E attorno a noi il silenzio

(Testi e Poesie 2003)

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Passioni

Oggi mi sono guardato allo specchio: i capelli - come dice mia figlia - sono decisamente troppo lunghi e anche se, a quasi 43 anni, non c'è traccia di grigio che li sfiori molti sono, invece, i segni lasciati dal tempo su questo volto che non mi è mai del tutto piaciuto se non fosse per questi occhi sempre un po' gonfi e stanchi, ma così sinceri e disarmanti… così azzurri.
E batte forte il cuore, dentro me, perché penso che sino alla fine dei miei giorni dovrò lottare - per non morire - contro ogni passione che vi leggo dentro, accettando il fatto che il dolore - sempre celato in esse - mi sarà irriducibile compagno.
Quando si è giovani - molto giovani (per non sentirmi, io, vecchio) - le prime passioni arrivano quasi d'improvviso, e ti sembra quasi di cavalcare l'arcobaleno… e tanto è lo stupore e la gioia che provi che dimentichi del tutto la paura, e ti scopri a cantare. E se poi capita di soffrire a causa di queste, sei però anche in grado di affrontare ogni sofferenza avendo in te quella forza e quell'entusiasmo per ricominciare da capo, con immutata fiducia nella bontà della vita.

Se ora guardo a questa figlia, che amo più di me stesso, vorrei tanto non potesse subire mai un silenzio, che non potesse mai guardarsi alle spalle con inquietudine e nostalgia, e che nessuna lacrima arrivasse a bagnare il suo cuscino nelle notti insonni, quelle dolorose e inevitabili notti quando sentirà di essere sola. E io - suo padre - dovrò imparare ad accettare il suo dolore e amarla in silenzio quando non mi sarà concesso di esserle accanto.

Ciò che ancora oggi mi sconvolge - restando spesso celato agli occhi di chi non sa guardare - è questo amore che mi travolge e che mi porta via con sé in luoghi sempre nuovi e sconosciuti, nel regno della poesia e del canto, dove nasce il vento e nel profondo bosco… così amico di tante avventure e di sogni di giovinezza.
In questo mondo, dove ogni distanza si annullerebbe se solo ci fosse un po' più d'amicizia, io - con tanti altri come me - continuo imperterrito ad andare avanti sulla difficile strada che ad essa conduce… e questa, pur essendo una strada di gioia e di speranza è, al tempo stesso, una strada che non risparmia a nessuno quel senso di perdita e quella sottile inquietudine che spesso si avverte nei momenti di profonda gioia e serenità.
E mentre osservo questo volto un po' stanco so, che se è vero che siamo "grumi" di pensiero che respirano, spiriti liberi che sanno guardare la vita comprendendola e amandola; se è vero che siamo figli della mente che hanno appena cominciato a capirla questa vita, che hanno imparato a distinguere la realtà dalla finzione, l'amore dal sentimentalismo, l'amicizia dall'opportunismo… so anche che siamo figli di quella passione che spesso ci governa e che ci fa scegliere dove e come andare avanti. E se siamo così come siamo è perché essa, facendo parte di noi, ci rende vivi, desiderabili e pieni di entusiasmo. A rigor di logica, quindi, non dovremmo temerla, non dovremmo affatto averne paura… anche se - credo - bisognerà essere preparati ad accettarne e sopportarne lo "scotto".


Casa colonica

Posso dire di avere avuto un'infanzia serena. Ricordo quasi ogni cosa: ciò che mi rattristava, e quello che mi rendeva felice - la vita all'aria aperta, numerosi animali come complici e compagni, e l'insofferenza nel rimanere troppo a letto. Anche da piccolo, infatti, mi svegliavo all'alba.

Sono cresciuto praticamente nella casa dei nonni materni - mentre mi scopro ad amarli anche se sono morti ormai da tempo - quella casa colonica dove tutto era a misura d'uomo (e di bambino)… e dove era praticamente impossibile annoiarsi.
E ricordo che, quando verso sera la stanchezza si faceva sentire, la nonna mi raccontava favole bellissime mentre io, seduto sulle sue ginocchia, imparavo a sognare.

Così, piano piano, sono cresciuto!

A 15 anni, poi, è successo un evento che cambiò per sempre la mia vita: l'incontro con la musica. Era un mattino di maggio e mi stavo recando a scuola. Passando davanti a una chiesa ho avvertito il suono dell'organo. Decisi così di entrare… e feci tardi a scuola!

Quell'evento, dall'apparenza quasi insignificante, segnò invece l'inizio di un duro lavoro di apprendistato per acquisire quei rudimenti di una teoria e pratica musicale che mi avrebbero donato in futuro una nuova e, per me, inimmaginabile forma di espressione.

