Robin delle stelle

Testi e Poesie 2007 (Origine di pensieri)

«Pensieri da tradurre su carta,
pensieri che rimangono tali,
e salgono, palloncini trasparenti,
dileguandosi tra le nubi».


Robin delle stelle © 2007 - Tutti i diritti riservati
Email: robin.delle-stelle@libero.it

 

Origine di pensieri

La solitudine in un bosco.
La solitudine e il silenzio.
La solitudine e il terreno bianco, ghiacciato.
La solitudine con i propri pensieri.
Pensieri ed immagini.
Pensieri come cavalli bradi:
al galoppo, sfrenati e ansimanti,
al trotto, prudenti e riflessivi,
o al passo, lenti e meditabondi.
Pensieri da tradurre su carta,
pensieri che rimangono tali,
e salgono, palloncini trasparenti,
dileguandosi tra le nubi.


Esistenze perdute

La tenda si scosta,
e dall'ombra
si affacciano
vite dimenticate.
Opg(*),
carcere per matti.
Vite rinchiuse,
abbandonate,
anni,
e in un attimo decenni.
Esistenze trascinate,
ma verso cosa?
Non sorrisi,
ma paura,
tristezza,
sofferenza,
impotenza.
E sporcizia,
e degrado.

E di qua
dai cancelli serrati,
le nostre vite di normali
rincorrono, sovente,
il fatuo,
e per le vite strappate
non resta più
nemmeno un pensiero.
(*)Opg: Ospedale Psichiatrico Giudiziario


Postumi influenzali

Ascolta,
lui ti parla,
sempre.
Odi i messaggi,
le sue preoccupazioni.
Le sue ansie e i timori,
le esplosioni di gioia,
le sue ilarità.
Resta in ascolto,
ti vuol comunicare
i malesseri, i disagi,
le sue malattie.
E quando
rifiuta,
e tiene lontane
anche le cose più belle,
sta confidando
la sua instabilità.
La debolezza, la cagionevolezza,
aggressioni di virus
e sale la temperatura.
E con fatica
combatte da guerriero,
con strategia,
lentamente arretrando,
e il male prende spazio,
ma poi c'è il contrattacco
con decisione e slancio,
la lotta incalza,
e quasi non te ne accorgi,
fino a che
all'improvviso
svanisce l'apatia, l'energia rifluisce
a ondate susseguenti,
e torni a sorridere
al sole, alle nubi,
al vento.
La battaglia è passata,
il viaggio riprende.


Struggimento

Il volto raggrinzito
svela un'età irreale,
gli abiti
una vita randagia.
Il passo incerto
è quasi claudicante,
e gli occhi miti
sperduti a seguire
fate alate.
Il bambolotto
tra le mani,
un figlio con la mamma.
Tu donna e madre,
come tante altre.
Tu,
emarginata,
rivendichi in un gesto
la tua voglia di normalità.
Lo struggimento di un'immagine,
mi appare
da giorni
fotografia sbiadita.


Tensioni incontrollabili

È qualcosa che spinge,
da dentro.
Bolla invisibile,
la senti espandere nel ventre,
cercare un'uscita:
ombelico, gola, narici.
Aspira a salire,
volare nell'aria fredda,
in alto,
verso nubi grigie
che nascondono pioggia.
Sciogliersi in loro,
e divenire cristallo di ghiaccio,
goccia di pioggia,
vento gelato…
e azzerarsi nel tutto.


Leggende metropolitane e chiacchiere da bar

Dammi la tua mano e non aver timore.
In questa notte di luna offuscata, volteggeremo, scuri fantasmi, invisibili e silenziosi.
A poche decine di metri dal suolo sorvoleremo questo paese dei Castelli Romani, alla ricerca di una fontanella appartata, in cui avvengono fenomeni che pongono perché.
Dall'alto tutto si confonde, la visuale del noto sconfina nell'ignoto, e l'orientamento diviene ardua tenzone.
Eccola là.
L'illuminazione è scarsa. Vieni, avviciniamoci di più.
Automobili scarse, arrivano, sostano e dopo poco ripartono: ma senza un perché apparente.
Osserva quella che arriva: il conducente è solo, spegne il motore e scende. Estrae dal portabagagli una sacca sportiva, la lampo scivola, ed emergono pantaloncini, magliette, scarpini, tutto pulito e curato.
Ora li stropiccia un po' tra terra ed erba, meticoloso, attento a dosare lo sporco.
Qualche spruzzata d'acqua e questo è sistemato.
In silenzio mi guardi, e con gli occhi mi chiedi perché.
Ti rispondo con un muto: continuiamo a osservare.
Ora in mano un sapone schiuma sotto l'acqua e rapido sul viso.
L'asciugamano svolge il suo compito, e le mani umide ravviano i capelli, depositandovi l'umidità odorosa.
Tutto torna disordinato nelle sacca, e questa sul sedile.
Il conducente parte verso casa, da chi lo attende premurosa o assonnata, a raccontare della partita giocata, dai polpacci indolenziti e dal freddo che ha preso.


Disperazione in un giorno di Pasqua

Gli auguri te li ho inviati, e oggi ti spedisco l'allegato per il tuo giornalino. E dai!… non essere suscettibile; vabbè, non è un giornalino, è un'enciclopedia di parole piene d'amore, di tristezza, di malinconia… e raramente di sorrisi o risate.
Hai notato che non siamo capaci di essere allegri? Cosa ne pensi? Quasi quasi mi travesto da pagliaccio e faccio le smorfie per far ridere le tue spettatrici illanguidite!
Che dici, oggi staranno davanti ai fornelli a rigirare il capretto pasquale sulla brace, oppure in estasi davanti a pagine dove si narra di amanti e di passioni perdute?
Beh, ora vado… che ho promesso di passare l'aspirapolvere per espiare le mie mattinate di ciclista solitario… (Robin)

Il telefono è un continuo trillare e vibrare,
un rimbalzare di messaggi,
reazione a torrenti di parole
scritte e vaganti nell'aria.
La bici ferma al sole,
tra erba e sterpi,
seduto tra sassi e foglie secche,
lotto e mi avvolgo
contro e nella disperazione.
Ora non graffia più come ieri,
è cominciata la scarnificazione.
Procede silenziosa,
il suo incedere è anestetizzante,
ma quando ne avverti la presenza
il dolore arriva violento
nella carne,
nelle ossa,
nell'anima.
Convivi,
la difesa immediata è distrarsi,
argine temporaneo
destinato a sbriciolarsi
dinanzi alle sue terribili ondate.
E dopo questo
frapporrai un nuovo argine
per avere un nuovo periodo di requie.
Ma fino a quando?
Ma fino a cosa?


Libri immaginari o reali?

Il libro dei sogni notturni
è distinto dal libro della realtà.
Ma ora le pagine di uno
le trovo alternate
alle pagine dell'altro.
Il nido dei piccioni,
sul balcone di mia madre,
disegnato su una pagina
che pensavo reale,
ho scoperto appartenere
al volume immaginario.
E tu ragazza,
con le tue orgogliose parole
che conservo in me,
appartieni al concreto o all'irreale?
Le pagine si confondono,
e io con esse.
Se il sogno è desiderio,
realtà, cosa sei?


Un amico giovane

Cosa ci lega?
Stima?
Ammirazione?
Amicizia?
Il tempo ci separa,
per vent'anni,
ma la voglia di conoscere,
il desiderio di crescere,
l'intraprendere vie sconosciute
ci rende simili.
Mi nutro delle tue emozioni,
vampiro di sentimenti.
Palpito per le tue attese d'amore,
mi rattristo per i tuoi spasmi.
Confidi particolari
del tuo essere più intimo,
riponi la fiducia nella mia saggezza,
ma ti ripeto
se mi avvicino a lei di un passo,
lei si sfila, inflessibile,
almeno di altri tre.
Lusinga la mia vanità
il tuo essere intellettuale,
il tuo porre quesiti
che arrivano
a critica e confronto,
mentre il cimento si veste
da coppa di gelato.


Finestre d'albergo

L'agitarsi di foglie,
davanti alla finestra,
sulla spinta del vento,
vigoroso,
fa sembrare autunnale
questo scorcio di cielo,
pesante di nuvole,
sul lago di Costanza.
Eppure da tempo
quell'antico dolore
si muove con me
sotto forma discreta.
Non liquido magmatico
ustionante e violento,
gorgogliante nella gola,
nel petto,
nel ventre.
Qualcosa di sottile,
aggressivo con discrezione,
acido diluito,
ferisce, ma non ferale.
Ogni tanto se ne versa
un po' dalla sua brocca,
e quell'aggiunta
ravviva e rinnova
ferite quasi rimarginate.
La carne torna ad aprirsi,
e il bruciore,
divenuto quasi un elemento
nella memoria,
torna a scuotere
membra ancora un po' più stanche
di ieri.


Arrivo a Beijing

Il cielo è uniforme,
opaco,
non lascia intuire che oltre
possa essere
l'azzurro,
il giallo
o il candore ovattato.
L'aria è velo polveroso,
si deposita addosso,
par di sentirla
tra lo sfregar di dita.
Signore invadente
è il rumore,
nel traffico
di auto, bici, persone,
con picchi acuti di clacson
e del vociar alto di tono.
E ancora vale
quel dribblar le regole,
con cortese rispetto
ma determinazione,
che fa chiedere scusa
il navigator di auto
a noi camminatori,
protetti illusi,
su bianche strisce,
un gesto della mano
che val perdono,
ma passo prima io.


Xinjiang

Xinjiang

Montagne grigie
tendono al nero,
solo polvere e pietra,
la vita non c'è.
Sul fondo
una valle stretta,
e tra altre pietre nere
cerca spazio un ruscello,
che non riesce
a diventar fiume,
ma imbratta,
con piccoli punti verdi,
uno smorto paesaggio.
Il cielo
è solo blu,
il sole
incendia l'aria
e anche nel pulmino,
che corre via veloce,
l'aria condizionata
stenta nella sua lotta.
La valle
si allarga di colpo,
il verde dilaga ovunque,
macchie bianche e nere
ne suggono nutrimento.
Lo sfondo in lontananza
penetra più nel cielo
tingendo i suoi confini
del freddo della neve.
Lunghi parallelepipedi,
un unico livello,
squallide abitazioni
accolgono membra stanche,
impastate di polvere e sudore,
bruciate dal sole,
nel tormentoso ronzio degli insetti.
Misere esistenze,
le desolazione impazza,
la povertà assale gli occhi,
e intanto sporcizia,
consueta sua compagna,
le danza a fianco.
E torni a domandare
come possa un uomo
subire tutto questo,
ma come possa un uomo
far subire questo
a un fratello.


Urumqi

Urumqui Di questa città ricorderò
la pioggia torrenziale,
strade con l'acqua al ginocchio
e Caronte giunge in soccorso,
un triciclo e il pianale è la sua barca,
i remi sono pedali,
e muscoli il suo motore.
Traghetta tre anime alla volta,
pioggia e freddo imperversano,
l'obolo, decima parte d'euro,
la giacca è zuppa
ma non se ne accorge,
intento ad evitare veicoli sfreccianti
urlanti il loro arrivo.
Ricorderò lo squallore di edifici fatiscenti,
vetri sporchi o rotti,
facciate scrostate, cadenti,
con tracce di vita interna,
immaginando mamme
con spesa e figli,
varcare quei portoni,
sembianze d'ingressi infernali.
Ricorderò vecchi questuanti,
storpi accattoni,
muoversi instancabili
tra folla di passanti,
con umile povertà,
ricever carità cortese.
Ricorderò i taxi,
vestiti di bordeaux,
malmessi e sempre pronti
a pervadere l'aria di suoni,
segnalando l'invadente presenza
persino su marciapiedi.
Ricorderò le voci
di telefonate notturne,
messaggi incomprensibili
incastrati tra i sogni,
e un deciso bussare
alla stanza d'albergo,
di graziose sirene
dal canto inascoltato.


La Grande Muraglia a Simatai

La Grande Muraglia
Paesaggio seducente
e il sole fa sudare,
il cammino si svolge su mattoni millenari,
dissestati dall'uso,
dalla pioggia e dal vento.
La sorpresa taglia il respiro
a un cuore disincantato,
emozioni liquide
si rincorrono,
incontenibili.
E lei è lì,
grandiosa e imponente,
dolcemente adagiata
su creste dei rilievi,
connubio di terra e cielo.
E la salita segue
inclinazioni impensate,
il fondo sconnesso
aguzza l'attenzione
assopita dal caldo.
Momenti di vertigini,
vibrare adrenalinico,
e cenni di saluto
a chi vive il ritorno,
lasciando a chi sta andando
un good luck augurante.
Venditori acquattati
nella penombra di torrette,
assillano d'acqua e tè
escursionisti accaldati,
e cedono a lusinghe
di bottiglie gelate.


Variazioni

Due mesi,
tanto è il distacco con pedali e bosco,
e un angolo di prato
sta mutando in villino.
Il sentiero si snoda,
ignaro di architetture e progetti,
allorché rumori
scuotono
sogni di quiete.
Uomini al lavoro,
pali conficcati nella terra,
l'implorazione
- non ci chiudete il bosco -
fa dire
- è solo una recinzione! -
Un puntino insignificante
trascolora sulla carta dei sentieri,
un campo erboso
illumina di verde
solo la mia memoria.


Come se fossi uno sconosciuto

Detestare è parola che può appartenermi, odiare ho scientemente deciso di eliminarla… e spero di riuscire nell'intento.
La delusione può deformare il punto di osservazione, il giudizio, ma…
Caro amico, ora ti dico la percezione di quanto ti accade, filtrata dalle parole del blog; ma sei pronto a detestare anche me???
Sembra che coloro che intrecciano rapporti epistolari con te (se si sviluppano anche con conoscenza diretta non so!) debbano poi essere costretti a trascorrere tutta la vita ad… amarti! Ma il contatto virtuale, così come quello reale, è destinato a mutare, a modificarsi, ad evolversi: verso dove? Chissà!
Comunque ciò che è fantasmagorico oggi (innamoramento, infatuazione), magari domani, per vari motivi, sarà diverso.
So di dire ovvietà, e non ho ricette mediche (eh, eh, eh!) da prescriverti; solo di osservare Sullivan come se fosse uno sconosciuto.


Live earth - Cosmo e microcosmo

Cosmo.
Un concerto,
tante città sparse nel mondo.
Miliardi di noi
ad ascoltare musica
per salvare la Terra.
Un sentire comune,
partecipazione,
lo sconosciuto a fianco
è fratello.

Microcosmo.
Sulla via del ritorno,
la meta è lontana,
possiamo accelerare
il motore consente.
I limiti restano indietro,
il carburante
brucia velocemente,
e i buoni propositi
svaniscono eterei
insieme ai gas di scarico.


Spesso è Montale

Ehi, ma cos'è un nuovo gioco?
Ti scrivo, e tu? Mi proietti sul tuo schermo! Almeno avvertimi, mi pettino, indosso la camicia elegante, uno spruzzo di profumo e voilà!… Adesso sono presentabile anche per le tue donne!

Oggi nel bosco sono incappato in un ciclista appiedato. L'ho affiancato chiedendogli se aveva bisogno di aiuto, e purtroppo non potevo darglielo: si era rotto la clavicola!
L'unica cosa che ho potuto fare è stato di scendere di bici e camminargli accanto; abbiamo parlato, tanto per distoglierlo dal dolore.
Un ragazzo. Mannaggia! (Robin dei passi nel bosco)

Mezzogiorno.
Il bosco
è tornato in quiete.
Scivolo, oramai solitario,
su sentieri in discesa.
Sobbalzi, frenate, sbandate.
Fa caldo,
anche qui.
La polvere s'impasta al sudore;
quello che era il calore
nello sforzo della salita,
è l'aria calda,
via via bollente,
più ci si allontana dalle nuvole.
L'ora in cui il silenzio
occupa lo spazio
di chi è tornato verso casa.
L'ora in cui
gli ossi di seppia
si affacciano alla mente,
depositando
un rimpianto inestinguibile.


Lenbachhaus – Munchen

La città non si svuota, le sue anime in movimento si agitano tra un sole troppo caldo, strade in liquefazione, gelati ambiti e bibite gelate.
Ed io? Mi agito insieme alle altre anime. E la sera avvolge le nostre malinconie… (Robin delle serate sfumate)

Nuvole grigie,
sfrangiate,
si muovono lentamente,
su sfondo
dal bianco
ad un pallido celeste.
In basso,
molto più in basso,
rami e foglie
si lasciano
solleticare dal vento.
Ancora più giù
lo sguardo
vaga tra un giardino fiorito,
siepi curate, e
i movimenti della costruzione
che lo racchiude.
Un rincorrersi di finestre,
archi, portici, colonne.
Tetti inclinati, tegole
e rampicanti.
L'apertura è a breve,
ma l'attesa non è grave,
è piacere,
è osservazione
di un fanciullo in bronzo,
è ascolto di campane
che fondono la loro voce
al passaggio di ruote e motori.
Di scarpe
con passi discreti,
che transitano
davanti ad un uomo
che scrive seduto.
La pace si anima,
si veste da turisti vocianti.
Un cancello si apre,
inghiotte corpi
assetati di colori e forme,
affamati di sensazioni.
L'uomo
smette di scrivere
per cercare
alimenti invisibili.


Pensieri in ebollizione

Paesaggi
fuggono rapidi,
finestrino di treno.
Sfogliare immagini,
cercar ispirazione.
Frasi
galleggiano
dal fondo di uno stagno,
salgono come bolle,
vuote,
si aprono nell'aria.
Raccontarsi,
confidare,
comunicare sensazioni,
coinvolgere
chi si sofferma
dentro l'irrequietezza.
Il palpito
è anche tuo,
l'inquietudine
di cui mi vesto
avvolge le tue dita.
Il mio confine cerebrale
subisce l'assalto violento
di un'ipotesi muliebre,
e se smania,
inadeguatezza, rimpianto,
fossero una miscela
chiamata depressione?


Pomeriggio d'estate

La tua pelle aspra,
sapore di sudore.
Il tuo vestito
è perfetto per l'amore.
Le mani,
la bocca,
ti desiderano,
ti cercano,
quanto il tuo seno,
le tue cosce
attendono carezze,
baci.
Il caldo pomeridiano
amplifica la foga,
esplode la voglia,
turbinio di posizioni.
Ansiti, gemiti,
braccia intrecciate,
sudori confusi,
labbra incendiate.
Il tuo piacere
è il mio piacere.
Mi muovo dentro te,
ti agiti irrefrenabile
su terre sconosciute.
Tocchiamo insieme
vette di un'iperbole,
e l'estasi ci accoglie
sazi e accaldati guerrieri.


Salento

Scogliere roventi,
addentate da un sole impietoso,
morsi sulla pelle.
Corpi unti bruciano inermi,
e inerti.
Cercar sollievo
in minima parvenza d'ombra,
e l'afa,
e il salmastro
alleati del sole bollente.
Il tuffo nell'acqua
è il premio,
intervallo fugace
per giungere
all'ora dei toni smorzati,
dei colori e riflessi attenuati.
E l'impatto del tuffo
divien scivolata,
lo schiaffeggiar lo scoglio
muta in lambire,
e l'arco del braccio
da movimento che incede
a lento carezzare.


Assenze

Trovare il vuoto,
una voragine dentro noi stessi.
Sorprendente, quanto dolorosa.
Il vuoto,
ciò che resta dopo una partenza.
Il vuoto improvviso
di figlie
che tornano verso casa.
Il vuoto di letti o di sedie,
di rumori e disordini.
Un vuoto che spinge
a fare bagagli,
e anticipare il ritorno.
Crolla
la voglia di fare,
vedere,
scoprire,
castello di sabbia
assalito, aggredito
da ondate impetuose.
Resistere,
reagire a questa angoscia,
e la scioglierà
il motore dell'auto
che corre verso nord.


L'incanto del bosco

La bocca gigantesca,
sempre spalancata,
accoglie e ospita
viandanti, curiosi.
Penetri sentieri,
tracce accennate,
sono viscere
di una balena enorme.
Ascolta
il pulsare,
palpiti di vita
animale, vegetale,
battiti
di un cuore incontenibile.
Il bosco coccola
chi vi si avventura,
protegge e accarezza,
sei suo cucciolo,
e dondola materno
con gesti
misurati e teneri.
Porge riparo
dal sole accecante,
stende i suoi veli
tunnel in chiaroscuro,
sciamano insetti
tacciono gli uccelli.
Ora,
fuori dal suo labirinto,
emergi incantato,
e la sua magia
si libra intorno a te.


Solitudine in città

Solo.
Sempre solo
nelle tue passeggiate,
ore d'aria di un vecchio solitario.
Bisbetico, scostante
da sempre,
con tutti.
Insofferente,
intollerante alle altrui ragioni.
Destano pena e commiserazione
i tuoi tanti anni
vissuti dalla parte
di chi è nel giusto,
inscalfibile,
di chi non conosce dubbi.
Solo, vecchio e solo,
le mani dietro la schiena,
ti aggiri per le vie deserte
di una città spopolata
confusa nei sogni.


Disattenzioni al volante

Solcare la città
a bordo di uno scooter,
docile puledro
sperso tra destrieri
e automobili,
con sembianze bovine.
La velocità è moderata, con qualche effervescenza,
il galoppo è frenato sulla corsia di sinistra;
restano indietro a destra i più lenti
e i distratti,
a muoversi e brucare erba e cespugli.
Un toro scalpita, impazzito,
cambia di direzione repentino,
invasione a sinistra,
chiude ogni passaggio.
Il puledro è ingabbiato nella traccia negata,
il contatto è ineluttabile,
manovra disperata,
attutire l'impatto,
le mani strappano i freni,
nelle pupille il terrore
di chi si immagina schiacciato
nello scontro animale.
Tocca il ginocchio quel corpo scalpitante,
e poi, clic!
Il nero invade lo schermo,
si riversa ovunque,
i suoni svaniscono,
la trasmissione
è sospesa.
Clic: finisce l'intervallo,
ritornano i rumori,
tutto si ricolora.
Sbalzato dal puledro
si risveglia il cavaliere,
disteso sulla pista
a guardare fette di cielo,
attraverso un casco appannato
da un respiro affannoso,
ad inseguire un cuore
che picchia alla follia.
Gambe e braccia
rispondono all'appello,
ma ossa silenziose
cominciano a chiamare,
a urlare la loro presenza.
Arriva l'ambulanza
carica il suo fardello,
la sirena reclama,
col suo grido ossessivo,
il diritto a far presto.
I pensieri si snodano confusi,
le parole frasi smozzicate,
giungono con lentezza
all'equipaggio medico
la cui umanità
allenta la tensione.
La visita, gli esami
fotografie di dolori.
Il dialogo nel taxi,
diretto verso casa,
riporta un dramma sfiorato
alla normalità.


Esplorando le stelle

Il corpo dolorante,
contuso, indolenzito
dai colpi e urti
di lamiere e asfalto,
urla il suo malessere
e chiama la coscienza
alla solidarietà.
Insieme,
muti,
osservano
lo svolger della notte.
Il buio profondo
lassù,
interrotto da sparute,
pallide stelle.
Il buio illuminato
quaggiù
da lampioni stradali
e da fari saltuari.
Lente oscillano
sagome scure
di panni appesi ai fili,
a tratti immobili,
indizio di brezza assonnata.
Buio e silenzio
legame indissolubile,
sciolgono le loro ali
sui sogni
di edifici addormentati.


Dissociazioni

È andare per le strade,
vedere,
udire,
trasmettere,
da dentro una cabina di cristallo.
Vita filtrata,
emozioni indirette.
Il pensiero si muove imballato.
I passi, i movimenti
sono estranei a chi li fa,
l'osservatore si separa dall'osservato,
ma il soggetto è uno.
Entusiasmi appiattiti,
velleità smorzate.
Non rassegnazione,
la calma, il distacco
quel che vedi
è vita di un altro.
La fisicità continua a vagare,
i piedi, le scarpe sul suolo,
la mente più in alto
ondeggia sospinta nell'aria.


Provocazioni!

Provocazioni 1
Provocazioni 2


Notte di luglio

Risuonano passi notturni
su sampietrini sconnessi
di vicoli tortuosi,
deserti,
medioevali.
La luce arancio,
calda,
dei lampioni
ammorbidisce
il colore della notte.
L'afa domina su tutto;
girovagare
è perdersi,
è ritrovarsi.
Spargo spasmi sottili,
dissipo antichi dolori
nei rumori attutiti
di una città
mai taciturna.
Lo scooter è là,
in placida attesa,
pronto a scattare
tra il disordine a motore,
e a cancellare
aspirazioni e slanci
violenti e misteriosi.


Stimoli sopiti

Descrivo ciò che vedo,
la fantasia sembra non esser mia.
Spazi aperti evocano cieli e nuvole,
prati e foglie,
ma al chiuso di un box tutto inaridisce.
Le emozioni evitano
laser, ultrasuoni, massaggi,
RDS invade i condotti auricolari,
e le voci,
le voci emergono nel richiamo al terapista.
Manca la luce, qui è solo artificiale,
manca il suono, il respiro del bosco,
l'assalto del vento,
il freddo della pioggia.
L'inchiostro nella penna avvizzisce,
i quadretti del quaderno diventano nemici,
sfidano ad essere scarabocchiati,
trappola per mancanza di idee.


Telefoni silenti

Ma come!… ti telefono e mi dicono che sei andato a prendere Unusual places il latte. Richiamo più tardi… e sei con gli amici dell'osteria a giocare a carte!
Nuovamente riprovo e stai ad un convegno, in Papuasia, sulle ulcere duodenali degli upupa glabri e nani!
Ma insomma quando stai a casa, mio amico evanescente? Solo quando c'è la pappa pronta, eh? Allora compari rapido indossando il bavaglione e… vaiiiiiiiiiiii a inforchettare pastasciutta a secchiate, a tracannare bardolini e valpolicelle…

Buona domenica - Sì, lo so che sei di guardia al pronto soccorso dove si è presentato quel tizio con l'accetta piantata vicino alla giugulare e che a una ragazzina hai estratto un pitone dalle fauci…


No comment

E bravo! Oltre a non rispondere al telefono ti diverti con i giochi!
Ma come, io affido la mia scarsa ironia alla tua discrezione e tu come mi ripaghi? In piazza, sul sagrato della chiesa, esposta al vento e alle occhiate riprovevoli di severe bigotte (e bigotti), una pagina di segreti resoconti sta lì, nuda! Potrebbe leggerla anche un bambino!
Ma come ti sei permesso?!?!?
A questo punto chiamo la Siae e tu mi paghi salatamente i diritti d'autore (così t'accollo le rate dell'auto che volevo cambiare!).
Bene, ora sei sistemato e ti posso augurare una bella passeggiata su quel catorcio di moto che hai pure fotografato… e i tuoi lettori, ops! scusa, volevo dire lettrici, stanno ancora ridendo perchè sanno che non arrivi nemmeno alla sella!!! Sic!


Flash dalla metro

Esce allo scoperto attraversando un ponte,
e dona una visione:
l'acqua scorre con lentezza
che sa d'immobilità.
Il sole,
nell'ascesa,
illumina
le foglie alte
di antichi platani
che ricamano il lungotevere,
distende le sue braccia
sul fiume,
e accende l'oscurità dell'acqua
di innumerevoli riflessi.
Pochi secondi
e c'è il rientro
nel ventre della terra,
pochi secondi
assaggio della tranquillità dell'infinito.


Uomini

Uomini che comandano,
uomini che vogliono obbedire
lasciando ad altri l'impegno di decidere.
Uomini alla ricerca di una fede,
l'abbracciano,
se ne nutrono
e dormono rassicurati.
Uomini a cui è fatica pensare,
e succhiano la vita come una bibita,
dondolando sull'amaca.
Uomini che leggono lo stesso giornale gratuito,
bebé che vengono imboccati,
l'espressione dei volti neutra e incolore
come il giornale:
e la passione vola via lontano.

Uomini che chiedono il perché di ogni cosa,
uomini che cercano sentieri ignoti da calpestare,
uomini privi di ideologia,
uomini in perenne dissidio con se stessi,
uomini che non domini,
e che non sanno dominare,
uomini in affanno,
ogni giorno, ora, minuto.


In ospedale

Attese.
È il protrarsi a dismisura.
Aspettare,
solo questo.
Una porta si apre,
inghiotte personaggi in attesa,
chissà da quanto.
E nuove presenze
prendono il loro posto.

Attese,
in apparenza prive di logica,
discrezionali, casuali.
Occhi spaesati chiedono ad altri occhi,
con speranza,
ma le risposte restano domande.
Nascono solidarietà
tra chi divide l'attesa di un tempo ignoto.
La porta è a lungo chiusa,
si dilata il bordo di una situazione irreale.
E domani rimarrà una lieve memoria
negli attori che cambieranno volto.


Notte, pensieri

Una stella e la luna,
buio profondo,
assenza di rumori,
nessun movimento,
non auto, non umani.
Il pensiero ne è catturato,
fascino potente,
una fuga è in atto,
la meta è sconosciuta,
il presente lo è altrettanto
ma il tentativo continua.
La vacuità apparente
del quotidiano andare,
si sgretola e ammutolisce
dinanzi all'incomprensibile,
a razionalità e cuore
costretti a rimbalzare
tra le pareti invisibili
del sentire ancestrale.


Per te

Notte chiara, notte di lettura, ma non basta a riprendere sonno.
Giro al buio per casa, con lo sguardo che buca la notte.
Il traffico é inesistente, e allora cosa faccio?
Mah, scrivo a te, mio lamentoso amico!
E ammiro i tuoi Colli Berici, in pieno sole o i cui contorni s'indovinano nella luce che sfiorisce. E penso all'immagine che hanno i tuoi occhi, ai silenzi delle tue orecchie; e il ronzio del pc mi ricorda che tra poco dovrò alzarmi… ma veramente già sono in piedi!
In un sussurro la giornata sta facendo capolino.
E allora una gonfia giornata di sogni reali (Robin del cuoricino tenero)

Momenti di tenerezza immensa,
e la tua immagine trasfigura
in bambina indifesa.
I furori di ieri,
strali urlati verso me,
si frantumavano
contro le mura granitiche
da cui scagliavo frecce,
esplosive di collera.
Mura demolite dal tempo,
dall'uomo.
Gli assalti di oggi
sono ondate,
smorzate su rive sabbiose.
Un sentimento,
impasto d'acqua e farina,
è lievitato, modellato,
volume espanso,
e in espansione.
Le mie labbra
si schiudono sui tuoi capelli,
le mani accarezzano la tua pelle,
e l'abbraccio
vorrei non finisse più.


Notte di Natale

Il saluto
del vecchio venditore di fazzoletti
al semaforo,
nella sera deserta,
è un momento
che esalta la vicinanza tra simili,
in una notte
dove l'augurio
scaturisce
dal profondo
di ognuno di noi.


Respiro

La quiete,
che trasmette la veduta
di boschi,
e monti velati d'azzurro,
e vallette,
e il cielo vicino,
ripaga
sudore e fatica
profusi
per giunger quassù.

Robin delle stelle

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