Robin delle stelle

Testi e Poesie 2009-2010

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Un bicchiere senza confini

Non leggo libri di poesie,
forse ne scrivo.
L'impeto irrefrenabile di comunicare
lo muto in parole,
immagini da evocare,
fantasie da inventare.
Io contagocce,
lascio cadere una goccia
nel tuo bicchiere,
la superficie si agita
cerchi concentrici la diluiscono,
l'accolgono,
si modellano in un nuovo equilibrio,
e la parola suscita sensazioni,
incita alla corsa
la tua immaginazione.
Finisce qui il mio compito
e tu sei nel vento.


Carneficina a Gaza

Non ci sono parole
per descrivere ciò che vedono gli occhi,
non ci sono orecchie
per ascoltare i perché di uno sterminio,
non ci sono più lacrime
da piangere su esseri umani fatti letteralmente a pezzi.

Restano nude le argomentazioni di una guerra,
che offende gli inermi e gli indifesi,
e l'odio, che ormai non si camuffa più
impone il suo dominio ad anime cieche,
ad anime sorde a richieste d'aiuto,
a corpi svuotati di ogni umanità.


Figura eterea

Immagini nitide di situazione irreale.
Una bimba compie acrobazie
la terra è laggiù.
L'io narrante la emula
e fallisce,
tenta ancora,
e ancora insuccessi,
ma incontra te.
Dolce figura,
si adagia
tra braccia accoglienti,
porge labbra
a teneri baci,
le parole scivolano pacate
miste a sorrisi accennati
a complici sguardi e…
L'irreale si spegne
e tu continuerai a esistere
nei territori confusi dei sogni,
o nello srotolarsi
di un presente parallelo.

(Il risveglio è la prosecuzione del sogno, mantenerlo vivo, caldo, per poterne subire i suoi affascinanti influssi. A volte accade…)


Una risposta

La forza e l'energia
che gli altri vedono in te
non è solo nei loro occhi,
sta nelle parole
e nei gesti tuoi.
Sconforto e depressione
che pur possono abitarti
sono elementi invisibili
a un sentire superficiale,
e pure il desiderio di una carezza
resta un fiore
destinato ad appassire
nel tepore di un raggio
che filtra dietro il vetro.
E vorresti rivendicare con urla
frammenti di attenzione,
ma desisti,
rinunci e attendi,
nella casualità degli eventi,
un'occasione nuova.


Girovagar per boschi

Freddo pungente,
le mani cercano riparo nel fondo delle tasche;
il sentiero gelato scricchiola
sotto rapidi passi.
Tutto è bianco,
brina e silenzio.
Brandelli di plastica,
bottiglie abbandonate,
e un vecchio divano imbottito,
liso,
rovesciato dall'ingratitudine,
sono elementi del bosco.
Così
come le foglie secche,
o i rami spezzati.
E ritrovar nella solitudine
la compagnia degli alberi,
la scoperta di un agrifoglio
con le sue bacche rosse,
e in lontananza
richiami di cani
e il profilo di colline scure.


Cosa insegna la storia?

Noi uomini
che abbiamo offerto la cicuta a Socrate
siamo pentiti.
Noi uomini
che abbiamo arso in piazza Giordano Bruno
diciamo basta ai roghi.
Noi uomini
specchiati giudici di Sacco e Vanzetti
mai più tali condanne.
Noi uomini
lugubri carcerieri di Nelson Mandela
oggi neri e bianchi
siam tutti uguali.

E intanto
nuovi campi di stermino e nuovi gulag
imprigionano vecchie idee,
moderni e spaventati censori
popolano celle angoscianti,
dove stipano le loro paure,
dove ammassano i loro dubbi assillanti,
convinti di evitar che crollino
le torri delle loro certezze.

Riconosciamo orrori
di decenni e secoli passati,
quando ammetteremo
i nostri sbagli di oggi?


Solo

Solo,
con il rumore di foglie calpestate,
solo,
con cristalli di ghiaccio sul terreno,
solo,
con il sole che sfarfalla tra alberi e sparute foglie,
solo,
con il sentiero che si perde nel disordine dei castagni.
Solo
a riflettere
e non siamo mai soli.


Vagabondo ai bordi di sogni

Solita cesura del sonno notturno,
un libro è compagno nel silenzio del buio,
piccola isola di luce
e gli occhi e la mente
inseguono i pensieri di Epitteto,
le domande si accavallano
ai dubbi, all'ammirazione,
a tuniche e calzari
di trascorsi millenni.
La lucidità cede dolcemente al sonno,
mi calo nel buio
scivolando sotto le coperte calde,
la mano cerca la tua pelle,
scansa l'indumento,
trova il tuo calore,
ascolto il respiro regolare dei tuoi sogni,
mi adagio in un tenero contatto
nel desiderio di raggiungerti
nel girovagare notturno.


Parole silenti

L'amore che ti dono
non sono solo carezze,
ma sbuffi, lamentele
e a volte intransigenza.
L'amore che ti dono
è cercarti nel sonno,
il respiro profondo,
il tuo corpo caldo,
la mano che ti trova,
un contatto,
e tu non saprai mai.
L'amore che ti dono
è voglia,
è desiderio di far l'amore con te,
continuamente,
nelle sue varie forme,
ma troppo spesso si infrange
contro l'indifferenza.
L'amore che ti dono
è andar con le mani allacciate,
è fare il buffone
e godere delle tue risa fresche.
L'amore che ti dono
sono i miei sbalzi d'umore,
e la tua comprensione,
e le tue invettive saettanti
e l'accettazione di ciò.


Viaggio in metro

Cambiano i tempi,
cambiano gli attori,
i suonatori adulti
di antiche fisarmoniche
sono svaniti
con le loro note di tango,
con i bicchieri di carta
dove versar monete.
A noi viaggiatori
di oscure gallerie,
vengono replicate
consuete melodie,
scaturite da mantici e tasti
pigiati da giovani e maschie dita,
e sguardi miti
vagare in un vuoto voluto,
e il bicchiere di carta
è in mani di fanciulla
troppo giovane per quel ventre gonfio,
troppo giovane per quel bambino in braccio.
Avanza la povertà,
l’ingegno si aguzza
alla ricerca di cuori
il cui astuccio
non resti sigillato.


Viaggiar sulle onde

Il tuo entusiasmo incontenibile,
figlio dell'incoscienza,
del coraggio,
dell'amore della natura,
del desiderio di mettersi alla prova.
Ore e giorni e settimane
colmi del suono delle onde,
del vento,
del calore del sole,
del sudore e del salmastro
che non ti molla un istante.
E i turni al timone,
e le notti in cui parli alle stelle,
e la luna sorride comprensiva e benevola,
silenziosa e in ascolto,
tende la mano
ad un sole ubriaco di sonno.
I flutti schiaffeggiano la chiglia,
l'attenzione si sposta alle manovre,
la sfida è rispetto degli elementi indomabili,
è muovere le vele,
cercare equilibri nuovi.
E il pensiero supera le onde,
corre sulla terraferma,
si immerge nell'acqua di un incredibile blu,
e tu sei lì,
e questo è altrettanto incredibile,
e, e, e…
buon vento…
(A un amico che sta attraversando l'oceano su una barca a vela)


Tutto è già in te

Caro gabbiano (ferito?), il tuo silenzio cosa oscura? E le tue donne tacciono insieme a te!
Aria di primavera inoltrata, a giorni è già apparsa l'estate, ed ora si è rincantucciata in qualche anfratto della stagione che la precede. Così anche i nostri cuori?
Primavera sinonimo di gioia, rinascita, respiro di immenso… sì, ma per quanti? Per i fortunati che hanno l'indispensabile e oltre, ma per coloro che lottano giorno dopo giorno per guadagnare il sostentamento c'è spazio per pensieri nobili? Penso difficilmente. E allora continuiamo ad apprezzare questa fortuna (immeritata? meritata?) e commuoviamoci dinanzi allo sbocciare di un fiore, di un temporale, di un amore…
Buon volo gabbiano.

Lo sguardo cattura l'attimo nel suo transitare,
la mente ne estrae l'essenza,
la mano lo inchioda sul foglio di carta.
La notte è frugar dentro cassetti
colmi di immagini
gettate alla rinfusa,
valutare
scegliere l'argomento
e risalire alle sensazioni,
tornare a quegli istanti
e raccontare a te,
suscitare emozioni
che già son dentro te.
Nulla di nuovo,
nulla di fatato,
la poesia è in te che leggi,
nei suoni,
nei colori in cui ti immergi,
nella tua voglia di fantasticare,
nel disperato bisogno d'amore.
Il profumo del fiore
esiste
solo per chi lo sa annusare,
per chi la pioggia
son rivoli sui vetri
e le gocce scompongono la luce,
e per qualcuno è solo disagio
di scarpe bagnate.


Tremori di superficie

Vibrano i nervi sotto la pelle,
fibrillazioni sparse su tutto il corpo,
il sonno è tenuto a distanza
nel disagio di sensazioni sconosciute.
Leggere,
concentrazione evanescente,
posare il libro;
scrivere,
andare appresso ai pensieri,
sferzati da fremiti quasi visibili.
Intorno il buio è tranquillo,
denso di sogni,
di parole non udite,
d'immagini che si sbriciolano
al trillo di una suoneria inflessibile.


Massenzio

Il circo,
una spianata ricoperta di piccoli fiori e d'erba,
gli spalti,
resti inglobati da alberi e cespugli,
risuonano le urla,
il frastuono,
l'incitamento,
la delusione della sconfitta,
l'esultanza della vittoria,
voci latine
volano su spalti deserti
coprono assordanti
ogni cinguettio o frusciar di vento.
I clamori si acquietano
lentamente svaniscono,
i millenni rioccupano i loro spazi
i segni della vita
si spostano altrove.
Altri circhi,
altre passioni,
altri linguaggi,
il nuovo si sostituisce al vecchio
fin quando anche lui vetusto
udrà bussare alla sua porta.


Santo Stefano vista da Ventotene

Dai primi chiarori emerge l'isola,
nera sagoma in un mare immobile.
La vita riprende,
nei voli di uccelli a caccia di cibo,
nei cinguettii affamati,
nei ronzii di fastidiosi insetti
intenti a suggere sangue.
Sogni umani proseguono
dentro letti umidi e sudati,
protetti da mura
dentro case
disseminate nella campagna isolana.
I contorni dell'isola
si fan più chiari,
e s'intravvede
il carcere borbonico.
Vite trascorse
a contare i giorni,
terribilmente uguali,
dentro stanze sbarrate,
nel gelo di inverni,
quando il mare ha il fragore di tempesta
che atterisce il cuore,
nel caldo di estati
dove la speranza di terminar la pena
diviene liquida,
come il mare attorno.
L'uomo
si arroga il diritto
di rinchiudere altri uomini
dal pensiero diverso.
L'uomo
la cui presenza sulla terra
è un soffio di vento,
fa della vita altrui
dolore, rabbia e tristezza.
E della propria?
Altra tristezza!


Tracce

Tracce

L'impronta del passaggio
su questa terra colorata
non ci sarà.
Nessun albero ho piantato,
e meste le rose
continuano a seccare nel vaso.
Apparterrò alla terra,
cellule trasformate in polvere,
potrò volare sulle cime degli alberi,
e scendere nei vortici
di tumultuosi ruscelli.
Potrò accarezzare il tuo volto
con l'alito del vento,
o coagulare
nel sangue
di un corpo torturato.
Una presenza che rimarrà ovunque
e sempre chiederà perché.


Lo spirito del bosco

Non è solo andar per sentieri,
ascoltare il vento muover le foglie,
o il ronzar di un insetto a mezz'aria,
c'è altro.
Seduto su una roccia,
muto,
a guardare intorno a sé,
l'ondeggiare leggero delle foglie,
pochi canti di uccelli,
e il dominar del verde
sui lunghi tronchi esili e diritti,
il marrone sfuma nel grigio,
con l'eccezione di macchioline di lillà e di giallo.
Lo spirito del bosco è qui,
aleggia accanto
ma non mi permea,
ne percepisco la presenza
ma non lo vivo,
mi sfiora
con l'aria ora più fresca
a provocar la pelle d'oca.
Il cielo incupisce.
E sotto le chiome
scema la brillantezza dei colori.
Piantine, arbusti, cespugli, alberi
immobili nella loro vita,
e l'uomo
con il suo continuo andare
illude se stesso
in un fantomatico evolvere.


Pensiero di te

Ti vedo
col pensiero,
sgorga tenerezza liquida
si espande
incontrollabile.
Toccarti,
carezzare il tuo viso,
essere con te,
guardare nei tuoi occhi
e tacere.
Eppur domani
quando ti rivedrò
sarà come altri ritorni,
un bacio a sfiorar le labbra,
incapacità di un abbraccio,
slanci cristallizzati,
insulsa contrarietà.
Questa schizofrenia
si agita
mi costringe,
indifferente ai sogni
e alle conseguenze.
Ma sono io
l'emozione presente
o le parole non dette e i gesti inespressi
che sarò?


A Pulce

Quattordici anni di presenza,
per me troppo ingombrante,
una necessità per Giù, per le ragazze.
Carezze, coccole e
partir con le fusa,
sonni notturni con il letto in comune,
miagolii e graffi nella vasca da bagno,
fughe improvvise all’apparir del phon.
E la pazienza nel fare da mamma
ai trovatelli succedutisi qui,
attaccati a sterili mammelle,
non cibo, ma tutte le attenzioni.
I lamenti incessanti
per qualsiasi viaggio,
segno di insofferenza e sedentarietà.
Ora sei qui
muta,
immobile,
rosa da un male
anche lui silenzioso,
giudice senza appello.
Tra qualche ora,
una puntura ti addormenterà,
e resterai a poltrire
su letti e divani,
a sprizzare energia
al rumor dei croccantini,
a far baruffe con tuoi simili,
nei ricordi di chi ti ha desiderata.

PS: Non ti ho amata, non ti ho desiderata, ma per ciò che hai rappresentato questo te lo dovevo.


Estate marina

La brezza stempera l'ardore del sole,
la pelle brucia,
riarsa,
assetata.
L'acqua salata rinfresca il tempo di un'immersione,
il sole è il tiranno,
temuto,
desiderato.
La scogliera è punteggiata di corpi intorpiditi,
lucidi di crema,
arrossati,
scottati.
Bivaccare nell'acqua,
esplorare fondali fascinosi,
lunghe bracciate lente,
galleggiar di braccioli.
Una ventata spodesta l'ombrellone,
il sole acquista spazi negati,
l'estate seguita il suo corso.


Iglesias, campagne d'agosto

Non mi sono dimenticato di te, mio amico, sono sempre presente… anche se non mi ascolti.
Vedo passare il tempo, vedo il ripetersi di eventi, vedo lunghi periodi di assenza di interventi ai quali si alternano momenti quasi di affollamento… e noi siamo qui. A fare! E perché?
Vanità, esibizione, desiderio di essere ascoltati e omaggiati? Speranza di fare innamorare o solo autocompiacimento?
Boh! Forse un pò di tutto ciò!
Buona domenica, la mia sarà casalinga come il sabato… per un fastidioso mal di gola a cui contrappongo la propoli (Robin delle apine giudiziose)

La luna quasi trasparente
mostra il suo candore
nell'azzurro del cielo,
nonostante il calore
di un sole
che non vuole sapere di tramontare.
Le foglie dell'eucalyptus
rumoreggiano
curvate da un vento intermittente
e un gattino sulla scala
soffia impavido
ai suoi simili adulti
che sonnecchiano incuranti.
Ronzii di tagliaerba
si alternano
si susseguono
a voci di cani
e punteggiano la campagna
come le case sparse.
Strade sterrate
polverose,
strette tra recinzioni troppo vicine
percorse solo da ruote di auto
così dimenticate da piedi umani.
Il sabato leopardiano
si sfilaccia
tra tubar di colombi
e lo smarrir di ombre.


Piazzale Flaminio

Trenta anni di vita umana
un'eternità.
Trenta anni fa ti ho incontrato,
un assalto scherzoso
coi tuoi fazzolettini
col semaforo rosso.
Insistenza garbata,
sfottò tra ragazzi.
Itinerari cambiano,
i luoghi soliti divengono inusuali,
segui la vita,
i suoi trasferimenti.
Quei ragazzi di allora
si rincontrano uomini,
ma dei tuoi clienti
non conservi memoria.
Noi siamo i volti anonimi
di chi solleva il finestrino,
di chi non ti guarda
quando ti avvicini.
Noi siamo i cuori chiusi
al baratto di un euro
contro i fazzolettini,
non mi serve,
non voglio,
e poi lasciarci vincere
dal primo “gratta e vinci”.
Gli anni han scolorito
la barba ed i capelli,
il tuo sguardo mite
é rimasto così,
intatto,
attento a catturare
l'attimo del rosso
per scivolar tra noi
automobilisti sordi
al pulsar della vita.


Immagini dal fondo dell'anima

L'animo inquieto,
sensazione transitoria
emerge improvvisa
da nebbie indefinite.
Tace
se l'attenzione è distolta,
impegni, obblighi, ansie
connotano giorni
e il loro fluire.
Una pausa
tra un susseguire di azioni,
un varco
e l'irrazionale dilaga,
a dismisura.
Attonito,
muto,
osservo.
L'invasione è istantanea
le difese sono sabbia,
la ragnatela è un velo,
l'indefinito mi avvolge,
lingue di malinconie trascorse,
visioni sul bordo di angosce,
riflessioni agonizzanti,
l'infinito è lì,
a un passo,
indecifrabile
irraggiungibile.


Paure in aria

Il sorriso dell'hostess è dilagante,
trasmette allegria,
dissipa tensioni,
rapide a saltar fuori
ai sobbalzi inaspettati.
L'ora e il buio
allargano l'incertezza,
e la perturbazione bussa prepotente,
la compostezza prevale,
più forte odo il silenzio.
Balla la penna,
il notes accoglie
la scrittura tremante
oltre il solito.
L'organizzazione incalza,
rapido corre il carrello
per appetiti sospesi.
La tregua resiste,
indietreggiano i patemi,
sale un brusio sommesso
verso l'andare solito.
Nascono nuove scosse,
e con loro il disagio,
ma l'arrivo è vicino,
e il sorriso dell'hostess
non conosce intervalli.


Biblioteca

Oltre i gradini scesi,
oltre la porta di ferro
lasci alle spalle
frenesie e frastuoni.
Tutto è così irreale,
il silenzio è signore,
tra scaffali di libri
tutti catalogati,
in fila
come soldati.
La voce cala di tono,
il passo si attutisce,
i movimenti son lenti,
tutto per adeguarsi
a un fluire del tempo
che ha lo scandir del sogno.
Bibliotecari seguono ritmi rallentati,
fuori di qui impensabili,
ma qui vige l’incantesimo
la magia dei libri.
Puoi aggirarti tra schiere
di pensatori di tempi passati,
e le loro teorie
stimolano ancora oggi
irrisolti perché.
Vaghi
tra richiami poetici
e confini geografici,
tra arte e architettura,
sfogli testi di scienze
e narrati di vita.
Fuori
è il fiume impetuoso,
qui è lo stagno immobile,
sfumano le pulsioni
la fretta si disperde,
l'efficienza è un concetto,
non si misura in numeri
ma in disponibilità.


Essere nel bosco

Il bosco,
deserto,
ghiacciato,
le mani urlano di dolore
avvinte al bastone gelato
compagno di protezione ed equilibrio.
Pensieri svolazzano intorno,
disparati
provocatori,
uno sparo vicino li disperde,
un attimo
e la danza riprende.
In un istante
mi trasformo:
il corpo è tronco
le braccia rami
e le foglie dita,
passare il tempo a fremere nel vento,
ad ascoltare i versi di chi abita il bosco,
a bagnarsi con la pioggia gelata,
ad asciugarsi al tepore del sole.
Osservare muto
lo scorrere dei giorni,
nell'attesa di un'ascia, un fulmine
o l'età sopraggiunta.


Sci di fondo

Un tracciato defilato,
il deserto dell'ora di pranzo;
un panino nel silenzio del bianco,
lo sguardo erra vagabondo,
si sofferma
in accordo col pensiero
sul bosco,
in apparenza inanimato,
si inerpica,
dove spariscono gli alberi,
in alto
oltre le vette.
Minuscole briciole di neve
dondolano nell'aria
sperdute, disperse.
Il candore del manto è inebriante,
espande il respiro,
dilata i confini
di una mente confusa,
affamata di risposte inesigibili.


Pensieri in disuso

Quel che lo sguardo abbraccia
Inaudita bellezza,
boschi d'alberi spogli
rivestono morbidi rilievi
abbagliati dal sole
come polvere impalpabile,
sensazione di pace,
si posa attorno,
penetra
ovunque.
Estraniarsi
dall'infinito quotidiano,
seguire con l'udito
il gracchiare di cornacchia,
sciogliere le tensioni
che si accumulano nei giorni,
che lasciano segni
di irrisolte ansie.
Gli ideali,
i valori
che cerchiamo a parole
aborti accartocciati
perduti,
alle nostre spalle,
procediamo orgogliosi
con facciate imbiancate
occultando coscienti
i compromessi comodi.
Chi ha fame
continua con la mano tesa,
chi ha
dona solo il superfluo
accingendosi al desco
con animo sollevato.
Spadroneggia l'amarezza
nella dicotomia
tra solidarietà e vigliaccheria.


La dimensione di un sogno

Le figlie, ancor bambine,
ci teniamo per mano,
mentre camminiamo
nel bianco assoluto
di un bosco innevato.
Seguiamo un sentiero,
forse letto di torrente,
si parla,
si ride,
si gioca
procedendo.
Improvviso,
inatteso,
sgorga violento un corso d'acqua
strappandomi Aurora,
Alice, pur fradicia, è con me.
La disperazione mi assale,
scruto nell'acqua che scorre,
un cristallo gelato,
Aurora non cè!
L'angoscia stritola le budella,
la soluzione
uscire dal sogno!
Mi sveglio
sudato, agitato,
nel buio silenzio salvifico;
il rimorso mi azzanna immediato,
la codardia mi ha convinto
ho abbandonato le bimbe
a loro stesse.
Rapido chiudo gli occhi,
debbo tornare a quel sogno,
mi immergo,
mi concentro,
mi danno,
ma tutto è vano.
Il sonno non mi accoglie,
mi invade la desolazione,
è un dubbio terribile,
e se in un mondo simile,
da noi non percepito,
un uomo vigliacco e incosciente
ha lasciato le bimbe
a vivere una sorda tragedia?


Declino

Automobili parcheggiate
su strisce pedonali:
foto di normalità;
ora le vediamo
su strisce semaforiche,
anche ciò sarà normalità?
L'arroganza si insinua,
ovunque,
silenziosa, sottile,
occupa,
prevarica,
non indietreggia.
Dove sei sensibilità?
E tu, rispetto?
Dove alloggia il puro raziocinio?
Coperti da un etereo velo
di falsa tolleranza,
di giustificazioni irragionevoli,
un foglio sottilissimo
si adagia
sui giorni passati,
e quelli dei giorni a venire
si poseranno lievi e impalpabili,
a formare uno spessore
che aiuta a dimenticare
la forma e il colore del rispetto
verso gli altri,
verso noi stessi.
Piccoli segni
di un declino incombente;
l'egoismo è un cavallo al galoppo sfrenato,
altri cavalli dello stesso branco:
furbizia,
irrisione,
opportunismo,
creano confusione,
sollevano la polvere
nascondendo
a spiriti ingenui e fragili
i veri, sordidi scopi.


Il pifferaio e i topolini

La nebbia,
pesante e spessa,
come in un libro di Vian,
non vediamo più nulla,
nemmeno le nostre mani,
e la realtà
ci vien stravolta
dai messaggi incessanti
che tempestano l'udito.
Automi imbambolati,
insensibili alle voci
che vengono da dentro;
non vogliamo destarci;
l'apatia è un sogno,
luogo dove sbiadiscono i contorni,
non azzanna il dolore,
la sofferenza ci sfiora.
Ci muoviamo nella nebbia,
col ricordo delle strade,
ma seguiamo i suoni
del pifferaio di turno,
decisi a ripudiare
la nostra identità
di topolini.


Irresolubile

Giorni di pioggia,
si alternano
a giorni di nuvole con sprazzi di luce,
ad altri giorni di pioggia.
Il sole, il caldo
irrompono improvvisi,
parvenza di un'estate che sarà.
Luce e calore
appagano sensi in astinenza,
ma allora perché esplode dal di dentro
una smania infinita,
un'angoscia incomunicabile,
quasi inutilità del vivere?


Qui il silenzio opprime

Da molto tempo
questo cortile rimane vuoto.
Mi aggiro solitario
le mani in tasca,
lo sguardo a frugare luoghi deserti,
un camminare che è quasi ciondolare.
Spazi vuoti, muti.
Le voci, le grida,
le canzoni, i carmi
sono svaniti
non risuonan più.
Prendere atto,
una stagione chiusa?
È già da un po' che ci sto pensando,
abbandonare il cortile vuoto.
La vita scorre
forse su altre strade,
fremiti, emozioni,
si spostano,
non muoiono,
e allora andare
è un imperativo!


Tuttlingen

Il Danubio è un ragazzo,
non impetuoso,
ma tranquillo e lento.
Le rive erbose,
arbusti, fiori e alberi
inducono al silenzio.
La città ancora dorme,
anatre scivolano nell'acqua
per rinnovare la ricerca
del pasto che sarà.


Natale, mah…

Natale2010

Parole rituali piene di vuoto, luci che sfarfallano solo nelle pupille ma non raggiungono i territori del cuore; per le strade un via vai di anime che continuano a camminare, a comprare, a sorridere indaffarate… ma restiamo spaventosamente soli.
Un augurio per un piccolo, infinitesimale ma indelebile, cambiamento in ognuno di noi.

Robin delle stelle

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