Nel frattempo mi sono laureato, specializzato e ho cominciato a lavorare. Ma la vita vera - che nei momenti di malinconia e abbandono ritorna prepotentemente - è quella che porto dentro sin d'allora: una vita sempre alimentata dal sogno, velata di poesia, avvolta nella musica.


Emanazione di un'assenza

Non c'è luogo dove io possa andare,
nulla che mi protegga
da quest'incalzante malinconia.

Un mare d'inverno questo silenzio,
e questo vento… che mi respira.

E scalzo, ormai, cammino sulla rena…
col tuo sorriso in tasca.


Su questi fogli…

Un amore che non si sazia il mio, e che vive alimentandosi di brucianti desideri, di "folli" pensieri; un amore che sembra non conoscere la pacatezza del desiderio ma anche, e soprattutto, un amore nobile e delicato. Un amore che viene dalla consapevolezza della sua "verità", della sua immanenza che, voglio sperare, sarà da me accettata e vissuta pienamente senza più remore e tentennamenti, e senza inutili sensi di colpa… fino alle sue più estreme conseguenze.
Ma sarà proprio così? Oppure mi sto soltanto illudendo?

Io voglio, desidero parlare d'amore - e non m'interessa qualche magro surrogato, qualunque esso sia, che ponga temporaneamente termine a quelle "prurigini" di cui parla Catullo - ma mi rendo conto quanto, invece, sia difficile farlo se non a se stessi, e soltanto tramite pensieri.
In realtà se ne potrebbe discutere - è vero - a volte. Ma con chi, di grazia? Forse con coloro che se ne riempiono quotidianamente la bocca sì da averne quasi dimenticato il sapore originario? Oppure, forse, con chi accoglie i tuoi pensieri con un sorriso di commiserazione perché non sa di cosa veramente tu stia parlando?

Ma se dietro a sé ogni fantasma
lascia la notte, è solo perché vivo
attraverso la luce dei tuoi occhi
e il calore del tuo sorriso.

A chi, dunque, potrò mai raccontare che cosa questi occhi hanno potuto vedere, che cosa questo cuore abbia potuto sentire da quando tu, quel giorno, entrasti per sempre nella mia vita? A chi?

Un testo, inquieti pensieri d'amore vergati su questi fogli… quasi con pudore, e soltanto per parlare a te, soltanto per continuare a vivere di te.


Vater unser im himmelreich

Ieri l'ultimo atto… anche la sola nonna rimastami se ne è andata. A 96 anni.
E pensare che qualche giorno prima, avvisato della sua morte, non ho quasi provato dolore, né smarrimento, né senso di vuoto. Ho accettato la notizia… semplicemente.
Non molte le persone al suo funerale… un fratello, figli, nipoti e pronipoti. A 96 anni gli amici se ne sono già andati… ormai da troppo tempo.
La mia nonna paterna me la ricordo sempre vestita di nero - coi capelli lunghi raccolti, quasi castigati, in un elaboratissimo chignon. Ha vestito con dignità, per oltre 50 anni, i panni di una vedovanza non sempre facile.

Noi due non abbiamo mai parlato veramente, vero nonna?… e mi dispiace così tanto!
Ed ora, ora che tu non potrai più sentirmi, perché mi sta nascendo dentro questo senso di irrimediabile perdita? Perché non ti ho mai detto un "ti voglio bene"?

E mentre, in Chiesa, tutti quanti erano stretti attorno a te - come a vegliare il tuo sonno senza sogni - io sono divenuto tutt'uno con le serene note del "Ach bleib mit deiner gnade" e del "Vater unser im himmelreich". Soltanto per dirti anch'io, nel modo che conosco, un ultimo grazie.


Volti

Una vita costellata di immagini, di emozioni, di volti… così tenacemente aggrappati, avvinghiati a pensieri che essi stessi suscitano, nutrono, fanno crescere.
Volti di sorridente incandescenza che si affacciano alle soglie di un'intimità che fa tremare, che fa cantare dentro.
Volti di un rosso acceso per inconfessabili desideri, volti strappati al silenzio di un'assenza per divenire indelebili tracce dell'eternità di un dono.

Ed ora che ai margini di un doloroso silenzio più non trovo l'emozione di uno sguardo, il suono di una voce amica, l'incantesimo di un sorriso, mi è però di conforto il pensare che niente - nulla - potrà mai rendere inutile ogni carezza offerta, ogni bacio, ogni pensiero condiviso.
Siamo - e saremo - legati.  Per sempre.


Assenza

Una voce dischiude il mio silenzio…
voce soave,
di un'amica lontana.

Solitudine amara.


Custode del tempo

Il tempo, si sa, cambia le cose…
del nostro passaggio
traccia alcuna non scorgo.

Provo allora a chiudere gli occhi.


In viaggio…

In momenti come questo - di serenità e pace, e di festa - mi chiedo a quante persone potrebbero interessare i miei auguri, a quanti importerebbe sapere di aver abitato per un po' i miei pensieri all'alba di questo giorno; ma, nello stesso tempo, non posso non chiedermi quanti avranno rivolto un pensiero dolce o di amicizia a quest'orso dal cuore fragile, impazzito di passione.

Oggi per me è un giorno di riposo, e avrei potuto dormire di più se soltanto non fossi stato svegliato all'alba dall'usignolo, questo signore dell'aurora. Lui, che affida all'aria tiepida e profumata della primavera il suo canto sublime, non ha paura. È nella sua natura affidare al vento - e a chi come me sta in ascolto - tutto se stesso.
Siamo noi, purtroppo, ad avere talvolta questa paura nonostante sappiamo bene che tutto quello che non potrà essere detto - o che semplicemente non si riuscirà a dire - alla fine ci lacererà irrimediabilmente.
Siamo dei viaggiatori, dei viandanti, alla continua ricerca di noi stessi per scoprire ciò che ci rende felici, per capire il senso dell'amicizia e dell'amore. E il nostro viaggio è spesso arduo e, a volte, ci volgiamo sgomenti quando ci sembra di essere rimasti soli lungo la strada, soli, coi nostri sogni così difficili da vivere. Ma, nella mia non più giovanile pensosità, ho scoperto che non dobbiamo scoraggiarci più di tanto davanti ai muri sempre nuovi dell'individualismo, dello scetticismo, dell'incomprensione e dell'incapacità di condivisione; a patto però di non abbandonare i sogni e di continuare a credere - con tutte le forze - nella nostra capacità e potere di cambiare il cuore dell'uomo.

Ora però voglio parlarti con le mie mani, con quei gesti e quegli sguardi che tradiscono irrimediabilmente le mie emozioni. E parlarti di ciò che non manchi mai di rimproverarmi quando i tuoi occhi, così pieni di premura, vedono in me quello che nessun altro può agevolmente vedere: quel continuo e inquieto voltarsi indietro, quell'affannoso cercare di riappropriarsi di una vita che potrebbe sembrare quasi irrimediabilmente perduta. Ma prima è importante - necessario - che tu sappia che farò di tutto per non lasciarti andare, non senza averti almeno rivolto quello sguardo che escluda per un attimo tutto il resto e che ti faccia capire quanto io ti ami… io, che da sempre ti ho aspettata.


L'eterno presente

Pochi giorni bastarono per sondare e assaporare - finalmente - il mistero di un'amicizia che nasce. Dieci giorni soltanto… per segnare una vita.
Più di 25 anni sono passati!, e mi chiedo come sia possibile ancora questa stretta, questo peso, che oggi sento dentro. E pensare che tutto cominciò per caso, per seppellire quella noia e condividere quei momenti liberi che una vacanza elargisce sempre con generosità.
Poche parole - già gli sguardi dicevano molto di più - perché tutto cambiasse: le ore che ripresero a scorrere veloci, l'aria che si fece più sottile e più fresca; ogni cosa, attorno, assunse mutate sembianze, come di aura vaporosa e quasi sognante. E il mare!… da allora, per me, non fu mai più lo stesso.

Attimi di gioia e di felicità che ancora scalpitano e vengono puntualmente a tormentarmi. Ed io che credevo di essere ormai al sicuro!
Se il tempo lenisce le ferite (e forse è proprio così) chi mai mi proteggerà da quella nostalgia che sempre accompagna i bei momenti vissuti ma irrimediabilmente passati? Per caso non starò dipingendo il mio passato alla Hesse? Mi spiego: non sarà, cioè, che pongo i tempi andati all'interno di una "azzurra lontananza" che smussa gli angoli e sfuma le asperità che furono, facendomi sembrare tutto quanto di nuovo desiderabile? E ancora mi chiedo: non sono forse contento dell'attimo presente, di ciò che mi circonda adesso, di ciò che ogni giorno alimenta il mio stupore, di ciò che - in definitiva - rappresenta il mio sereno presente?
No, non credo affatto si tratti di questo. Forse, alla fine, tutto quanto è soltanto un eterno presente: io ho abitato il passato e vivo nel presente e, ancora, abiterò il futuro… come una scheggia di sogno proiettata nel domani ma alimentata dal prima. E, come ebbi già modo di dire una volta, noi siamo la nostra memoria e i nostri ricordi, siamo i paladini di quell'amore che non muta e che è - e rimane - la nostra sola e unica speranza.


Al mercato

Un piacevole e riposante fermento anima le piazze: è giorno di mercato. Daniel, con le mani in tasca e l'animo lieto, passeggia tranquillo. Quel giretto in città, già deciso la sera precedente, non ha altro scopo se non quello di concedergli un meritato riposo dopo i numerosi impegni delle ultime settimane. Uno sguardo alle vetrine e magari un salto in libreria, un caffè al bar dell'angolo di piazza Garibaldi… veri e propri toccasana per il suo spirito inquieto.
Ma a Daniel piace soprattutto osservare la gente. La sua, però, non è affatto una curiosità morbosa. Al contrario. È l'interesse che lo spinge a fissare - discretamente, s'intende - le persone che gli passano accanto; persone sole o in compagnia, giovani donne, madri, vecchi con la borsa della spesa, fidanzati. Un interesse, questo, già presente sin da quando era bambino, anche se allora ostacolato da una timidezza forse un po' eccessiva. Ed è per questo stesso interesse che ora depone il libro, lì seduto al tavolino del bar, per osservare con attenzione tutto quel mondo variopinto e variegato che gli sta sfilando innanzi.
Come quel vecchio dall'aspetto gentile, ad esempio, che proprio ora sta controllando se per caso non manchi qualcosa dalla lista della spesa: forse quelle fragole, che piacciono così tanto ai suoi nipotini. Oppure quella donna laggiù, quella vestita di giallo, sì, proprio quella, quella che si è appena fermata davanti al fornaio. Purtroppo da questa distanza non la si può scorgere in volto, anche se lo si indovina nobile: basta guardare con che portamento, con che discrezione e con quale grazia si muove.

E pensa, Daniel. Pensa alle miriadi di mondi che ognuno porta dentro di sé, ai ricordi, alle speranze, e a tutti quei sogni che ci animano continuamente. E si rivede ragazzo, addormentato tra il verde, sotto l'ombra di un tiglio; e sente il profumo inebriante della pioggia d'estate e la solitudine delle lunghe giornate d'inverno. Quanta malinconia, quanti ricordi avvelenati dalla consapevolezza che niente, nulla potrà essere più come prima. È come quando s'incontra una donna - un tempo amata - e la si ritrova cambiata, così cambiata da essere quasi irriconoscibile. Le si sorride con dolcezza, con riconoscenza… ma presto ci si accorge di essere, per lei, solo fonte di imbarazzo e di disagio. Si vorrebbe allora dirle di non preoccuparsi, si desidererebbe solo farle capire che le si sarà riconoscenti per quei momenti di vita vissuti, condivisi… momenti che faranno per sempre parte di noi. Ma ci si accorge, con sgomento, che i suoi occhi sono ormai freddi, impietosi, scostanti. E così, dolorosamente, non ci resta che distogliere lo sguardo.


Labirinti

Sono decisamente stanco… stanco d'inventarmi ogni giorno un motivo per sorridere, un motivo qualsiasi che non guidi il mio stupore verso il pantano della ruotine, delle cose già dette, già vissute.
Ho provato, qualche volta, a lasciarmi vivere, a fare in modo che la vita mi scorresse addosso senza farmi male, a vivere giorno dopo giorno privo di quella tensione che un futuro sempre incerto ci riserva, e senza quel peso di un passato che resta lì - come monito - a vegliare sui tuoi gesti ancora da compiere o a giudicare - e in genere con scarsa benevolenza - quelli appena compiuti. Ma non è servito a nulla!… e sono sempre stato peggio.
Così, a 43 anni, mi ritrovo ancora irrimediabilmente perduto nei labirinti di un desiderio che da sempre ho voluto, cercato, amato… e senza un attimo di pace.

E mi chiedo, ora, se non sia un prezzo troppo alto questo… per una vita di emozioni.


Amicizia perfetta

Ho pensato a te tutto il pomeriggio… e mi ritrovo qui a scriverti per dirti grazie e per parlare di amicizia una volta di più.

Per tanto tempo ho urlato nel vento il mio bisogno di verità, di bellezza, di purezza… il mio bisogno di credere in un'amicizia perfetta, in un'amicizia il cui alimento fosse lo spirito, che fosse comunione tra due esseri pensanti che non temono il confronto e che, nudi e disarmati uno di fronte all'altro, potessero condividere la vita della mente.
Nella mia vita non ho mai avuto di queste amicizie e, forse, la colpa potrebbe essere stata mia… non so. Ma nessuno al mondo potrà mai convincermi che un'amicizia di tal fatta sia solo un'utopia o una pia illusione…

Ora - anche se ancora non so cosa sia ciò che sta nascendo tra noi - il mio unico desiderio è che un giorno le nostre menti fiduciose possano riconoscersi e specchiarsi l'una nell'altra. E se questo non dovesse essere possibile (per un'infinità di ragioni) avremo avuto almeno il merito di aver tentato.


Vivere

Oh, poter essere come l'aurora…
e accarezzarti con mani di fata,
o come un vento caldo d'estate…
e sfiorarti con dita di seta.

Oh, poter essere come la notte…
e guidarti alle soglie del giorno,
o come quest'aria che respiri…
per vivere di te, e di te… morire.


Passeggiata romana

Il vero incanto amico mio, la vera poesia, non è un chiostro sotto la luna, una musica soave o la calma e la tranquillità di una serata romana (però, ora che ci penso, avrei proprio voglia di viverle queste cose che dici… e subito!); il vero incanto, dicevo, è l'emozione di un incontro, il ritrovarsi di due anime - donna e uomo - due anime che da sempre si sono cercate, disperatamente.
È l'amore, infatti, che dipinge le pareti del cielo e che dà un senso a tutto il resto.

Metti infatti una contrada che hai sempre odiato, o un volto che ti è sempre stato antipatico; metti tutto quello che vuoi… tutto quello che eviti, tutto quello che - per te - non è poesia. Ma poi, un giorno, ti capita di innamorarti… e scopri, così, che tutto quello che prima detestavi, tutto ciò che prima non suscitava in te nessun interesse, tutto a un tratto ti sa parlare in modo nuovo; anzi, sei tu a dare alle cose che ti circondano un voce nuova, una nuova veste… splendente di grazia e di poesia.

Oh, quanto ci parla il mondo quando lo guardiamo con occhi innamorati!


Un soffio…

Qualche settimana fa mi ha scritto una giovane donna - che non conosco - ringraziandomi per una poesia che le era piaciuta. Ma solo alcuni giorni dopo ho saputo, da un'amica, che un'altra giovane donna riteneva, invece, i miei testi e i miei versi troppo banali, troppo scontati… parole, queste, che mi hanno profondamente ferito e amareggiato.
E se questi testi, mi son detto, se questi appunti di viaggio che rispecchiano il mio sentire - il mio essere persona - sono veramente banali, superficiali, scontati… forse, allora, devo esserlo anch'io!

Quanto mi spaventa amica mia, quanto mi spaventa questo mio sentire… ma tu sai tutto, e mi conosci! E basta questo, credo, per andare insieme verso il giorno.

Un soffio questo mio sempre… ma comunque un sempre!


Non un uragano…

Amare - forse - è questa gioiosa inquietudine,
questa non sicurezza… che tanto spaventa;
o questo fuoco, che sentiamo dentro,
e questa emozione.

Illuminami, amica, col tuo sorriso
e non ti agitare…
non un uragano sarò mai per te,
ma brezza gentile.


Rise & Fall

Cammino solo per le vie di A*** - verso l'ospedale - mentre lacrime di solitudine e di malinconia mi bagnano il viso… Questa vita così sconvolgente - penso - così dura, mentre mio padre - ignaro!? - vola incontro a un mare e un cielo azzurro… forse soltanto per non dover pensare, forse per dimenticare. Oh, se solo potessi essere un angelo!, e prendere su di me le sue pene, le sue paure…

E questo sentimento che mi travolge - e non mi aiutano certo le magiche note di "Rise & Fall" di Craig David - tanto che non so se riuscirò a reggere a lungo a questa continua lotta di pensieri e di emozioni.
E poi ancora un'altra emozione, oggi, quando sul Bollettino dell'Ordine ho letto il mio nome… solo un nome tra tanti, ma associato a quella poesia che amo.

E lontano da me ci sei tu… luminosa e insostituibile amica, compagna di sogni impossibili che per lungo tempo abbiamo condiviso e vissuto.
Ma queste mie lacrime, queste mie solitudini oggi te le voglio offrire… per ringraziarti, e perché - sono sicuro - mi aiuterai a portarne il peso.


Silenzi e paure

Nel silenzio di questo mio studio una musica infinitamente grande sta colmando la mia anima e non so se essa saprà resisterle per molto ancora prima di scoppiare. Sto ascoltando infatti il primo Contrappunto dell'Arte della Fuga di Johann Sebastian Bach… poesia e arte insieme - la "dulcedo et subtilitas" degli antichi - in un connubio invincibile che può spezzare la roccia, dissetare un cuore arido e rendere un giardino il deserto dell'anima.

Se è vero che io amo le parole tu forse saprai anche quanto ami quest'arte dei suoni, questo insieme di "segnucci della musica"… sono ormai quasi trent'anni che trovo in essa un conforto e un rifugio.
Forse, però, quello che ancora non sai è ciò che ha rappresentato e rappresenta per me questa nostra amicizia. I miei silenzi non ti sono stati certo di aiuto in questi lunghi mesi e mi è parso di avvertire spesso la tua paura che io potessi, in qualche modo, essermi stancato di te o che avessi perduto quell'entusiasmo che mi caratterizzava e che ti ha fatto pensare e dire frasi del tipo: "Appaio ancora una volta inadeguata, non alla tua altezza; a te, che ami così tanto le parole, non riesco ad esprimere - loro tramite - il mio amore e la mia speranza. Sarà così che ti perderò?".

Mia cara, mia amica adorata,
noi sappiamo chi siamo e che cosa rappresentiamo uno per l'altro ed è per questo che non dovremo mai più aver paura… nemmeno dei nostri silenzi!


E attorno a noi il silenzio

Ambulatorio il mattino e - ancora - il pomeriggio: dal lunedì al venerdì. Sabato - giorno e notte - guardia in ospedale. A settembre sarà più o meno uguale, con in più i corsi serali di aggiornamento obbligatorio… decisamente troppo, troppo per questi mesi di caldo sahariano.
Non ho molto tempo per pensare… quel tempo buono come il pane, quel tempo dove ognuno può stare solo con se stesso. Ma, ugualmente, qualcosa riesco a scrivere: magari in ambulatorio, come ora, in un momento di calma.
La giornata è splendida, e così ti verrebbe voglia di scappare, di andar via… magari lungo una costa deserta, e passeggiare tranquillamente mentre il vento ti scompiglia i capelli e l'aria salmastra t'impregna i pori e la bocca… voluttuosamente.
Una spiaggia, una donna al tuo fianco… soli, come gabbiani, lungo la riva di un mare grande, incommensurabile… come i nostri sogni.

E attorno a noi il silenzio… che ci parla.


Quando ancora non c'eri

"Ho inventato le tue mani"
quando ancora non c'eri,
quando ancora ti celavi
nei miei sogni… e già allora
mi parlavi di emozioni.


Loto blu

Non un fiore di campo tu sei
ma splendido giglio d'acqua.
Loto blu di passione…
e di tormento.


Gardone Riviera

Di solito non viaggio molto… forse per innata pigrizia. A volte, però, mi prende all'improvviso come una frenesia che mi dice di andare, di muovermi… e spesso non resta altro da fare che ascoltarla questa voce, così imperiosa, se non desidero che un'inquietudine sottile si insinui nei miei pensieri e nei miei gesti.
È così che ho "scoperto" - quasi per caso - un piccolo angolo di paradiso (praticamente a due passi da casa mia), un luogo dove ogni cosa sembra essere finalmente al suo posto, e dove anche la vita stessa sembra fluire tranquilla - cullata quasi - al ritmo dolce delle sue acque. Trecento metri di lungolago dove ogni dieci passi un'invitante panchina, all'ombra degli aranceti, ti invita a sostare, a dar tregua a un cuore gonfio di emozioni: tanta è la bellezza che ti circonda che devi per forza riprendere fiato. Poca gente che - come me - cammina tranquilla; qualche vela al largo e alcune piccole barche ormeggiate al molo e, all'interno, le botteghe degli artisti (pittori, poeti, scrittori) che non mancano mai di gettare un'occhiata sorniona ai pochi passanti (per lo più turisti) con un sorriso che la sa lunga… Che possano vedere, meglio di altri, i pensieri che ci agitano?

In alto un cielo terso, azzurro, con un sole che moltiplica la sua luce in miriadi di barbagli che ti fanno lacrimare gli occhi, ma che scaldano dentro. In basso il blu intenso di un'acqua appena increspata dal vento, e in mezzo a tutto questo… il mio sorriso.

Ci si dimentica troppo spesso, credo, quanto possa essere gratificante e naturale - quanto sia poetico - vivere in questo modo.


Demoni

Buon Dio, quanto silenzio in questi lunghi mesi d'estate, di un'estate interminabile alla quale ho attribuito tutte le colpe e tutti i meriti per avermi eclissato, quasi nascosto e protetto, dal quel demone che mi abita e che non mi concede quasi mai un attimo di tregua, quel demone urlante che si compiace di distruggere indefessamente quella vaporosa e leggera atmosfera di pigrizia fisica e mentale alla quale spesso mi abbandono.
Chi sia quel demone e cosa voglia da me ancora non lo so… ma so che non ha funzionato; non ha funzionato nel senso che il silenzio forse è la sua dimora perfetta, la sua casa, il regno da dove meglio riesce a far risalire fino agli strati superiori della coscienza - insinuandosi piano piano nei pensieri e, di conseguenza, in gesti divenuti irrequieti - la sua perentoria e onnipresente voce.
Si tratta sicuramente di un demone - non necessariamente cattivo - se autonomamente incanala la mente verso orizzonti sempre nuovi, verso mete che non possono dare a priori certezze; quelle certezze e quelle sicurezze che caratterizzano invece le cose note, conosciute.
Non sarà forse che vuole solo farmi capire che non esistono verità acquisite una volta per tutte? Questo, il suo vero scopo?

Sono sempre più confuso, confuso perché a guardar bene - e ne sono quasi certo - vedo non uno, ma due demoni che si contendono la palma del vincitore, due demoni che si danno e si promettono battaglia… mentre intanto io, unico e stupìto spettatore, perdo la pace.


