposta!

Quando penso a quanto grande sia il bisogno di condivisione, quanto grande il desiderio di amicizia in ognuno di noi, mi spavento pensando a quel poco che facciamo per alimentare lo stupore nell'altro, di colui che ci passa accanto magari spiando se per caso il nostro cuore potrà mai battere all'unisono con il suo.
Se soltanto volessimo…


Parlami di te

Balthus_Jeune Fille Ci sono giornate intere che passano senza che io possa scambiare se non qualche parola: non un vero pensiero che stimoli a seguirlo, non un gesto che inciti al sorriso, non un'emozione che alimenti il sogno. E dal momento che io non posso spegnermi del tutto (sto così male quando mi succede) capita che mi trovi a parlare a me stesso. Ma dopo un po' anche i pensieri più stimolanti mi vengono a noia quando non c'è un dialogo… un vero dialogo. E ci sono sere - come questa - dove vorrei poter scrivere ad un'amica: ma mi sento così svuotato… come un bozzolo vuoto di farfalla.

Il pensiero che qualcuno ci voglia bene non sempre funziona se poi quel qualcuno non ci parla; e anche se per un po' può bastare che sia uno dei due ad alimentare il dialogo, alla fine ci si stanca sempre. E le ragioni - i motivi di questo allontanamento, di questa tiepidezza - non sempre si spiegano alla luce di un'amicizia.
Ci pensa già la distanza - il non vedersi, il non parlarsi - a scoraggiare anche gli spiriti più intrepidi, a far dimenticare propositi… antiche promesse. Ma speravo che almeno tu, ragazza, avresti continuato a farlo… a parlarmi di te.


Sommovimenti geologici

L'amore provoca così nel pensiero dei veri e propri sommovimenti geologici. In quello del signor Charlus, che - qualche giorno prima - somigliava a una pianura così uniforme che fino ai limiti estremi egli non avrebbe potuto scorgere un'idea sola levarsi dal suolo, erano sorte d'improvviso, dure come la pietra, catene di montagne, ma di montagne scolpite, quasi che un statuario, invece di portarne via il marmo, l'avesse scalpellato sul posto, e dove si torcevano in gruppi giganteschi e titanici il Furore, la Gelosia, la Curiosità, l'Invidia, l'Odio, la Sofferenza, l'Orgoglio, lo Spavento e l'Amore.

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto (Sodoma e Gomorra)

Sommovimenti geologici

Ho sorriso leggendo quello che una persona ha voluto oggi dirmi: "Sei un poeta". E il motivo di quel mio sorriso un po' imbarazzato era un pensiero di Keats sulla poesia che quella sconosciuta aveva - con le sue parole - riportato alla mente. Keats diceva infatti che senza visione non si è poeti. Ma nemmeno la visione da sola basta per esserlo: ci vuole la tecnica. Egli diceva pure che se si possiede soltanto quest'ultima - senza visione - il poeta è un falso lirico, uno spaccone trasandato, un autoadoratore dei suoi "tronfi, pessimi versicoli". Un egotista, insomma, un noioso egocentrico.

Che io non abbia la tecnica è fuori discussione… ma spero almeno di non appartenere a colui che ciarla al vento senza aver mai provato l'estasi - la visione appunto! E dunque, appurato di non essere un poeta, mi sento più libero - e più sereno - d'intrattenervi (e d'intrattenermi) con le mie lagne.

Sono così travolto… così inebriato di vita!


Fragilità e… trasparenze

Fragilit√† e… trasparenze La sera arriva carica sempre di nuovi bagagli da portare, veri fardelli su spalle non sempre in grado di sostenerli. E questi pesi sono quei pensieri (anche se a questi non sempre seguono gesti) che mi rendono meno trasparente, che incrinano le mie speranze e i miei sogni, umiliando quell'immagine di persona che custodisco dentro di me. Sì, siamo fragili noi umani… ma quello che mi abbatte non è tanto la fragilità - e le relative tentazioni - quanto l'immagine sbiadita, opaca, che di me resta quando mi perdo.
Sai, io non vorrei continuare a perdermi… e non vorrei nemmeno essere meno trasparente dell'immagine che mi rimandano continuamente i sogni più belli. Ma so che se continuerò ad inseguire quei sogni - quelle visioni di bene che mi fanno piangere, che mi fanno ridere e che permettono che io apra le braccia senza desiderare di trattenere nulla per me - so che solo allora - e solo così - potrò continuare a sentire (cercando e sforzandomi di viverlo) questo amore che mi agita dentro.


Una canzone per Mary

Scuote le fronde il vento delle colline (robusta voce di una primavera adorata che incalza) portandomi quegli odori - benché ancora velati - e quegli aromi troppo a lungo attesi, quel desiderio di rinnovamento, di cambiamento, che sembra quasi iscritto a lettere di fuoco nel nostro genoma. Pensando a un cambiamento non voglio certo intendere chissà quali cose - quelle magari che viaggiano a braccetto coi sogni - ma, semplicemente, questa capacità, questo dono di sentire in modo nuovo - e di vivere - una sensazione, un'emozione, un senso d'appartenenza. Sono profondamente convinto che le cose che veramente ci appartengono - e che costruiscono giorno per giorno la nostra gioia - sono proprio questi pensieri, questa capacità di guardarsi dentro, questo contrappunto che ci abita e che ci fa divenire così trasparenti, così leggeri. Ed è questo un sentire che possiamo davvero considerare solo nostro, un sentire che ci rende belli, amabili e desiderabili per noi stessi: perché se così non fosse come potremmo mai sperare di esserlo per qualcun altro?

Contrapunctus

La nostra vita interiore assomiglia fin troppo ad una canzone dotta, ad una forma musicale che va studiata a fondo per comprenderne appieno il senso e la sublime bellezza. Capita a volte però di perderne il filo, o di smarrirne la trama: ma per fortuna rimane l'armonia a colorarla, ad animarla… e a renderla eternamente desiderabile e amata.


Primum movens

Per confondere questa stanchezza che mi ritrovo addosso - e impedirle di vincere una battaglia fin troppo facile dopo una notte di lavoro - ho permesso al mio "Guerriero" di condurmi con sé sulle colline. Ed ora - mentre sto godendo di questo tepore quasi estivo sul terrazzo di casa mia - cerco di chiamare a raccolta - ordinandole - tutte le sensazioni provate - e i pensieri avuti - prima che svaniscano del tutto.
C'era il mondo intero, oggi, a popolare le strade… ma io sapevo - io, che non amo la moltitudine - dove avrei potuto incontrare anche il silenzio! Come posso spiegare? L'esigenza del silenzio nasce in me dal bisogno continuo di dare un senso: alle cose, a me stesso, a questa vita che non ho voluto ma che so che non mi darà tregua fintantoché non troverò in essa un significato che rimanga; e so di aver ricercato quest'ultimo a lungo - con affanno - quand'ero ragazzo. Ma quale risposta preconfezionata - che non sia frutto, cioè, di una ricerca personale - potrà mai soddisfare lo spirito intrepido della giovinezza? Guardo infatti con comprensione a quegli anni ma, a volte, anche con rabbia se penso al tempo perduto inseguendo sogni effimeri e chimere che mi hanno lasciato con le mani vuote… e col cuore in subbuglio.

"Ti ricordi quando ti scrissi di non voler più una corrispondenza con te? Ecco: pensare che tu mi creda in un modo - e invece magari non sono così come ti aspetti - non mi fa stare bene. Sono consapevole che la nostra differenza di età è un ostacolo… ma non perché lo pensano gli altri; è una questione di esperienze già vissute, di sogni già visti realizzati… o infranti. Quando parlo con una persona mi piacerebbe partire dallo stesso punto, scoprire insieme nuove cose, scambiare opinioni. E con te non dico che non sia possibile!… ma tu hai già sperimentato molte cose, così che spesso mi sembra di non aver niente da dirti. Mi capisci?"

La distanza che intercorre tra una giovane vita e chi, invece, di strada ne ha già percorsa parecchia, rappresenta certamente un ostacolo - talora insormontabile - a partecipare della propria esperienza chi si vorrebbe veder crescere nella gioia. La lezione più dura arriva però quando ci si rende conto che non si può smettere d'amare soltanto perché qualcuno ci volta le spalle proseguendo lungo una strada che lo condurrà lontano da quella che si sta percorrendo. Ma non è forse la libertà la prima condizione perché l'amore esista e divenga quella forza sconvolgente che non cessa di offrirsi anche nelle condizioni di dolore e di abbandono più grandi?… quell'evento che continuamente ci cambia facendo esistere e suscitare vita sempre antica e sempre nuova?… quell'evento di donazione che irradia - rivestendo di nuovi significati - ogni cosa che vive?


Tra le pareti di una sede di guardia

Sto ascoltando l'Offerta Musicale di Bach! La sua musica è un dialogo che non finisce mai; parole che si rincorrono, che si scontrano… e che a volte sembrano perfino inconciliabili! Eppure esse giungono sempre a una suprema sintesi, a una verità più alta, a una bellezza che non potevi nemmeno immaginare semplicemente guardandole scritte sulla carta.
E così succede - qualunque sia il modo - ogni volta che nasce un vero dialogo, ogni qualvolta un pensiero ne suscita un altro che altrimenti non sarebbe mai nato (Sully)

Luserna

Sono stato a Luserna, un abitato di poche anime – terra dei Cimbri – racchiuso tra i monti dell'altopiano trentino a 1300 metri di altitudine, ai confini col Veneto. Non era quella la meta programmata quando - ieri mattina - decisi d'intraprendere un breve viaggio in moto; desideravo semplicemente perdermi - nei boschi, tra le valli, nel silenzio - per riappropriarmi di tutte quelle sensazioni che la frenesia della vita moderna talora soffoca relegandole nel profondo.
Sono partito solo – come sempre – ma la solitudine l'ho avvertita soltanto quando il cuore era ormai così gonfio di sensazioni, così colmo di emozioni da non desiderare altro se non di poterle condividere. Credo che nasca proprio da questo il mio bisogno di scrivere, di cercare di fissare sulla carta attimi che non si possono trattenere – e così difficili da descrivere – in modo da poterli rivivere, domani, semplicemente ripercorrendo questi itinerari della mente… ma suggeriti dal cuore.

Un lungo serpentone d'asfalto incassato tra monti – e costeggiato da un piccolo torrente – collega Camporovere (una località in prossimità di Asiago) al Passo Vezzena. Lì è il luogo delle emozioni "forti", lo spazio della velocità, il tempo della concentrazione suprema che non permette altri pensieri se non quelli che servono alla guida stessa… ma è il luogo anche del vento, quel vento che ruggiva in sintonia col rombo del motore del mio “Guerriero”, quasi che dovessero fare a gara a chi faceva la voce più grossa.
Una volta arrivato al Passo è possibile proseguire sulla statale verso l'altopiano di Lavarone oppure dirigersi verso Luserna. La scelta è caduta su quest'ultima forse perché non c'ero mai stato prima, o forse perché la strada stessa che vi portava – con quelle curve che si perdevano tra la solitudine degli abeti, confondendosi col cielo – m'invitava a farlo. Così, dopo pochi metri di percorrenza, mi sono alzato in piedi… ed è stato in quel momento che ho avvertito il peso e la delusione di non poter condividere la magia che sentivo nascere prepotente in me. Come posso spiegare? Non è forse vero che la gioia che scaturisce dall'essere innamorati è così grande da non riuscire quasi a trattenerla?… e si guarda, e – soprattutto - si sente il mondo intero come un luogo ridivenuto amico, uno spazio in grado di accogliere – e di capire finalmente – i nostri sospiri? Questa la misura di ciò che ho provato ieri quando ho liberato le mani!

Nascono queste parole – quasi con fatica – sfiorate dalla noia di una giornata di sole subita tra quattro pareti di una sede di guardia. Ma esse ora mi riportano là dove sono veramente nate: tra i boschi… e nel vento! E così, con le parole di qualche anno fa, posso ancora dire:

Una discesa in moto…
e ho liberato le mani!
Le ho allargate - senza paura -
ad abbracciare quell'aria fresca
che veniva incontro alla mia voglia…
che veniva ad incontrare la mia sete.


Se ti nascondi…

Stasera pensavo a come sarebbe facile il parlarti… facendo conoscenza così, come di solito succede: guardandosi negli occhi. Si è così brutali - a volte - per lettera… soprattutto quando ancora non si conoscono i sentieri del cuore dell'altro.
Tu mi dici tante di quelle cose che da ogni parola potrebbe nascere una mia domanda. Eppure sento che ogni risposta sarei in grado forse di leggerla sulle tue labbra, di trovarla fra le tue mani… prima ancora di ogni pensiero espresso. E questo è il valore del condiviso, della presenza, della vicinanza! Ma so che, se lo si desidera veramente, anche semplici pensieri possono diventare veicolo di comunanza… e principio di amicizia.
Se ti nascondi

Sono un po' malinconico stasera, ma una cosa ancora vorrei dirti: che saprò rispettare i tuoi tempi e i tuoi desideri… e anche le tue fughe se sarai tu - domani - a stancarti.
Quello che invece non riesco proprio a fare è voltare le spalle a un cuore che si svela, a un cuore che - per amicizia - diviene limpido… e trasparente.


Per Mary…

Al di là di una "sana" tensione per scadenze scolastiche importanti, sembra che in te si stia consumando una lotta contro qualcosa che sembra farti paura, contro una forza oscura che spaventa così tanto da richiedere il concorso e, soprattutto, la stima di persone che, amandoti e credendo in te, riescono a portare nella tua vita quel sovrappiù di coraggio che ti serve per continuare a colorare le tue speranze e i tuoi sogni.
Quando lessi di te la prima volta fu proprio questo - la tua lotta tenace - a impedirmi di andare oltre. Ma poi m'accorsi con gioia che i tuoi pensieri - pur tormentati a volte - non facevano che rivestirsi di poesia!… e allora mi sono fermato.
Per Mary

Io continuo però a dirmi che non è questo il luogo - e lo spazio - per pensieri come questi, per quelle confidenze che sono destinate di solito ad un amico… e quindi non ad una ragazza che ha soltanto permesso che qualcuno potesse affacciarsi, "curiosando", sul suo mondo.
Volevo dirti un'ultima cosa (prima di andare): i tuoi colori sono bellissimi!
Abbi cura di te.


È davvero troppo…

Dimmi che non sei così speciale!, dimmi che mi sono sbagliato!… almeno così metterò finalmente a tacere quest'attesa di te.
Lo so che le motivazioni che potresti darmi dei tuoi silenzi potrebbero essere plausibili! Ma non me ne frega niente della plausibilità (per quel che ne so potrebbero essersi rotti i pali del telefono!)… ma non me ne frega niente di niente.
Io volevo l'impossibile… volevo parlare con chi normalmente non si fa trovare, con chi normalmente fugge via voltandoti le spalle (i giovani spesso lo fanno). Tu - in questi anni - hai dimostrato invece che forse un dialogo era possibile… ed eravamo in due a volerlo; e che forse era possibile anche un'amicizia… un'amicizia storta come questa. O forse ero io che ci credevo e tu mi hai assecondato per non farmi troppo male? Mah… non so più cosa pensare.
Ho avuto particolarmente bisogno delle tue parole in questo periodo… ma non sono arrivate quasi mai!
Ma perché continuo a credere che t'importi ancora ciò che penso?


Creature del silenzio…

Immagino che tu stia aspettando che io ti scriva… così lo faccio adesso (nonostante una stanchezza che stasera mi umilia) perché sento il bisogno di riempire questo spazio di silenzio, quel silenzio che prevale così tanto nel mondo di una persona. Hai mai pensato a quanto tempo ognuno di noi resta solo con se stesso?
Io credo che noi siamo creature del silenzio… ed è proprio in esso che costruiamo noi stessi, che diventiamo grandi. Quello che dico a te l'ho pensato quando ancora tu non c'eri ad ascoltarmi, e quello che leggi nei miei occhi è stato prima un turbine nel mio cuore.
Creature del silenzio

Noi abbiamo un bisogno disperato di questi silenzi… e quanto ci mancano quando le frenesie della vita sembrano soffocarli, eluderli, nasconderli.
Nessuno conosce che cosa abiti i silenzi di una persona; e nessuno conosce i tuoi, né i miei… ma a chi rivelarli se non ad un amico?
"E io ho voglia di pensare… e di confondermi" - questo immagino tu mi dica… e questo io spero per te. Ma che i tuoi pensieri siano leggeri, e che scivolino senza far male: come una barca sull'acqua… o come il volo di un gabbiano.


Una notte piena di stelle…

Oggi ho acquistato un'auto nuova (o quasi),
una Golf 2000 sport TDI col cambio automatico:
una vera bellezza!

Ktm 990

Ma un'emozione come quella che mi dona il mio Guerriero
nessun'altra cosa me la potrà più dare ormai…
o forse sì?

È una notte così piena di stelle questa…


Ferite

Ci si può mettere in discussione a 47 anni? Guardarsi dentro per capire che cosa sia quello che ancora non va? Rossetti_Beata Beatrix Di sicuro è cosa difficile! - a quest'età le idee che si hanno della propria persona sembrano essere quasi scolpite sulla roccia - ma credo sia oltremodo necessario almeno tentare seriamente di farlo. La motivazione deve però essere molto più grande della paura di trovarci insufficienti, inadeguati, vuoti. Ma che tipo di motivazione può essere così decisiva da smuoverci una buona volta?
Leggendo qua e là pensieri già avuti mi sto rendendo conto quanto possa essere difficile la coerenza, l'onestà: con se stessi… e con ogni persona che ci è amica, di quell'amicizia - magari a volte troppo silenziosa - che credevamo proprio di non avere fino al momento che una mano ci viene offerta - sorreggendoci - quando ci sentivamo ormai perduti.

L'orgoglio ferito è proprio una brutta bestia da domare, e difficile da annientare… ma sono bastate poche parole dette con dolcezza - con leggerezza - per fugare i fantasmi del cuore, le sfuriate istintive di chi si è sentito per un attimo tradito, calpestato, umiliato.
Adesso resta soltanto la paura, questa maledetta paura di dimenticare tutto quanto domani. Ma so che ora m'addormenterò con un sorriso di speranza…


Che cosa mi manca?

Bellissimo giorno, questo, per ricominciare a vivere! Ed ho tutto ciò che è necessario per farlo: una famiglia che adoro! Poi una casa solo nostra, un'auto che m'aiuta nelle attività di ogni giorno, un PC per esigenze lavorative e come strumento di svago. Che altro? O Dio! stavo dimenticando le mie "passioni": la musica, la poesia, l'arte, la moto… e - cosa importante - il tempo sufficiente per poterle vivere.
Che cosa dunque mi manca? Che altro ancora chiedere alla vita? La salute, ovvio!… almeno fintantoché - pure lei - non si stancherà di me. Eh sì, perché sono decisamente un rompicoglioni, uno che non ne tace una, un tipo a volte un po' troppo preciso (e spesso neppure per le cose che contano veramente). Rimanermi accanto - devo essere sincero - credo possa essere troppo snervante: troppo serioso, troppo curioso… troppo di tutto! Mai una volta disposto a un compromesso se questo non dovesse profumare di cielo; e troppo insistente, e poco disposto ad accontentarsi. E per di più un inguaribile provocatore, un evocatore di sogni nascosti… e di segreti inconfessabili.

Ma che cosa mi manca? Già… che cosa mi manca?


Soltanto promesse

Leonardo_Maddalena


Un altro giorno…
e un'altra sera che ritorna.
La stanchezza che avanza…
ma che non desidera il sonno.

L'aria tiepida che si respira
sembra promettere sogni
e desideri nuovi…
Un'attesa di felicità!

Sono così stanco…


Fiori azzurri

Una corona di fiori azzurri è stata la prima foto di una giornata - quella di ieri - decisamente folle, una giornata vissuta in modo selvaggio, senza alcun risparmio… e senza alcun controllo. Chilometri e chilometri tra boschi, valli, cornici di pietra rosa e grigia che s'ergevano quasi a voler imprigionare un cielo d'un azzurro mai visto. Dodici ore per perdersi… e per non dare ascolto a questi nuovi silenzi che vorrebbero instillarti fiele nell'animo!
Passo Giau Ho goduto, per davvero… senza alcun rimorso, quasi con rabbia! Ed ho lavato le ferite sbattendole violentemente contro le nude rocce, urlando tutto me stesso a un cielo che non rispondeva: proprio come te!
Pensavo soltanto che l'amore offerto gratificasse almeno di una risposta di premura!


Prove di dialogo

Com'è difficile, a volte, raccontare… e raccontarsi!

Sabato scorso ho partecipato a una giornata d'aggiornamento sulla comunicazione medico-paziente; e devo dire che - dopo innumerevoli corsi sull'ipertensione, sull'osteoporosi e sulla cardiopatia ischemica - almeno è stato qualcosa di nuovo, di veramente interessante, di stimolante. Ho sempre pensato che la medicina generale abbia una particolarità - qualcosa di unico - che la differenzi dalle altre branche specialistiche e plurispecialistiche: quel contatto "stretto" con l'assistito, quell'approccio non ancora spersonalizzato, quel contatto "umano" che significa così tanto per chi deve guardare in faccia - accettando - un problema di salute, o anche soltanto un disagio psichico.
Il corso è iniziato con l'ascolto, da parte di un medico, di un brano che egli - a sua volta - doveva trasmettere a un altro medico non presente in sala al momento della lettura. Vi lascio immaginare la trasformazione subita dal testo originale una volta arrivato all'ultimo dei cinque volontari. Una prova d'ascolto dunque, ma con risvolti non privi di godimento.
Successivamente siamo stati sottoposti a un test dove ciascuno di noi doveva scegliere una risposta da dare a una persona che ci sottoponeva quesiti e considerazioni su eventi riguardanti la propria vita. Il tutto per mettere in risalto - nel corso di un immaginario colloquio con soggetti dal temperamento, sesso, carattere e personalità diversificate - quali atteggiamenti prevalenti, quali disposizioni, quali modalità di risposta ciascuno di noi sarebbe stato in grado di fornire. Una prova di dialogo dunque.
Per ultimo siamo passati a un dialogo reale, a un colloquio tra medico e paziente. Qui però servivano due volontari. Ma se per la parte "abituale" del medico c'è stato chi si è subito spontaneamente offerto, nessuno degli altri - tanto meno io - sembrava desiderare fare quella dell'assistito. La psicologa che guidava la conferenza - forse memore di qualche precedente intervento da parte mia - ha chiesto se volessi fare io quella parte.

Ci sono momenti nella vita di una persona - magari soltanto attimi - che scorrono come se non fossi veramente tu a viverli, ma qualcun altro… e tu lì, a guardare, ad osservarti mentre cammini, e mentre compi i gesti di sempre. Ed è così che ho visto alzarsi, con un sorrisetto pieno d'imbarazzo, un uomo di mezza età dall'apparente portamento tranquillo, con un'aria forse po' fragile… quasi dimessa. Ma io sapevo - io che continuavo ad osservarmi - sapevo che cosa fosse ad agitare il cuore di quell'uomo dall'aspetto un po' troppo magro e che vestiva da ragazzo… e con quell'aria un po' persa e i capelli a sfiorare le spalle.
Mentre il collega si preparava alla sua parte chiedendo delucidazioni alla psicologa su come avrebbe dovuto comportarsi, da parte mia sentivo già di non essere più un medico… ma un paziente, una persona preoccupata, spaventata da quello che di lì a poco il suo medico gli avrebbe detto.
Il dialogo è stato bellissimo… e, al di là della finzione, ci ha come trasformati, cambiati nel momento stesso in cui sentivamo di essere veramente noi stessi uno di fronte all'altro: con le nostre paure, i nostri pensieri irrazionali, le nostre attese e speranze.
Io so soltanto che alla fine di tutto la dottoressa che guidava l'incontro non stava più nella pelle… e che sorrideva come una bambina.


Il vero coraggio

Un dolore toracico in un cardiopatico può anche essere rassicurante; rassicurante nel senso che almeno si conosce bene il nemico. Ma ultimamente un altro nemico si è celato nel primo, prendendone così il posto… e questa volta per un inganno atroce! E ora A*** sta morendo.
Lui chiama "il verme" questo suo nemico; e quando me lo disse la prima volta so che ho faticato a non piangere… credevo non lo sapesse! Ma io continuo andare a trovarlo: per sapere come sta, per la prescrizione di farmaci antidolorifici, per misurargli la pressione: sono il suo medico, perdio!
Lui impotente… ed io altrettanto. Ma mi sto chiedendo da dove nasca quel suo sguardo libero, quella pace che sembra abitarlo, quella forza che mi trasmette permettendomi di rimanergli accanto senza provare il desiderio di scappare via…

Il vero coraggio sta nel non rinchiudere in sé la notte… nemmeno quando le tenebre sembrano oscurare anche la più fragile speranza.
Il vero coraggio è un continuare ad esserci, un offrirsi alla vita, a questo amore… fino alla fine.
Non si finisce mai d'imparare…


Ma tu, oltre a fare il medico, che fai? :)

Bene… ora so che non hai paura! Mi bastava sapere questo di te.
A dire il vero non mi basta niente, soprattutto in sere silenziose come questa dove la stanchezza continua a dirti di andare a letto… ma tu sai che è come perdere qualcosa, come rinunciare a vivere ancora un poco!

Cosa faccio oltre a fare il medico?
Vivo, suono, leggo… e cavalco il mio Guerriero (un bestione nero come la notte: un KTM 990). E sono innamorato della vita… e delle persone. E mi piace parlare… e sognare. Mia suocera dice sempre quando la smetterò di essere un ragazzo! :-)
Ho una figlia bellissima (ma quale figlia non lo è?) di 17 anni che ama l'arte… e che è la gioia di papà.

Posso offrirti un caffè? :-)


Aiutami a capire…

Ciò che sfugge alla ragione non è detto che si perda; magari si nasconde in qualche angolo buio della nostra anima. E poi, quando meno te l'aspetti, salta fuori… (Cecilia)

Io non ti conosco… eppure sono qui che ti cerco, che cerco ogni più piccola traccia che possa parlarmi di te. Pensando razionalmente condanno questo mio modo di fare, questo voler a tutti i costi entrare nei pensieri di una persona che ha suscitato - anche se solo per un attimo - il mio interesse. Il problema è che non è mai soltanto un attimo, almeno fintantoché non sia l'altro a desiderare di andar via.
Aiutami a capire Esserci per una persona verso la quale senti "qualcosa" è per me la gioia suprema. Ma la mia condotta risulta tremendamente rischiosa, rischiosa proprio perché mi espongo giocoforza al rifiuto dell'altro. Non possiamo piacere a tutti, nevvero? Ma non posso evitare - senza farmi violenza, senza cadere in depressione - nessuno di questi rischi, perché ho bisogno di sapere e di far sapere, e ho bisogno di condividere quel "mondo" di emozioni, quei "sommovimenti geologici del pensiero" senza i quali io mi sentirei perduto.
Non so perché ora ti stia parlando come si farebbe con la migliore delle amiche; o forse lo faccio perché desidererei stimolare una tua risposta, un pensiero che sia vero, sincero, chiarificatore.
È "la vita della mente" che adoro, sono quei pensieri e quelle emozioni che si scambiano in amicizia che amo.
E mi sto chiedendo che amica saresti tu…

Credo di aver ingarbugliato anche me stesso con queste parole… e ti chiedo mille volte scusa.

Mi piacerebbe che un giorno fossi tu a cercarmi… e a parlarmi di te. Ma so che tutto questo avviene sempre - e soltanto - tra amici.
E noi non possiamo proprio dire di esserlo… non ancora.
Il mio sorriso più bello…


Un doppio cordoncino nero

Caro vecchio gabbiano,
Sully è da un po' ormai che non faccio che guardarti. Di parlarti mi manca il coraggio, ma credo che ora dovrò proprio farlo!… anche se al solo pensiero mi si spezza il cuore. Ricordi che mi avevi pregato di scrollarti per bene quando sarebbe arrivato il momento? E ora quel momento è arrivato, quel tempo è adesso… e non posso più aspettare.
Ricordi che cosa scrivevi appena due mesi fa a quella ragazza che nemmeno conoscevi ma che già ti affascinava coi suoi pensieri? Quelle parole tu le chiamasti "canzone", forse perché erano nate libere da un cuore che sapeva ancora cantare, da un cuore pieno di gioia, da un cuore pieno di speranza. E ricordi di quelle sere quando la tua anima sembrava specchiarsi nella profondità dell'azzurro di un cielo mai visto?

«Quanto è bello godere dell'aria tiepida e spettinata della sera dopo una faticosa - ma esaltante - "cavalcata". Canti d'uccelli nell'aria, odori, e profumi da chissà dove… e gli ultimi voli di una rondine che dice "ciao" a un altro giorno che muore. Non troppo lontano le secolari magnolie sembrano quasi sfidare il cielo con la loro maestosa imponenza, un cielo di un azzurro così intenso da far brillare la luna quasi come fosse mezzanotte. All'altra estremità del terrazzo anche il mio gatto sembra partecipare di questa quiete, di questa bellezza che si offre ad ogni mio senso, imponendosi quasi… con alterigia! Ma io la lascio fare, e che prenda pure di me ciò che vuole, ogni mia energia… e tutta l'attenzione che merita.
Hai fatto caso come la gioia arriva quasi sempre in sordina, quando meno te lo aspetti? E quasi sempre da piccole cose, quelle cose che profumano di condivisione, di semplicità, di trasparenza…» (Sully)

Amico mio, sarebbe così facile per me ora infierire, e dirti che avevo ragione nel consigliarti di darmi ascolto quando ti pregavo - ti supplicavo - di proteggerti: com'è possibile vivere in questo modo? in balia delle emozioni? Le persone feriscono… e spesso non hanno nemmeno la sensibilità sufficiente per accorgersene. Non credi che pure tu, una buona volta, dovresti cominciare ad armarti? e trovare un po' di sano egoismo? Non pensi che sia giunto per te il tempo di dire basta? E quel doppio cordoncino nero a cingere un collo d'alabastro non rischia di divenire un ulteriore miraggio? un miraggio che mi strapperà - una volta ancora - quella metà di me che amo alla follia?
Io, anima pensante e razionale, provo nostalgia per il mio migliore amico, nostalgia delle sue gioie semplici, della sua leggerezza… e di quel suo sorriso che non mi scalda ormai da troppo tempo.


Storie marginali

"…la parola scritta è il più grande e invulnerabile dei rifugi" (Luis Sepúlveda)

Come dice il tuo amico Sepúlveda anche noi siamo storie marginali (oggi sono andato in libreria e ho "scelto" "Le rose di Atacama")… ma siamo anche storie piene di bellezza, storie che qualcun altro dovrà per forza raccontare un giorno. In attesa di quell'evento noi intanto viaggiamo nei cuori di chi ci vuol bene, nei cuori di coloro che abbiamo sentito che potevamo fidarci… nei cuori che avevamo "scelto" per raccontarci.

Tutta la mia bella primavera
svanisce quando incontro
la tua fosca ombra;
eppure il cuor mi dice ancora:
di nuovo è l'alba (Fragmenta)

Lei, giovane madre che mi parlava esortandomi a scrivere poesie mentre continuava ad inviarmi le sue, è una di queste storie.
Così mi chiedo se anch'io, un giorno, sarò mai in grado di raccontarla…


Nel fuoco amico

Vivo sol d'amore
e pulsa incessante
il battito del mio re
in questa passione costante:
salirò sui gradini del tempio antico,
fra le stelle, nella luce e nel fuoco amico.

Fragmenta

Fregio

Mi sono addormentato sul divano stasera… per risvegliarmi di soprassalto adesso, appena passata la mezzanotte, in preda all'angoscia.
E ritrovo le tue parole a dar voce a questo tormento… a dare un senso a questo mio pianto.


Questo amore (2)

Ho provato a liberarmene
sputandoci sopra
umiliandolo, deridendolo
e maledendo l'attimo
che lo vide sorgere.
Ho provato a voltargli le spalle
ignorandolo
fingendo che non fosse,
illudendomi di non essere
cambiato.

Ma lui abita il mio sguardo, i miei gesti…
e ogni mia paura.
Ed è lui che mi fa piangere,
che mi fa ridere,
lui che m'accompagna lungo il giorno,
lui che mi sa parlare
come nessun altro farebbe mai,
lui che apre il cuore alla speranza,
alla gioia, alla bontà.

Lui la ragione per cui esisto…
il solo ed unico compagno
di questo viaggio.


Tender happy shoes

"Stasera sono inciampato in questo tuo spazio… e mi sono fermato un poco". Ricordi? Era il 5 aprile, e ti scrivevo dopo aver letto il post del 27 marzo 2007 dove dicevi: "Ho voglia di piangere… voglia di poter prendere un treno, voglia di rischiare ancora ma non di svenire in mezzo alla strada, voglia di vivere appieno… di ritornare a vivere".
Ed eccomi qui, ora, a soppesare quel dolore di allora con la tua gioia di stasera. E come quel dolore s'appiccicava addosso rallentando il respiro, così la "gioia saltellante" di stasera dà - e darà - un senso ad ogni tua fatica, donandoti quel coraggio per continuare a credere nella bontà e nella verità di quel mondo interiore che ti rende così bella.

Penso che m'addormenterò con un sorriso…


Ciao!!

Sei stanca? Preoccupata? Sei rinchiusa in qualche posto dove è il silenzio a regnare?
Per ora mi basta tu sappia che ti sono vicino… e che non me ne andrò mai troppo lontano dalla tua ombra! :-)
Ho bisogno di parlarti, di scriverti… e lo farò appena possibile. Tu intanto vivi pienamente questo momento d'impegno, questo tempo di fatica, senza troppo dimenticare di sorridere a te stessa.
Sono così felice di saperti "viva"…
Un abbraccio


Psyché

Di sofferta solitudine icona
il tuo sorriso…
ma anche d'inarrivabilità
Psyché per chi presunzione avesse
d'avvicinarsi a te
senza che tu lo permetta.

Adoro guardarti… e quando lo faccio
tu mi trasmetti ogni volta qualcosa,
qualcosa che prima non conoscevo,
come se mi parlassi in un linguaggio
segreto, in una lingua chiara
a me soltanto.
Eppur so che lungi d'esser questa
è la realtà… ma lo stesso
così mi piace pensarla.
E ti vedo in mezzo a un campo di grano
- disteso al sole e agitato dal vento -
sola, tu donna, tu figlia della terra…
mentre mi sorridi intonando un canto.


Zone di confine

È difficile accettare di non aver tempo a sufficienza per se stessi! Quando capita a me di lavorare a ritmi serrati mi tormenta perfino il pensiero del riposo: perché so già che sarò così stanco che ogni desiderio - e ogni emozione - faranno fatica a rimanere "accesi"… e che, alla fine, mi si spegnerà qualcosa dentro.

Zone di confine

Stamattina, appena sveglio, ho avuto come una visione: io e te che ci parlavamo con dolcezza, con tenerezza, senza paura - e senza ansie - nonostante i nostri corpi si toccassero; e senza timori… nonostante un abbraccio durato tutta la notte.
A volte penso che, se vogliamo veramente bene a una persona, si potrebbe perfino rischiare di divenire spirito soltanto.


Zone di confine (2)

Sto dicendo a me stesso: "Perché avere fretta? Vedrai che prima o poi ti scriverà, che avvertirà il bisogno di raccontarsi, il bisogno di rivelarsi uscendo un po' dai suoi confini, forse vincendo la tentazione che il farlo rappresenti una resa!". Non sta succedendo… e allora provo ancora una volta io a farlo, con prudenza certo, e di sicuro con rispetto… ma anche con convinta certezza che il non farlo rappresenterebbe un'occasione perduta.
Il parlarti è emotivamente "insostenibile", è conflitto potenziale e in atto, è un avvicinarsi ad una zona di confine, ad una zona di turbolenza dove l'imprevisto, la trasformazione, il cambiamento sono sempre in agguato. E poi non sei mai consolatoria, mai facile, mai scontata… e sempre pronta a smorzare quelli che forse consideri i miei voli pindarici. Eppure continuo a girovagare, a portarmi dalle tue parti; ma la cosa non mi scoraggia affatto, non mi spaventa, e non mi fa paura… Anzi, credo che non riuscirei a vivere troppo a lungo lontano da quegli stessi confini.


Turbolenze

"Cos'è il giusto, e dove risiede? Nei dettami della mente o nelle infinite galoppate del cuore?" (Rosa)

… Ma veniamo ora alla tua domanda: una domanda alla quale sai anche tu che una vera risposta forse non c'è. Però io credo che la verità non sia né nei dettami della mente né nelle galoppate del cuore: ma in mezzo. Toh… un compromesso??? No, niente di tutto questo. Come potrebbe esistere, infatti, l'amore soltanto cerebrale? o, quantomeno, durare a lungo? Per ciò che concerne invece le corse libere del cuore - dove le emozioni ti conducono a correre coi sogni più luminosi - queste caratterizzano sempre - e soprattutto - la prima fase dell'amore: l'innamoramento.
Ma l'amore quello vero - quello che è premura, sollecitudine, rispetto, conoscenza - resta sempre un movimento attivo, consapevole e libero. Non si tratta più dunque di un qualcosa che si subisce passivamente e dal quale si viene sopraffatti; piuttosto è il rendersi conto con stupore della nascita di un "noi", di un universo che prima non esisteva, ma che adesso assume le sembianze di noi che ci abita… e che ci cambia.


Soltanto una voce…

"Dame, mon cuer en vous remaint" mentre sei sola - una volta ancora - davanti a quello che potresti pensare essere una fine… ma che invece sappiamo essere un inizio.
Se penso a questi momenti, a quei momenti che tu stai vivendo, mi si spacca il cuore: quelle ore troppo lunghe, e troppo corte… un sorriso che non arriva, una parola che vorresti sentire ma che si perde nell'oscurità di una notte che ti si stringe addosso troppo forte, impedendoti quasi di respirare.
Fuori la luna a custodire il tuo silenzio, quel silenzio di ore interminabili, di solitudine turbolenta e agitata. Si vorrebbe scappare via… e invece non si trova di meglio da fare che continuare a preparare il caffè.

Domani non potrò esserti accanto… e non potrò esserci (anche se lo vorrei tanto) perché io sono soltanto una voce, un'idea, un'illusione tenuta in piedi - e permessa - solamente da stupidi meccanismi elettronici; ma è però con questi che posso almeno lasciare qui un bacio, un sorriso che t'accompagni al di là della notte… forse con la speranza che ti potrà far sentire un po' meno sola.
Grazie per la poesia delle tue parole…


Ritorni

Ritorni

Credo profondamente nei sentimenti, e credo nelle emozioni che agitano l'animo umano e che lo fanno vivere.

E sono convinto che anche una delusione provata non potrà mai far rimpiangere quei momenti di stupore, quei momenti d'attesa pieni di magia che caratterizzano un "incontro" con un'anima bella.

Sono ancora agitato… ma felice.


Un vestito nuovo

In questi giorni il tempo è stato molto poco… e le emozioni tante e contrastanti (talvolta mi hanno stordito, impedendomi anche di ragionare). Se adesso dovessi riprenderle in mano come si fa con la lista delle cose da fare probabilmente le semplificherei troppo, perderebbero d'importanza e sarebbe tutto un lavoro inutile. Preferisco invece aspettare che mi si ripresentino una per volta… e vivere tutto come dev'essere, senza pretendere di dare un ordine preciso alle cose, senza tentare di dare una spiegazione troppo razionale a quelle che magari non lo sono (Mary)

Un vestito nuovo Ieri è stata una giornata strana, difficile, una giornata dove le domande incalzavano con una velocità tale da non riuscire nemmeno a trovare il tempo utile per una risposta; una giornata di tumulti, di sentimenti, di emozioni… e una giornata di lacrime. E pensare che è stata pure una giornata lavorativamente piena, con l'ambulatorio al mattino e l'aggiornamento al pomeriggio. Ma mi trovavo nei tuoi luoghi, racchiuso tra quelle stesse mura dove stava per consumarsi anche la tua passione.
È così strana - ma così umana - la tentazione di sminuire un evento importante per la propria vita quando questo abbia già avuto luogo, quel minimizzarne e attutirne l'impatto emotivo quando il tutto è ormai compiuto; in fondo credo sia anche questo un modo per proteggerci, per impedirci di andare - come ami dire tu - in cortocircuito. Noi sappiamo però di aver vissuto fino in fondo quell'evento, e conosciamo quelle fatiche, quelle ore di noia, quell'infinità di attimi, di sospensioni, di apnea, celati - quasi soffocati - per timore di essere di peso a coloro che ci amano, per non agitarli, per non preoccuparli oltre misura.
Ma ora, nel momento del risveglio, quando si deve ancora elaborare il pensiero che sia veramente finita, già si comincia a liberare il campo rimettendo tutto a posto (libri, appunti, pensieri, emozioni…); e già l'aria che si respira sembra quella di un altro tempo, quella di un altro giorno, un giorno tutto nuovo, un giorno per ricominciare a vivere, un giorno ancora tutto quanto da inventare. E ci si sente più leggeri, come in pace con se stessi… e così ricchi di una progettualità nuova, anche se ancora acerba, anche se ancora da definire.
E adesso? Cosa farò ora? Beh, tanto per cominciare potresti pensare a quel vestito nuovo di cui mi parli con amorevole arroganza, quel vestito che hai scelto, o che sceglierai d'indossare per questa occasione speciale, quel vestito che non dovrà necessariamente essere il più bello, ma di certo quello che più ti piacerà, quello che amerai portare, quello di cui non potrai fare a meno per continuare a vivere questa meravigliosa danza.
Con amicizia…


Un piccolo nuovo compagno di viaggio

"È meglio aver paura che non aver coraggio" dice una canzone. Ed è vero… la paura non deve bloccarci, dev'essere piuttosto la spinta - o almeno il tentativo - a farci trovare il motivo di quella paura, sfidando più e più volte quel muro che ci troviamo davanti!! (M)

Compagno di viaggio Era da tempo che non dormivo così bene come stanotte! Ieri sera, dopo aver letto la tua risposta, me ne sono andato a letto (la notte precedente non avevo quasi chiuso occhio in guardia) e non ho sentito nemmeno mia figlia che ritornava a casa dalle prove di ballo (stanno preparando un balletto per la serata finale del GREST). E non importa se stamane mi son svegliato con un po' di emicrania (ho già preso la pastiglietta!)… ma la giornata è così piena di sole!
Ho letto il tuo ultimo post… e quel desiderio che manifesti di avere un animaletto (un gatto) che ti giri attorno, che abbia in te un punto di riferimento, qualcuno che ti "ami" senza chiedere nient'altro che un po' della tua presenza, un po' del tuo affetto. Lo sapevi che anch'io ho un gatto? Un maschietto che vive in casa (vedi foto), bianco e nero, bellissimo. Se qui - su a*** - si potessero mandare foto te ne manderei subito una… e forse non soltanto quella del gatto!
Sai? Io conosco una signora di B**** - la Signora dei gatti - che è letteralmente accerchiata da una popolazione di felini di tutte le età e razze; così se non sapessi a chi rivolgerti per averne uno… :-)


Psicological trainer

Stasera - mentre assistevo alla festa di chiusura del GREST, dove ballava anche mia figlia - avevo deciso di scriverti. Così ora, appena tornato a casa, mi collego e sbircio - come non manco mai di fare - il tuo blog: beh, sei stata brava! E sono felice per te che tu abbia finalmente finito la scuola superiore… e veramente contento per il voto riportato (un sorriso orgoglioso!).
Ma mentre continuo a leggere quello che scrivi, a un certo punto il cuore rimbalza forte contro lo sterno quando leggo: "Si ringraziano… medici stron*i, medici che diventano psicological trainers". E mi son subito sentito chiamato in causa! Se ci sarà una risposta a questa mia mi piacerebbe sapere se mi devo considerare l'oggetto di quella frase: non hai forse detto che mi dirai quello che pensi? Ma, indipendentemente dalla tua risposta, sappi che io ci sono, che continuerò ad esserci, che non me ne sono andato.
Vorrei però che ci ricordassimo quanto poco ci conosciamo per formulare giudizi di sorta - in entrambi i sensi - o cattiverie gratuite. Così se uno dei due si comporta da "stronzo" è bene che l'altro/a glielo faccia sapere… come è giusto che sia.
Io ci sono stato proprio male per ciò che mi hai scritto qualche giorno fa, e se un po' di silenzio c'è stato era solo per smarrimento… e per certi pensieri che mi son costretto a "seguire".

Volevo dirti che avevo pubblicato sul sito la lettera che ti avevo scritto riguardo al gattino… ma che poi l'avevo tolta alla luce delle tue "terribili" parole. Stasera però ho deciso di ripristinarla (ho soltanto tolto le cose troppo personali) perché il mio sentire non può cambiare nemmeno davanti a un rifiuto, a una chiusura… e non potrà cambiare davanti a un silenzio.


Una giornata un po' così…

È bello svegliarsi al mattino e sapere che davanti ti aspetta una giornata da riempire coi progetti che senti dentro… piccoli o grandi che siano non importa. Stamattina però il risveglio è stato un vero incubo, un abisso abitato non da rose come direbbe Saba, ma da una cefalea che oscurava tutto quanto il resto. Nonostante la pastiglietta (e gocce di novalgina, e un plasil per la nausea) pensavo che non sarei mai riuscito ad andare in ambulatorio. Sai, in momenti come questo nulla ha più importanza, null'altro conta se non che passi al più presto questo dolore, questo tormento che s'impadronisce di tutto quanto te stesso. Poi però - piano piano - il tutto è cominciato a passare… e - pur dolorante come se avessi fatto a botte - ho ricominciato a vivere. Così, oggi pomeriggio, io e mia moglie siamo andati al mare, un pomeriggio in spiaggia… e ci siamo fatti baciare da un sole caldo e da un fresco venticello capriccioso che alzava qualche mulinello di sabbia. Una pizza al trancio e una coca prima di ritornare a casa… e una serata davanti ancora tutta da vivere.

Allora? È bello Pedro? È bello avercelo tra i piedi? È un po' spaventato? Ricordo che quando portai a casa il mio (aveva quasi tre mesi) si rannicchiava timoroso sotto ogni pertugio, sotto il divano, dietro la tv. Ma sono passati tre anni… ed ora sono io il suo re, il suo punto di riferimento, la persona che lo fa giocare, che lotta con lui, che lo rincorre quando ha voglia di sgranchirsi le gambe, che lo cura e si preoccupa quando non sta bene. Io lo lascio vivere, e non lo forzo mai a fare ciò che non vuole… e lui mi ripaga nei modi che sente e che conosce. Certo, gli manca la libertà (vive in appartamento), ma credo di capire che questa vita lo appaghi, e lo vedo tranquillo… di certo molto più del suo padrone.


"Stay hungry, stay foolish"

Ve lo ripeto, non si possono unire i "puntini" guardando al futuro, si possono connettere in un disegno soltanto se si guarda al passato. Dovete quindi avere fiducia nel fatto che i puntini si connetteranno, in qualche modo, nel vostro futuro. Dovete avere fede in qualcosa - il vostro intuito, il destino, la vita, il karma, quello che sia. Questo approccio non mi ha mai deluso, e ha fatto tutta quanta la differenza nella mia vita (Steve Jobs, dal discorso "Siate affamati. Siate folli" tenuto in occasione della consegna dei diplomi celebratasi il 12 giugno 2005 presso la Stanford University. Palo Alto, California)

Steve Jobs

Quando a 19 anni scelsi la Facoltà di Medicina non potevo sapere con certezza se veramente sarebbe stata quella la mia strada, se sarei riuscito a terminare gli studi, e se sarei diventato un buon medico. Nella nudità e vulnerabilità di quegli anni sentivo soltanto che desideravo provarci. La carriera universitaria è stata però una corsa ad ostacoli, ostacoli che col senno di poi scoprii di essere stato io a creare: perché c'erano allora un sacco di altre cose che amavo fare, che sognavo continuamente… come diventare musicista ad esempio. Così mi capitava sempre più spesso di sognare una vita diversa, una vita di poesia, una vita che non riuscivo a credere possibile se avessi rinunciato alla mia musica. Ricordo che, mentre ero al terzo anno, feci due mesi d'apprendistato da un organaro: e me ne sono andato in giro per il Veneto a restaurare quegli organi a canne che stavano sempre più diventando un miraggio doloroso. E non pensare che non abbia fatto dei tentativi per entrare in Conservatorio: ho sostenuto perfino un saggio al Pollini, a Padova. Ma allora non ero ancora pronto per la musica, ero ancora acerbo… come una mela d'agosto.
Al quarto anno presi una decisione: abbandonai gli studi e feci l'anno di Leva. Durante il servizio militare a Udine mi misero in infermeria (aiutante di sanità) visto gli studi fino ad allora conseguiti. Ma appena terminato il militare, una volta tornato a casa, mi sono sposato: volevo quella vita, la vita insieme alla donna che amavo. Lei faceva l'insegnante, una casa ce l'avevamo… e così facemmo il gran passo, un passo che le persone più care (genitori compresi) osteggiarono. So che offesero perfino mia moglie, che ci accusarono di irresponsabilità: non ho mai perdonato loro tutto questo! È stato un periodo molto difficile: un senso di vuoto, di precarietà, di fallimento… e quante lacrime, e quanti "non valgo niente" mi son detto! Tre mesi dopo esserci sposati, quando gli unici posti di lavoro che mi offrivano erano impieghi in supermercati, ricominciai a studiare. Intanto la musica era finalmente divenuta un'amica, non più un'ossessione, non più un sogno soltanto doloroso. Ed eccomi qui ora, medico, e felice di poter lavorare, di esercitare una professione che mi permette di fare quello che amo di più: parlare con le persone. Ma l'ho capito tardi questo… col rischio che avrei potuto perdermi davvero.

Steve Jobs - al di là di una "naturale" retorica americana - ha ragione quando dice di non arrenderci mai, di ascoltare, di seguire le proprie aspirazioni, i propri sogni, di lottare per questi, fino in fondo, fino a "consumare" quell'amore che sentiamo dentro. Così quel suo "siate affamati, siate folli" diventa un modus vivendi per chi è curioso, per chi è ricco d'interessi e pieno di passione per ogni cosa potenzialmente in grado d'arricchire la vita di profondità, di bellezza, di tutto ciò che va oltre la superficie, di tutto quello che va oltre l'apparenza. Come può l'uomo, infatti, non vivere di profondità?
In definitiva credo sia necessario fare il possibile - una volta per tutte - per liberarci da ogni paura, liberarci di ogni cosa che imprigiona, che incatena lo spirito… anche inventandoci quella gioia che sarà il motore di ogni giorno, di ogni giorno che ci sarà dato da vivere.


"E cosa volevi dirmi?! :-)"

Desideravo vederti, desideravo tu mi vedessi.
Desideravo non fossimo - e rimanessimo - soltanto ombre…

Volo libero

Mentre tu ora sarai tutta eccitata nell'attesa dello spettacolo, io provo a raccontare ciò che volevo scriverti ieri sera, prima di leggere il tuo ultimo post.
Volevo dirti che se a volte ti sono sembrato "maniaco", "ossessionato", è soltanto perché in parte lo sono :-) e in parte perché siamo diversi… e non ci conosciamo così tanto da sapere come l'altro reagisca davanti ad un evento ritenuto importante.
L'evento importante - in questo caso - sei tu, sono i tuoi pensieri, i tuoi desideri, le tue parole, e questa amicizia che sento… ma che non mi so spiegare. Non sempre le cose belle hanno una spiegazione chiara, non trovi?… semplicemente ci fanno star bene. E questo mi basta.
Ma dal momento che non soffro di ossessione - di quel tipo d'idee, a contenuto per lo più assurdo, che disturbano il corso normale del pensiero - è naturale che non desideri affatto star bene da solo: che me ne farei di un mondo solo immaginato?, o di un mondo virtuale troppo simile a un paradiso artificiale?
Da una parte, dunque, questo mio cercarti, questo mio andare a fondo, questo mio non mollare; dall'altra - altrettanto importante - quel rispetto per l'altro, e quell'attenzione e premura necessari per potersi avvicinare a una persona senza spaventare, e con la consapevolezza - sempre presente - di un suo possibile rifiuto.

Potrei raccontarti un sacco di altre cose… ma per ora desidero tenerle per me: non mi fido ancora - almeno non del tutto - di te! :-)


Mentre ti guardo…

Sì, stasera c'ero, e per un po' ti ho guardata. Capelli ricci, una rosellina rosa a trattenerli, una camicetta semitrasparente e svolazzante sulle braccia, un "tubino" al posto della gonna… e calzini arrotolati attorno alle caviglie. Eri decisamente la coordinatrice, e l'anima della festa…
Io avevo una birra in mano… e mi sono sentito uno stupido, un estraneo, uno che non aveva nessun diritto di essere lì.

Ti ho vista… e confermo tutto quanto, tutto quello che ti ho detto in questi mesi, tutta la tenerezza e tutto il bene che può essere possibile così. Ma…
Guardandoti
Ma stasera ti guardavo - mentre tutto intorno il rumore sembrava indifferente - e ho avuto come la sensazione che quella sarebbe stata l'ultima volta che mi sarei permesso di esserti accanto senza prima un tuo invito, una tua richiesta.

Ma stasera ti guardavo… aspettando che i tuoi occhi incontrassero i miei, liberando così il mio imbarazzo di trovarmi lì, nei tuoi luoghi, tra la tua gente.

Non ti preoccupare, sto bene… solo che quando scrivo lascio scivolare fuori cose che sarebbe meglio trattenessi dentro di me.


Se tu sei con me…

Si ferma il tempo… se tu sei con me,
o quando mi siedi accanto e mi parli.
E di gioia impazzisco se soltanto
mi sorridi, o quando trafelata mi rincorri
lungo le emozioni…


Oltre il tempo e le distanze

Ci sono tante cose che non sai di me: vuoto che rimarrà… perché il tempo è passato, ma vissuto con amore - con te - bruciato in passione - per te - e lasciato scivolare via per incredulità, sensi di colpa… e desiderio di qualcosa in più. Pensavo all'infinito… ma solo con te (Ginevra)

Chi può dire di conoscere veramente una persona fino in fondo? Chi può - sinceramente - scommettere sul cuore di un altro? o scommettere su quali saranno i sentieri battuti dai suoi pensieri, domani? o quali le emozioni che vi continueranno ad abitare?

Io ero ancora a un passo dal tuo cuore… e già tu mi stavi insegnando - oltre il tempo e le distanze - che cosa significasse sentire un sempre ancor prima di conoscerlo, ancor prima che potessi sognarlo. E mentre rivivo ciò che eravamo so di essere già perso in te, in ciò che resta di noi, nelle parole, nei gesti, in questi nostri cuori trasfigurati, trasformati da un amore che non ci ha risparmiato nemmeno un'oncia di dolore; ma anche un amore che ci ha cambiati, un amore che ha fatto nascere quel noi che è la nostra eredità… la risposta ad ogni nostra possibile domanda.


Caro gabbiano…

Pensavo di aver pianto tutte le mie lacrime, così che non potevo immaginare che ce ne sarebbero state altre… ma di gioia, questa volta.
Sto ascoltando "Oblivion", una versione per violoncello e pianoforte: bellissima! Una musica che non aiuta certo a risollevare la tua tristezza… ma che mi parla di te, e che mi suggerisce altre parole, altri pensieri, altre emozioni.
La vita sembra davvero dare le sue risposte, magari quando meno te lo aspetti… come la tua lettera di oggi, per tanto tempo attesa, desiderata, voluta. Pochi pensieri a rivestire di significati un tempo speso per le parole e con le parole, quelle parole che ci facevano compagnia, che ci raccontavano come nient'altro avrebbe potuto fare mai, parole a dare un senso a un "incontro" iniziato magari per gioco, forse per malinconia o - più semplicemente - per il desiderio di crederci, per la volontà di andare oltre le apparenze. E ora tu mi chiedi perché ritrovi un po' di te tra le pagine del diario?

Ho dovuto imparare ad accettare anche i silenzi… ma come fanno male!… un po' come quando ci si perde, come quando in un amico scopri una persona che non riesci più a riconoscere.
Le parole… le uniche a restare!… incancellabili, indelebili… a testimoniare un legame, affinità, desiderio di conoscenza… le parole come àncora, come porto sicuro e di salvezza… e speranza di poter essere migliori.

Rileggo mille volte la tua mail… e sembri la Cecilia di un tempo, la Cecilia prudente e gentile, la Cecilia che, in punta di piedi, bussa con discrezione alla mia porta. E mi chiedi di poter parlare di quel sempre che "predico"… ma che giorno dopo giorno cerco anche di vivere, come ci riesco, così… come ne sono capace.
Parlami allora, parlami amica mia… è tanto che ti sto aspettando.


In balia del vento

A volte mi domando che cosa lei pensi quando scopre un mio messaggio in attesa… qualcosa di me che la sta aspettando. Le farà piacere? Desidererà che io continui a farlo?

Sto leggendo "Le parole sognate dai pesci"… e mentre leggo mi chiedo dove ancora possa nascondersi la poesia se anche semplici parole bastano ad evocarla.
È un mondo che riconosco… un mondo dove ritrovo un senso, un sentore, un profumo di verità; è un riappropriarsi di ricordi… e una promessa di gioia.

Mi chiedo: dove nasconderà lei il suo mondo? E perché non si riveste di esso così da accecare di bellezza anche chi soltanto la sfiora?
"Vai… vai dove tutti ti aspettano… e scrivi un nuovo diario! Non avere paura… Vai!".

Ogni volta mi dico che non sarà possibile continuare a scriverle, che bisogna lasciare andare chi non desidera restare. Ma sto aspettando che sia lei a dirmelo…
Poi, però, una frase basta, o una poesia… e i "buoni" propositi s'involano in un attimo, come foglie in balia del vento.
No, non mi ero sbagliato, perché è un po' anche il mio mondo quello che ho scoperto nelle sue profondità, in quei tramonti affamati di malinconia che l'illuminano… in quell'universo di cristallo che lei sembra desiderare di continuare a proteggere.


Quando la vita ci palpita dentro

Fatico a trovare pensieri che ti facciano sentire quel grazie che nasce dalle tue parole, e per inviarti quel sorriso che fiorisce sempre… sempre, quando ti penso.
È in momenti o in luoghi come questo - in quei luoghi desertici abitati da rose - che facilmente nasce la malinconia, quella malinconia che riveste i nostri sorrisi dei colori caldi e affamati dell'autunno.
Sono agitato - e affamato più di allora - mentre leggo le tue parole…
Ma cos'è questo sapore? questo retrogusto d'amaro, come di commiato, come di solitudine che resta dopo un ciao, dopo un arrivederci, dopo un addio di un amico?

Te ne andrai ancora, non è vero?

No!, non consolano quelle note… e non mi calmerà quel canto che oggi ti porto in dono.
Pensavo avessi capito il significato del mio sempre. E non è una questione di crederci o meno: è semplicemente così, è così per me.
Ma mi riempie di gioia che tu sia tornata, che tu sia venuta da me… una volta ancora.
Ora ti lascio…


Ai margini della storia

Sulle note malinconiche di "Oblivion" comincio a scriverti alle 23.26 di un lunedì di guardia. Ma voglio bandire ogni malinconia stasera, perché altre sono le emozioni, altri i desideri che mi sfiorano: il desiderio di una maggior condivisione ad esempio, o quello di parlarci e di cercarci un po' di più, il desiderio di costruire un'amicizia che rimanga.
Cavaliere Quel poco che conosco di te sono le tue parole a raccontarmelo, o quello che io immagino se mi fermo ad osservare quel volto "fissato" in una cartolina. Una ragazza "acqua e sapone": questo il primo pensiero quando lo vidi la prima volta.

È una specie di venerazione ciò che sento per quelle giovani donne che non temono di mostrare un cuore gonfio di sogni… quei sogni per i quali potrei combattere, proteggendoli, fino alla fine, come i cavalieri di Artù. Ma quali armi posso vantare di possedere? Nessuna armatura luccicante nel mio corredo, nessun elmo per i fendenti di spada, non un usbergo che mi protegga da pugnali o frecce, non uno scudo il mio baluardo. Niente di niente, se non questo cuore che tenta di parlare… ma che vorrebbe anche ascoltare o - tacendo - poter passeggiare nei pensieri, nei sogni dell'altro.
Ma non l'ambiente di corte è quello che cerco, quello che voglio, non il baldo destriero che lampeggia di schegge sul selciato il mio compagno.
No! Essere un menestrello forse - un cantastorie - potrebbe andar meglio, una figura più umile, senza legami, e per questo più libera, libera di andare ovunque le aggrada… ma libera anche di restare. Un giramondo per osservare la vita, ai margini della storia… per poi raccontarla.


Chi ci pone domande…

In genere ci stimola chi ci pone domande (l'hai detto anche tu una volta)… ma ci fa felice se a farlo è un amico, una persona che ci vuol bene! Nel porti le mie spero di aver usato sempre tutta la discrezione possibile… ma sono sicuro che a guidarmi nel farlo è sempre stato quell'interesse "pulito" verso di te, quel desiderio di conoscenza nato dalle tue parole.
Ti devo proprio ringraziare per quello che mi dici nell'ultima tua, per le tue confidenze, per quel tuo parlarmi di te… e ringraziarti anche per tutto ciò che taci, per tutto quello che sorvoli con leggerezza, forse con un sorriso.
Donna che legge Ti rispondo a una domanda che mi avevi fatto qualche giorno fa a proposito di chi fosse l'autore del libro che volevo donarti: no, non sono io, non ho mai scritto nessun libro; quello che volevo regalarti era un testo che - alla luce delle tue preferenze letterarie - immaginavo ti avrebbe fatto piacere.
Sai? Oggi sono andato a TdQ a cambiare la gomma anteriore della moto: una KTM 990 Adventure… e così rispondo anche alla domanda che mi poni nell'ultima tua. Mentre aspettavo che me la consegnassero sono entrato al centro commerciale: e sai dove ho passato il tempo? Alla Feltrinelli! Lì, mi è capitato di prendere in mano proprio quel libro: glielo prendo? - mi son detto, e quando potrò donarglielo? E poi, lei me lo permetterebbe? Nel dubbio ci ho rinunciato.
Quella sera ciò che avevo pensato di portarti era invece il "mio" libro… la sola copia in mio possesso.


Sassoleone

…a volte sai mi sembra che
tutto è normale tranne me
come se io dal mondo
fossi differente
come gli sguardi giù in città
quelli che tagliano a metà
occhi vaganti ed io un alieno
tra la gente…

Gianluca Grignani

Sabato sono letteralmente scappato, scappato via… sui monti dell'Appennino tosco-emiliano. Dieci ore sempre in moto, 540 km di vento, un vento che non sapeva rinfrescare, ma che mi ha fatto star bene… impedendomi di pensare.
Sassoleone
I pensieri sono tutta la mia vita - nel bene e nel male… solo che adesso sono i secondi a prevalere. Sai? quei pensieri negativi, di abbandono, quegli stati d'animo che ti suggeriscono che tutto è inutile e che non serve a niente continuare a lottare… quegli attimi troppo lunghi dove ogni cosa che ami - e che fai - sembra non avere più un senso.
Così non riesco a leggere, a suonare… e nessun pensiero viene - e nessuno amico - a soccorrermi. E vegeto su un divano - preoccupando e addolorando mia moglie - dove la TV - che odio - riempie infiniti spazi di solitudine.
A volte vorrei essere come tanti altri… come coloro per i quali la vita non costituisce un problema, come coloro che sanno vivere alla giornata.
Spero soltanto che il tutto passi presto…

Non ti preoccupare, anche se adesso non so se sia giusto che io ti dica queste cose. Ogni tanto mi capitano periodi di "depressione"… e sembra quasi che io non sia in grado di vivere di compromessi - sai, le vie di mezzo! dove si vive senza abissi… ma anche senza estasi.


A piccoli passi

Prendere il sole, ballare, nuotare, andare sui tappeti elastici, correre, giocare, saltare… sono tutte cose che sono tanto normali da sembrare imprescindibili da quella che si può immaginare essere la vita di una diciannovenne (M)

Ballerina

A piccoli passi ogni cosa sarà possibile… ogni cosa!

La pioggia!… Tre settimane fa mi trovavo su uno dei monti dove spesso vado a leggere all'ombra degli alberi, sdraiato a terra. A un certo punto ha iniziato a piovere. Ho indossato allora la tuta da rain e inforcato la moto pronto per ritornare a casa. E cosa vedo sul prato? Una giovane coppia, seduta sull'erba, mano nella mano… e incurante della pioggia! Ho sorriso loro dietro il casco… portandomi a casa anch'io un po' dei loro sogni!

Come mai sono depresso? Bella domanda questa… Credo che il tutto sia dovuto all'entusiasmo quando questo m'abbandona, quando non ho più forza sufficiente di continuare a credere in quei sogni che mi fanno vivere. E non pensare si tratti di chissà quali sogni: l'amicizia ad esempio, la condivisione, e non smettere mai di credere nel miracolo che si nasconde dentro i cuori delle persone. Ma, come ogni cosa che valga, essi vanno custoditi, protetti, alimentati… solo che non sempre ho la forza per farlo.


Prima di partire

Che bello il Minnesänger… il cantante d'amore :) Mi hai riaperto un cassetto di ricordi enorme: tutte quelle ore di tedesco del liceo!! oddio quante cose!!
Quanto starai via? (M)

Codex Manesse_Walther von der Vogelweide




Sono entrato nella tua stanza
e rimango senza parole
mentre apri i cassetti dei tuoi ricordi.

E libri sparsi dappertutto
dove ogni titolo risveglia
qualcosa di prezioso in me, in te, in noi.

Oddio quante cose!… e come è bello
il canto d'amore del Minnesänger.


È una cosa che gestiamo noi due! Partiamo soli! Mia figlia sarà al campo scuola quella settimana e - sai - perché non approfittare della sua partenza quando è lei la prima a desiderare di non venire in vacanza con noi? :-) Andremo con ogni probabilità a Velden (sul Worthersee) dove c'è pure il Casinò (ma non abbiamo quel vizio!). A mia moglie non piacciono i luoghi troppo solitari - dove non ci sia almeno un po' di mondo - al contrario di me. Partiamo così, senza prenotazione… così, dove ci porterà il cuore! :-) Poi, se dovessimo stancarci di quel posto, andremo da un'altra parte; non trovi anche tu che sia bello fare una vacanza senza un programma prefissato in ogni dettaglio?
A proposito, Maria Worth dista appena una decina di chilometri da Velden… ed è sicuro che ci torneremo. Desideri che ti porti qualcosa???

Faccio fatica a smettere di scriverti (quando ho iniziato volevo solo rispondere alla tua domanda)… ma poi saperti in ascolto mi stimola a parlare. E così son qui che sorrido pensando a questa amica che si fa mordicchiare dal suo gattino… e che ha voglia di raccontarmelo.

Partirò lunedì 6, ma sarò di ritorno già venerdì 10 agosto.
Un saluto prima di partire… e un abbraccio.


Come una canzone

Ciò che conta, ciò che veramente importa, sono quei passi, quei piccoli passi che tu riesci a fare - giorno dopo giorno - verso quella serenità interiore che farà di te il canto più bello (Sully)


Ho guardato l'amore da tutte e due le parti ora,
dal dare e dal prendere, e ancora non so com'è.
Ricordo le illusioni dell'amore…
Non conosco affatto l'amore.

Ho guardato la vita da entrambi i lati
dalla parte della vittoria e dalla parte della sconfitta ma
in qualche modo, ancora,
il mio ricordo della vita è un'illusione.
La vita non la conosco affatto.

Joni Mitchell, Both sides now


Dovresti ascoltare questa canzone se già non la conosci…

Mi mette sempre malinconia l'andar via, lasciare le mie cose… come se andassi in ferie anche da me stesso. Lo so che non è così, ma è questa la sensazione che sempre mi pervade alla vigilia di una partenza.

La canzone è magnifica, magnifica nonostante quel senso d'irreparabile perdita che vi si respira, nonostante l'abbandono, nonostante la terribile sensazione del "troppo tardi" così cara alla poetica mahleriana.

Abbi cura di te.


Più di un mare in tempesta

Dev'essere per forza un fuoco quello che sentiamo dentro se mai c'è un attimo di "pace", mai un momento di tregua da quei pensieri che vorrebbero afferrare il mistero, quel mistero che si compiace di rimanere celato, quel mistero che sembra nascondersi quanto più lo si cerca.

Passo Manghen

Se mi guardo attorno, ovunque posi lo sguardo, a riempire gli occhi ci pensa il visibile, la realtà così come essa m'appare. Ma perché il cuore è così gonfio? Perché guardo attonito - e pieno di stupore - a una realtà che soltanto a tratti mostra la sua veste nuziale? E perché ci basta così poco per dire un ti amo? Sarà forse perché alcuni di noi hanno occhi migliori? quegli occhi per accorgersi della bellezza che mai si fa celare del tutto dallo squallore e da quella miseria che sembrano compiacersi d'imbrattarla continuamente?
Così, se sarai tentata - alla luce di una storia d'amore perduta - di cercare in te dove sia lo sbaglio, dove sia l'errore, non dimenticare tutto questo, non dimenticare che chi ama è sì forte… ma di una forza che si riveste - e si fregia - della fragilità delle piccole cose, le uniche che alla fine contano veramente, le sole che richiedono tutta la vita per poterle vivere e per poter gioire della verità che da queste irradia. Eppure un gesto soltanto basta a volte per infrangerle!
Ma il cuore che sente, il cuore che vede, il cuore che respira questo amore invisibile, quell'amore che c'infonde speranza se appena viene sfiorato da un sorriso, quel cuore non si lascerà scoraggiare da un fallimento, e non abbandonerà tanto facilmente un sogno soltanto perché un'anima ci volta le spalle, soltanto perché qualcuno ci lascia soli e perduti in un silenzio che c'assorda più di un mare in tempesta.

Ora devo proprio andare… ma voglio lasciare qui un sorriso - un sorriso e una carezza. E forse, chissà, basterà questo a illuderci, a farci sentire un po' meno soli.


Itinerari…

Siamo dei viaggiatori, dei viandanti, alla continua ricerca di noi stessi per scoprire ciò che ci rende felici, per capire il senso dell'amicizia… e dell'amore (Sully)

Amicizia,
un tenero moto dell'animo
che mi consente di ricordare
e di volare fino a te.

Amicizia
che nasce quando uno sguardo distratto
diventa subito attento,
quando l'immagine sfocata
del mondo che porto dentro
si focalizza rendendomi luminoso…
e trasparente.

Amicizia - come l'amore -
che cambia ogni nostro sentire
per sempre trasformando
le nostre vite.


Notte stellata

Una volta, una persona mi scrisse che la nostra amicizia non si poteva spiegare, ma era come l'azzurro del cielo. Spesso accadono cose cui non si sa trovare una giustificazione: bisogna accettarle per come sono… e magari in seguito sveleranno il loro significato o scopo più recondito.
L'altro giorno mi sono presa una federa per il mio cuscino con stampata la "Notte stellata" di Van Gogh… (M)

Van Gogh Notte stellata

Quando ti scrivo non farti prendere dall'ansia di dover rispondere subito, o magari per forza; non voglio che tra di noi sia così. Ci sono volte che ti scriverei ogni ora, altre dove faccio passare del tempo prima di farlo. Ma se talora ti capitasse di pensare che ti scrivo troppo, o troppo poco, rigetta quel pensiero a favore di un altro: che, sia quando ti scrivo, sia quando non lo faccio, tu abiti in me, ed è come se mi camminassi accanto, come un amico sul quale sai sempre di poter contare. E non ha importanza se non sempre si riesce ad afferrarne il significato, se non sempre tutto si capisce. Quello che voglio dire è che non ti devi preoccupare - soprattutto ora che parti per le vacanze - di verificare se io ti abbia o meno scritto. Quello che desidero, quello che davvero voglio, è che tu riesca a costruire per te - e soltanto per te - una gioia che rimanga. E cos'è l'amicizia se non questo?… un desiderio e un augurio di felicità, di gioia per l'altro, un augurio dalla trasparenza del diamante!

Domani forse, chissà, potresti non aver più bisogno di queste mie parole. Ora però sono qui, anche se in un modo che, per la verità, mi va un tantino stretto, ma che accetto e che mi sforzo di comprendere… perché non conosco un bene più grande della promessa di esserci… di esserci per sempre.


È tardi… ed è già domenica, e domani - oggi - mi aspettano trenta ore filate di lavoro; forse è proprio il caso che vada a letto.
Penso sia anche giunto il momento di cominciare veramente a pensare un po' più a me stesso… a prendermi finalmente cura di me.


Quello che rattrista nelle storie senza lieto fine
è che devono prima diventare storie
per accorgersi che non potevano essere…


Una volta, ma proprio tanto tempo fa - perché il vuoto dilata a dismisura il tempo - avevo un'amica. Di quel tempo ricordo il mio entusiasmo… e quella sensazione di sentirmi vivo in un modo così pieno che mi sembrava perfino di avere un odore diverso: come quel profumo di sale che ti rimane sulla pelle - e sulle labbra - quando ti fai abitare dal vento che viene dal mare.


Se guardi a questo cielo non sai se verrà presto a piovere, oppure se forte si alzerà il vento a spazzar via tutto questo grigiore!
Ecco… ora sai come mi sento adesso!


Pearl

L'amore ha incendiato
i bordi della mia vita,
e il miele
impregna il suo nome
sul fondo
del vasetto chiaro e rotondo -
piccolo grembo di desideri.

Saffo

Pearl

Eh sì, talora sono proprio terribile nelle risposte!… e lo sono particolarmente con chi - partendo da una base di entusiasmo e curiosità - si arrende alla prima difficoltà o incomprensione.
A chi mi legge potrebbe talora sembrare di cogliere nelle mie parole tristezza e rassegnazione; in realtà la malinconia che spesso le riveste nasce da un sentimento di delusione verso coloro che "abbandonano" il campo per leggerezza, per superficialità, per noia… e che senza una giustificazione, senza un minimo di sensibilità, senza quel savoir-faire che - per lo meno - rende un distacco accettabile - e meno doloroso - pensano che l'andare sia per loro più desiderabile che il restare.
Sono io il primo a non credere possibile un dialogo con tutti, ma quando questo nasce e si "perpetua" per mesi allora non capisco - o spero di non capire? - la facilità con la quale uno se ne va come se nulla fosse successo. Forse ha ragione la mia amica quando dice "quasi quasi mi sto convincendo che sia stato tu il grande trascinatore", nel senso che potrebbero essere le mie parole premurose e gentili a trattenere per un poco le persone.
Alla fine io dico - ma già lo so da molto tempo - che l'amicizia è - e resta - una perla preziosa ma - e forse per questo - alquanto rara! E bisognerà imparare ad accettarlo.


Venezia

Ti capita mai di proteggere un sogno con tutta te stessa? A me qualche volta.
Che cosa - se non un sogno - potrebbe infatti farci sentire - e diventare - migliori?

Sully

Venezia

Posso parlarti a cuore aperto? Beh, penso che anche tu sia d'accordo se lo faccio. Che senso avrebbe altrimenti? Io sono una persona esigente - almeno quanto lo sei tu!
E sarà forse per gli anni? - e per un mucchio di altre cose - che non ho paura di nulla quando credo con tutto il cuore a qualcosa che profuma di buono. E quel qualcosa è quest'amicizia che sto cercando in te, in me, in noi. Ma sono sempre titubante… perché non sembri dimostrare - a parte una certa sollecitudine nel tuo rispondere ai miei messaggi - di desiderarlo anche tu fino in fondo. Sono sicuro che se un giorno tu non dovessi più rispondermi arriverei ad accettare di rinunciare a provarci, a credere che un'amicizia - la nostra - possa davvero essere possibile.
Per certi aspetti, in tutta questa "faccenda", credo di assomigliare da un lato al piccolo principe, che cerca un amico anche senza sapere del tutto che cosa questo significhi, e dall'altro alla volpe, che invece desidera ardentemente averne uno ma che mette le mani avanti, forse temendo una delusione… o un dolore che potrebbe arrivare inaspettato.

Tu cosa senti di essere? E che cosa pensi di tutto questo? È soltanto un gioco il tuo?
È probabile ti faccia piacere che io m'interessi a te ma… è solo questo? Perché se così fosse - ti prego - dimmelo adesso: ho un cuore così fragile!… e credo lo stia diventando sempre di più al crescere di un legame che non vorrei fosse il frutto dell'immaginazione di una mente inquieta.
Non voglio affatto, amica mia, complicarti la vita… e spero tu te ne sia accorta. Perché dunque non provi a fidarti di me? Perché, se dovessi desiderare anche tu questo legame, non provi a sbarazzarti una buona volta di ogni difesa? Potremmo diventare amici per davvero!…

Venezia… anche questo un sogno, ma sussurrato, forse per sdrammatizzare le parole appena dette.
È stato bello ritornarci dopo tanti anni. All'uscita dalla stazione abbiamo seguito la riva sinistra del Canal Grande (senza dunque attraversare il ponte) per passare vicino al ghetto ebraico (ma quanto bello è?). Arrivati al Rialto abbiamo proseguito fino a S. Marco, e poi fino ai Giardini dove abbiamo preso il vaporetto per recarci al Lido. Qui abbiamo fatto una passeggiata sulla spiaggia, bevuto un aperitivo (con qualche patatina) e - venuta l'ora di pranzo - mangiato la pizza su uno dei tanti ristorantini del corso principale. Poi siamo andati a vedere gli ultimi preparativi della Mostra Internazionale dell'Arte Cinematografica; lì abbiamo visto il molo dove arrivano gli attori e l'entrata dell'Excelsior. C'erano un sacco di ragazze appollaiate davanti al palco, con bibite e panini, per un'attesa che si presentava lunga… ma che sfoderavano sorrisi ricchi di aspettativa. Alle 15 abbiamo preso il vaporetto scegliendolo tra quelli che avrebbero percorso il Canal Grande fino alla stazione: ed è stato davvero uno spettacolo.

Venezia… vista dal Canale è possente, gigantesca, incredibile, anche se io amo forse di più la Venezia "dimessa", quella dove le fughe dello sguardo sfilano interminabili calli che a un tratto sfociano in quei "campi" dove mi piacerebbe possedere una bella casetta.

Venezia… con quei suoi profumi, con quegli odori talora troppo forti e penetranti, con quei giochi di luce e d'ombra che fanno emergere quella strana sensazione di trovarsi in una città al di fuori del tempo.

Venezia… una città che è poesia, una città che vive di poesia, una città nata forse dalla vertigine di un sogno all'ombra della musica delle sfere.
Con affetto…


In viaggio con Nut (1. Incipit)

Conobbi Nut in una fredda sera
d'inverno. La prima neve già era
arrivata, addolcendo in un attimo
- o così allora mi sembrava -
le tante ferite che il tempo
non manca mai di lasciar dietro di sé.

E Nut fu per me come quella neve…


In viaggio con Nut (2. Un cuore che danza)

Ora risplende tra le donne di Lidia
come, quando il sole è tramontato,
la luna dalle dita di rosa

vince tutte le stelle; la sua luce
si spande sopra il mare salato
e sui campi fioriti;

la bella rugiada si versa, fioriscono le rose,
il tenero cerfoglio e
i fiori di melitoto…

Saffo

In viaggio con Nut 2

Se qualcuno potesse
guardare alla nostra storia
non riuscirebbe a cogliere mai
quell'attimo d'eterno che noi siamo
e che - insieme - abbiamo vissuto
perdendoci nelle meraviglie dell'altro,
nella poesia dei nostri occhi
e delle nostre mani,
nell'eterna danza di un cuore
mai sazio…
quel cuore che è lo stupore più grande
e la nostra gioia più vera.

Da allora ogni istante ci ha visti in viaggio.

Ma se alla notte ancora succede il giorno
è per nascondere ogni dolore…
e ogni nostra paura.

E anche il ruggito che viene dal mare
è per questa danza… e per questo canto.


In viaggio con Nut (3. Adesso, la vita)

So che mi capisci se ti dico
di aver bisogno delle tue parole,
quel bisogno di condividere
lo stupore del cuore,
di rivivere
quell'emozioni che davvero
non possiamo lasciare andare…
che davvero non possiamo
permetterci di perdere.

Come sarà per noi possibile
una vita diversa?

So che mi capisci se ti dico
di aver bisogno di un pensiero
che si rinnovi, di questa fame
- di riti, e di gesti -
che così tanto mi spaventa.

Com'è possibile far scivolar via
quel tempo che ancora ci resta?

Voglio che la poesia ancora ci sfiori
e che torni a parlarci la montagna
coi suoi silenzi… e il mare
coi suoi orizzonti.
Voglio adesso la vita
e voglio urlare - e tremare ancora -
quest'attesa che ho di te.

Voglio colorare i giorni di noi…
e di te - e di me - imbrattare il vento.


In viaggio con Nut (4. Ogni momento)

Coi segni lasciati da questo amore
colorerò ogni attimo e ogni momento
che ancora mi resta.


I am not perfect

Tu già stai volando, ma ancora
non te ne accorgi.
Eppur so che arriverà per te
quel domani che desideri.
Allora ti volterai a guardare all'oggi
con un sorriso pieno di comprensione…
e di tenerezza (Sully)

La perfezione - come forse intuisci - non esiste in senso assoluto… ma tendere ad essa credo sia un modo "sano" di vivere se stessi fino in fondo, un modo per cercare di sviluppare tutte quelle potenzialità interiori che ci permettono di crescere e di maturare come persone.

Nessuno è perfetto

Giovane donna rivestita d'autunno, il tuo attuale oscillare non t'allontanerà di certo dalla perfezione; anzi, ti permetterà d'intravvederla meglio iniziando quel cammino che desìderi ma che, allo stesso tempo, sembri temere. Camminare è desiderio di andare avanti e voglia di continuare a scoprirci, quel continuo movimento che c'impedisce di fossilizzarci. Sono convinto che il disagio - se davvero si desidera il sogno - sia sempre e soltanto temporaneo.
Stasera, in ambulatorio, una ragazza che soffre di bulimia non ha avuto paura di piangere mentre le parlavo. E le ho raccontato di te, promettendole che continuerò ad esserci, e che sarò pronto ad ascoltarla e farle ascoltare l'altra metà della storia, quella più bella… quella che lei sembra aver dimenticato.

Nessuno è perfetto piccola, tanto meno io. E poi, dico, a che servirebbe parlarci - e scontrarci - se ognuno di noi avesse la presunzione di dover rimanere fisso nelle proprie posizioni?
Non si finisce mai d'imparare…

Più tardi…

Non riesco a trattenere un sorriso amaro quando capisco il vero motore che alimenta le azioni di tanta gente, quel motore che ne guida i comportamenti, le azioni, le emozioni. E mi chiedo: sarò anch'io come loro?
Come vorrei essere perfetto!

Stasera mi sento come l'autunno… che cela in sé la poesia per paura che qualcuno possa portargliela via.

No, non sono perfetto… ma, pur non rassegnandomi a non esserlo, ho imparato ad accettarlo.


Pensiero mutevole

Conosco bene il "pensiero mutevole", e so come alla base della sua mutevolezza ci siano quelle emozioni che lo colorano di mille sfumature… sfumature eternamente cangianti.

Pensiero mutevole

Credo che se permetteremo all'emotività di influire sul nostro pensiero (ma c'è chi non se lo permette mai!) non potremo che trarne beneficio in termini di bellezza e di poesia… senza tuttavia dimenticare mai che ci potrebbe essere anche un prezzo da pagare.

A volte invidio chi riesce a controllare - tenendole a freno - le proprie emozioni. Ma poi, quando guardo meglio, capisco perché non accetterei mai d'esser "tutto d'un pezzo" come quelle persone. Preferisco infatti una lacrima di delusione per non aver trovato un sogno piuttosto che smettere di cercarlo o impedirmi di viverlo.


Legàmi

Legami che nascono - e che muoiono -
un ritrovarsi - e un perdersi -
dopo essersi a lungo cercati.
Ma nulla, nulla muore nel cuore
se ciò che in esso scende
ha l'odore del mare.

Delusioni? Forse, ma
come dimenticare un'amicizia?
come cancellare un amore?

Che strana storia questa:
perdersi… e continuare ad amare.
Per quanto tempo ancora - mi domando -
riuscirò a sentirne il profumo?

Nel silenzio di una sera ubriaca di stanchezza
leggero scende il ricordo che ho di te…
ma senza più dolore.


Per un sorriso

È una vita che non scrivo qualcosa!… ma se in momenti di "normalità" questo potrebbe disturbarmi, in altri - come quello che spero di essermi lasciato alle spalle - non sento punto l'esigenza di farlo. E poi adesso sono impegnato con il progetto di un data base per l'attività di guardia… e così la mente resta attiva - e impegnata - per altre cose più "servili" e restia - per fortuna - ad ascoltarsi troppo.
Tempo fa una ragazza con la quale parlavo aveva sentito di mancarsi mentre "spulciava" un suo album di fotografie. E io mi manco? Un sacco… ma davvero tanto!

Per un sorriso

Credo di non aver udito mai un frastuono di canti come quelli che sto sentendo ora provenire dagli alberi che circondano casa mia: sarà forse per questa giornata di sole d'autunno capace di regalarci attimi di gioia? Oppure - che ne so - per quell'indefinibile malinconia di chi si sta preparando per il lungo viaggio dell'inverno?
Ma alla vita bisogna imparare a cantare comunque, a cantare a questo mare di orizzonti indefinibili e inafferrabili, a cantare ancora, e ancora… purché un sorriso rimanga.


Tempo ordinario

Credo non esista nessun essere al mondo dal quale non si possa imparare qualcosa. Solo che nei nostri incontri quotidiani ci rendiamo conto troppo spesso quanto invece poco importi l'essere in se stesso.
Conoscete la spiritualità orientale? o quella degli Indiani d'America? Sono così "vicine" alla nostra ma, allo stesso tempo, così inafferrabili da sembrare pura poesia e desiderio.
Alla fine credo che i confini del mondo in cui si vive non valgano - e non esistano proprio - per le grandi anime, quei cuori immensi dove la parola diventa musica comprensibile da ognuno, da ogni essere in grado di saper ascoltare veramente.

Tempo ordinario

Io sono qui, con periodi di entusiasmo folgorante alternati a tempi di abbandono dove ogni cosa che sento sembra perdere il proprio significato. So che non dovrei preoccuparmi troppo… e so che dovrei smetterla di rimuginare in continuazione pensieri negativi.
Ma una volta conosciuta l'estasi dell'emozione com'è possibile rassegnarsi al grigiore di un tempo ordinario?


Sentieri

Sentieri

Sentieri già percorsi,
altri appena sfiorati…
e un mare di cui non vedo i confini
quelli solo sognati.

E quanti inizi,
quanti sorrisi e promesse rubate
ai territori dell'emozione.
E quante paure…

Chissà se un sempre esiste per davvero…
ma mi piace pensare che assomigli
a questo vento che ci sbatte forte,

a questa bellezza che sento,
a quello che provo quando ti penso…
e quando ti cerco.


L'ordine di Sully!

In realtà tu, amica mia, hai aperto una porta che non potrà mai essere chiusa rendendomi presente in un mondo di poesia, in un mondo di tenerezza e di sogno che da sempre mi appartiene - è vero - ma che da sempre avevo cercato invano (Sully, Diario di Maia)

Sono le 0.19 di un venerdì qualunque quando inizio a scrivere. E lo faccio perché quel simpatico burlone di Robin ha sviato il sonno che stava quasi per sopraggiungere. In questo senso posso davvero dire di essere stato scompaginato a sufficienza stasera. Ma il nostro amico - un amico che mi coccola da tempo, ma che talora mi bacchetta - forse non immagina che l'ordine di Sully prende perenne nutrimento da un tumultuoso disordine: quello dei sentimenti e delle emozioni.
E riesce altrettanto difficile credere che ciò che ci lega da oltre cinque anni siano soltanto dei pensieri, delle parole riversate su quaderni, e postate perché si rivestino di folgorante luce digitale. Mai una telefonata, mai un incontro, mai un gesto a suggellare una comunanza di pensieri che solo per pudore non chiamo amicizia.
Certo, la vita è un gioco… ma è un gioco proprio perché si può sempre contare su qualcuno con cui farlo. Che gusto ci sarebbe a giocare da soli? E questa creatura - Diario Intimo - deve la sua nascita - e la sua esistenza - proprio ad uno di quei giochi…

Anche se il sonno ora sembra essere passato proverò ugualmente ad andare a letto. E chissà se domani sarà questo stesso sorriso a svegliarmi…


Senza misura

Non te ne vai tu sola,
ma il mondo che abitavamo insonni,
come gli dèi. Non perdo Te,
perdo l'universo che eravamo.
Staccatasi una parte, quel che resta dell'animo
non sa vivere a sé: si sgretola, si disfa…
è polvere (Saffo)

Senza misura

Sono assalito da sentimenti
contrastanti - d'amore e d'odio -
che non riesco più a gestire.
Ci sono momenti dove mi sembra
di star bene…
ma, ecco, subito dopo arrivare
crisi di pianto, e smarrimenti,
e angosce, e tormenti.

Mi guardo, e mi dico come possa
essere possibile tutto questo,
questo voler amare a tutti i costi,
questo vuoto che sento dentro
che mi tormenta, e che non mi dà pace.

Si può amare a metà?
Un sentimento magari pacato,
uno stare insieme generoso - ma semplice -
un lasciarsi andare - indolore -
quando eventi - esterni e interni -
rendano impossibile continuare
a camminare ancora.

Ma non sono fatto per questo,
non per contenere,
non per dosare una passione.
E non voglio una parte: voglio tutto!
Voglio l'anima, lo spirito… e il cuore.
E voglio il corpo - e le tue mani -
i gesti - e il tuo tempo -
perché misure non conosco
nel donare.


Senza il limite del tempo


Sono una barca spogliata di vela
che anela inutilmente al mare aperto
mentre via la trascina la corrente:
ogni spinta e sostegno mi abbandona
ed a te mi riporta la deriva.

Corrado Calabrò

Senza il limite del tempo

Mi piacciono i voli dell'emozione… ma soprattutto le persone che se li permettono. Quanto mi sei mancata, amica mia!
Fuori sta ancora piovendo… e c'è silenzio nella stanza dalla quale ti scrivo. Ieri sera stavo per andare a letto quando mi è arrivata la tua lettera: ma perché ogni volta che leggo di te mi metto a piangere? E non so nemmeno io che valenza dare a queste lacrime; forse è solo la capacità di condividere uno stato emotivo - e di vissuto - che comprendo benissimo perché è lo stesso che continua a tessere anche la mia vita. E pur se la situazione che ci vede protagonisti è senza dubbio diversa, ciononostante i nostri cuori sanno di cosa stanno parlando… e per che cosa stanno palpitando.

Quando sei agitata diventi un grumo di poesia incontrollabile, un roseto - dai mille profumi - di selvatica bellezza. E chi mai potrà resistere alla malia del tuo amore?
"Il tempo senza il limite del tempo": questo tu mi dici, e questo mi fa tremare… ma forse perché è soltanto un modo come un altro per dire ancora un "sempre".


Guardando il mare

L'autunno è una stagione che amo. Eppure, se deve arrivare una "magagna" è questo il tempo più probabile perché accada. Sono ormai tre settimane che subisco una stanchezza fisica (me la sento soprattutto sulle gambe) che alla lunga condiziona negativamente anche il mio umore. Forse già sai quanto sia l'entusiasmo il vero motore delle mie azioni, l'alimento che mi fa star bene. Ricordi come mi rivolgevo a te un tempo? E il modo con cui ti cercavo? E quello che ti dicevo - e come te lo dicevo? Con entusiasmo. E l'entusiasmo nasceva dal fatto che credevo fermamente in qualcosa che alimentava i miei pensieri e le mie parole. Tempo fa sono andato a rileggere tutto quello che ti avevo scritto… e mi sono spaventato non poco pensando a cosa avrai pensato tu di un uomo che - senza praticamente conoscerti - riusciva a dirti quelle cose. Ma - mi dico - se quelle cose sono ancora vere adesso tanto più dovevano esserlo allora! Poi, però, tu hai smesso di "cercarmi"… e io mi sono adattato.

Ritornando alle mie magagne devo dire come sia soprattutto l'emicrania a non darmi tregua… tanto che un lunedì di tre settimane fa non sono praticamente riuscito ad andare in ambulatorio. È questo un disturbo iniziato in sordina quando avevo all'incirca 18 anni… e non ha più smesso di "tormentarmi". In genere, però, basta una pastiglietta; ma a volte - quando mi sveglio di notte dal dolore - nemmeno quella basta a farmelo passare.
Ma lasciamo perdere le brutture… e parliamo di cose belle!
Sto scoprendo - riscoprendo - la fotografia… ma nel momento stesso in cui te lo dico mi rendo conto quante siano invece le passioni dalle quali - ciclicamente - mi faccio "prendere".
Penso che la vera vita - la vita che ti fa star bene - sia quella che si riveste di progettualità sempre nuove, di quella smania di metterti all'opera che ti fa svegliare al mattino con una voglia matta di alzarti dal letto e che fa volare le ore come fossero minuti, riempiendoti la mente di pensieri! Capisci che cosa intendo?
Era da tanto che non riuscivo a scrivere qualcosa… e ora, mentre ti sto parlando, riscopro di nuovo quell'entusiasmo.

Guardando il mare

Amo prendermi cura di te. E non m'importa se non potrò mai conoscerti abbastanza. Mi basterà sapere che sai guardare, che sai ascoltare e sentire tutto quanto… anche quello che non si può vedere. Sei come la "donna che guarda il mare" che Marco Goldin (ideatore e curatore di grandi mostre del ciclo sull’Impressionismo) fa dire a Gauguin - da Tahiti - a proposito della pittura: «In fondo, la pittura è una donna che guarda il mare. Nient'altro io credo. Puoi metterci della sabbia gialla accesa, su cui la donna siede. Puoi aggiungerci onde alte bianchissime sulla distesa verde del mare. Ma infine non c'è niente più che questo: una donna che guarda il mare. Sapessi com'è questa luce, diventata tutta un colore. E quando l'ultimo raggio cerca la sabbia e le grandi chiome degli alberi, allora… allora tutto diventa un incendio. E il mondo potrebbe non esistere più. Ho dimenticato tutto senza dimenticare niente. Ho visto, ho pianto, ho avuto gioie e tristezze. Ma ho visto questa luce, queste donne che guardano il mare. E sembrano cercare un punto lontano, che né tu né io riusciremmo mai a trovare. Ore e ore su quel giallo della sabbia, un orizzonte che non cambia, la linea netta dell'infinito».

Non riesco a sostenere oltre queste parole… ma so che è questo a dare un senso a tutto, alla mia vita, a dare un senso alla continua ricerca di un qualcosa che ognuno di noi - mi rendo conto - porta già dentro di sé.
Quello che talora manca sono però quei sussulti di gioia che nascono dallo stupore quando si è in due a cercare.


Di silenzio e di vento

Gli altri sono troppi, per me.
Ho un cuore eremita. Sono
impastata di silenzio e di vento.
Sono antica.
Mi pento ogni volta che vado
lontano dal mio stare lento
nella velocità della sera, nelle auto schizzate
di pianto. Col loro buio abitacolo.
E se sfreccio a volte
sulla modesta moto, è per cantare
a gola stesa l'ultimo del paradiso
fare il mio guizzo pericoloso
con tutto quel vento nel petto
seminare parole beate
nel panorama nervoso.

Mariangela Gualtieri (Senza polvere senza peso, Einaudi 2006)


T'invio questo pensiero - e desiderio - di vicinanza, prima che scompaia travolto da una realtà che vorrebbe appiattire anche i sogni più belli. E non sto parlando di un qualcosa, di una realtà matrigna esterna a noi (sarebbe così facile eluderla) ma di un verme interiore che si nutre - appiattendola - di ogni bellezza, di ogni profumo che ci abita.
A volte mi compiaccio del mio cuore eremita (come racconta Mariangela, una commediografa e poetessa di teatro)… ma non è questo ciò che vorrei, ciò che maggiormente desidererei.
Mi sto accorgendo che le mie aspettative di vita stanno correndo mille volte più forte della vita stessa e, anziché attenuarsi, di come l'emozione mi strappi continuamente ai quei legami contingenti che vorrebbero definire i confini d'appartenenza del mio cuore agitato. Ma non c'è modo, per me, d'acquietarmi dentro spazi troppo ristretti, tra orizzonti finiti che demarchino quei limiti che vorrebbero contenere l'emozione trasformandola in calma, in controllo di sé.

Bisonte di Altamira

La grotta dei bisonti di Altamira, in Spagna, mi ha riportato stamane negli spazi aperti di praterie immense, in luoghi abitati dal vento, in regioni dove gli orizzonti restano vaghi, indeterminati, indefiniti, e dove non c'è limite alcuno all'immaginazione e all'attesa. Adoro attendere, aspettare ciò che - so - potrà succedere da un momento all'altro quando l'anima resta spalancata allo stupore, quando anche uno smarrimento diventa poesia… o attesa di poesia. Solo che a volte, proprio per questo mio sentire, temo d'assomigliare fin troppo ad un eremita.

Sully

Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw