Percorsi

(Testi e Poesie 2006)

«Sei l'origine, l'incipit, l'esordio,
lo squillo di tromba dei tempi eccelsi.
Sei la mia interiore cronologia,
la mia lucida follia… e il mio amore».


Sullivan.sw © 2006 - Tutti i diritti riservati
Email: sullivan@seagullsully.it

 

Andante comodo…

Se dovessi analizzare lucidamente ciò che mi sta succedendo credo che avrei delle difficoltà ad arrivare ad una conclusione.
Solitudine Mi sento come se fossi stato umiliato, bastonato. Le cose che prima mi procuravano entusiasmo ora mi sono quasi divenute indifferenti. E se prima di adesso il solo fatto di pensare a cosa avrei potuto scrivere mi dava carica, ora invece il solo pensarci mi rende nervoso ed irritabile.
In questo mio tempo - che dal punto di vista clinico oserei quasi definire di depressione - tutto sembra volersi incanalare nei grigi binari della routine. Ma se c'è una cosa che proprio non accetto - che non voglio - è proprio questo sottostare a un'odiosa e maledetta routine che m'imprigiona, che spegne quella gioia che normalmente trovo anche in una quotidianità che oserei definire ordinaria…
Ma ordinari proprio non lo sono i pensieri… così come quei sentimenti che sbattono violentemente contro la mia porta chiusa.
E sono loro (spero) che mi salveranno…


Per chi vuol bene davvero!

Come pesano sulle spalle - stasera - i miei 45 anni. Avevo appena superato un lungo periodo di oscuramento dello spirito… ed eccomi ancora qui, a fare bilanci. A volte mi dico che sono stupido a starci male… ma subito dopo so che non potrebbe che essere così.
No, non mi aspettavo certo una tua definitiva chiusura amica mia, non in questo modo, non così… senza dolcezza. Ed è strano come le reazioni forti abbiano sùbito una risposta… quando invece ho atteso a lungo - negli ultimi tempi - un tuo saluto, un tuo sorriso. E mi hai scaricato addosso ogni colpa facendo di me l'artefice di questa distruzione, di questo annichilimento di un'amicizia.
Negli ultimi tempi pensavo a quanto fosse incredibile - e meraviglioso - riuscire a parlare con una ragazza; nella vita di tutti i giorni questo non è quasi mai possibile… per un'infinità di ragioni. Ma tu sembravi diversa… e avevi reso diverso anche me. Ma ancora tu, ora, lo rendi impossibile.
Credevo che nulla fosse impossibile… per chi vuol bene davvero!
Ma sicuramente mi stavo sbagliando…


Quando si diventa grandi…

Sembra che io stia collezionando troppi addii ultimamente…
ma non è proprio così.
Tra le persone che mi scrivono (che non sono poi così tante) a chiudere la porta sei stata proprio tu… Ma come si possono rendere vani 3 anni di corrispondenza? Ed è a me stesso che lo chiedo questa volta…
Non importa come sia andata… credo che ormai non abbia più molta importanza; l'unica cosa che so è che volevo bene a quella ragazza… e so che mi mancheranno i suoi pensieri di giovane donna, quei pensieri che condivideva con me con semplicità e leggerezza. Ed era così bello poter sapere che anche a lei facesse piacere il raccontarsi.

Non ho ribattuto alle sue ragioni… e ho lasciato che riversasse su di me tutta quanta la sua rabbia. È una ragazza (continuavo a ripetermi) e le avevo promesso che erano i suoi bisogni - e non i miei - a essere importanti; e le avevo anche promesso che l'avrei lasciata andare senza resistenza qualora l'andare fosse divenuto per lei necessario. Ma quante cose desidererei dirle ora… per farle capire tutto quello che forse non poteva capire. Era come un gioco il nostro, un gioco fatto di pensieri, di parole a volte trattenute per pudore, per tenerezza… un gioco di emozioni.
Ma si vede che adesso - ora che è divenuta grande - non le va più di giocare.


Vita (2)

Un bacio per dire addio - la vita -
un sorriso storto, dimenticato…
Un duro peso da portare…
talora lieve.
Sorda alle ferite inferte
ci trascina via con sé tra questi cieli,
tra silenzi di perduti ieri,
in luoghi dove non vorresti andare…


Sono venuto da te

Ma poi - questa vita - alla fine mi ha portato da te… e tutto - tutto quanto - assume ora un nuovo significato.
Ho deciso di iniziare a scriverti (che cosa ancora non so) quando è arrivato il tuo ultimo messaggio: "i miei occhi non potrebbero mai dirti addio". E quel "mai" (in questo caso per negare un evento negativo, ma pur sempre possibile) profuma di "sempre".
Diciamo tanti di quei sempre nella nostra vita (a volte senza accorgersene) senza nemmeno sapere se ci crediamo veramente. È una promessa - dire "sempre" - che ci piace sentire… ma molto meno fare. Chissà cosa scatta dentro di noi quando ci rendiamo conto di stare per assumere un impegno di questo tipo. E ci spaventiamo perché ci conosciamo, perché non possiamo giurare, oggi, che domani il nostro sentire sarà ancora lo stesso sentire, perché - fondamentalmente - sappiamo quando poco basti - uno sguardo, una luce nuova che accenda un'emozione in attesa - per ricrederci.
A volte sarei tentato di lasciare andare tutte queste "stronzate"; sarei tentato di guardare il mondo con occhi meno limpidi, con occhi più arrivisti e bramosi, sarei tentato di cogliere ciò che più mi soddisfa piuttosto che nutrire un credo da "signore".
Ma quando ti guardo, quando ti sento dentro, allora so che prima di pensarlo quel sempre - che mi tormenta e rode - spontaneamente rinasce, e con esso la promessa di un amore.
E se anche non so che ne sarà di noi… la promessa rimane.


Il "Pavone" si confessa

Sembra che ultimamente io stia diventando bersaglio - un facile bersaglio per la verità - di "sottolineature" (fino a critiche franche) circa i contenuti di questo mio diario. Fin qui tutto bene: non sono infatti il tipo che si spaventa per cose del genere; ma (tengo a precisare) non sono neppure il tipo che va avanti per la sua strada senza tenere in debito conto osservazioni e consigli altrui. E se son qui - in rete - è perché desidero il confronto… e perché desidero raccontarmi. Ma sono anche consapevole (e spero lo siate anche voi) quanto questa scelta mi ponga in condizione di svantaggio rispetto a chi legge soltanto. Siete voi che mi "osservate", voi che mi guardate dentro: io questo non lo posso fare… se non siete voi a decidere di "incontrarmi".

Il primo scoglio da superare per chi legge un diario è valutare se ciò che viene detto possa essere rivestito - in qualche modo - di una qualche autorità: in questo caso autorità deve far rima con sincerità. Eh sí… perché non è un libro che si sta leggendo ma - appunto - un diario. Il secondo scoglio (ma non si tratta propriamente di uno scoglio) è se i contenuti e i concetti ivi espressi possano essere - in qualche modo - condivisi: e qui - è ovvio - entrano in ballo temperamenti, modi di pensare e di sentire diversificati, entrano in gioco modi di vedere, di sentire e di vivere la vita completamente differenti. Il terzo scoglio è la forza e, soprattutto, il modo con cui vengono sostenute le argomentazioni (sia che l'oggetto sia la politica, la religione, il sesso… o l'amore): ed è proprio qui che credo di prestare maggiormente il fianco ad eventuali critiche.
Il "modo" per dire una cosa!!! Ecco lo svantaggio di cui parlavo sopra… lo svantaggio di un "monologo" condiviso. Credete che non ci abbia mai pensato? Credete che non abbia mai cestinato dei testi solo perché mi sembravano un tantino (o francamente) arroganti? O magari appena autocelebranti? Certo, può capitare di non accorgersene sempre: ma anche per questo esistono gli amici, no? E chi mi scrive, spesso lo fa non per il gusto della critica ma perché desidera condividere qualcosa, perché riconosce un sentimento o un'emozione comuni… e vuole rendermene partecipe. E chi mi scrive, spesso è aperto al dialogo… Ecco perché ringrazio quella ancora "acerba" amica (acerba perché siamo appena agli inizi) che mi paragona a un pavone che ammira la sua splendida coda. E lo fa con parole pacate, gentili (ecco qui il "modo"): ma l'immagine resta, come scolpita nella mente, l'immagine di un redivivo Narciso. E la ringrazio soprattutto perché ha avuto il coraggio di manifestarmi un'impressione così forte all'oscuro di quella che avrebbe potuto essere la mia reazione. Ma se anche una reazione c'è stata non è stata affatto nel segno di una chiusura.
Un sorriso.


Murales

Quando due persone parlano insieme, in genere è perché lo desiderano, perché lo vogliono. Ed è stato così tra di noi: un desiderio di comunicare - di condividere - che da omolaterale è divenuto - non senza qualche fatica - reciproco.
Ora però, ora che hai deciso di non continuare più questa corrispondenza (per motivi che mi nascondi ma che - forse - posso riuscire a immaginare) sono qui… a tentare di dare un senso a questo bisogno che ho di te.
Alcuni giorni fa ho ricevuto per email queste parole: "Abbiamo quasi le stesse primavere e forse la stessa inquietudine, la stessa voglia di ricerca. Ma cosa cercare?" Una domanda, questa, che mi ero già posta almeno un centinaio di volte. Ma non è tanto il "cosa" cercare che mi "preoccupa", quanto il "perché" di questo mio bisogno di farlo. Gli ho risposto così: "Che cosa cercare mi è chiaro in testa (corrispondenze, comunanze, affinità… e amicizia). L'importante (e il difficile) è rimanere quello che si è… anche a costo di perderla l'amicizia. La persona che cerca è - giocoforza - un tantino inquieta… ma ciò che veramente conta non è tanto la ricerca quanto lasciare la porta socchiusa, sviluppare e sostenere la pazienza, e non perdere mai la speranza. Alla fine - ciò che davvero conta - è credere nell'amicizia… e credere in essa fino in fondo. Ma a volte - non te lo nascondo - è davvero, davvero difficile".
Ma così credo di aver risposto soltanto a metà - in un modo che non mi soddisfa pienamente - al perché di questa ricerca. E si vede che questa mia inquietudine per un'amica che tace è così palese che una giovane donna non ha esitato a scrivermi queste parole: "Hai bisogno di una nuova amica Sully? Per abbracciare l'illusione che l'assenza della tua faccia meno male? Le persone ci feriscono quando ci aspettiamo troppo da loro. Ma i sentimenti li nutriamo noi, e spesso sopravvivono molto più a lungo dei nostri rapporti, accompagnandoci oltre". Considerazioni illuminanti queste… che mi hanno fatto pensare a tantissime cose, alle tante parole dette, e ai pensieri avuti in questi ultimi tre anni.
Io sento, so che dovrei chiudere questa porta una buona volta… ma come faccio a lasciar fuori anche il cuore?


Prima di sapere…

Abbiamo scelto due vite diverse
prima ancora di sapere…
di sapere di questo amore.

E cosa ne sarà di noi domani?


Prima di sapere… (Lettere a Thomasine)

Con le parole della tua amica che ancora mi risuonano dentro inizio a scriverti - mentre tu sei ancora in treno - spinto da una ridda di sentimenti contrastanti e da emozioni che si accavallano. Il termine usato sarcasticamente da qualcuno (commentando i miei ultimi pensieri) è quello di "uomo confuso"… E stasera è proprio così che mi sento, confuso da questo amore che si contorce dentro fin quasi a farmi star male, confuso da immagini di possessione e di gelosia che lottano con la pacata soavità e dolce consapevolezza di questo amore che ci lega. Ma perché deve essere così difficile per me rimanere tranquillo?
Proprio ora mi dici che non potrò esserci nemmeno stasera - e io so che non potrò esserci nemmeno le sere a venire - per un saluto di una notte serena.
Abbiamo scelto due vite diverse prima ancora di sapere di questo amore. E cosa ne sarà di noi domani?
A volte esagero (lo so) nel voler analizzarti - e nel voler analizzarmi - correndo il rischio di sezionare su un tavolo operatorio anche il miracolo di quello che ci sta succedendo. La perfezione non esiste, penserai… Eppure, se questo amore non desiderasse essere perfetto - se non desiderasse almeno sfiorarla la perfezione - so che non potrà che farci del male.

Stasera sono decisamente "fuori". No - ma che dico - stasera sono solo fragile, fragile perché ti amo, fragile perché ho un bisogno immenso di te. Quando ci vediamo sembra che tutto sia così "ordinario", così normale… quasi ci fossimo salutati qualche attimo - e non giorni - prima. Ma sono talmente sconvolto, invece, quando mi sei vicina!… sconvolto come se qualcuno avesse il potere di portarti via da me. Ma da "fuori" tutto questo non sempre si vede…
Domani - quando avrai letto questa mia - noi ci saremo già sentiti e salutati… e un sorriso già avuto forse basterà a cancellare la malinconia di questa pagina.
Me lo auguro davvero.

François (Sullivan, Lettere a Thomasine)

Per poterti parlare…

Ciao amica mia,
non ti nascondo una sottile agitazione mentre inizio a scriverti… come se fosse l'ultima possibilità che ho per farlo. Ma ho deciso di ignorare questa paura… e parlare a te come ho sempre desiderato e voluto: in sincerità e amicizia.
La cosa che sempre mi ha colpito in te è la capacità di ascolto e la curiosità per alimentarla in una donna così giovane. Ho sentito che potevi ascoltarmi ma - più importante - che potevi anche capirmi. Ho imparato a desiderare e attendere che anche tu volessi farlo con me. Ed è successo. Così ho imparato a volerti bene. Non hai fatto nulla - e io neppure - per far sì che questo succedesse: è successo e basta… ma io non me ne vergogno!

Ho trascorso questo fine settimana in montagna (finalmente io e mia moglie siamo riusciti a trovare un posto per convincere nostra figlia di 16 anni a seguirci - desiderava pattinare sul ghiaccio). Non andiamo quasi mai da nessuna parte… e spesso per ragioni non dipendenti dalla nostra volontà (i figli adolescenti sono un vero - ma sempre amorevole - "disastro"). Come già ti dissi, parlare con i figli - soprattutto a questa età - non sempre risulta facile. E a me mancano le sue confidenze (non quelle più intime che si dicono alla mamma): mi mancano i pensieri e le insicurezze che la turbano, mi mancano i suoi sogni, quei sogni che vedo scorrere nei suoi occhi ma che non so decifrare se lei non parla, mi mancano i suoi abbracci e i suoi saluti quando alla mattina presto parte per andare a scuola.
Ma sono felice - e non ti so dire quanto - quando a volte qualcosa succede, quando mi dice "babbo" (perché è così che mi chiama) e mi chiede "prudentemente" (ha un po' paura a chiedere) qualcosa… Ma a volte - dopo tanti silenzi - mi verrebbe voglia di non ascoltarla (per una forma di "ripicca" credo): solo che quando l'ho fatto, poi me ne sono sempre pentito!
Riesci a immaginare noi due con i pattini ai piedi? Ho dovuto farlo… l'avevo promesso! Così ho inforcato quelle lame sulle quali sembrava quasi impossibile reggersi (anche se ho trascorsi su pattini a rotelle) e mi sono buttato. Piano piano ho preso confidenza (non è poi così difficile mi son detto) e ho cominciato ad allontanarmi dalla balaustra "protettiva". A quel punto lei mi chiede se posso darle la mano - "così mi sento più sicura" mi dice - e cominciamo a girare insieme. La sua mano fredda dentro la mia… e insieme che zizzaghiamo tra la folla di bambini che, nel frattempo, invadono la pista. Mia moglie è fuori che ci guarda: e già immagino i suoi pensieri… lei che si preoccupa di questa distanza che talora ci separa. Ma ora siamo assieme, mano nella mano, che voliamo liberi su una superficie sì pericolosa, ma che ci regala momenti di insperata libertà, momenti di condivisione e di leggerezza.

Ho pianto così tanto la sera… lacrime di tensione che raccontavano quanto poco basti per essere felici… e quanto poco basti per rovinare tutto quanto.
Qualche ora fa, invece, abbiamo fatto un po' di sci da fondo. In quello lei si sente più sicura, e ho lasciato che andasse da sola; così sono rimasto a guardare, ma talora l'ho accompagnata.

Ora sono a casa… e ho trovato una donna ad aspettarmi, una donna che dice di "essere stata dannosa per me!". Ma forse quella stessa donna non sa di aver riempito il mio cuore di leggerezza, di aver acceso curiosità, stimolato pensieri, suscitato emozioni; e di avermi fatto sorridere… e qualche volta anche penare!

Ma se ora quella donna pensa che per lei sia arrivato il tempo di andare, io credo che dovrò soltanto avere coraggio… il coraggio di lasciarla andare.

P.S. So di non aver risposto (almeno per ora) alla tua domanda "Voglio sentire quello che hai da dirmi"… Ma so che l'unica risposta possibile è che io continui a raccontarmi, così come mi chiedesti quando una volta mi dissi "Parlami!".
Quella era allora la tua richiesta… ma in essa è racchiusa tutta quanta la "nostra storia".


Schizofrenia

Non so se per la malattia, oppure per qualcosa di indefinito che mi pervade, ma sta di fatto che assomiglio troppo ad un allucinato.
Schizofrenia È la seconda notte di fila che mi sveglio alle 2. E ho sete… e un desiderio di ricominciare - adesso - un nuovo giorno. Ma il silenzio mi suggerisce che devo invece tacere, che devo aspettare e rispettare il sonno altrui. Dopo una spremuta d'arancia e una scorpacciata di fragole… una sigaretta nella solitudine della notte. Accendo il pc, mi collego a internet e - oplà! - ecco la tua lettera! Oh… bellissima!… quasi mi salgono le lacrime agli occhi! Spengo il pc… e dico a me stesso che ho fatto solo tardi, che bisogna andare subito a letto. Il sonno - ovvio - fatica ad arrivare… ma questo non ha mai costituito un problema.
Ci sono donne che mi cercano… per iniziare forse una corrispondenza o - chissà - per una possibile amicizia. Tra loro - ogni tanto - anche qualche ragazza. E mi chiedono consigli - quasi si confessano - aspettandosi chissà che cosa: qualche volta aiuto, talora condivisione… o più semplicemente comprensione. E mi parlano d'amore, e mi parlano di amicizia, di sogni e di speranze, di legami, di amicizie perdute. E lo fanno così… dolcemente… da spezzare il cuore. E io che faccio? Rispondo loro sempre… attento a non essere scontato e - tanto peggio - banale. E magari il tutto va avanti ancora per un po' di tempo… ma poi - troppo spesso - la vena che teneva in vita quella corrispondenza si esaurisce. Perché mai? Mah… forse perché il ritrovarsi è solo per coloro che sono amici (come dice Richard Bach), o forse perché il ritrovarsi resta quasi sempre un miracolo (come dico io). Ma qualche volta anche i miracoli succedono. La cosa curiosa, però, è che non te ne accorgi subito… come se non li stessi proprio aspettando. Ma all'improvviso qualcosa accade… e in men che non si dica il tuo respiro si fa sospiro. Passa del tempo… e riprendi a respirare… ma in modo nuovo, in un modo mai provato prima. E passa dell'altro tempo per verificare come il tutto "tenga"… e ancora dell'altro tempo per capire che forse sarà per sempre. Forse! Ma ti senti felice insomma… e guardi alla vita con occhi pieni di gratitudine, con occhi ricchi di progettualità!
A un certo punto, però, anche l'imprevisto arriva… e così vedi ogni cosa crollare intorno a te. Ma non vuoi crederci… e ti chiedi come possa essere possibile. Ti guardi attorno… e vedi soltanto rovine. Così perdi l'orientamento… e ogni punto di riferimento.
È la schizofrenia che ti abita!… e che io chiamo amore…


Fuoco

Ricordo quanto fossi agitato allora, quando cioè incominciai questa "avventura", quando pubblicai online i miei primi testi. E ricordo come fossi attento alle parole, ai concetti espressi… e ricordo come li rivedessi e li modificassi decine e decine di volte pur di non lasciarmi sfuggire nulla che potesse – in qualche modo – offendere e turbare la sensibilità altrui.
Ora che alcuni anni sono passati parte di quella "paura" è scomparsa… ma, ugualmente, è rimasta la stessa attenzione nell'analizzare parole e pensieri che potrebbero prestarsi a fraintendimenti.
Ma ora mi dico e chiedo: significa veramente questo scrivere un diario? Un diario non dovrebbe contenere e custodire anche quei pensieri segreti e quei moti dell'animo che non si direbbero a nessuno se non a un amico? Certo che sì… visto che si scrive prima di tutto per se stessi. Allora ho pensato una cosa…
Visto che la prudenza avuta non è stata sufficiente, e visto che non è servita granché ad impedire numerosi fraintendimenti e incomprensioni, credo che da oggi mi dirò – e vi dirò – "fuori dai denti" quello che semplicemente mi passa per la testa, senza troppi filtri. Tanto io rimango io!…anche nei momenti in cui sono "incazzato". Per chi vorrà capire bene!… per gli altri… Tanto non si può pensare e pretendere di piacere a tutti, nevvero?
Ricordate? Una volta dissi di essere spirito e fuoco! Da adesso - dunque - voglio permettermi di essere fuoco.


Sei tu quella?

Quando una nube maschera il tuo sole,
quando ti sembra di non aver più la forza
di andare avanti,
quando quella serenità interiore implode
per mancanza di speranza
e di fiducia nel futuro…
oh, come vorrei essere allora
quel vento che soffia gagliardo,
o quel mare che annega
- portando via con sé -
le sporcizie della risacca.
Come vorrei essere allora
quel pensiero, quella musica costante
che ti accompagna nei tuoi sogni.

Sei tu quella? Sei tu - donna -
quella che avevo sempre sognato?
La persona con cui vivere la vita,
con la quale condividere la quotidianità
e la straordinarietà del tempo?
Sei tu la donna dalle gonne ampie
e dagli occhi di tempesta?
Tu la donna… dallo sguardo di mare?


Quando ami

Sai essere spietata a volte!
Ma spietatamente ami…
senza ripensamenti,
senza malinconie che ti frenino.
E non sei mai trattenuta…
e questo mi commuove sempre.
Come una farfalla sei entrata in me…
ma voglio che continui a volare
- anche se non fosse per me - domani.

Sono stanco di pianti,
stanco di addii a mani trattenute
- stanco - perché si accumulano dentro,
e perché fanno male.
Tu non parli di futuro…
il mio invece lo conosco
(forse perché diverso non potrei immaginarmelo).
Ma quello che uccide quando ami
è proprio questa consapevolezza…
l'ineluttabilità di una scelta già fatta,
compiuta!
E questa sì per sempre…


I colori nel silenzio

Sono ubriaco stasera. Cefalea che dal mattino mi tormenta. Luce del monitor che m'acceca. Ronzio del pc che mi dà sui nervi. Vorrei prendere a schiaffi il mondo… ma so già che non servirebbe a nulla. Ingoio allora una confezione di patatine… e poi mi scolo una coca. Poi è la volta di una confezione di fragole. E poi una birra. E ancora fragole…
Intanto il collega mi sta sbuffando accanto per sistemare i turni di aprile (a quanto pare tutti se ne vogliono andare in ferie).
E io? Io sono ubriaco… e non me ne frega niente di niente (quanto ho fatto arrabbiare un'amica, un giorno, con questa espressione!).
Siamo in due in questa piccola stanza… eppure non mi sono mai sentito solo come ora!
Mi ami? E se mi ami… perché non me lo dici? Saranno passate almeno 10 ore dall'ultima volta che me l'hai detto… ma sono ore che si allungano a dismisura. Ma ora la testa mi gira - eccome se mi gira - e mi sento subito meglio.
Fuori le stelle!… ma che importanza dare all'infinito? Quella di un buco nero: sai che c'è, ma che non potrà mai significare qualcosa per la tua vita.
Il silenzio del telefono mi tranquillizza… mentre quello del cellulare mi tormenta.

Sono stato punito… punito per non aver saputo fare una scelta. Scegliere era necessario (come diceva Pascal). Ma io non l'ho saputo fare… e tu allora l'hai fatto per me. Una scelta d'amore! Ma come può essere amore se si sceglie di andare? Sì - stupido - lo è eccome! Si può perfino scegliere di morire per amore (l'hai forse dimenticato?).
Ma era proprio necessario che io dovessi scegliere? In base a cosa? E con quali criteri poi? Quello della vicinanza-lontananza? Quello della maturità-giovinezza? Quali altri criteri???
Potrà mai essere quantificato l'amore?
E se invece avessi optato per la via più facile? Allora non avrei avuto dubbi!
No… in realtà non potevo proprio scegliere… perché scegliere avrebbe voluto dire rinnegare tutto quello in cui ho sempre creduto… tutto quello per cui ho lottato e sperato per tanto, tantissimo tempo.

Mi sto rendendo conto come non sia proprio possibile il silenzio - un silenzio incolore - per chi ama…


Vorrei…

Un'aria appena tiepida e umida - intrisa di rinnovati umori - porta con sé la primavera dopo un inverno che sembrava non dovesse finire mai. E i rumori di una sega elettrica, i latrati di un cane, il tubare delle tortore e - più in là, tra gli alberi del parco - la voce dell'usignolo mi dicono che non mi sto sbagliando…
È un momento straordinario questo per me, un'occasione per ricominciare, un tempo per riascoltare voci troppo a lungo dimenticate… e profumi, e odori, e sensazioni. E quanti desideri! E quanta voglia di te… una voglia che mi consuma. Essa monta come la marea senza che io possa farci nulla, come un turbine che mi conduce in alto… senza controllo.
Voglio che tu abiti il mio tempo, voglio che tu senta ciò che io sento, voglio che tu beva questa mia linfa, e voglio che diventiamo insieme uno stesso desiderio… e uno stesso sogno.
Non voglio più reinventarti ogni giorno, e non voglio aspettare una nuova primavera per averti. L'innocenza vorrei rubarti, ma soltanto per ridonartela un po' più grande subito dopo… con i segni lasciati da questo amore.


Grammatiche della mente… e del cuore

Immagina pure tutto quanto…
e pianifica, e precorri il possibile.
E malgrado ogni sforzo ti ritroverai
senza alcun controllo…


Non ho dormito bene stanotte: sveglia alle 3.20! Ho tentato di riaddormentarmi ma, non essendoci riuscito, ho cominciato a pensare. Le tue parole forti - parole dolorose e piene di passione - ritornavano con prepotenza. Credo che se avessi potuto registrare i pensieri avrei riempito un discreto numero di paginette. Alle 5, poi, ci ha pensato il gatto a mettere la parola fine a questa notte un po' "tormentata" (grattava la porta… così ho dovuto aprigli per evitare che svegliasse tutti quanti). E ora - dopo aver bevuto il caffè - mi ritrovo a scriverti su un foglio di carta intestata, senza pc… come si faceva una volta.
Sai qual è stato il primo pensiero avuto al risveglio? Quello che anche tu debba scrivere un'altra lettera, e anche tu - come una volta - con carta e penna: ma non a me… ma alla tua amica (o ex-amica come dici tu).
Sai, a volte - e sembra quasi impossibile - le parole dette faccia a faccia sembrano quasi non bastare… forse perché talora si sente il bisogno di qualcosa di più "reale", di qualcosa che rimanga; talora si sente il bisogno di emozioni e di pensieri da tenere in borsetta o nella tasca dei pantaloni, pensieri da rileggere… come per rassicurarsi che non sia stata solo un'illusione averli sentiti proferire da una persona che ci sta a cuore, da un amico.
Quello che tu ora stai provando assomiglia - con le debite differenze - a ciò che ho provato io quando avevi deciso che non aveva più senso continuare a parlarmi… e - ripeto, con le debite differenze - senza voler darmi una spiegazione valida per il tuo andare. Hai ragione quando dici che non si possono buttar via anni di sogni condivisi, di pensieri… anni di confidenze. Ma le persone cambiano: lo dici tu stessa di essere cambiata. E fin qui niente di male. Solo che a volte si cambia andando in direzioni opposte, o comunque diverse… e questo succede soprattutto nella giovinezza, quando cioè si deve ancora costruire quasi tutto quanto.
Quindi - se mi posso permettere - ti consiglio di scriverle… con dolcezza, ma anche con fermezza. E scriverle che se - da parte sua - questo è un addio avresti quantomeno il diritto ad una spiegazione… solo per il bene che le hai voluto (e che le vuoi). Si può accettare infatti di perdere un amico: ma non per un capriccio, non per un'incomprensione, non per orgoglio.
È vero, sei giovane… ma di una sensibilità ed intelligenza non comuni. E se a me è bastato soltanto questo di te per provare stima, quanto deve essere bello - mi chiedo - averti come amica! Ma proprio per questo non ti devi scoraggiare davanti a un fallimento (o quello che ti sembra essere un fallimento)… perché l'amore non lo è mai: mai!

Quanto a noi… che ti devo dire? Che hai ragione quando dici che la nostra differenza di età rappresenta un ostacolo (ma conoscevi la mia età quando hai iniziato a scrivermi); e hai ragione quando dici che - proprio ancora per colpa dell'età - non possiamo partire dallo stesso punto per guardare il mondo; e hai ragione un'altra volta ancora quando dici che la tua esperienza di vita non può essere "ricca" come la mia. Ma non è dalla tua parte la ragione quando pensi che io ti possa aver idealizzato, e che quindi sia convinto di parlare a una donna quando invece mi trovo davanti una ragazza. Questa tua convinzione non ti fa star bene (e lo credo!)… ma sei sicura che sia proprio questo quello che penso?
Io odio la finzione, odio chi m'imbelletta e mi adula: ma tu questo non l'hai mai fatto! E preferisco di gran lunga un tuo scherno ai sorrisi gratuiti di chi non capisce.
Io mi rendo conto dell'equilibrio instabile di questa cosa che ci lega (qualunque essa sia), e sono anche consapevole che non potrò fare più nulla se tu te ne vorrai andare ancora una volta: per quanto mi riguarda sono stato tenace a lungo! E lo sai perché lo sono stato? Perché desideravo tu capissi il vero significato di quel legame che era nato in me senza che lo volessimo, senza nient'altro che parole scritte sulla carta: ma dettate dal cuore.


Percorsi

Sei l'origine, l'incipit, l'esordio,
lo squillo di tromba dei tempi eccelsi.
Sei la mia interiore cronologia,
la mia lucida follia… e il mio amore.

E sei percezione - e pura esperienza
e riflessione - e tensione irrisolta
e mia crepuscolare ossessione
nel congedo della sera…
dove lunghe le nostre ombre ancora
s'attardano.


Una giornata strana

Mi hai detto che saresti passata: e io ti sto aspettando.
E per riempire questa attesa, che altrimenti rischierebbe di sospendere i battiti del mio cuore, ripercorro ogni altra attesa e ogni altro momento che ho vissuto nella sicura certezza che tu - un giorno - saresti arrivata… arrivata finalmente da me. E mentre in sottofondo le onde sonore del concerto in re minore per due violini di Bach riempiono questa stanza, il pensiero di te mi pervade…
Quanto ti ho aspettata!

Non si finisce mai d'imparare, e non si finisce mai di cambiare! Ieri è stata una giornata strana, nel senso che lo stare insieme - per ciò che ci riguarda - non rappresenta mai un dato di fatto, un evento che possa essere sempre controllabile… e questo - anche se talvolta è motivo di tensione - è sicuramente un bene per l'amore, nel senso che aiuta a mantenerlo vigile, attento, e tutt'altro che acquisito una volta per tutte.
Tu dici che ieri hai notato in me una dolcezza particolare: credo tu abbia proprio ragione… forse perché sapevo come tu desiderassi - e io pure - una sovrabbondanza di attenzioni dopo quel mio allontanamento volontario di questi ultimi giorni: e così ho risposto - senza calcolo - a questo nostro bisogno, a questo desiderio di protezione… e a questa voglia di tenerezza.


Mi trovo spesso a combattere

Mi trovo spesso a combattere – e questo fa parte del mio sentire e del mio modo di essere - tra due fuochi: da un lato la prudenza, l'attenzione, il rispetto e lo sforzo "naturale" di non essere troppo invadente; dall'altro quella certezza e sicurezza un po' arrogante di trovarsi di fronte a "qualcosa" di atteso che si materializza, con la conseguente spontanea esuberanza - quell'esuberanza che non ti permetteresti nella vita di tutti i giorni - di fronte ad una persona quasi sconosciuta… o conosciuta in questo modo.
(Ora però abbandono il ragionamento per riprenderlo dopo)

Sono tornato; ma mi chiedo se tu sia veramente curiosa di sapere da dove io sia tornato (ma sono quasi certo che tu voglia saperlo: per l'arroganza di cui sopra). Bene!… te lo voglio dire, ma non adesso: vorrei invece continuare il discorso…

E vorrei essere sincero: di solito lo sono (a meno che la verità non faccia troppo male a qualcuno a cui vuoi bene). Ma sono anche consapevole che la veste che avrebbe dovuto contenere tutto quello che sto per dirti (ma credo che mi fermerò presto data l'impazienza di scriverti) non è quella più adatta: di certo non un commento in un blog (avrei voluto utilizzare la tua mail: ma ho pensato che sarebbe stata arroganza e avventatezza…).
La mia storia col blog risale a poco più di un anno fa (utilizzando il blog di Tiscali), ma l'idea non era nata dall'esigenza di scrivere qualcosa di mio quanto, piuttosto, di "tastare il polso" a quei lettori che si sarebbero scontrati con alcuni miei testi già presenti sul sito, sito che da quattro anno "nutro" amorevolmente. Volevo sentire pareri, forse trovare consensi… non so! E detta così sembrerebbe cosa tutt'altro che nobile. Ma - dico - a chi non farebbero piacere commenti positivi (se sinceri) sulla propria scrittura? Poi però sono stato shockato da una dama (di cui non conoscevo quasi nulla) che nella sola - ed unica - mail che mi scrisse mi disse che stava per morire… e che quella stessa lettera sarebbe stata così un addio. Ho pianto così tanto… pianto per una sconosciuta, o conosciuta nell'unico modo che avevamo scelto: con parole e poesie. Alcuni giorni dopo "spensi" anch'io (come aveva nel frattempo fatto lei) il blog.
Ora, da qualche settimana, ho aperto un nuovo blog qui (in Kataweb)… anche se non so ancora che cosa ne farò. L'unica cosa che so è che non smetterò di cercare - o di farmi trovare - se qualcuno busserà alla mia porta.

Ritornando al mio viaggio ho pensato che per ora ti dovrai tenere la curiosità… e che le impressioni avute (non resoconti, ma immagini… e quei colori che tu sembri amare così tanto) forse te le racconterò un'altra volta. Sempre che tu lo desideri… e lo voglia.
Un sorriso

Questo, quello che scrivevo l'autunno scorso a una donna conosciuta attraverso le parole di un blog.
Ora quei suoi pensieri non esistono più… sono stati cancellati!
E mi sto chiedendo quanto resteranno ancora nella mia memoria…


Sul Panaro…

Che giro in moto ho fatto ieri! 530 km di monti, colline, prati, fiumi, rocce… e neve incontrata sul passo dell'Abetone, dove ancora si può sciare.
Ma non è tanto l'importanza, il valore intrinseco dei luoghi visti - non proprio visitati, perché non ho fatto quasi altro che correre - quanto l'emozione che alcuni di essi hanno suscitato in me. La foto che allego a questa mia ne è un esempio! Stavo scendendo verso la valle del fiume Panaro quando mi sono imbattuto in un campo fiorito, un'immensa distesa di fiori gialli (ranuncoli?) a ricoprire la collina. Laggiù - in fondo - la strada, una vecchia cava abbandonata, le acque del fiume e - più in là - le montagne che nascondono la pianura modenese: uno spettacolo! Ho guardato a quel campo con occhi diversi, più limpidi… ma con un rammarico: di non aver potuto condividere tutto questo con un amico! Ho pensato subito a Van Gogh e a come avrebbe guardato lui quel "mare tutto fresco di colore". Io non potevo certo creare una tela… ma in quel momento è stato quello stesso quadro a creare me.

Fiori gialli

Adoro viaggiare così, senza quasi mete prefissate, e senza precisi programmi; adoro lasciarmi condurre dalle strade che s'inerpicano tra le colline, strade che non sempre sai bene dove ti porteranno: eh sì… perché a volte mi abbandono più al mio senso di orientamento che alle cartine geografiche!

530 Km per vedere un campo, e 530 Km per vedere uno spuntone di roccia all'apparenza ordinario, se non lo si rivestisse di poesia e di magia: quella poesia e magia che noi conosciamo così bene!


Quando tu non ci sei…

Inquieto veglio sul tuo sonno
all'alba di un nuovo giorno…

Che amore sarà mai questo
se appena non ci spaventa
e se a turbare non viene i nostri sogni…
e i nostri giorni.
E che sarà mai questo sentire,
quel perdersi, quel ritrovarsi ancora…
disperatamente.


È strano come a volte pensieri contrapposti emergano quasi contemporaneamente, come a voler equilibrare una situazione o uno stato d'animo di forte impatto emotivo.
Stamane, mentre guardavo un arco di luna d'argento in un cielo che ancora attendeva l'alba, pensavo quanto difficilmente - domani - giungeremo a una maggior consapevolezza di questo amore che ci lega, di questo desiderio sconvolgente, di questa passione che c'inebria e ci travolge. Ma nell'attimo stesso in cui è nato questo pensiero ne è emerso subito un altro a contraltare il primo: quale miglior momento di adesso per lasciare che ognuno segua la sua strada - peraltro già segnata? Perché aspettare lo sfinimento, il logoramento di un sentire che - sappiamo - non potrà che essere al massimo emulo di ciò che già stiamo provando ora?

Ho pensato questo, e mi sono vergognato con me stesso, ma - più forte - ho avvertito anche di non saper accettare di dirti addio se ancora ti amo… e se ancora mi ami. Ma dobbiamo forse aspettare - per farlo - che questo amore finisca? Dobbiamo aspettare - e subire - la stanchezza, il dolore di un allontanamento freddo e silenzioso? Dovrò aspettare che si esaurisca quel sorriso che nasce, quasi inconsapevole, quando ti penso… e quando mi pensi?

Attimi fa ancora vegliavo sui tuoi sogni! Ora, invece, pensieri inutili si affollano, quasi soffocandomi… pensieri che nascono soltanto quando tu non ci sei…


Congedo

A parte un raffreddore che si protrae - e a parte l'età che avanza - non posso proprio lamentarmi: tutto sembra "funzionare" bene nonostante i primi impedimenti di questa vecchia carcassa che mi ritrovo.
Ma se mi chiedi come sto, allora devo proprio dirti che le ansie, i dolori, e le ferite che mi porto dentro, sono un po' più di ieri. Ma in fondo so che questo è - e sarà - inevitabile!

Io - con te - sto mantenendo fede a una promessa: alla promessa di non tarparti le ali, di lasciarti libera, di non avere pretesa alcuna su di te, e di non sperare più in un'amicizia impossibile; tutto questo però - quando ci penso - mi riempie di smarrimento e di tristezza…
Qualche volta ho avuto paura che tu pensassi che i miei silenzi significassero abbandono, dimenticanza, disillusione: no!… so soltanto che i miei silenzi ti permetteranno di volare… dove, come, e quando vorrai; e so che permetteranno a me stesso di proteggermi.

Quante cose ti ho detto di me, e quante cose ho pensato di te; e quanta tenerezza, e quanto… amore? Se amore è quello spazio dentro di me dove tu abiti - dove tu continui a vivere - allora sì… allora posso dire di amarti.
Ora forse dovrei tentare di spiegarti meglio il concetto appena detto: ma come farò ad essere sicuro che tu capisca?
Una cosa, però, so che capirai: si può amare anche senza possedere, no? Bene… questo!… è quello che provo per te. E so che sarà così oggi… e so che sarà così domani.


Guerriero "K"

Da circa due settimane una sottile inquietudine si agita dentro di me, un'inquietudine mossa da un desiderio che sta emergendo piano piano. E così mi scopro a rubare immagini da riviste, e da internet; e mi scopro ad ascoltare un rombo che per strada fa voltare la testa, forse nella speranza - chissà - di vederla…
Sono così letteralmente bombardato dalle solite giapponesi che non pensavo minimamente ad altre tipologie di moto da acquistare.
E la mia Honda Transalp? Ottima moto, non c'è che dire… ma ora vorrei il sogno! Vorrei un animale da domare, ma un animale talmente bello da trattare anche con gentilezza. Ti ricordi quando ti dissi che l'estetica, in una moto, aveva per me un'importanza fondamentale? È chiaro come questa non basti da sola a soddisfare i miei desideri… ma sono sicuro che sacrificherei volentieri più di una prestazione piuttosto che rinunciare alla bellezza, piuttosto che rinunciare al carattere che emerge semplicemente guardandola.

KTM Adventure

Non so come io sia arrivato proprio stasera a questa "decisione" (una decisione - per la verità - ancora da limare con consigli che dovrò ascoltare)… ma so che se non potrò averla mi terrò la mia!
È un bicilindrico di 999 cc di cilindrata con 98 cavalli di potenza. L'aspetto è decisamente aggressivo… ma slanciato in alto: una moto dal carattere maschio! E forse è questa la sola cosa che un po' mi dispiace: ma credo che per una moto potrà andar bene lo stesso!


Take your sweet time

Ti scuso di cuore per i tuoi silenzi. Ma forse sono io che dovrei farlo - chiederti scusa - per aver dubitato, per aver pensato di essermi sbagliato a "vedere" in te quella persona attorno alla quale ho sentito sbocciare quello che io chiamo amicizia. Qualche tempo fa mi dissi come non ti andasse più di confidarti con me, come non riuscissi più a raccontarti, a dirmi ciò che ti agitava dentro; e perché questo? Per la sola ragione che forse non riuscivi più a sentire un'amicizia per me.
Questa cosa mi ha ferito tantissimo… ma ho comunque accettato la verità del tuo cuore; anche perché da te non avrei mai voluto nient'altro.
Mare Ho tentato allora di cancellarti dalla mia mente, di cancellarti dal mio cuore; e ho tentato di far finta che non esistessi, tentato di dimenticare di averti conosciuta. Ma non ci sono riuscito! E da quel giorno il silenzio è divenuto il mio rifugio, un posto dove potevo almeno proteggermi…

Nelle "solitarie" e poche parole che mi scrivi ti sento come perduta: posso, dunque, fare qualcosa nonostante io non sappia che cosa sia a turbarti? Forse un'incomprensione? Un amico che più non riconosci? Una delusione? O semplicemente la preoccupazione per la scuola, gli esami, la maturità?
Io sono grande, amica mia… e una parola per te - una parola che viene dal cuore - ci sarà sempre comunque.

Quanto mi piacerebbe, adesso, sentire che mi parli…
Ti voglio proprio un mondo di bene.


o Mare, Amore

Quando un mattino ti sveglierai pensando - chiedendoti - se io ti stia portando ancora nel mio cuore… pensa soltanto a quel canto che risuona in me continuamente, pensa a quale sia la mia più grande speranza, il mio desiderio più grande: un amore per sempre!
Ma ne saremo capaci? Come un filo splendente di luce che ci leghi…
in questa notte buia. (Sully)

Parlerò ai tuoi silenzi…
perché nessuno - come te - mi è amico.
Così ti porterò con me - o Mare mio -
in luoghi solitari, nel deserto,
tra fredde montagne e boschi profondi,
tra grida d'amore perdute nel vento,
tra i vuoti paesaggi interiori
di tanta, tantissima gente…

In nessun posto adatto, ricorrerò a te
- Amore - per trovar riposo, in te…
per trovar quella pace in un abbraccio
che - so - non potrà spegnersi domani.


Un'amicizia non muore

Com'è che ancora non mi sono stancato di te?
Perché tu hai - e hai avuto - fiducia in me, hai sentito come il mio cuore si sforzasse di essere "puro" prima ancora di "conoscermi", prima ancora che mi inviassi la tua prima lettera; hai creduto che dietro a delle malinconiche parole di una poesia si potesse celare un cuore buono, un cuore di gabbiano!
E non c'è nulla al mondo che possa ripagarti di quel gesto dettato - chissà - da quali pensieri, da quali sentimenti, da quali sensazioni ed emozioni. E non è certo un merito la mia pazienza di fronte a questa tua apertura.
È tardi stasera. Fuori la luna rischiara una notte particolarmente silenziosa: ma io veglio… e in questo momento sto pensando che tu - giovane donna - starai sicuramente riposando. Ed è bello sapere di esserci per qualcuno che nemmeno quasi si conosce…
La tua lettera - così generosa - mi ha allargato il cuore: e volevo dirtelo subito, volevo dirti subito - non desideravo farti aspettare - quanto sia dolce il sorriso che è spuntato mentre leggevo le tue parole.
Una mia lettera - una vera risposta all'ultima tua - seguirà (spero a breve) a questa… ma non potevo farti attendere oltre una risposta che sentivo già di poterti dare: che un'amicizia non muore.
Ti abbraccio forte.


Un'amica un po'… speciale

Di David Grossman non soltanto possiedo il libro "Che tu sia per me il coltello" (ce l'ho sullo scaffale… ma non l'ho ancora letto) del quale tu fai riferimento nell'ultima tua, ma possiedo - ed ho letto - "Col corpo capisco", un buon libro, un libro che parla delle strade impervie - e dolorose - percorse dalla gelosia.
Ma questo - per me - non è proprio un buon momento per leggere; non che manchi il tempo… ma è come se i momenti liberi bastassero appena a permettere alla mia mente di veleggiare tranquilla dove più le aggrada… e dove più le pare. Comunque sicuramente arriveranno tempi migliori - chissà - anche per la lettura.
Io sto bene, e non m'importa se qualche volta ti dimentichi di chiedermelo… perché - a modo tuo - lo fai in continuazione quando mi scrivi; e basta questo a rendermi contento.

"Mi domando come sarebbe se ci incontrassimo realmente… se tutto sfumasse così! Magari non avremmo niente da dirci… o magari no!". Questo, quello che mi dici nell'ultima tua.
Che dire? Io ho 45 anni… e nulla sembra più spaventarmi ormai; nemmeno se da un evento del genere potessi uscirne deluso. Ho imparato che ogni occasione che si presenta - soprattutto se voluta e sentita profondamente - è sempre meglio viverla: viverla… piuttosto che rimpiangerla. Dire questo - nel nostro caso - potrebbe forse sembrarti esagerato: ma in fondo non credo lo sia.
Ma - dico - come potresti? Come potresti deludermi? Non sei forse tu quella che mi scrive - e si racconta - da così tanto tempo? Non sei forse tu quell'amica un po'… speciale?
Ma davvero ti spaventerebbe così tanto se ci dovessimo incontrare?

Pochi minuti con te… e il tempo è volato; ed ora - ora che sto per inviare questa mia - sento già che mi mancherai, sento già che mi mancheranno questi momenti dove - tu ed io - siamo stati uno di fronte all'altra, magari anche soltanto per dirci cose banali…


Un "distratto" e fuggevole… incontro

Gentile amica,
lungo le strade della nostra vita incrociamo quotidianamente persone e volti nuovi. Ogni giorno, infatti, ci capita di posare almeno uno sguardo su chi ci passa accanto (uomo, donna, bambino), su ognuno che ci sfiora. Fuggevole incontro E qualche volta resta impressa un'espressione, un gesto, talora un bel viso, un sorriso… ma sono immagini, queste, quasi sempre destinate a perdersi, a divenire quelle "evanescenti meteore nel nostro cielo": perché senza una conoscenza - una conoscenza che segua a un pur fuggevole incontro - si resterà semplicemente degli estranei.

Con noi, oggi, è successo l'esatto contrario: un incontro - sì - "distratto" e fuggevole, un incontro preventivato e possibile… anche se non pianificato; ma due persone che non conoscevano i rispettivi volti - custodi però di confidenze reciproche - si sono alla fine incrociate: ed è stata una benedizione.
Ora mi sento più tranquillo, quasi appagato di poter dare un volto ai tuoi pensieri… e contento che anche tu possa fare altrettanto. Ma quante cose avrei voluto dirti oggi, quante cose osservare di te… E anche se questo non è stato alla fine possibile, ugualmente ti ringrazio per quei lampi di simpatica agitazione che ho scorto nei tuoi occhi… moti d'animo che hanno dato un senso e un significato anche agli accelerati battiti del mio cuore.
Ciao :-)


Per scambiare due parole (Lettere a una sconosciuta)

Stasera mi son detto: e se fossi io ad avvertire l'esigenza di scrivirle? Eccomi qui allora, per un saluto, e per scambiare due parole in amicizia…
Sei dunque anche tu della classe 19**? E sai perché ti avevo scambiata per una ragazza? Per quel tuo "bussare" piano alla porta, quasi con timore… e per quel "voi" che continui ad usare anche adesso (come se dando del "tu" avessi paura di offendere qualcuno). Devi sapere però che qui - al mio indirizzo - si può dire di tutto (o quasi)… e senza nessuna paura. È passato da un bel po' il tempo dove una parola buttata lì, "imprudentemente", poteva farmi arrabbiare. Qualche mese fa ricevetti, infatti, un "attacco" in piena regola da una donna che reputava questo mio sito un semplice "sfogatoio"; e ho pensato che la mia miglior risposta sarebbe stata quella di pubblicarne integralmente il testo, come poi ho puntualmente fatto in data 17 mar 2006.

Tu mi racconti di quello che stai vivendo, e di come questo non sia un buon momento per te… Ma chi è colui che talvolta non sperimenta periodi di questo genere? Nessuno - purtroppo - è del tutto immune agli attacchi delle "bufere" interiori. Ma spero tanto che il problema condizionante questo tuo stato sia - alla fine - risolvibile.
Ho pensato - in merito al fatto che mi dici di non poterti permettere di sentirti così - che forse sei una madre… E - si sa - come davanti agli occhi dei figli si cerchi e ci si sforzi sempre di non sembrare troppo fragili. Ma spesso sono proprio i figli a pretendere che i genitori siano sempre forti… per poterci fare carico anche dei loro problemi. Ma che altro possiamo fare? Li amiamo…
Troppo spesso la vita sembra andare oltre… trascinandoci, piuttosto che essere da noi condotta. E chissà se, in questi casi, il semplice fatto di essere donna sia di qualche aiuto…

E hai ragione a proposito della solitudine, quando dici che "ci si sente soli anche se in realtà non lo si è… un po' come succede nell'amore". Io credo, infatti, che a volte ci si senta soli perché l'amore che si prova dentro crea spazi di bisogni così grandi, così smisurati, che nessuno mai potrà colmare interamente.
Buona serata…


La metà migliore

Che cosa dà una persona a un'altra? Dà se stessa, ciò che possiede di più prezioso, dà una parte della sua vita. Ciò non significa necessariamente che essa sacrifichi la sua vita per l'altra, ma che le dà ciò che di più vivo ha in sé; le dà la propria gioia, il proprio interesse, il proprio umorismo, la propria tristezza, tutte le espressioni e le manifestazioni di ciò che ha di più vitale. In questo dono di se stessa, essa arricchisce l'altra persona, sublima il senso di vivere dell'altro, sublimando il proprio. Non dà per ricevere; dare in se stesso è una gioia squisita. Ma nel dare non può fare a meno di portare qualche cosa alla vita dell'altra persona, e colui che riceve si riflette in essa; nel dare con generosità, non si può evitare di ricevere ciò che le viene dato di ritorno. Dare significa fare anche dell'altra persona un essere che dà, ed entrambi dividono la gioia di sentirsi vivi. Nell'atto di dare nasce qualcosa, e un senso di mutua gratitudine per la vita che è nata in loro unisce entrambe.

Erich Fromm (L'arte di amare)


Riprendendo in mano questo saggio di Fromm mi accorgo - con sgomento - della data d'acquisto in calce: marzo 1982.
Erano quelli i miei anni venti!, gli anni della mia rivoluzione interiore, gli anni del mio apprendistato…

Sto rileggendo per l'ennesima volta "Il miglio verde" di Stephen King, e anche questo mi riporta indietro a quegli anni… ma per vie traverse che ora non so spiegare. E mi sto accorgendo come questi pensieri che mi stanno sgusciando fuori dalle mani non siano soltanto per me… ma anche per voi che ora state leggendo. E scrivo con gli occhi velati… e con il cuore in subbuglio, per tutte quelle immagini che il libro continua a smuovermi dentro, in un accavallarsi disordinato di emozioni afferrate da un ardito - quanto prodigioso - slancio di memoria, in questa bella mattina di maggio.
Anni difficili quelli, anni di inquieto torpore dove maturavano - senza saperlo - i germi di quello che sarei diventato poi; anni che mai e poi mai - anche potendo - vorrei rivivere. Ero uno stupido ragazzo, superficiale quanto basta per mettere continuamente a tacere la coscienza, quella coscienza che, però, non mi ha mai dato tregua, che mai mi ha lasciato tranquillo, quella coscienza che continuava a dirmi di avere pazienza, di perseverare… ma senza mai indicare chiaramente uno stralcio di meta che non fosse avvolta nella nebbia.
Sono stati anni d'inquietudine profonda…

E che cosa - alla fine - sono diventato? L'unica risposta che so darmi, oggi, è quella di una persona che non ha più paura di fare spazio, di vivere l'emozione… anche quando questa fa così male da annientare, anche quando sarebbe opportuno soffocarla ricollocandola laggiù… oltre quelle onde schiumose di cui parla Robin.
Non credo sia proprio possibile vivere soltanto la metà migliore della vita… ma non sarà forse questo a rendere quest'ultima così bella?


Non ne posso più del dolore che sento e vedo, capo.
Non ne posso più di vivere in strada, solo come un pettirosso sotto la pioggia. Mai un amico da andarci assieme, un amico che mi dice da dove veniamo e dove stiamo andando e perché.
Non ne posso più della gente cattiva che si fa del male. Per me è come cocci di vetro piantati nella testa.
Non ne posso più di tutte le volte che ho voluto rimediare e non ho potuto.
Non ne posso più di stare al buio. Soprattutto è il dolore… ce n'è troppo. Se potessi smettere di sentirlo, lo farei. Ma non posso.

John Coffey (da "Il miglio verde" di Stephen King)


Il tuo lato più bello

Conosci Vivaldi? Non soltanto il Vivaldi delle "Quattro stagioni"… ma qualcun altro dei suoi concerti per violino?
Non so perché questo pensiero, stamane… ma questa musica mi ricorda te, almeno quel poco di te che credo di conoscere, quello che sento leggendoti, e quello che nasce lasciando parlare le tue poesie… quelle poesie che hai voluto condividere con me.
"E mi piace pensare che ci farà credere maggiormente in questa amicizia" mi scrivi nell'ultima tua. E mi fa felice questo, questo tuo desiderio che si tinge di una speranza ancora acerba… ma "volitiva". Comunque devi sapere - ma forse già lo immagini - che io continuerò ad esserci fintantoché tu continuerai a credere in questa "cosa".
E a questo proposito ecco che ritorna Vivaldi con quei suoni limpidi, naturali - quasi suoni di natura - che ti fanno desiderare che la musica continui… che continui ancora per un poco. Ma mentre ascolto c'è dell'altro che mi riporta a te… la dolcezza, la leggerezza di questa musica unita alla triste consapevolezza che tra poco sarà - ancora una volta - silenzio. Per quest'ultima immagine confesso di aver avuto bisogno di vederti, di guardarti… anche mentre scappavi via con il tuo amore, quasi correndo, di sicuro con urgenza, e indovinandone il motivo. E credo che la malinconia che quell'immagine ha suscitato in me sia il frutto delle tue parole, di ciò che mi scrivi nelle tue lettere, di quel sentimento di accettazione, quasi di rassegnazione a un destino che non vorresti, ma che sembra sovrastarti.
Ed è questa tua resa apparente a riempirmi di tristezza… come il canto limpido di un violino nel silenzio della sera.
Un bacio, mia giovane amica…


Un po' peperino…

Ciao Sully, forse la tua del 9 maggio non era rivolta a me, ma colgo ugualmente l'occasione per dirti che effettivamente ti sento molto diverso da come ti ricordavo, e non mi riferisco solo a quest'ultimo scritto. Peperino Un po' troppo aggressivo e un po' (e non ti devi offendere) arrogante: "peperino", come dici tu. Forse mi piace di più il contatto diretto con la persona; forse, e potrebbe essere un'illusione, ci sarebbe meno spazio per il fraintendimento. Non riesco mai a capire bene a cosa - e a chi - ti riferisci. A dire il vero ho molta curiosità - e intendo quella sana - per le persone, ma probabilmente non amo questi rapporti virtuali. Probabilmente non hai neppure capito bene come sono. Non sono mai stata molto loquace… sono una silenziosa; sono attenta e presente, ma amo poco parlare, forse perché è facile parlare troppo e per niente. Il mio amore per la poesia deriva probabilmente da questo: un testo ermetico e conciso.
Non ci crederai, ma a suo tempo ho cercato più volte di risponderti, anche se ogni volta ho pensato che non era la lettera che ti sarebbe piaciuta e che ti saresti aspettato. Ho scritto… e poi cancellato tutto.
L'amicizia - quella vera - credo sia quella che ti permette di dire veramente all'altro tutto quello che senti… e senza alcun timore.
Un caro saluto. Con affetto…

Fiore

"Take your sweet time": è questo il titolo del testo al quale ti riferisci? Evidentemente sì!
Però l'arrogante Fabrizio non ha scritto questo testo pensando alla gentile Fiore; lo ha scritto invece per una ragazza, per una "sua amica"… dopo due anni di corrispondenza.
A me non piace troppo il virtuale Fiore, proprio come a te. È per questo che ricordo così bene le nostre passeggiate, le nostre parole, la tua camminata pacata ed elegante… la tua "passione" e la voglia di musica che mi faceva così tanto piacere.
Sai Fiore? Non credo tu abbia ragione sul fatto dell'arroganza… semplicemente non puoi conoscere - e come potresti? - il contesto delle mie risposte, e del sottofondo emozionale che le suggerisce. Ma è possibile che a volte succeda come dici tu… ed è una cosa che neppure io sopporto. Io sono una persona che lotta - fino alla fine - quando quello per cui sta lottando è importante (e forse il desiderio di non arrendersi assomiglia a volte all'arroganza). E cosa c'è di più importante dell'amicizia? Che cosa più importante dell'amore?
Ti prego Fiore, non giudicarmi senza conoscere… e senza sapere; io e te siamo stati amici! Certo, sono passati tanti anni… ma cosa ti fa credere che io sia così cambiato? Così tanto che tu non possa ancora riconoscermi?
Un sorriso…


L'amicizia… talvolta

È bella l'immagine del mare: l'unica cosa che mi calma quando lo guardo. Il mare, come cura per i miei sbalzi di umore… benché tutto mi appaia ancor più nostalgico… (Cecilia)

Chissà a cosa starai pensando in questo momento… non so perché, ma è come se il tuo silenzio mi comunicasse qualcosa. È una cosa strana, non so spiegarti…
Forse preferisci non scrivere per un po'?
Ti chiedo questo non perché aspettavo una tua e-mail, ma solo perché ho questa sensazione… nient'altro.
Una domanda: a quando una tua nuova poesia nel sito? Che tu ci creda o no, io ricordo ancora quella stupenda che lessi la prima volta; non che le altre non siano belle ma, sinceramente, quella mi colpì tanto… e mi colpisce ancora.

Sto ascoltando Vasco (ovvio :-p ), una canzone bellissima che si chiama "Dormi dormi".
Ora vado.
Ciao Sully

Cecilia


È stata una buona giornata oggi… almeno per me (ma spero che lo sia stata anche per te): l'aria asciutta e tiepida, e un sole che mi era veramente mancato in tutti questi giorni di pioggia.
Ma è di sera che arrivano i turbamenti, i ripensamenti e le riflessioni spesso negative. Purtroppo non so nemmeno opporre una valida resistenza ai loro attacchi: forse perché sono stanco, o perché non ci tengo nemmeno così tanto a difendermi. Ma è anche vero che di sera - prima di andare a letto - non manco mai di rivolgerti un saluto… e un pensiero.
E ora lo sai!

Sully


Scusami se non rispondo subito… è che sono davvero incasinata; tra scuola, e scuola guida, non so dove sbattere la testa. :-p
Sì… di sera arrivano le malinconie più strane, che credevi dimenticate o sparite; però è la parte della giornata che più mi piace. Forse è sbagliato dire che la preferisco, perché tutto sommato sono un tipo vitale, che ama anche la luce del sole e stare con la gente. Però la sera scopre una parte di me che è difficile esternare; che sia un bene o un male, non lo so… E se a questo ci aggiungi una musica particolarmente nostalgica, l'opera è completata ;-).
Sto ascoltando Astor Piazzolla… un compositore argentino che suona il bandoneón (una specie di fisarmonica)… è stupendo…

Domani è manifestazione (nazionale, dicono… ma non lo so) contro la riforma della scuola prevista dalla Moratti. Questa donna fa solo danni… se fosse per me, si dovrebbe ritornare alle scuole filosofiche dei Greci, dove il sapere era davvero la cosa più importante, dove non esistevano i debiti, le promozioni (e le bocciature), le interrogazioni… e soprattutto i voti.
Potrei iniziare a dilungarmi su quest'argomento, ma non mi sembra il caso… perché poi divagherei pericolosamente :-).

Come sto? A parte il rapporto con mia sorella, che in questo periodo mi angoscia particolarmente, penso che le cose vadano bene. Posso farti una domanda?
Nel sito ho letto varie lettere… con vari mittenti e destinatari… ma di chi sono? E perché le hai messe nel sito? Sono inventate o reali?
Come vedi sono 3 domande… ma sono fatta così…
Ti devo salutare… ma spero di trovare più tempo per scriverti altro.

PS… lo so che mi pensi… anch'io lo faccio, anche se può non sembrare :-).

Cecilia

Mare
Sai Cecilia? Quando ho avuto l'occasione di parlare di te (e di te ho parlato soltanto a due mie amiche) mi hanno sempre guardato in tralice… e con un sorriso ironico… forse chiedendosi che cosa tu veramente rappresentassi per me.
A volte è così difficile da capire il cuore… così difficile che pure noi stessi possiamo talora porci domande (e non sempre con una risposta chiara) a questo riguardo.
Io so soltanto che sono stato bene, so soltanto che - al di là di qualche paranoia - ti porto dentro di me… e che questo mi dà un senso di benessere e di tranquillità.
I momenti dell'agitazione sono ormai finiti… e ciò che rimane è riconoscenza… e un grande desiderio di dirti grazie.

Ieri ho ripercorso - anche se non in toto - quella nostra corrispondenza che mi è rimasta… quante cose belle ci siamo scritti!
Perdona la mia vanità (non è questo il caso)… ma per cose belle io intendo che - tra noi - a parlare è sempre stato il cuore.


Se tu non ci sei

Non un pensiero soltanto tu sei
che - con stupore - emerge all'improvviso…
ma l'onda lunga dell'oceano
che - possente - ti porta in alto
nel leggero abbraccio della sua forza.

Ma tutto questo non mi salva dallo smarrimento, dalla solitudine, dalla rabbia, dalla gelosia che da questo amore traggono alimento… da quell'amore che ci ha reso migliori.
Se soltanto fosse meno quello che provo!… di sicuro non farebbe così male.
Non poteva bastare un sentimento onesto, un'attrazione, un desiderio semplice, immediato, un volersi reciproco… senza dolore? Perché questo vuoto, questo senso di perdita se tu non ci sei?
Perché soffocare sempre l'entusiasmo quando ti vedo?… quando non sei sola?
Perché non gridare che mi manchi?… che sei il mio amore?

Soltanto se imprigiono il pensiero di te riesco a sopravvivere. Ma se appena lo lascio libero, ecco che mi sento completamente alla sua mercè… e muoio.


Così difficile…

È così difficile tutto questo… così difficile saperti in compagnia, liberamente, serenamente (come è giusto che sia) ma senza di me. Credi forse che quando mi hai chiesto di vederci anche stasera io non sia stato tentato di dirti di sì? Ma non posso averti soltanto per me!… e non posso perché - anche volendo - io non ci sono; io non ci sono quando viene la sera, quando dopo una giornata di lavoro si libera la mente e - insieme - si percorrono i sentieri dell'amicizia, della condivisione, dell'amore.
Noi siamo due mondi irrimediabilmente separati ma che - dopo essersi conosciuti - irrimediabilmente si attraggono l'un l'altro. Ma non è tanto l'oscurità il loro regno condivisibile, non le dolci ombre della sera, quanto piuttosto la luce forte del giorno, una luce talora accecante… così tanto da ferire gli occhi.

Mi manchi… ma va bene così, e dovrò accettarlo per le ragioni di cui sopra e per un milione di altre ragioni. Soltanto che, subito dopo esserci allontanati, quella sensazione di perdita e quel senso di vuoto - che ti fa perdere ogni punto di riferimento - crescono a dismisura!


Come sigillo…

Stasera non ho sonno… e starei su tutta la notte (l'ho fatto più di una volta!) ma so che domani la mia stanchezza maledirebbe una decisione del genere.
In questi giorni ho pensato alle parole che mi dici quasi in continuazione (magari tra le righe), al fatto di sentirci - a volte - irrimediabilmente soli (e non sempre perché soli fisicamente), costretti a consumare da soli ciò che ci turba e ci preoccupa… condannati a non poter quasi mai condividere fino in fondo quelle emozioni che ci abitano, che ci cambiano, che ci fanno vivere.
Stasera mi ascolto che mi dico: - Non voglio diventare vecchio! :-) forse perché è in questa stagione che sto vivendo le emozioni più forti, una stagione che altri etichetterebbero come "troppo tardi". Ma troppo tardi per cosa??? Vorrei gridare la mia gioia… e vorrei gridare la mia rabbia e la mia passione; vorrei che qualcun altro si accorgesse di ciò che si agita al di là di quel mio "broncio" che da fuori appare. Ed è soltanto fortuna che qualcuno che conta se ne sia alla fine accorto! :-)

Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco…
(Cantico dei Cantici)

Che altro chiedere alla vita se - per qualcuno - rappresentiamo tutto questo?


Desideravo un sogno

Sospesa sopra di me - come le fitte maglie di questa canicola - la mia voglia di te. Ma essa pure mi abita - e mi possiede - influenzando ogni cosa, ogni mio movimento, ogni mia postura, ogni mio atteggiamento. Non quindi una semplice presenza la sua… ma un possesso pieno, un qualcosa che mi cambia, che mi completa e che mi fa sentire - pur nella mia fragilità - invincibile.
La consapevolezza di appartenerci sta "liberando" sempre di più questa nostra corporeità proprio in virtù di questo amore, un amore che ci affranca dalle pastoie, dalle catene di tutto ciò che comunemente viene considerato lecito, conveniente. Divenendo l'uno parte dell'altra veniamo restituiti nuovamente a noi stessi… ma in modo nuovo, cambiati e trasformati da quello stesso amore al quale ci eravamo affidati all'inizio con tremore, ma anche con fiducia e speranza. Ed è per questo che anche l'assenza di te, oggi, profuma di poesia, di desiderio, di pensieri nuovi…
Danae Mi sto rendendo conto come sia l'amore - non la sola attrazione, non il solo desiderio - ad abbattere gli argini che trattengono questa passione, a liberarla, a renderla incontrollabile e incontrollata; come soltanto l'amore riesca a spostare in avanti - allontanandoli - i limiti di questa voglia che ho di te, di questo desiderio che mi accende, di questi fremiti che scuotono le mie carni. E mi scopro a guardarmi, a toccarmi, ad osservarmi… come non avevo fatto mai; e la certezza di appartenerci fa di me un tuo possesso, un qualcosa che esiste per i tuoi occhi, per le tue mani, per la tua bocca…

Desideravo un sogno che fosse soltanto mio, e un nome che portasse con sé - celandoli - significati da custodire, da preservare… e sei arrivata tu!


Inquietudine

Vedi come sono? Imprevedibile! Sicuramente pensavi che non mi sarei mai fatto vivo stamane… e invece eccomi qui a condividere con te un piccolo momento della mia "semplice" vita. Quando ridivento consapevole che tu sei con me - che tu abiti in me - provo una gioia quasi viscerale, contagiosa…

Stasera mi ha sfiorato il tramonto in un campo di grano… e ho pianto come un bambino; e quanto avrei voluto condividere con te questo momento, e poterti descrivere ciò che ho potuto vedere, sentire. Ma vediamo un po' se riesco a raccontartelo.

Verso le 18 ho inforcato la moto - e il libro che sto attualmente leggendo - e sono andato al passo Roverello per poter leggere in un luogo che aiutasse a farmi sentire maggiormente parte di un tutto. Complice in questo una piacevole brezza finalmente fresca che veniva a incontrare il mio volto, e i miei capelli; a un certo punto mi sono perfino sdraiato sull'erba con il libro aperto sullo sfondo azzurro del cielo. Verso le 19, deciso che era giunta l'ora di partire per tornare verso casa, i miei occhi si sono posati casualmente su un campo di grano mosso dal vento e investito dai raggi dell'ultimo sole. È stato proprio in quel preciso istante - forse complice uno sfarfallìo dorato di luci ed ombre - che ho deciso di "tuffarmici" in mezzo: e mi sono messo a correre, con le braccia aperte, e sfiorando col palmo delle mani quelle spighe mosse dal vento. E ho avvertito - con un'improvvisa vertigine - che quello sarebbe stato anche un buon momento per morire…

A volte ho paura di questa mia sensibilità, di questa piacevole inquietudine che mi fa cercare di continuo quelle emozioni che mi fanno vivere… ma che mi lasciano così svuotato dopo averle provate, che mi lasciano - come dopo un incontro tanto atteso - con quella malinconia che affiora quando giunge il momento di andare…

Ora non mi resta che abbracciarti…


Una vita a scomparti

Leggo di sentimenti puri: la gioia, il dolore, il calore dell'amore traspare in ogni frase; e cercando - e scavando - in ogni parola ritrovo un po' di me… e tutto il mare di sentimenti che mi travolgono.
Vivo un amore "sbagliato", un amore che so non dovrebbe esistere; un amore che in alcuni momenti diventa logorante, un sentimento che sembra consumarmi…
Sapevo che sarebbe andata così, era tutto talmente chiaro sin dall'inizio… ma come si può rinunciare alla meraviglia? E allora ti abbandoni… pensando che qualsiasi dolore arrivi sia sopportabile in virtù di tutto l'amore che provi.
Vorrei che la mia vita fosse a scomparti… tutto separato, e nulla che intacchi nulla: ma so che non è possibile! Solo che i pensieri nascono, e con essi la gelosia e quell'ansia di perdere tutto ciò che era già perduto sin dal principio…
Può un amore nascere nonostante l'assoluta e certa consapevolezza della sua fine?
Solo un grande grazie a te… e al tuo cuore.

Rachele

Ciao Rachele,
scusa del ritardo con cui rispondo a questa tua… ma sono stato via una settimana (sono tornato ieri).
Quello che mi scrivi lo capisco (oh… come lo capisco!); e leggendoti ripercorro ancora ogni attimo, ogni emozione provata, ogni turbamento che sempre accompagnano l'amore… quando questo ha la fortuna di nascere! E so che non è possibile scindere le sensazioni che vorresti da quelle che non vorresti provare: ma così è - inevitabilmente - l'amore: solo che ti fa sentire viva, ti fa sentire speciale… con un cuore grande. E lo so che spesso siamo legati da un'antica promessa - da una promessa d'amore - ad un'altra persona: ma forse dovremmo impedirci (e come?) di provare ciò che proviamo?
Comunque ricorda (e lo dico soprattutto per me) che l'amore rimane… e che non potrà mai essere rinnegato.
Venere di Milo In allegato ti invio quella che reputo un'opera sublime della genialità greca, la Venere di Milo (Afrodite). Ritorno infatti da Parigi e - al Louvre - me la sono ritrovata davanti: icona stupefacente di un amore severo ma totale, di un amore "ostinato", voluto, di un amore che sembra voler dire: per sempre! E mi sono emozionato fino alle lacrime; e avrei voluto toccarla, accarezzarle il viso, il collo… il seno.
L'arte (come la vita) quando è vera, dona senso a tutto quanto: a certi turbamenti, a certi smarrimenti… e a tutte le nostre lacrime.
Grazie Rachele…


Prima di ritrovarci

Dopo quel tuo sms di stasera - letto con quasi due ore di ritardo - provo a cavare da questa mia mente assopita (dal caldo?) quelle parole che faticherebbero ad emergere da sole. Sono come chiuso in un involucro, in una cappa ermetica che non riesco - o forse non voglio - distruggere e che mi tiene come sospeso sopra le emozioni. È come se queste ultime mi scivolassero addosso senza stimolare un vero evento, un motivo o un impulso al cambiamento… se non un sorriso ebete (anche se beato).
Sono stato bene oggi… e nemmeno io avrei voluto essere da un'altra parte: forse per il fresco?. Ma sì, lasciami scherzare un po'; vorrei tanto cercare di sdrammatizzare quell'ansia sottile che leggo nei tuoi occhi, quella sensazione di precarietà… come se improvvisamente temessi di dover correre da sola.
Ti voglio bene… e non sarà certo uno smarrimento dello spirito, una stanchezza passeggera o un umore altalenante - quasi ciclotimico - ad intaccare questa consapevolezza.


Rumore bianco

Ho saputo proprio oggi che lei, dottoressa, ha appena compiuto gli anni: sono ancora in tempo per farle anch'io gli auguri di un sereno compleanno?
Saprà sicuramente quanto sia importante, al giorno d'oggi, avere qualcuno per amico: naturalmente non ho certo la pretesa di essere io a rappresentare per lei tutto questo; ma il solo fatto di renderla partecipe di questi miei pensieri mi libera da un peso che stavo portando ormai da troppo tempo: il peso della lontananza, quel peso dato dal pensiero che non sempre siamo così importanti (e come potremmo?) per coloro verso i quali desidereremmo esserlo. Sono così difficili - e casuali - i rapporti umani!: uno, magari, potrebbe rappresentare - e illuminare - il nostro mondo… ma, ecco, che si limita soltanto a sfiorarci… per poi perdersi per sempre. Talora capita, invece, che chi ci vive accanto non riesca semplicemente a dirci quanto siamo noi - o potremmo diventare - importanti per lui: ma anche in questo caso spesso l'occasione sfuma per paura, per viltà o per mancanza di coraggio.
Certo, non si potrà mai conoscere il mondo intero… ma come vorrei, a volte, poterlo fare!
Crede che lei - in questo mese trascorso nel silenzio - non abbia mai abitato i miei pensieri? Ma se pensasse così… oh quanto si sbaglierebbe!
Rumore bianco

Cecilia (la ragazzina con la quale avevo una corrispondenza da circa tre anni) se ne è definitivamente andata!

LEI: Grazie per esserti ricordato di me… Anch'io, dopo gli esami, me ne andrò in giro (un po' da mia sorella, un po' da mia cugina e, se mi mandano, mi piacerebbe ritornare in Spagna).
Credo che questo sia un po' un addio visto che all'Università non avrò il computer e, di conseguenza, sarà difficile sentirci… Mi sento un po' in crisi, ma tu non preoccuparti.
Spero che tu sia felice, e grazie davvero del tuo interessamento nei miei confronti… perché non sempre merito tanta attenzione!
Un abbraccio.

IO: Beh… allora addio! E anch'io mi sento in crisi… ma, pure tu, non preoccuparti: sopravviverò. E non credo serva dirti che anch'io vorrei saperti felice… perché in cuor mio non ho fatto altro che augurartelo da quando ti conosco.
Avrei desiderato tanto conoscerti veramente… e poter osservare il tuo volto, e specchiarmi sul tuo sorriso. Ma forse sarà - come già ti dissi - per un'altra vita.
Ti ho voluto bene… ma è questo un sentimento che si espande anche in un presente dove tu - ormai - non ci sei.
Come sempre… il mio più bel sorriso.

Sono fatto male… Forse dovrei imparare a mandare a quel paese tutti quanti e fregarmene altamente! Se solo non fosse per questo amore che si espande…

Mi rendo conto che non è questo un modo molto allegro per augurarle buon compleanno. Ma, dopo un mese di silenzi interiori, sono felice che la prima persona alla quale ho pensato di confidare un malessere, volutamente occultato per così tanto tempo, sia stata lei.
Come sempre… un sorriso.


Alzheimer's disease

Ciao Patrizia, come sta tua madre? Non credo di avertelo mai chiesto: ma mi dispiace per lei… e mi dispiace per te. Tra le tante patologie che affliggono le nostre vite, quella che ha colpito tua madre è certo una delle più terribili.
Noi amiamo quel prodigioso miscuglio di miracolo e di follia che è la vita!… almeno fintantoché è ancora possibile dire un "ciao", dire un "ti voglio bene" a coloro che amiamo. Ma quando non si è più in grado di farlo? Credo che in questi casi diventi indispensabile una sovrabbondanza d'amore da parte di chi è ancora in grado di farlo, da parte di chi desidera con tutte le proprie forze continuare a credere che l'amore vince sempre… sempre, nonostante tutto.
Orizzonti Cara amica, le persone si misurano sulla loro capacità di amare… e questo è l'unico metro che conosco, e l'unico che conti veramente. E con la forza dell'amore sono sicuro che potremo continuare a credere nella "favola bella" e in quei sogni che ci piace colorino d'azzurro i nostri limitati - eppur smisurati - orizzonti.
Un abbraccio.


Soltanto un attimo

Ti porterò con me dove il silenzio è più profondo,
dove muore il giorno e comincia la notte…
per colmare ogni ferita inferta. (Sully)

Ho così bisogno che questo amore
non si areni…
e bisogno di quella poesia
- mia e tua - che l'ha fatto nascere.

Cercando altrove ciò che ci donammo
a volte ancora mi perdo.
Ma è soltanto un attimo…
prima di ritrovarti ancora.


Arriverà anche settembre

Stasera (ma ormai è quasi domani) sono andato a rileggere alcune vostre lettere. In questo mese di agosto la posta, infatti, è desolatamente vuota: così ho pensato che se fossi andato a rileggere ciò che mi avevate scritto forse mi sarei sentito meglio.
Dany spiega in modo meravigliosamente triste ciò che alcuni di noi provano in questi giorni quando le città si svuotano e i più se ne vanno in vacanza; ma so che a me non serve aspettare agosto per provare quella malinconia (a volte così dolce!) che nasce da un silenzio dove c'è spazio soltanto per pensieri solitari; no, per provare questo genere di abbandono a me basta che arrivi la sera. Eppure io amo la sera… l'unico momento in cui non posso proprio barare con me stesso. Durante il giorno, infatti, anche un pensiero che fa male trova difese che tendono a scoraggiare i suoi assalti. Ma la sera… sembra quasi che l'amore non basti!

Quanti pensieri, quante confidenze, quante parole coraggiose… quelle stesse parole che hanno cambiato tutta quanta la mia vita. Rachele - e tante come lei - mi dicono grazie… ma sono io che dovrei ringraziarle: perché la paura di essere da soli a portare questo sentire può paralizzare la speranza, accecare la vita.
Dany sta aspettando che questo mese finisca presto… ma per me - dopo un recente addio di un'amica - so che non ci sarà settembre.


Festa di compleanno

Ti ho voluto bene… ma è questo un sentimento che si espande anche in un presente dove tu - ormai - non ci sei (Sully)

La nostra storia - la storia di un'amicizia - inizia con una poesia che ti era piaciuta - Emanazione di un'assenza - nata in una fredda serata di marzo… quando avevo sognato il mare. E quando tu me lo dicesti so di essermi chiesto perché proprio quella poesia e non un'altra… Da allora, da quella tua prima lettera, sono passati ormai più di tre anni, ma ogni emozione è rimasta intatta… e così ogni pensiero. Ecco perché, nella festa del tuo compleanno, volevo esserci ancora un'ultima volta… per un saluto, per un abbraccio, per un sorriso.

Non ti scriverò più Cecilia… ma - lo stesso - desideravo lasciare qui il senso di questo tempo passato insieme ad esplorare se un'amicizia - la nostra - poteva essere.
Negli anni che verranno, quando la malinconia ti sfiorerà portandoti sentori di un tempo ormai lontano, mi piacerà pensare che non dimenticherai questo cuore di gabbiano…

Non c'è luogo dove io possa andare,
nulla che mi protegga
da quest'incalzante malinconia.

Un mare d'inverno questo silenzio,
e questo vento… che mi respira.

E scalzo, ormai, cammino sulla rena…
col tuo sorriso in tasca.


Giovinezza

Noi siamo stati soltanto amore, amore uno per l'altra; e anche se adesso usiamo parole diverse per definire ciò che siamo, di fatto noi continuiamo ancora a camminare sotto la sua grande ombra…

È l'idea - o meglio - è l'emozione di questo mio sentire a farmi parlare così… così che lei diventa soltanto un riflesso di quella giovinezza, di quell'età dell'innocenza dove ancora è impossibile arrendersi alla realtà, quell'età dove nessun ostacolo si erge tra sogni straordinari: quei sogni che io sento il dovere di alimentare: per me, per te… per noi.
Le battaglie della vita si combatteranno - e si vinceranno - solo se esiste un noi; e se a mancare sarà un noi di fatto, abbiamo comunque il dovere di ricrearlo: con il nostro sentire, con la nostra amicizia, col nostro amore.
L'icona della giovinezza (quella giovinezza che più non mi appartiene), quella giovinezza che ognuno di noi dovrebbe portarsi dentro sempre, diventa per me motivo di sperare e continuare a credere in questa vita… nonostante tutto. E quando per queste emozioni arriverà il tempo della fine, allora sarà giunto per me anche il tempo di morire.

A proposito della gioia: essa mi abita quando ho il cuore colmo di queste sensazioni, di questi sentimenti… ma mi rendo conto che talora è proprio questo a dar fastidio a chi mi sta attorno: forse perché lo si reputa come semplice estraniamento… come una non vita.
Ma è questa l'unica vita che conosco…


Non sono un angelo…

Quasi continuamente mi chiedo quale sia quel mondo dove prendono vita i nostri sogni, quel luogo dove nasce ogni nostro proposito di bene, ogni nostra aspettativa… e ogni nostra speranza (Sully)

Continuo a spulciare tra vecchie lettere… e ritrovo parole vive che sfidano la polvere del tempo e della memoria; parole che sono nate dall'emozione di un momento vissuto fino in fondo, parole dettate dalla limpidezza di un cuore in subbuglio…

Ciao Sullivan, oggi ho fatto la tua "conoscenza" e sono molto felice di ciò. Ero qui in studio e cercavo l'autore di questa frase che mi è stata inviata da una mia "amica speciale":

Il silenzio condiviso sia un immacolato linguaggio di amanti,
più potente di tutte le assenze, di tutti i dolori.
E che la forza di quell'amore rimanga intatta
anche se altri amori verranno.

Per caso quindi mi sono "imbattuto" nel tuo sito, al cui interno ho trovato parole di cui ho bisogno come dell'aria che respiro.
Buonasperanza


Grazie Sully per le belle parole di conforto… sapessi quanto ne avevo bisogno! E grazie per non avermi delusa: avevo intuito subito quale persona speciale tu fossi, una di quelle persone che vanno oltre l'età, l'aspetto fisico o la regione di nascita; sentivo che tu eri al di sopra di tutto questo… ecco perché io (io che non avevo mai chattato) ho voluto - grazie alle tue poesie - scrivere a te, anima sensibile, che fai sognare coloro che hanno la fortuna di leggere quello che il tuo spirito suggerisce.
Grazie a colui che osserva con occhi compassionevoli le debolezze altrui e che ha sete di scoprire il mistero che si nasconde dentro l'anima delle persone. Grazie.
Giusy

La stanchezza non mi ha certo impedito, stasera, di provare nuovamente le stesse emozioni di allora, ma anche - e non lo nascondo - un certo imbarazzo dettato dalla mia inadeguatezza, dalla mia insufficienza di fronte a queste parole. E come se non bastasse ciò che rimane è questa malinconia… per un "dialogo" non consumato.


Risposte…

Ore piccole ieri sera (a letto alle due) ma già con un idea fissa per stamane: un piccolo progetto motoristico, progetto che però si è scontrato alle 6.15 (quando mi sono svegliato) con una pioggia battente, con un temporale vero e proprio… dopo una notte di stelle!
Ma ho deciso di non prendermela troppo per le cose verso le quali non posso far nulla (anche se un'emicrania incipiente resta a testimonianza che forse non ci sono del tutto riuscito). Ma con te sì, invece, mi accorgo di poter fare di più… molto di più.
Rileggendo l'ultima tua sento come un vuoto dentro, un vuoto che s'allarga… perché la sensazione - che del nostro inizio permane - è che tu fossi forte, forte come un angelo che viene in soccorso sempre, come un angelo che mai si spaventa. Chissà perché ho sempre avuto quest'impressione, questa percezione di forza - la tua - che nasce da dentro e che si irradia tutto intorno, una forza che rende invincibile anche chi ti cammina accanto. Ed è così che mi sento adesso: invincibile. Ma ora, ora che scopro di abitare nei tuoi occhi, capisco anche che qualcosa è cambiato nel tuo essere persona, nel tuo essere donna; perché anche per te sono arrivati quei momenti di fragilità e di solitudine, quei momenti dove senti che forse non ti basta ciò che stai vivendo, quei momenti dove senti vertiginosamente la discrepanza tra quello che provi - e che vorresti - e ciò che hai: e allora ogni movimento interiore - in precedenza percepito come forza - diventa fragilità, diventa smarrimento… e malinconia.

Che strano, oggi sto facendo con te ciò che facevi tu all'inizio di quella che sarebbe poi divenuta la nostra storia: e cioè parlare di me piuttosto che di te. Ma poiché non puoi essere uno specchio per te stessa provo io ad assumere - per un attimo - quel ruolo… -:)

Specchio

Non ti sto offrendo risposte (me ne rendo conto), ma so che mi sto difendendo da te: da questo sentirmi solo, da questo bisogno che ho di te… e da questo desiderio che prolunga il tempo quando tu non ci sei.


A volte il silenzio…

Ti sei persa amica mia? Mi piace chiamarti così - amica - perché non conosco termine più bello per definire ciò che sento, e ciò che provo nei tuoi confronti. Sono consapevole (e pure tu lo sei) dell'ambiguità, delle valenze sospette che quel termine possiede quando lo si usa per un rappresentante dell'altro sesso: ma ho deciso di andare oltre anche all'ambiguità.
Ti sei persa allora? Come pure a me è successo il mese scorso? No… non credo sia questo il tuo caso. Il troppo poco tempo che ti rimane ti sta forse ingabbiando? Comunque - se puoi - cerca di non permettere che qualcuno - o qualcosa - ti rubi a te stessa. E non mi sto riferendo al fatto che non mi scrivi: perché io sono - e devo essere - l'ultimo dei tuoi pensieri… anche se, ugualmente, sono un pensiero: un pensiero che si occupa - e si preoccupa - per te. E cerca di non farti spaventare troppo dai cambiamenti… anche se so bene quanto a volte sia difficile.

Parlarci non è stato mai possibile; ma nelle poche occasioni che ti ho incontrata ho potuto però guardarti: e ciò che ho visto rimanda di continuo all'immagine di una persona bella, di una giovane donna ricca di fascino… e di magia.

Gentile amica, tu promettimi soltanto di star bene… e io mi farò bastare anche i tuoi silenzi.


Tutto qui…

Ogni persona che ancora non conosco
- ma che condivide i suoi pensieri -
è come una finestra aperta sul silenzio…
in una notte di stelle (Sully)

Dopo tre settimane di lavoro più intenso del solito non mi andava certo di trascorrere oggi una giornata al mare; o per lo meno era quello che pensavo quando mi stavo preparando per la partenza: forse era la prospettiva del viaggio - piuttosto che la meta in sé - a frenare il mio entusiasmo. Ma ora, ora che è sera - ora che sono tornato - ripenso a questo tempo appena trascorso: e devo dire di essere stato bene. La mattina è volata nel vano tentativo di prendere all'amo qualche pesciolino: ma né la lenza né le esche erano adeguate (la solita scusa?). Fatto sta che ci ha pensato uno stupido scoglio a porre fine alle velleità di divenire pescatore per un giorno!
Nel pomeriggio le solite cose che si fanno al mare: poltrire sul lettino (rigorosamente all'ombra) con a fianco un libro rimasto mestamente chiuso. Credo di avere anche dormito, cullato dal rumore, da quel costante brusìo di sottofondo che tanto mi piace… e dalla voce robusta di un mare istigato dal vento.

Tutta qui la mia giornata: nessun evento esteriore - e neppure interiore - degno di essere raccontato, e nessuna emozione da condividere! Ma per fortuna ci siete voi - coi vostri scritti, coi vostri pensieri, con le vostre parole gentili - a pensare a me: come questa luna che s'affaccia sul notturno mondo delle colline…
Grazie!


Senza risposta

All'inizio è così facile mostrare agli altri la propria veste migliore, il sorriso più smagliante, la personalità più accattivante… tanto più se non ci si espone in prima persona ma soltanto attraverso l'ausilio di parole. Ed è principalmente questo su cui riflettevo quando iniziai a scrivere per il sito. Mi chiedevo, infatti, se coloro che inciampavano sui miei testi potessero nutrire qualche dubbio sulla vericidità emozionale degli stessi. Poi però pensai che, col tempo, sarebbero stati quegli stessi lettori a trarre le debite conclusioni in merito… e così non me ne preoccupai più.
Ora, la stessa cosa accade (si può dire?) al contrario: sono infatti i lettori a cercarmi e a inebriarmi con le loro parole gentili, a credere che un'amicizia incredibile - un'amicizia fatta quasi di niente - possa nascere qui, in questo modo. E spesso sono donne coloro che mi scrivono, e sono ancora donne coloro che vengono a cercarmi (e non dico certo che mi dispiaccia)… ma l'esempio di Robin (un amico che "non conosco") testimonia anche quanto io sia di "larghe vedute". :-)

Bene!… ma cosa rimane - alla fine - di tutti questi "eterei" incontri? Pensieri rimangono, e sentimenti, ed emozioni, e sogni, e paure, e perplessità, e pianti… e momenti di vita condivisi: e scusatemi se è poco! Se soltanto non fosse per quella malinconia profonda che nasce quando questi tenui legami (ma non meno veri) si spezzano…
E quando un legame si spezza? Allora sono io il primo a chiedermi dov'è che ho sbagliato. Ma il più delle volte la domanda è destinata a rimanere sospesa… senza risposta.


All'ombra di un cuore gentile

Ti scrivo non per sollecitare una risposta all'ultima mia… ma perché avevo voglia di condividere qualcosa (qualsiasi cosa) solo con te. Oggi sono andato fino a *** per ordinare un libro per mia figlia. E mentre passeggiavo per le vie della città mi è passata davanti una ragazza in bici: avrà avuto (che ne so?) 18 anni. E perché ho pensato che tu potresti essere come lei? Ho perfino pensato di chiamarla col tuo nome… ma di certo non avrei ottenuto risposta.
Chissà - mi chiedo - cosa farei (o direi) se davvero sapessi che fossi tu quella che mi sta passando accanto in quel momento: non lo so davvero… ma so che mi batterebbe forte il cuore per l'apprensione. Che stupido! (ottobre 2005)

Una serata speciale questa: e come mai? Perché, semplicemente, desidero che lo sia… anche se non lo è. Una serata tranquilla dopo un giorno e una notte di cefalea, una serata dove voglio lasciare che i miei pensieri rincorrano immagini e visioni che troppo spesso ignoriamo, oppure che volutamente lasciamo andare perché non abbiamo la forza - e la voglia - di trattenerle. E tu sei una di queste immagini, un'immagine sempre più sfuocata ormai… ma ancora luminosa e piena di attrattiva.
Quante volte mi sarebbe piaciuto poterti conoscere, e quante volte avrei desiderato poter parlare con te… come ad una "vecchia" amica alla quale poter confidare senza paura ogni mio tormento, ogni mio sogno, ogni lacrima nascosta; una vecchia amica da ascoltare e con la quale sorridere alla vita…

Stasera sentivo un bisogno particolarmente intenso di scriverti (anche senza sapere che cosa avrei potuto scrivere), un bisogno di ripercorrere quei momenti soltanto nostri, quei momenti che rimarranno scolpiti nella mia memoria… e desideravo farlo anche se so che tu non leggerai mai questa mia. E da dove nasca questo bisogno non saprei dire: ma so che è un desiderio che profuma di buono… come il pane appena sfornato in un giorno di festa.
Ora la musica che stavo ascoltando in cuffia è terminata… e la vita sembra già assumere una patina di grigiore senza quell'armonia piena di gentilezza, di forza e di speranza.
Bene!… ora non mi resta che riempire le mani di ogni nuovo fiore che nascerà all'ombra di un cuore gentile - un cuore come il tuo, un cuore come il mio - e fartene dono.
Per sempre…


Immaginare di star bene…

"Ma vai da solo? Senza nessun amico?" Questo mi ha detto mia madre, stasera, riferendosi al viaggio in moto programmato per questo fine settimana.
Ora sono qui, davanti all'unico - e sempre presente - "amico" che ho: uno stupido e freddo monitor… ma che mi permette di parlare con il mondo! Ma neppure questo mi basta stasera: perché tutto tace - la posta, il telefono - e perché porto ancora dentro di me l'ombra fosca delle parole di mia madre. Ma è così difficile - mi chiedo - avermi come amico?

Ginevra - l'amica dei sogni, la mia principessa delle fate - ha nascosto ai miei occhi il suo mondo d'incanto, quel mondo dove avevo imparato come non sia mai abbastanza l'amore che si offre; eppure ora lei si nasconde… come se si fosse dimenticata di quella magia e di quello stupore che un tempo ci tenevano legati.
Di Cecilia ho riempito pagine e pagine di questo diario; ed è a lei che ho offerto la più limpida delle amicizie… ma, evidentemente, non è bastato per impedire che se ne andasse.
Devo continuare? Meglio di no! Sono troppo negativo stasera… decisamente troppo!
Ma perché la misura del voler bene deve sempre andare di pari passo con un bisogno esponenziale di presenza, di vicinanza? Non sarebbe meglio allora chiudere tutto qui - abbandonare definitivamente questa "avventura", questo gioco di emozioni - e rivolgere la propria attenzione esclusivamente al mondo tangibile, a quel mondo reale, a quel mondo che posso toccare veramente… e non soltanto sognare? Ora sarei seriamente tentato di farlo… ma perché non provare prima con una terapia farmacologica? Posologia: "Una pillola intera la mattina, metà pillola a mezzogiorno e sera… e immaginare di star bene". Ma quale sarà mai quel farmaco che andrà bene per questo?


Per un sogno…

Si sceglie di viaggiare per un sogno…
ma sono così stanco d'aspettare
che gli andrò incontro.

E so che mi ritroverò ad urlare
questo amore…


Gabbiano d'acqua

Erano i miei due giorni… due giorni soltanto per me: e non ha fatto che piovere! All'inizio ero sì contrariato, ma avevo comunque la speranza che presto ci sarebbe stata una tregua a questo impenetrabile muro d'acqua.
I programmi della vigilia - tutti quei luoghi dove mi ero ripromesso di andare - sono così definitivamente saltati. Ad un certo punto però - già subito dopo la partenza - mi son ripetuto mentalmente lo scopo del viaggio: il viaggio… punto! Non quindi Gubbio (dove ho pernottato), non San Leo (città fortezza medievale, nel Montefeltro, posta sulla sommità di un massiccio calcareo che sembra sfidare il cielo), non le Alpe della Luna (fascino particolare queste, tanto da suscitare forti emozioni anche in giornate come questa)… ma il piacere di viaggiare, di essere tutt'uno con la moto e con la strada, con il cielo e con il vento… e - sì - anche con la pioggia. Provate solo a pensare che cosa possa significare viaggiare per tre ore in moto sotto la pioggia: alla fine è l'acqua a scandire il tempo, il ritmo del respiro e del cuore… ed è l'acqua a parlare. Eppure la tentazione di maledirla montava continuamente; per fortuna ho lasciato subito perdere riuscendo a scacciare ogni cosa - ogni cosa prima desiderata - per far spazio solo a quello che in quel momento era l'evento che mi succedeva… e che potevo vivere! Il desiderio di "pennellare" le curve delle colline diveniva allora attenzione e perizia per evitare di cadere; l'ebrezza della velocità si trasformava in un gusto quasi viscerale nel sentire che il mio guerriero obbediva in modo dolce alla mia dolcezza, e in modo rude - anche se controllato - a questa voglia che mi ritrovo, a questo indefinito desiderio di magia che mi spinge chissà dove… chissà dove!

San Leo

La vita è passione… così provo a farla giocare con me. Ma se lei non riesce a stupirmi… allora la provoco!


Tra le emozioni

Forse è troppo tardi per cominciare una lettera come questa… ma non importa: voglio ugualmente provarci.
Cosa sta cambiando in me? Sono diverso ora nel rapportarmi a te? E la tua affermazione/domanda "quanto poco ti conosco!" ha veramente ragione d'essere?
Mi sto chiedendo tutto questo dopo aver letto le ultime tue… dopo aver "bevuto" ed essermi ubriacato delle tue parole. Ti ringrazio per ciò che dici, e per il modo come lo dici. E quella premura e attenzione che manifesti nei miei riguardi - che tempo fa mi rimproveravi per non essermene accorto - ora la respiro tutta, e mi riempie di tenerezza e di gratitudine. Sei tu ad essere cambiata; o meglio, sei tu che mi fai rivivere e risentire la ragazza di un tempo. Sai? Era il mio dolore più grande questo: la paura cioè che le mie parole e le mie "pretese" avessero potuto soffocare quella spontaneità che ti è propria. Non so se riesco a farmi capire: ho avuto il timore che tu ritenessi in qualche modo interessato ed esagerato ciò che pensavo, ciò che dicevo di te… e che per questo motivo tu ti fossi sentita quasi costretta a dover mutare atteggiamenti nei miei confronti.

Ritornando alle domande iniziali devo dire che - sì - sono cambiato… ma non sai quanto mi sia costato il farlo. Io non riesco molto bene a tener nascoste le emozioni che mi agitano; ma qualche volta credo sia un bene, invece, il farlo: sia per proteggersi, e sia per proteggere. Con te ho pensato che non fossi io quello ad avere bisogno di protezione… e per non perderti ho voluto con tutte le mie forze lasciare libero il tuo spazio: forse perché pensavo che solo così quello stesso spazio avrebbe potuto divenire uno spazio aperto, uno spazio libero… dove anch'io avrei potuto volare qualche volta.
Provo anch'io ad abbracciarti…


Ospitalità

In una terra - la Romagna - che è adorabile per le persone che la abitano, per l'accoglienza e per l'incapacità di questa gente di chiudere le porte all'emozione, sono giunto a Bertinoro in un giorno di pioggia. Senza saperlo ho parcheggiato il mio "guerriero" all'ombra (si fa per dire, vista la giornata) della "colonna delle Anelle", in piazza maggiore. Questo monumento, eretto nel XIII secolo, aveva avuto la funzione di mettere fine alle continue dispute che sorgevano tra famiglie nobili ogni qualvolta un forestiero giungeva in paese. Così, grazie alla Colonna, lo straniero che arrivava e legava il suo cavallo, o appendeva il cappello o il bastone a uno degli anelli, era ospite della famiglia a cui l'anello apparteneva. E anch'io - pur se scanzonato viandante motorizzato, e tutt'altro che nobile - avevo un anello che mi stava aspettando.

A volte capita di perdersi tra le parole, e perfino di non credere in esse fino in fondo: così che un sorriso, un bacio, un abbraccio solo detto porta certo conforto riscaldando il cuore… ma non avrà mai il medesimo profumo di quello che ci viene spontaneamente offerto.


Fine estate

Ma ritornando a noi: forse sei imbarazzato perché ho detto di volerti bene?… e magari hai anche un po' di paura! Ora capirai la mia "strana" reazione a queste stesse parole che anche tu mi dicesti qualche tempo fa. (Cecilia, set 2005)

Quest'aria di fine estate mi dà una malinconia immensa… (Cecilia, set 2005)

"Quest'aria di fine estate…" e la malinconia di una donna che mi chiama per nome! Che dire? Che sono contento di aver ricevuto tue notizie; le aspettavo ma, come ti ho già detto, credo di aver imparato ad avere pazienza, quando aver pazienza - ed aspettare - significa "incontrare" qualcuno che ci sta particolarmente a cuore. Inoltre è giusto che sia tu a dettare i tempi della nostra corrispondenza, perché credo - e spero - di aver imparato a non metterti fretta, a lasciare che siano i tuoi tempi - non i miei - e le tue esigenze - non le mie - a guidare il tuo cuore, senza forzature. E non potrà che essere così soprattutto in una situazione che - come la nostra - avrebbe mille validi motivi per essere considerata quanto meno anomala. Ma da parte mia so che così non è: e allora me ne frego di ogni obiezione che talora mi sale in testa, di ogni pensiero che mi sussurra che forse sarebbe meglio smettere. Ma la sola condizione per questa "nostra storia" sarà ancora una volta la tua: il tuo desiderio - o meno - di continuare questo strano viaggio con me!
Mi sarebbe piaciuto poterti fare gli auguri "in diretta" quel martedì, un martedì che per me, invece, è stato un giorno terribile riguardo al lavoro; mi sarebbe piaciuto tanto sentire dalla tua voce che cosa avevi provato quando ti eri svegliata ricordandoti di essere ormai maggiorenne: ma forse sto chiedendo troppo. Così mi basta sapere che sei stata bene… almeno fintantoché non ti è giunta quella terribile notizia: e mi dispiace per Frère Roger… e mi dispiace per te, amica dolce.
Io sono stato bene in questo mese, anche se da anni lavoro di più proprio quando gli altri vanno in ferie; e sono stato bene nonostante mi siano un po' mancati quei momenti soltanto per me, quei momenti dove si respira spirito. Ma so che anche tu conosci quei momenti! (Sully ad Cecilia, settembre 2005)

Il lettore si chiederà perché io continui a riproporre testi scritti a colei che, qualche tempo fa, decise di andarsene. Ma non è nostalgia la mia, e nemmeno ossessione ciò che mi spinge a rivisitare quelle parole che ci siamo detti, a ripercorrere pensieri, a rivivere emozioni di un attimo, emozioni condivise da due persone che hanno voluto e lottato perché questa amicizia potesse essere.

Allora… questa malinconia che sento, sarà forse perché l'estate sta finendo e io non posso proprio trattenerla?


Della giovinezza

Avevo avuto paura,
paura d'essermi sbagliato
a leggere il tuo cuore,
paura d'essermi illuso
nel vedere in te - pur se giovane -
quella donna che conosce il sentire,
quella che non si arrende
davanti a una giornata amara…
davanti a una delusione.

Quale orizzonte contempli?
E dove sta andando la tua vita?
Forse nell'unica direzione possibile…
su quella strada - quella dell'amore -
che in leggerezza stai già percorrendo
con un entusiasmo che ti trasforma,
che ti rende migliore.
Tu continua ad amare come sai…
e chissà che non sia un Angelo - domani -
a suggerirti il sogno.

Ma serviranno queste mie parole?
Sapere che qualcuno ti vuol bene
- e che si sta trasformando
soltanto perché questo bene esiste -
forse un po' ti sarà di conforto.


Silenzio amico

È come un furore quello che mi prende quando dentro monta il numinoso… con una forza diecimila volte più grande di quella che sarà mai la mia capacità reale di tradurre in parole e pensieri tutto quello di cui sono stato involontario - e quasi inconsapevole - testimone. E sono momenti come questo dove si resta letteralmente folgorati dal mistero, da quegli attimi donati - ma così fuggevoli - dove non si sa se piangere o ridere, dove non si sa neppure dare un nome a questa marea di emozioni che ti trasporta in un'altra dimensione, in un silenzio finalmente amico.
Ora mi guardo attorno… e cosa vedo? Alberi vedo, e colline, e cielo azzurro, e il mio gatto accoccolato in un angolo del terrazzo; e vedo me stesso - uomo ormai maturo - che tenta invano di afferrare questo vento impetuoso del quale non conosce l'origine… ma che lo lascia così diverso, così cambiato. E allora penso: toglietemi tutto, toglietemi pure ogni cosa che incornicia la mia vita: questi stessi alberi, questa sedia, questa casa… e ogni possesso che mi rende così stupidamente orgoglioso e fiero di me stesso; e strappatemi pure dalle mani il mio guerriero, la mia musica e i miei libri… ma non portatemi via questo sentire, non privatemi di questo vento che mi sa parlare come nessuno aveva fatto mai, che mi sa donare quella forza che mi trasforma, quella forza che mi cambia… e che io chiamo amore.


Uno strano gioco

Quando la vita ci palpita dentro
- quando siamo innamorati -
tutte le sfumature del sentire (nessuna esclusa)
è come se facessero tra loro a gara,
come se ognuna di queste pretendesse la sua parte
in quel gioco che non è possibile contenere
tra argini divenuti troppo fragili.

Ecco allora emergere la nostalgia, e la malinconia…
e subito dopo anche lo stupore,
e l'entusiasmo di sentirsi vivi…
quasi fossimo prismi di cristallo - trasparenti -
incapaci di trattenere la luce
e - come quelli - trasformare un raggio
nella miriade di colori di un arcobaleno.


Testamento

Mi avevi detto che ti avrei trovata - che avrei letto parole pensate per me, quelle parole che il tuo cuore aveva dettato - ma invano ti ho cercata tra una posta rimasta desolatamente vuota.

Sveglia alle 3,30 stamattina… per la verità un po' prestino! anche se ieri sera credo di essermi addormentato prima delle 23. Forse il volo di un cimice? Oppure questa cefalea che ancora non m'abbandona? Alle 5 colazione e pastiglia relativa… ed eccomi qui per cercare d'inventarmi anche questa giornata.
Ma perché quando mi metto a scrivere mi viene quasi sempre da piangere? Mah… sembra quasi che debba ogni volta redigere un testamento. Ma se veramente dovessi scrivere un testamento quali sarebbero le parole da usare? E che cosa potrei lasciare - a chi resterà dopo di me - se non questo mio cuore in tumulto? Ma a chi interessa un cuore così?
Sto guardando Orione seguito dalla sua luminosa compagna, Sirio, in un cielo che ancora sta abbracciando la notte: e sembra già arrivato l'inverno…


Difesa passiva

Per creature piccole come noi, l'immensità è sopportabile solamente con l'amore. (Carl Sagan)

Di rado mi capita di leggere un quotidiano; così, per supplire a questa mancanza, devo accendere la TV (che non amo) per apprendere quel che viene riferito sugli accadimenti che segnano, per lo più tragicamente, la vita delle persone.

Gnocchi di patate oggi a pranzo, e pollo fritto… e per "contorno" la voce del cronista che racconta dell'uccisione di una giovane sposa in Venezuela, e di quel folle che sequestra - e uccide - una ragazza in un Liceo del Colorado. Mia moglie si è alzata da tavola… ed io non sono più riuscito a mangiare!
Mi domando a cosa serva che ci facciano sapere tutto questo, soprattutto se mezz'ora dopo abbiamo già dimenticato! Dimenticato?

Adesso che è sera vedo aggirarsi per casa mia figlia - studente al Liceo artistico - alle prese con "problemi" come i "denti bianchi", la "linea", i pensieri di vecchi filosofi che forse non le cambieranno la vita, e così via… Ma che altro dovrebbe pensare una ragazza di 16 anni? Ho avuto anch'io quell'età… e non avevo nessuna voglia - ve l'assicuro - di pensare ai "problemi del mondo". Ma ora che sono adulto mi domando continuamente che cosa sia in nostro potere fare… e non sempre è consolante la risposta che riesco a darmi! Perché secondo voi possiamo continuare indisturbati la nostra vita - alzarsi, andare al lavoro, nutrirsi, parlare, scherzare, sorridere - come se nulla fosse successo? Ma siamo veramente così insensibili? No, non lo credo… semplicemente ci stiamo difendendo. Ma la nostra sembra essere soltanto una difesa passiva, una difesa che alla lunga ci umilia, che ci annienta.

L'immensità - l'universo - di cui parla Sagan ha certo un significato e una valenza positiva, una connotazione di speranza che si contrappone nettamente a quell'inquietante abisso - altrettanto grande - che l'uomo è in grado di "generare" quando dimentica di amare.


A mia moglie

Non ho mai compreso come si possa essere sazio di un essere umano.
La molteplicità delle conquiste contrasta con il desiderio di enumerare esattamente le ricchezze che ogni nuovo amore ci reca, di osservarlo mentre si trasforma; fors'anche, mentre invecchia.

P. Aelius Hadrianus, imp. (M. Yourcenar, Memorie di Adriano)

Chiuso tra quattro mura scalcinate
scalpita il corpo. Ma lo lascio fare…
purché continui il viaggio
di questa mente itinerante.

Ma ora mi manchi… e questo pensiero
baratterei per un abbraccio.


Pensieri così…

Sveglia alle 5,20 stamane… e il bisogno di far pipì ha fatto il resto: così mi sono alzato. L'aria fuori è leggermente tagliente… e non so ancora se sarà una bella giornata o meno: infatti vedo soltanto alcune stelle spruzzate su uno sfondo velato di nubi. Alle 8,30 inizierò un corso di aggiornamento che dovrebbe - accidenti - durare fino a sera (che rottura passare un sabato così!). Stasera saremo a cena dai miei genitori (compleanno di papà!)… e mi ritornano alla mente altri compleanni, altri momenti quando - più giovane - passavo molte delle mie giornate dai nonni materni. Ricordo quei momenti con profonda commozione: non sempre, infatti, si ha la fortuna di passare un'infanzia "dorata" come è stata la mia.
Io ho una convinzione: al di là di un temperamento ereditato, penso che il mio carattere sia stato plasmato prevalentemente da quel periodo di vita passato in campagna con la sola compagnia degli animali e dei miei primi sogni. Ed è così che ho conosciuto le prime fredde e profumate albe autunnali, le nebbiose mattine d'inverno e lo stupore e la dolcezza delle lunghe primavere abitate dai canti degli uccelli. E proprio lì, dai nonni, ho imparato a svegliarmi all'alba per non perdermi proprio nulla.
Ma ora, ora che quel tempo è irrimediabilmente passato, non può non stringermi il cuore quando ci penso; ciononostante - come dice un pensiero di Adriano (l'Imperatore) - quel sogno "mostruoso" (la libertà inventata), che avrebbe fatto tremare tanti di noi meno fortunati, io l'ho fatto… e l'averlo avuto solo un istante mi rende diverso da essi per sempre.


Per non sbagliare ancora

Non voglio perdere le parole con te… e le tue per me. Solo questo… (R.)

Bella giornata oggi, anche se per la verità un po' freddina. Mentre scrivo osservo la luce che si riflette sulla facciata dello stabile ospedaliero: una luce pallida, di un sole morente… che non scalda. E pallido pure l'azzurro del cielo, un azzurro slavato… fiacco.
In cuffia invece una musica di Frederik Magle, luminosa, eseguita dagli ottoni del gruppo "The Brass Ensemble of the Danish Royal Guards" assieme all'organo. Se solo si potesse avere la stessa forza!… quella forza emozionale che la musica è in grado di sprigionare.

Per non sbagliare ancora

Che dire? Che predico bene… ma razzolo male. E il mio malessere è questo silenzio, il silenzio delle persone che se ne vanno (o che sembrano volersene andare) nel momento stesso in cui inizio ad intravvedere un possibile legame. Ma forse anche in questo un poco mi sbaglio: che di vero legame non si tratti ma, piuttosto, di un'aspettativa di legame. E se così fosse la colpa sarebbe soltanto mia.
Ma ascoltando parole come queste - "Mi fa piacere tenere questa corrispondenza con te, e mi sento tranquilla nel parlare e nel raccontarmi. Sono curiosa di scoprire la tua vita e, certamente, ti farò passeggiare nella mia… E non mi fa paura il tuo entusiasmo perché ne ho anch'io. Sarà l'inizio di quella che, credo, diventerà una bella amicizia?" - penso che dovrò invece rimanere tranquillo.
A volte penso di spaventare troppo le persone; forse per questa mia vivace curiosità, o forse per questo mio entusiastico desiderio di conoscenza. Ma so che se un'aspettativa c'è questa si chiama amicizia: un'amicizia offerta… ma mai imposta. E all'autrice di quei pensieri va tutta quanta la mia riconoscenza… e il mio grazie.


Cambio di programma

Dovete sapere che il mio paese è circondato da una "corona" di colli che noi chiamiamo "Ferro di cavallo". All'inizio dell'emiciclo (a est) si erge un castello del '700, mentre dall'altra parte (a ovest) esso termina con i resti di una cava di pietra.
Ieri mi ero già preparato per un giro in moto; quando però sono andato in garage ho trovato una gomma completamente a terra (sì, quella posteriore cambiata proprio ieri!): non vi dico la rabbia! Sta di fatto che ho dovuto abortire il giro programmato.
Poi però mi sono ricordato di una promessa che mi ero fatto alcuni giorni prima: una passeggiata sulle colline. Ho così indossato un paio di scarponi e sono andato a fare un bel giretto nel bosco… e la foto sta a testimoniare l'evento (che magari non pensiate che vi sto raccontando fole! :-)
Tra i Colli Pensavo di incontrare qualche lupo… ma mi son dovuto accontentare di una coppia di fagiani.


Noi due (2)

Gabbiano stanco e un po' ferito, dove stai curando i tuoi tormenti?
Non intendo dare insegnamenti, solo trasmettere mie esperienze. E non credo valgano più di quelle di altri - tue o meno - ma solo uno spunto per valutare quegli stessi accadimenti da un albero anziché dal terreno o da una caverna, o da una barca, o… o… Intanto scorre la musica di Grieg (lo sto scoprendo ora) e sto per scappare da clienti con lo scooter; e speriamo non venga a piovere!

Le tue fanciulle si sono placate? Ma che le hai narcotizzate? Non scrivono più sul blog-sito da un po'!
Goditi le scorrazzate su quell'arnese scoppiettante e puzzolente di petrolio.

Robin delle pedalate su sognati sentieri

Sono silenzioso… e lo sono anche le fanciulle! Il mio silenzio - a quanto pare - sembra essere la loro miglior narcosi. E questo mi dispiace… e fa un po' male.
Ma quell'arnese scoppiettante di cui tu parli mi fa stare coi piedi a terra… e credo che questo mi farà solo bene!


Un giorno sei venuta a cercarmi

Come iniziare questa mia? Sarebbe di gran lunga più facile il parlarti… mentre lo scrivere assume quasi sempre un aspetto così "arrogante"! Perché? Perché il linguaggio che conta è quello non verbale… l'unico linguaggio che non può ingannare a lungo. Così, il solo scrivere - soprattutto tra due persone che non si conoscono - deve caricarsi di così tanti significati - per ovviare e supplire alla ricchezza di un vero dialogo - da divenire quasi sospetto.
Ma a noi due che ci resta se togliamo anche questi significativi segnucci d'inchiostro? Nulla… proprio nulla.
Nell'ultima tua hai alzato tante di quelle barriere che - anche volendo - non potrei non sbatterci contro. Tu dici di non amare la gente. Ma quale gente? Credi forse che io la ami? Credi forse che ognuno sia degno di amore? E poi credi davvero che ognuna di quelle persone che s'incontrano ogni giorno lungo le strade della vita siano tutte pronte e aperte al dialogo? Ma quale dialogo poi? Credi che per trovare amici basti soltanto girare la testa?

Ci sono tante cose che non condivido in quello che mi dici… ma a quasi tutto si può passare sopra tranne quando dici che non hai bisogno di nessuno (di un interlocutore) solo perché ti senti male, e perché non lo trovi giusto. Giusto!… e cosa è giusto? Forse è giusto voltare le spalle a una vita che ci vuole spezzare? O voltare le spalle a chi - per il solo fatto che ci vuol bene - sia disposto ad accompagnarci quando i nostri passi si avvicinano troppo all'abisso?
Non distogliere proprio ora lo sguardo… e continua a guardare - anche con arroganza se vuoi - alle persone che ti amano!
In quanto a me fammi pure diventare l'ultimo dei tuoi pensieri se solo dovessi avere il sospetto che potrei distogliere lo sguardo domani.

Tu un giorno sei venuta a cercarmi… e ora, mi volterai le spalle?


Dopo tanto…

Mia cara amica,
io sono una persona normale per la maggior parte del tempo… e solo per qualche istante abitata dai "furori" dell'estasi, quell'estasi che mi fa stare così bene: ma come pretendere di abitarla sempre? Conosco anch'io i miei abissi, ma non smetto mai di cercare sempre, con tutte le mie forze, di risalire il crinale che mi allontanerà il più velocemente possibile da essi. Ma come sarebbe tutto più facile se conoscessi in anticipo quel pensiero, quella sensazione e quell'emozione che mi porterà in alto: perché essa cambia sempre… e capriccioso - e fugace - risulta così riabitare il vento. Non credo di conoscere la depressione dei profondi abissi… ma so che per me anche una dolce conca a volte basta!

Vedi amica mia, io non posso certo dire di star male: vado al lavoro volentieri, e nei momenti liberi affido a quel mio "guerriero" (la mia moto) tutto il mio essere; ma poi, a farmi compagnia, ci sono la musica, i libri, il computer, le passeggiate tra i colori sempre nuovi del bosco; e c'è la mia famiglia coi suoi legami, gli affetti… così che mai dovrei sentirmi solo. Eppure talora manca l'afflato vitale, la fiamma che ravviva, il fuoco che fa volare in alto: ed è lì - in alto - che vorrei stare e abitare… lì, che vorrei respirare!
Non dubitare però del mio bene… perché se tu dimenticassi è come se io smettessi un giorno di credere nel sogno che da sempre m'accompagna.
Forse hai ragione quando dici che non riesco a vivere lontano dalle emozioni forti… e parli del "tuo" mare come una visione; e ti stupisci che io continui a scrivere di te: ma perché? Tu sei stata la mia visione… e il mio mare! E per molto tempo il solo fatto di guardarlo mi ha fatto sentire bene.
Le tue parole sono arrivate inaspettate - è vero - quasi non più attese… ma mi hanno reso felice. E sono contento che tu m'abbia scritto con l'animo giulivo - e sereno - del tuo ritorno a casa.
Salutami chi ami… e abbraccia il tuo mare anche per me.
Abbi cura di te.


Musica Musica…

Credo - anzi sono convinto - che la mia vita emotiva abbia avuto il suo vero inizio in un giorno di maggio del 1975. Ricordo di una bella giornata di sole ed io - ragazzo - che mi stavo spostando dalla succursale del Liceo verso la sua sede principale. Ma quella mattina decisi di fare prima un salto in Chiesa. Appena entrato so - e lo sento ancora adesso - di essere stato come folgorato, letteralmente rapito, da una musica eseguita all'organo che veniva ad incontrare il mio tempo… e il mio spazio.
Nessun'altra cosa, da allora, mi ha più rapito in quel modo! Ed è stato - quello - un dono che mi ha cambiato…

Sono due giorni che mi sto perdendo nella musica… tanto che ogni altra cosa sembra più non esistere, o comunque non avere la sua stessa importanza. E se anche dormo, veglio, lavoro, mangio… so di abitare da un'altra parte.
Mi chiedo se potrò mai essere per un'altra persona quello che la musica fu per me quel giorno…


Ascolta…

La-la-la-la… e la vita va! Oh, se le mie parole avessero la naturalezza e la scorrevolezza della musica che sto ascoltando!
Sapete che vi dico? Che mi sto difendendo… e la musica mi aiuta a farlo!
Un abbraccio…


Frammenti…

La sensazione è quella di guardare la propria immagine riflessa da un vecchio specchio: non ci si riconosce subito… se non raggruppando e mettendo insieme ogni dettaglio sparso tra le spesse e grigie maglie che il tempo ha lasciato sulla sua superficie.
Ed è così che io mi sento: frammentato…


Una dura scorza

Per non sbagliare ancora

Non esistono addii tra amici… ma noi due possiamo veramente dire di esserlo? E se lo siamo mi vuoi dire come abbiamo fatto a diventarlo? Pensieri e sentimenti condivisi bastano per far nascere un'amicizia? Forse no… ma "no" perché sto diventando vecchio? O perché il cuore - come il corpo - si sta pian piano rivestendo di quella dura scorza che ti fa sentire protetto? Ma protetto da che cosa poi?
Ciononostante già mi manca tutto quello che non potrò mai avere: la vicinanza, il parlarsi, il capirsi soltanto da sguardi significativi.

Gli unici momenti della vita dove ho colto la vera gioia sono stati sempre quelli nei quali mi sono sentito più fragile… ma proprio per questo anche senza legami, senza impedimenti, senza barriere interposte tra un io e un tu che si rivela.
E so che solo così sarà possibile ritrovarci.


Se dovrò per forza perdermi…

Sto ascoltando "Back for Good", un vecchio - ma magnifico - brano dei Take That… Lo stesso, però, non riesco ad arginare una sensazione strana: come di vuoto, di tristezza, di solitudine. È come se il silenzio interiore di quest'ultimi tempi si fosse amplificato, dilatato a dismisura… così tanto da rendere irrecuperabile uno stato antecedente, da rendere quasi un miraggio il riappropriarsi di quella spontaneità che mi ha sempre caratterizzato.
Credo di aver bisogno di aiuto… di aver bisogno di sapere che quei pochi - ma preziosi - legami nati all'ombra delle pagine di questo diario non siano sentiti come effimeri da coloro che si sono avvicinati strada facendo. Certo, il non scrivere agli amici - per uno che parla in continuazione di "sempre" - potrebbe essere interpretato come negazione di quello stesso sempre. Eppure - ve lo posso assicurare - quel sempre non è mai stato vero come adesso. Ma mi manca la forza, mi manca l'energia e quell'entusiasmo che un tempo mi permetteva di non lasciare mai scivolar via una situazione, un evento… soprattutto se questo voleva dire "incontrare" qualcuno.
Perdersi… L'ora tarda mi consiglierebbe di riposare (tanto più che torno da una notte di lavoro); ma sento che l'emozione sta salendo… e che non riuscirò a controllarla. E so anche che non potrò dormire se non mi farò violenza scrivendo queste poche righe.
Per troppo tempo non ho dato ascolto a tutto quello che mi agitava… e mi sono fatto distrarre, forse pensando che avrei potuto star meglio cercando di emarginare un poco l'esuberanza di questo mio cuore. Ma avrei dovuto tenere bene a mente le lezioni del passato: che per le troppe difese - e l'insistenza nel proteggermi da me stesso - alla fine mi sono perso sempre.
Ma se dovrò per forza perdermi, vorrei che altro fosse il modo…


Chi sei, dove sei, dove vai… e da dove vieni?

Strano davvero il tuo modo di presentarti… sei forse una persona che "va per le spicce"? Quattro domande - una di seguito all'altra - senza un saluto, senza dire nulla di te… e senza spiegare la valenza delle stesse: ironia? stupore? fastidio? rabbia?
Se quelle stesse domande me le avessi poste di persona so che non avrei avuto bisogno di chiarimenti. Ma noi due non ci conosciamo e - appunto - non conosco l'humus emozionale dal quale esse sono nate.
Ho pensato allora di non risponderti… almeno fino a quando non mi scriverai un'altra mail che potrebbe cominciare così:

Gentile Sully,
ho scoperto quasi per caso il tuo sito… e mi ritrovo qui a scriverti come se ti conoscessi da sempre. Mi dovrai scusare se capiterà che mi rivolgerò a te in modo diretto: noi due - è vero - non ci conosciamo… ma le parole condivise sono divenute comunità d'intenti: in esse mi ritrovo, e vi scopro tutto quello che - forse per paura - non ho mai avuto la forza di esprimere. Tu mi hai offerto questa opportunità: di condividere pensieri ed emozioni che da sempre abitano in me… anche se mai - prima d'ora - ne avevo avvertita così forte l'urgenza.
Questa mia per dirti che mi farebbe piacere se potessimo iniziare un cammino di conoscenza… anche così, per lettera, per dare la possibilità ad entrambi di condividere ciò che abita i nostri cuori.
Con riconoscenza… :-)

Lascia che mi diverti un poco, straniera… dopo tutti questi silenzi!
Mi ha comunque fatto piacere la tua lettera (il cui contenuto è praticamente il titolo di questa mia) perché ha stimolato e risvegliato la mia curiosità di sapere.
Un sorriso…


Le pietre di S. Damiano

Sono appena rientrato a casa da tre giorni passati ad Assisi con mia moglie… e quello che mio porto dentro - se così si può dire - è "lo sguardo" sul mondo.
Le pietre di S. Damiano Francamente non credo esista un posto carico di spiritualità come questo… ma se anche dovesse esistere io ancora non l'ho conosciuto!
Ho attraversato colline, e passeggiato lungo sentieri tra uliveti e macchie di rovi… e non ho fatto altro che pensare ad altri piedi, ad altri gesti, ad altri cuori molto più nobili del mio: così che anche ogni pietra diveniva segno - sacramento - di un altrove dove avrei voluto stare almeno per un poco.

Il fraticello della foto sembra attingere alle sorgenti della vita stessa, alle fonti dell'amore… come per chiedere la forza di condividerlo - e di donarlo - nel modo che anche noi un giorno, forse, ci sarà dato conoscere. Io non sono niente… ma se un giorno decidessi d'inginocchiarmi davanti a un uomo, quell'uomo sarebbe solamente Francesco.

Sully

Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw