Robin delle stelle

Testi e Poesie 2008 (L'inverno negli occhi)

«Il turbinio del vento
s'insinua nelle orecchie,
cade improvviso,
solo si ascolta
il ticchettio sordo di gocce
su foglie secche,
umide di pioggia…»


Robin delle stelle © 2008 - Tutti i diritti riservati
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Autobus: notturno autunnale

Corri,
nel buio della notte autunnale,
semivuoto,
tocchi fermate deserte,
tra folate di vento improvvise.
Scivoli ingombrante
su strade sgombre di auto.
Bestia sgraziata,
sciolta dai singhiozzi
di un traffico soffocante.
Il miraggio del capolinea
rende il motore scattante,
in quest'ora
anche i semafori
sono amici.
Sporco
di umani sudori
torni alla tua tana,
attimi per prender fiato
e un nuovo ripartire.


Marciapiedi

Tra foglie secche,
cartacce gettate e perdute,
cacche di cane
vanno i miei piedi,
su asfalti dissestati,
alla ricerca
d'indefiniti dove.


Nebbia

Potente
sorge il suo richiamo,
ad avanzare verso di lei,
immergersi,
penetrarla,
lasciarsi avvolgere dai suoi veli.
Tutto perde di consistenza,
l'immagine diviene sagoma,
tende a svanire
tra gocce di umidità
sospese nell'aria.


Compagni di scuola

Vorrei ricordarvi come l'ultima volta,
bloccare il tempo,
le immagini,
come in una foto.
Vorrei ricordare solo i sorrisi
di volti non incisi dal tempo.
Vorrei ricordarvi
forti, uniti,
tutti.
Mi spaventa l'incontro
la tristezza di un'assenza,
una sedia vuota
definitivamente.
Lo scenario cambia,
un prof non è più,
non voglio rivangare
tra ricordi malinconici,
vi voglio ricordare
come cinque anni fa.

Verso Milano

Sfumano colline
tra nebbie e pioggerelle,
attraverso campi che scompaiono
dentro il buio
di gallerie che si inseguono.
La dolcezza di una giornata
intrisa di pioggia,
è dilatata da un rimpianto
inestinguibile,
indecifrabile.


Passeggeri di un tram

Il disincanto della giovinezza,
disinvolto egoismo dell'età del sole,
ti lascia ignaro
degli acciacchi di un vecchio,
non concepisci di alzarti per lui.
Sali con cautela,
i movimenti lenti
gridano la tua età.
L'invettiva è lanciata all'insensibilità
di chi non ha ceduto il posto.
Fermati vecchio,
osserva,
quel ragazzo seduto sei tu!
L'immagine cristallizzata
è di anni smarriti nei ricordi,
aspetti contrastanti
di una stessa
miope
realtà.


Cicli

Ruderi di antichi edifici,
i fremiti del ribollir di una vita che fu,
si rinnovano nella curiosità
di tranquilli visitatori.
Una croce,
ove il monte è più alto,
assurge a simbolo
di un potere protettivo,
in un vano protendersi
verso il cielo.
Tracce dell'andare umano
cui lo scorrere del tempo
rivestirà di nuova polvere,
e erba e boschi,
preparando ad accogliere
effimere presenze.


München: viaggio in metro, e nel tempo

Notte di gelo,
manca tempo all'aurora.
Ti osservo
mentre sonnecchi in metro,
la mia fantasia
ti trasporta indietro,
di duemila anni,
forte guerriero,
stirpe teutonica,
a difesa della tua terra,
dall'invasione di legioni addestrate.
Riposi,
infreddolito,
sotto una tenda,
chiuso nei pensieri,
muto nella stanchezza,
solo,
ad attendere il giorno
intriso di paure,
a lottare
a difender la tua vita,
a lottare
dando ad altri morte.


Elezioni

Tempo di proclami,
adunate,
riaggregar di fazioni,
il confronto di idee
si frantuma
contro spessi argini di numeri,
di percentuali.
Cercavo, pretendevo
l'etica esemplare
da questi nostri eletti,
ora non più.
Nel gioco del rovescio
gli opposti scambiano i ruoli,
il fondo è vetta
e viceversa.
Volano le nostre coscienze
ben visibili, in alto,
a tracciare una strada,
là s'incammineranno
cotali amministratori,
affinché il volere del voto
non appassisca in un vaso,
dimentico dell'acqua,
e lentamente un sogno
cominci a prender vita.


L'inverno negli occhi

Il turbinio del vento
s'insinua nelle orecchie,
cade improvviso,
solo si ascolta
il ticchettio sordo di gocce
su foglie secche,
umide di pioggia.
Negli occhi
si specchiano alberi spogli,
assonnati d'inverno;
esili braccia ondeggianti,
frammentano con i loro intrecci
un cielo straordinario e cupo.


L'aggressione del tempo

Aggirarsi notturno
per la casa, nel buio,
trascinando le membra
che rifuggono il sonno
cosparso di dolore.
Il continuo avanzare
di lancette rumorose
frantuma il silenzio
l'immobilità della notte.
La mente è tesa,
impaurita,
nervosa nell'attesa
del prossimo assalto,
violento ed implacabile,
a lacerare il tempo.
Pensieri dilaniati,
non si ergono più,
più non vanno
per gli spazi infiniti
ma si aggirano, inermi,
troppo vicini al suolo.


Aprirsi

Le corolle ancor chiuse
ad attendere il sole,
spuntano bucaneve
tra rami e foglie secche
su terra priva di manto bianco.

Bucaneve siamo noi,
son le aspirazioni
alla ricerca di luce,
per mostrare
la forza delle idee;
per smettere di opprimere
i bisogni più puri,
e l'umano poter dire all'umano
ciò che di più recondito
nasconde
dentro sé.


Ancora la notte

La notte,
è il buio,
è il silenzio,
è l'essere soli.
È, a luci spente,
camminar per casa,
è leggere poche pagine del libro,
è carezzare i gatti
vaganti tra sprazzi di sonno,
è distogliere la mente dal dolore,
è inviare sms e ottener risposte,
è osservare i tetti lucidi di umidità,
è seguire auto silenziose filare via,
è immaginar che tra poco tutto svanirà
nel chiarore del giorno
e nel suo risvegliarsi.


Il dolore è accanto

Fulmineo, inaspettato
aggressione violenta,
pugnali affilatissimi,
resistere nell'urlo,
soffoca il respiro.
Scorrono giorni e notti,
l'assalto piega il corpo,
vana difesa
è cambiare posizione.
Scorrono notti e giorni
la paura si insinua,
non voluta ospite,
e la mente vacilla
dinanzi ad uno spettro
in agguato perenne.
La paura si espande
odi quasi il rumore
del suo cibarsi
dei tuoi timori.
Scorrono giorni e notti,
affondi inusitati
e pause
e quieto il corpo,
e sola
la mente grida
ma quando finirà?


I tuoi occhi raccontano

Nei tuoi occhi smarriti,
trovo l'affronto
a un corpo dolorante.
Dentro i tuoi occhi preoccupati
c'è il contorcersi incessante,
fragili barricate,
poste per riprender fiato,
fragore di demolizione,
arretramento e ancora barricate.
Nei tuoi occhi angosciati
scopro il soccombere
del sorriso che mostro,
di spiritose parole
che camuffan maldestre tracce
di disperata lotta.
Nella profondità dei tuoi occhi
si riflette il calvario
di un impari confronto,
la soverchiante forza
di un aggressore spietato.
Dentro i tuoi occhi
è inciso
l'amore
di cui giorno per giorno mi nutro,
sentimento indecifrabile
che dono
a mia volta
a te.


Un pensiero a Welby

Immobile,
nella scintigrafia,
il dolore è qui intenso,
nulla può contrastarlo;
il movimento
fa fallir l'esame,
la difesa è l'attacco,
chiedo aiuto alla mente,
il timone è ora suo.
Il bianco del soffitto
diventa un vascello,
il quadro si trasferisce
nella stanza di Welby.
Sprazzi, flash,
su anni
vissuti dentro a un letto,
sorge
convinzione tranquilla
che in quella stanza,
in quel letto,
abbia vissuto ben poco,
sempre a trasferirsi
in luoghi irraggiungibili,
peregrinare instancabile
da un ovunque
ad altro ovunque.


Pippa Bacca, artista di pace

Indosso
un abito da sposa,
nel pensiero
un viaggio per unire
luoghi di guerre,
di separazioni,
luoghi in cui la violenza
sembra solo perpetuarsi.
Un viaggio spezzato
in mezzo a sterpi
e a brutalità inattesa.
Ma il tuo vagare
non si è fermato là,
prosegue
nella mente e nei gesti
di chi come te
continua a dar fiducia,
affinché altro bene
ogni momento
possa sbocciare.


L'aggressore smobilita

L'accerchiamento si allenta,
si attenua la tensione,
gli attimi di pace
si tramutano in ore.
La compagnia spietata
diviene sopportabile,
si allungano le assenze,
scema l'intensità.
Riprende slancio il pensiero,
torna a volar la mente,
timorosa scioglie
solidi ormeggi.
E anche le membra
confinate nel buio,
dentro poche stanze,
caute e lievi assaporano
vigore e mobilità.
Settimane sofferte,
saranno solo immagini
incollate
nell'album del passato.


Neri fratelli? No, solo neri uomini

Flotte di pescherecci ultra sofisticati,
i contratti autorizzano
lo sfruttamento del mare,
il lecito è regolarizzato,
l'illecito chi può controllarlo?
Le maglie delle reti troppo strette,
lo strascico,
i limiti geografici,
chi lo verrà a sapere?

E voi,
voi che vi diciam neri fratelli,
sopra modesti pescherecci,
le stesse acque
in origine
abbondanti di pesce,
oggi
tornate con le reti troppo vuote!

E voi,
anche voi neri fratelli
che al sudore di fatiche
di secoli passati,
verdure e frutti coltivate ancora,
assaggiate, acquistate
questi nostri frutti,
costano meno,
belli e lucenti,
risultato di
concimi e semi
e agricolture sovvenzionate.

E voi,
voi neri per sfuggir la fame,
la povertà,
un futuro fosco,
vendete i pochi vostri averi,
abbandonate case, affetti,
amici e tradizioni,
per un biglietto
a bordo di un gommone
troppo affollato
nel suo insicuro navigar.

E voi,
voi neri clandestini
perché tentate di forzar le nostre barriere,
perché esportate qui da noi
la vostra fame?
Perché
dovremmo accettar
la vostra povertà?


Assaggi di quiete

Incredulità
seguire il richiamo della notte
e scoprire
esplosione
di sommessa gioia
il posto vuoto
accanto al mio.
Giorni e notti continui,
susseguirsi di ore,
si accumulano,
a formare intere settimane,
i suoi artigli graffiano,
scarniscono,
zanne aguzze strappano,
impietose
le carni
e raggiungono
le profondità dell'anima.
La temuta bestia
non è più qui con me,
ora si è allontanata
forse allestisce
un assalto feroce,
oppure indietreggia sfiancata,
nell'estenuante lotta.
Annuso e mi inebrio
di atmosfere di quiete,
e muscoli in tensione
di nuovo
per combattere.


Su un vecchio tram

Lo sferragliare privo di tempo
attraversa con lentezza la città,
unendo luoghi e architetture
diversi nelle forme,
nei contenuti,
ponte immaginario
fra istanti lontani decenni.
Stridore sui binari,
avverte del suo arrivo
anche chi non lo attende.
Cadenza avulsa
dal nervosismo della città.
Lento,
è una vecchia nonna,
come lei protettivo:
non importa il quando.
Scossoni e vibrazioni
eredità di tecnologia
di uomini trascorsi.
Solita via di metallo,
indifferente agli umori
di mutevoli segnaletiche.
Imperterrito,
sull'obbligato solco,
pescando
e rigettando
anime indaffarate.


Seicento euro, una pensione

Scansi i soldi di affitto,
gas, telefono, elettricità.
La parsimonia,
compagnia obbligata,
aiuta a sparpagliare
la cifra che rimane
tra le necessità.
Non c'è spazio al superfluo,
l'essenziale è contemplato,
il decoro rispettato,
l'imprevisto è temuto,
evento indesiderato.
Equilibri contabili
punteggiano
ogni giorno del mese,
e malumori affiorano
nelle conversazioni.
Rabbia sorda si genera
dai sorrisi imbonitori,
di chi spande promesse
per catturare voti,
e ancora una volta
gli obblighi disattesi
giaceranno abbandonati,
nella penombra
di ripostigli silenziosi.


Una stanza all'aperto

Nel chiuso di una stanza
langue la fantasia,
cammina avanti e indietro
con l'ossessione
di animale in gabbia.
Eppur basta sentire
il vento sulla pelle,
nelle pupille nuvole,
l'odore della terra,
e tutto si trasforma.
La penna scorre sola,
con affanno e inadeguata,
a scegliere parole
per modellare frasi,
che tramutano il senso
di una percezione
della grandiosità del tutto
a cui apparteniamo.


Separazione

Sempre più spesso questo scollamento,
una scissione
tra mente e respiro,
tra l'osservato e l'osservatore.
I piedi
non poggiano sul suolo,
la levità
si espande dentro il cranio.
L'esistenza
prosegue la sua corsa,
come un automa,
il programma è installato,
ma un afflato,
dai contorni indefiniti,
pulsa e svanisce
e lascia solo un vuoto…


In attesa del canto

Da tempo ormai
non mi accompagna più
il canto;
sgorgar da un cuore
e da un pensiero lievi,
entrambi ripiegati su se stessi,
avvolti in un velo di paura
nell'attesa del ritorno segnalato,
il dolore.
Transitano indizi
del suo aleggiare attorno,
colpi sfiorati con punta di fioretto,
una tensione che non consente tregua
non lascia trapelar domani
e ancora dopo
cosa sarà,
e quando tornerà il lieto canto.


Italia del sud

Vivere,
casolari semidiroccati,
lame di luce
filtrano crude da finestre,
tagliano l'oscurità interna,
dalla penombra emergono
fantasmi disfatti,
silenziosi abitatori di materassi infestati,
stesi su gelidi pavimenti notturni,
in inverni trascorsi
tra tossi croniche,
lombalgie incalzanti.
L'acqua corrente
è di un passato antico,
al presente appartengono
sporcizia,
tanfo,
gastroenteriti,
micosi,
che aderiscono a giovani corpi,
tra pentole non lavate
e cibi
in qualche modo cotti.
Vite confuse,
vite emarginate,
con la stanchezza di chi curvo raccoglie
per dieci ore e più
verdura, ortaggi, frutta
riempiendo casse, casse e tir,
e tasche di caporali aguzzini
per venticinque euro di mercè.
La dignità italica è salva,
la vergogna è nascosta
a telecamere ipocrite
aduse ad inseguire il bello,
applausi e sciocche risate.
Migliaia di storie
simili tra loro,
narrano di luoghi
così diversi dai nostri,
ma quei racconti
non ascoltiamo,
i loro canti
non udiamo,
quelle voci
non hanno suono.


Al chiuso

La penna
arma impugnata,
è pronta per salpare,
tra righe che son onde
di un notes silenzioso.
Latita fantasia,
lontana,
indifferente.
Non capta stimoli,
è priva di sussulti,
inaridita,
tace,
severa con se stessa.
Cielo di cemento,
fuori il respiro del cosmo,
l'ansito resta immobile
le vele chiuse e tristi.


Elaborazioni

Cercare di trasmettere
lo stato emozionale.
Sintesi estrema
nell'uso di parole,
scelte,
una per una,
pesate
e meditate,
accostate tra loro
per formare una frase.
Ancora levigare
esaltare un senso,
in pochi tratti esprimere
ansia, amore,
rabbia, tenerezza.
Volano
unioni di parole
su fogli telematici
a suscitare moti,
in anime inquiete
alla ricerca.


Dialoghi o monologhi

Propongo temi,
spunti e argomenti
su cui discutere,
domande a stimolar risposte.
Questo è l'intento,
la reazione è altra:
poni te stesso su di un piedistallo,
il tuo buonismo è solo una facciata.
Strali, accuse
volano nell'aria,
stracci bagnati sbattono sul viso,
muto e attonito
guardo e non mi scanso,
resto ad ascoltare.
Penso alle tue ragioni
alla distanza tra l'obiettivo
del mio dire e fare,
e il risultato
del tuo recriminare.
Ora siam qui
nello stesso letto,
al limitar del giorno
che sta per arrivare.
Il tuo respiro profondo
sarà interrotto
da parole e carezze,
come altre mattine,
e non smetto
dove sbagliavo ieri
o se l'errore
è di ogni giorno.


È passato un poeta

La terra dove sei nato
fu occupata allora.
Con le armi,
con la violenza
con il terrore.
Con le decisioni di uomini
che abbattono confini,
ne creano di nuovi,
ossequiano il potente,
dimenticano chi non ha voce.
Hai lottato per la tua terra,
con le parole di poeta,
sanguinanti di dolore,
amare di ingiustizia,
rabbiose di impotenza,
tenere di comprensione.
Le parole di un poeta,
sono canti per chi ci si disseta,
solo brusio per chi
vi oppone il fragore dei fucili.
Un poeta è un esempio,
un simbolo da far tacere,
chiudere i suoi versi
in una buia la cella,
non ha impedito alle parole di propagarsi
evadendo tra le sbarre
con la voce di chi piange,
impreca
chiede
urla e continua a lottare.
Il tuo viaggio è terminato,
il percorso delle tue poesie procede,
per trovare riposo
all'ombra di un ulivo
*nella polvere che odori di pace*.
*Mahmoud Darwish, poeta palestinese (March 1941 – August 2008)


Quadretti di vita quotidiana

Frammenti di vissuto,
foto di istanti diversi
si sovrappongono,
si accavallano, si affiancano,
collage impazzito.
Piccole nuvole alte,
rincorse dagli occhi
nella luce suadente
curva nell'afa di una sera estiva.
Impeccabile,
il buon gusto dei colori e degli abiti,
l'oro di braccialetti e di un fine orologio,
dettagli studiati con cura,
come gli atteggiamenti
mentre propone e disegna
sogni e successi finanziari,
ma il blu intenso dello sguardo
pare velato
di tristezza antica.
Confusione di gente
sopra marciapiedi,
continuo via vai
di entità estraniate,
chiuse nei recinti di solitudini
di ipod
e di telefonate senza fine.
Tace l'osservatore,
annota le figure nel pensiero,
si allarga lo sgomento
nel non sapere
perché tutto ciò.
(Da un incontro con un promotore finanziario)


L'ora che precede il giorno

La notte è l'impalpabile,
il suono inesistente.
Primi chiarori
diluiscono
i colori del buio.
Rumori ovattati nascono,
vagiti di movimento,
prodromi di frenesia irrazionale
e poi sarà il giorno.
Pausa di riflessione,
caricare la molla
e la sua energia
la smaltirà il giorno.
Aspettativa
di incontri nuovi e no,
di prove,
di gesti ripetuti,
di noia,
come un contenitore
in cui poter pescare
l'uno e il suo opposto.
Vibra il chiarore nel cielo,
sveglia silenziosa.


Per te? Per me? Perché?

Qual è il senso di scrivere?
Dal ribollire profondo
lasciar sgorgare sensazioni,
selezionarne alcune,
trasformarle in parole
che nude e senza suono
dissetino gole riarse
occhi troppo asciutti
per vibrar dentro cuori
in attesa di un la.


Primi chiarori a Ventotene

Le barche, ferme,
poggiate con delicatezza
su di uno specchio,
schiarito soffusamente
dalla stella che a breve
brillerà calda nel cielo.
Un gallo distante
fa esplodere il suo canto
nel fresco del mattino.
Spiaggia, scogli affioranti, isolotti
inanimati e bui
in attesa di assalti vocianti,
di grida, risa, tuffi e di parole.
Viene da est una barca,
silenziosa scivola
quasi senza fender l'acqua,
su cui si adagiano mattinieri raggi
strade di luce sul mare.
Il ronzio di una mosca
insonne pure lei,
si posa su di me:
il giorno è sbocciato.
(Giornate di luglio avanzato)


Cercare

Scruto l'orizzonte
alla ricerca di un me stesso.
Si ripete Diogene,
i gesti si perpetuano,
irrisolti i perché.
Scorrono i giorni,
ciò che ero
non è più,
ma l'inadeguatezza
si muove con me.
Obiettivi confusi,
agitare di fantasmi
in ambienti irreali.
E il quotidiano
si svuota di interesse,
ma non si può abbandonar la scena,
la rappresentazione prosegue,
con obblighi e doveri.
La dicotomia
tra il sono ed il vorrei
dilata lo spazio incolmabile.


Punta Pascone

Dalla strada mal illuminata
lo sguardo cerca il mare
buio,
laggiù,
dall’alta scogliera
rischiarata dal tremolio
di un cielo
denso di stelle,
privo di luna.
Versi di uccelli,
richiami,
pianti di bimbi nell'oscurità.
Voli di berta
s'indovinano in basso,
sfiorano le nostre teste,
e piombano ancora giù
a ricercare il nido,
a deporre il pesce catturato
dentro gole urlanti.
Il rumore del mare oscuro
è sottofondo inquieto,
a quelle grida
che paiono richiesta di aiuto.
Ascoltiamo,
con occhi silenziosi
immagini comuni
di una notte d'estate.
(Ventotene, fine d'agosto)


Alice, una figlia

L'arrivo,
i fremiti dell'attesa,
tasselli di un disegno
che si compone un giorno dopo l'altro,
esplode e polverizza nell'aria
e la tua figura appare,
oltre porte scorrevoli,
il passo rallentato dai bagagli.
Le tue necessità segnano i nostri giorni,
sentinelle impazienti
pronte a cogliere
ogni segnale,
embrione di richiesta
inespressa e già esaudita.
Corrono via fulminee,
solo tre settimane,
e ancora in aeroporto,
il cuore è sbriciolato.
Il distacco,
un masso bestiale,
ultimi saluti
lo zainetto si mescola e confonde,
altri distacchi,
altri zainetti,
e poi
solo il pensiero
accompagna corpi svuotati
nel tragitto verso casa.
(Il ritorno dalla Cina, la tesi sul rock, gioia, fermenti e… di nuovo la prua verso Xiamen. Scorreranno altri mesi…)


Confusioni

Il pensiero diviene fisico,
è fuori dal corpo,
esterno,
fluttua intorno a me.
Legato a un filo invisibile,
inseparabile,
si agita,
in ogni direzione
quasi a cercare una strada,
evadere,
fuggire da un confine opprimente.
Il corpo subisce la scissione,
attende smarrito,
lo spezzare del filo,
eventualità temuta
ma non ostacolata,
scenario inarrestabile
di sconosciuta realtà.

Robin delle stelle

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