Colleghi di lavoro

Interno. Luci artificiali. Qualcuno parla con la consapevolezza - forse - di dire cose importanti, essenziali.
Pochi ascoltatori - una quarantina - dall'aria per lo più annoiata, distratta, coscienti soltanto del dovere di esserci. Si tratta di un gruppo omogeneo - colleghi di lavoro riunitesi insieme per un confronto su quali strategie adottare per una "sana" campagna di educazione sanitaria. L'argomento? Il fumo.
Ma quale fumo? Ovvio, quello di sigaretta. Ovvio!? Non tanto, se qualcuno dice che forse è meglio specificare: i ragazzi d'oggi - per fumo - intendono spesso dire qualcos'altro.
La riunione si protrarrà per almeno quattro ore. Beh, allora non ci resta che armarci di pazienza… e di coraggio.

Come mia abitudine sono stato tra i primi ad arrivare. Mi piace, fare le cose con calma. E mentre aspetto - compilando i moduli e i fogli di presenza consegnatemi all'entrata - osservo chi fa il suo ingresso.
All'inizio della conferenza il posto a sedere alla mia destra resta vuoto, mentre alla mia sinistra si siede una donna che ancora non conosco.
Trema un po' la voce alla persona che proprio ora, introducendo i lavori, inizia a parlare: forse l'emozione di chi non è avvezzo a parlare in pubblico. È una donna, l'unica - tra le persone che mi circondano - che posso dire di conoscere, l'unica che mi abbia - in qualche modo - reso partecipe dei suoi pensieri, un giorno.
E intanto mi chiedo - mentre mi guardo attorno - a che cosa stia veramente pensando ognuno di questi colleghi, ben celati dietro quei volti ora così apparentemente attenti. Mi chiedo se qualcuno abbia pensato, magari per un attimo, quanto lontani restiamo tutti quanti - uno dall'altro - nonostante questa vicinanza che momentaneamente ci accomuna. E con questo non intendo certo negare il desiderio di conoscenza che - chi più, chi meno - tutti accomuna, ma soltanto dire che quella curiosità vorace - così tipica dei bambini - forse l'abbiamo persa o non ci basta più, forse non basta a giustificare e a vincere la paura di metterci continuamente in gioco, di rischiare se stessi in un'avventura certamente affascinante ma, troppo spesso, dall'esito incerto. Ed è proprio quest'ultimo aspetto - credo - a frenarci: perché rischiare di diventare fragili, di mettersi a nudo, di piangere e di ridere; perché aprire il proprio cuore a un'altra persona che potrebbe ridere di noi, che potrebbe non capire ciò che ci lacera, ciò che ci dà speranza, ciò che ci fa vivere?

Le luci si spengono. La conferenza è terminata. Ognuno raccoglie le sue cose - con visibile sollievo - e lascia finalmente quell'aula divenuta, ad un tratto, così opprimente.


Siti web

Mamma mia… quanto silenzio da parte mia. Il motivo? Pigrizia, e un po' di malessere.

Sto lavorando, è vero… ma, in genere, un po' di tempo riesco quasi sempre a ritagliarmelo se lo voglio veramente. È che in quest'ultimo periodo non sempre sono stato bene di "testa". Comunque vi confesso che ora è tutto ok.

Ho un progetto, sapete: la realizzazione, o meglio la ristrutturazione del mio sito.
Leggendo qua e là ho appreso che le specifiche per la costruzione di siti web veramente innovativi e usufruibili al meglio (anche da parte di supporti diversi dai PC) stanno sempre più prendendo piede. Stimolato dalle nuove direttive del W3C - Consortium del www - (che impone una regola costruttiva rigorosa per tutto ciò che concerne il web) ho pensato di provare anch'io a darmi da fare in merito. Badate bene però: se riuscirò nell'intento (ma posso già rassicurarvi in proposito) l'innovazione non riguarderà tanto il layout (ciò che appare, dunque) ma tutto ciò che è nascosto - il "motore" - e permetterà una usufruibilità e una manegevolezza (anche dal punto di vista dell'aggiornamento) prima impensabile.
No, ad uno sguardo superficiale nulla sembrerà cambiato (a parte una nuova veste grafica). Vi basti sapere, però, che tutto ciò che vedrete "non esisterà" veramente nel documento. Le pagine caricate, infatti, conterranno soltanto testo strutturato in sezioni e paragrafi, e ciò che cambierà sarà l'elaborazione grafica apportata dai fogli di stile (css). Niente tabelle quindi - e nessun'altro trucco di sorta per far quadrare il cerchio - ma solo e unicamente testo strutturato e, successivamente, elaborato dai css.
L'unico problema - spero solo temporaneo - sarà che questo tipo di layout non potrà essere visualizzato se non da browser piuttosto recenti. I browser più datati - quelli che non supportano i fogli di stile (e i frames) - non vedranno se non la struttura (il testo per intenderci).

Dunque… se prima il silenzio era subìto (e vi chiedo scusa) ora, invece, è un silenzio pieno di attesa. Un silenzio "strutturato". :-)


Cristalli di nebbia

Sono arrivati i primi freddi (finalmente!?) e con essi, purtroppo, anche quelle nebbie e quelle foschie di un altro inverno ormai alle porte. Ma mentre percorro quella strada che conduce al di là della piccola catena di colli che mi separano dall'ambulatorio dove spesso lavoro, sono costretto a ricredermi: un cielo azzurro e un sole splendente valgono ben più di qualche goccia di sudore sulla pelle. Non si riesce, infatti, a vedere quasi nulla oggi – tanta è la nebbia – mentre l'auto arranca piano lungo i pochi tornanti che la separano dal passo.
L'atmosfera che si respira – e nella quale sembro fluttuare – è quasi fiabesca, quella – per intenderci – delle fiabe di novembre che si raccontano ai bambini attorno al fuoco – o almeno le si raccontavano un tempo, quel tempo che alcuni di noi forse ricordano con un po' di nostalgia, quel tempo dove non ci si vergognava – come adesso – di sognare.
Un'atmosfera, dicevo, come di urgente e ansiosa attesa, quasi di presagio.
Nelle fiabe, però, tutto quello che deve succedere… alla fine succede. E nella vita reale?

«La vita reale, in realtà, è altra cosa da quella che si trova nelle fiabe!»

Eppure – anche di fronte ad un'opinione rispettabile come questa – non possiamo accettare di sottostare a questa logica impietosa che, paralizzando la volontà (con frasi del tipo: «tanto non si può far niente, è tutto inutile, è tempo sprecato»), uccide pian piano ogni motivo di gioia e di speranza, e ogni sorriso.
Se è vero che ci sono cose che non si possiamo cambiare (e verso le quali è inutile lottare), è altrettanto vero che la vita ci dà spesso la possibilità di divenire artefici del nostro destino.

«Ma che vai dicendo? Di quale destino stai parlando?…»

Sinceramente? Non posso proprio dire di saperlo. Ma una cosa so con certezza: che voglio svegliarmi al mattino con quell'entusiasmo che sa guardare avanti, che sa vedere oltre la cortina di nubi che spesso offusca gli orizzonti e che mi aiuterà – ne sono certo – ad inventarmi quella gioia che soltanto uno spirito libero riesce quasi sempre – giorno dopo giorno – a costruirsi…
E se fosse proprio questo il destino al quale siamo chiamati? A vivere nella gioia?


Cose semplici

Ci sono momenti – come questo che stiamo per vivere – dove diventa più che palpabile un imperativo categorico: divertirsi!
Dunque anche il divertimento – generalmente inteso come svago, fuga dallo stress e dalla routine quotidiani, momento ricreativo per il corpo e per lo spirito – sembra aver assunto, oggi, una connotazione decisamente negativa, nel senso che è divenuto quasi un obbligo, un dovere da assolvere a tutti i costi; pena il sentirci in colpa, isolati, diversi. Ecco allora che frasi del tipo «Bene, divertitevi allora», «Mi raccomando, divertiti!» si sprecano ad ogni incontro, ad ogni saluto, ad ogni augurio che ci si fa in questo scorcio di tempo che ci separa dal nuovo anno.
E ci si sente guardati con un minimo di sufficienza – anche se non proprio di commiserazione – se alla domanda di cosa si sia fatto nel corso di queste feste si risponde di essere rimasti a casa, in famiglia, per recuperare quelle energie e un po' di quel tempo che viene sempre speso per qualcos'altro, e quasi mai solo per noi.
Vi starete forse chiedendo dove io voglia "andare a parare" con tutto questo discorso: è presto detto! Ognuno di noi è libero di intraprendere tutto ciò che ritiene più opportuno per il proprio benessere e per la propria tranquillità; ognuno di noi – se ne ha la possibilità – può liberamente ricercare quelle forme di divertimento e tutte quelle attività ludiche un tempo considerate impossibili (se non proprio impensabili) se – così facendo – potrà sentirsi appagato e felice.
Da parte mia, io continuerò a ricercare e a costruire questa fragile e preziosa serenità interiore con quelle piccole cose che, ogni giorno, pazientemente ammiccano ai nostri sguardi un po' distratti e assonnati, forse ubriachi di routine e di stanchezza; quelle cose semplici (come leggere un libro, pensare, dialogare, fare una passeggiata) che – sole – hanno la capacità di cambiare definitivamente il cuore dell'uomo.

Sullivan

Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw