Robin delle stelle

Testi e Poesie 2005 (Frammenti)

«L'aria azzurra è incrinata
dall'abbaiar di cani.
Frammenti di silenzio,
in cielo,
in terra,
dentro me».


Robin delle stelle © 2005 - Tutti i diritti riservati
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Inizio di un anno

Il silenzio è irreale,
avvolge la casa,
e fuori
le strade deserte.
L'anno è iniziato,
il suo orologio
scorre,
ma da dove osservo
è immobile.
Un'atmosfera onirica,
scenografia per Dylan Dog.
La vita srotola,
come un tappeto
lanciato
scende lungo una scala.
Le fatiche
di una notte,
ultima
di tante altre uguali,
si smaltiscono
in un sonno ristoratore,
che ruba spazio
alla luminosità del giorno.
Oggi come ieri,
le attese di un cambiamento,
si aggiungono
ai buoni propositi,
nati e cullati
i giorni trascorsi.
Solo
non ricordiamo più
dove li abbiamo posati.


Il pensiero

Un pensiero si solleva nell'aria,
lieve e deciso,
ondeggia
vaga,
incontra altri pensieri,
si sfiorano,
si annusano,
si riconoscono,
si toccano,
si allacciano,
si intrecciano,
si uniscono,
si saldano,
e insieme, uniti,
formano una rete,
che blocca oggetti impazziti,
formano uno schermo,
uno scudo,
a isolare energie negative,
a respingerle,
e a vincerle.
Un pensiero,
unione di pensieri e pensieri,
una forza
luminosa,
incredibile:
è la forza dell'uomo.
È la forza di chi
ti chiama fratello.


In compagnia di un buttafuori

Parlare dell'immenso,
discorsi sullo spirito,
mentre giovani avventori
entrano alla spicciolata.
All'ingresso di quel paradiso,
nel cui ventre,
tra luci colorate,
discrete e soffuse,
tra nuvole di tabacco,
e musica,
e le parole di chi
commenta dietro un microfono,
si esibiscono ragazze,
prima coperte di esigui indumenti,
poi vestite del fumo
e degli sguardi,
di chi le accarezza
con gli occhi.
Lap dance,
evocatrice di amplessi.
Cresce il desiderio,
nel calore della sala,
nel contatto di mani
su corpi giovani e frementi.
L'eccitazione si diffonde,
il caldo si stempera
in bevande, alcoliche e no.
Sale la temperatura,
le camicie si sbottonano,
le maniche si arrotolano.
Le ragazze
si aggirano tra il pubblico,
strofinandosi,
promesse di
chissà quali delizie.
La preda si trasforma,
diviene cacciatrice.
Il cacciatore si tramuta
in preda.
E su tutti
vigilano,
pupille attente,
occhi addestrati,
muscoli scattanti,
aria da duri,
movimenti dosati,
abbigliamento essenziale,
scuro.
Un piccolo assaggio
dell'umanità della notte.


Concerto

Lo scricchiolio
del terreno ghiacciato,
frantumato dalle ruote,
spezza il silenzio del bosco;
esplosione di schegge sonore.
Il crepitio
di foglie secche,
rami spezzati,
ricci di castagne dimenticati,
funge da accompagnamento
in un concerto immaginario.
Gli elementi dell'orchestra
sono lì,
disponibili.
Sta a noi farli vibrare,
estrarre
la loro armonia,
farne un canto,
che delizi
il nostro ascolto,
tocchi i nostri sensi,
esalti
il nostro intimo.


Nel sonno

Nel buio, allungo la mano tra i tuoi capelli. Ti sfioro, con una tenera carezza al capo, e il rumore del tuo sonno profondo svanisce.
La notte ritorna tacita.
La mano si sposta alla ricerca di un contatto più intimo, confidenziale.
Trovo la tua pelle calda sotto il tepore delle coperte. La mano indugia, sino a trovare una posizione naturale. Mantengo il contatto fisico con te, intanto che la tua mente sta navigando, tra chissà quali flutti, nel mare dei sogni.
Cerco di adagiare il pensiero tra paesaggi di tenui luci crepuscolari, invitando il sonno, restio, ad abbracciarmi per dileguare insieme fantasmi.


Diario

L'alito caldo,
di chi passa per la strada,
squarcia il gelo della notte.
Seduta,
sulla soglia di un negozio chiuso,
una coperta accanto,
e tu,
sorprendente,
scrivi.
La pagina del quaderno
è cosparsa
dei tuoi pensieri.
Guardi davanti a te,
con espressione sognante;
il freddo sembra non pungerti,
anche lui protettivo,
mentre stai scrivendo.
La semplicità del tuo sorriso
mi contagia,
grata, tu, per il mio gesto,
riconoscente, io, per la tua luminosità.
Frullano domande,
mute, nella mente:
chi tu sia,
perché sia qui.
Rimarranno disattese.
Un incontro, su una via,
di persone come tante,
qualche volta
ci si sofferma,
a conoscersi,
quasi sempre si procede,
avanti,
indifferenti.


Michael

L'entusiasmo di un bambino,
dentro
un metro e novanta di uomo.
La spontaneità,
la genuinità
dei gesti e dei pensieri
è coinvolgente,
è palpabile.
Il passo
lungo e sciolto,
instancabile;
l'amore profondo
per la tua città,
l'orgoglio di
sentirti tedesco.
L'abbigliamento
eternamente leggero,
la tua disponibilità
verso chiunque,
conquista la riconoscenza
di chi ti conosce.
Un'amicizia
che si alimenta
di un pomeriggio
e di una serata,
trascorsi insieme
una volta l'anno.
E si rinnova
dentro un museo,
nel brindisi chiassoso
di un boccale di birra,
nel tono di voce
che si tramuta
in confidenziale,
nella mia sete
di ascoltare il racconto
del tuo ultimo,
incredibile viaggio;
nell'osservare le lancette,
sentinelle svizzere
dell'incontro
che sta per svanire.
E, infine,
il saluto,
in un bacio,
in un abbraccio,
e sparisci
nelle fauci della metro.
Un'amicizia,
che si protrae
di anno in anno,
che non chiede altro
che di rivederci,
e continua a crescere,
al di là della distanza,
oltre il tempo,
e trasforma
due essenze
in un solo pensiero.


Prima pagina

Prima pagina:
un titolo,
espressione di gioia,
resoconto di dramma.
La gioia,
la liberazione di Giuliana;
il dramma,
l'uccisione di Nicola...
Ostaggio e salvatore,
insieme vittime.
Vittime di una guerra maledetta,
maledetta come tutte le guerre.
Guerre ammantate di ideali,
coperte di interessi,
giustificate,
motivate;
ma sempre e solo
guerre.
Nicola e Giuliana,
Giuliana e Nicola,
compagni in una gioia fugace
che si mutua in tragedia.
Nicola,
un gesto estremo,
oltre il dovere,
oltre la logica,
puro atto d'amore:
la propria vita.


Auguri e tecnologia

La tastiera, un piccolo schermo.
Le dita corrono, impacciate,
a comporre un messaggio augurale.
La fantasia,
schiava della vanità,
modifica, seleziona parole,
le unisce e separa,
le sposta, le cancella,
le riprende e le riusa.
Le parole assumono forma,
la struttura è costruita;
momento di dettagli.
Limare e stringere,
in centosessanta spazi,
l'intensità,
l'emozione di un concetto
che elimini la distanza.
La rilettura gratifica l'ego,
l'invio lo esalta,
moltiplicandone la dimensione,
nell'attesa di un riscontro.
Il bip bip fende il silenzio,
la reazione è avviata.
Piccole esplosioni,
sintomo di lievi sorrisi,
di frasi tenui,
che vivono il tempo
di una apparizione luminosa
su un display.


Distorte realtà

Discorsi che sanno di giustizia;
snocciolare di principi integerrimi;
esempi di comportamenti irreprensibili.
Chiacchiere,
vuoti discorsi.
Se allunghi lo sguardo,
cogli dietro la superficie,
scenari inattesi.

Piccoli interessi,
meschini tornaconti,
argomentazioni da miope bottegaio;
il tutto
riconduce, sempre,
a se stesso.
Svesti il fustigatore
e trovi immondizia;
denuda il moralista
e affondi in un pantano putrido.
È di pochi
il coraggio di mostrare se stessi.
È di molti
la finzione di essere diversi.

Si vive una vita
nell'ansia di apparire migliori,
consapevolmente.
Si vive come
se il nostro transito
debba essere infinito, eterno.
E quando percepiamo
che dietro la curva,
potrebbe non essercene
un'altra,
diveniamo contriti,
ci pentiamo,
piangiamo la brevità
della nostra presenza.
Ci affanniamo
dietro un recupero improbabile.
Grande, vasto
si estende lo spazio dei rimpianti.

Dolce è l'assaporare
piccole gioie di ogni giorno.
Semplici gesti di solidarietà,
ripetuti con determinazione,
costanza,
riempiono il vuoto,
colmano la smania dell'insoddisfazione.
Piccole tessere insignificanti,
collegate, unite ad altre,
pure di poco conto,
creano un mosaico
di disegni insospettabili,
resistenti nel tempo,
indenni alle intemperie
della vita,
imperturbabili alle tensioni
della morte.


Pot pourri

Sensazioni contrastanti
avvolgono come ragnatele.
Tensioni, strappi
tendono verso una direzione;
impulsi, scatti
imboccano vie diverse.
La morte di un uomo,
simbolo religioso,
troppo dire
per non sentirne il coinvolgimento.
Il contatto con la natura,
riscoperta sorprendente
di emozioni provate,
tutto già noto,
eppur con la freschezza
di stati d'animo
che si rinnovano,
in un evolversi senza requie.
La piazza di un paese,
riti domenicali,
la messa, gli amici,
le chiacchiere al bar,
il pacchetto di dolci.
Il sole velato
con il suo tepore,
smussa l'aggressività
di una brezza che graffia
la pelle nuda.
I perché, i dubbi,
le perplessità,
le incertezze
che mi sono compagni,
mi danzano intorno,
si mostrano, pungono
e restano ignorati
dalla mia insensibilità.


Insonnia

Come uno schermidore
su una pedana vuota,
traccia fendenti,
affonda stoccate,
si ritrae in difesa,
incalzato
da un invisibile avversario,
per poi lanciare un attacco inaspettato,
e ancora indietreggiare
per studiare,
valutare la situazione,
cercare una strada,
indovinare una strategia,
così si dipana
una lotta notturna
con un concorrente temibile.

Madido di sudore,
le lenzuola, le coperte
prendono vita,
ti circondano,
ti risucchiano,
vortice di un gorgo
dal quale emergi,
non vittorioso,
ma consapevole
dell'inanità del confronto,
e dell'unica difesa possibile:
l'attesa.
L'attesa
di sentirsi togliere
gli artigli di dosso
e calarsi
nella quiete del sonno.


Spazi infiniti

Dallo sperone di roccia
il salto nel vuoto,
planando sul folto degli alberi,
e subito,
pochi metri oltre,
il tuffo nel lago.
Le acque disegnate dal vento,
sensazioni fredde,
suggeriscono un volo radente,
ma da uno squarcio tra le nuvole
la luce, il colore del sole,
deviano in alto lo sguardo,
catturano il viaggiatore,
ora uccello,
sperduto in un territorio sconosciuto,
e il confine
è sempre
un poco più in là.


Ho udito parole d'amore

È volata via,
tua figlia,
insieme a frammenti
di vetro, metallo, plastica.
È volata via,
tra brandelli di esseri umani,
tra l'odore di polvere esplosa,
di carne bruciata.
Il suo zaino, i suoi libri intatti,
uniti nell'abbraccio mortale
a una cintura esplosiva,
testimone di ideali manipolati
da volontà criminali.
È volata via,
vittima di un conflitto inutile,
a una fermata di autobus,
in una calda mattina
nella primavera di Tel Aviv.

Ti ha lasciato, tuo figlio,
senza neppure salutarti.
Una pallottola militare
gli ha reciso il sorriso.
Ti ha lasciato,
ma il suo ultimo
disperato pensiero,
è stato per te,
un saluto in un lampo.
Pietre e urla
contro fucili e carri armati;
la maglietta bianca, sudata,
mostra un fiore rosso,
e polvere e pianti
screziano la luminosità
dell'aria di Jericho.

Una madre e un padre.
Due popoli in lotta.
L'odio non lenisce il dolore,
la vendetta è bandita.
Una madre e un padre,
insieme, civili,
sulle assi di un palco romano,
a leggere poesie,
a mostrare un aspetto
del loro dolore,
a chi come noi non sa,
non vive l'orrore,
ma rimane ad ascoltare,
a udire
parole d'amore.


Natura viva

Un sentiero che porta chi sa dove.
Ai lati prati, innumerevoli fili d'erba, cespugli di ginestra. Fiori gialli rallegrano lo sfondo, e un reticolato separa, illusorio, il verde dei prati.
Querce maestose accarezzano, con l'oscillare delle foglie, la parte inferiore di un cielo dove il sole non disdegna la compagnia di sparpagliate e mobili nuvole.
Tra l'erba e i fiori, va incessante il ronzio di api, il tormento di mosche, l'elegante battito d'ali delle farfalle, l'ondeggiare di nugoli di moscerini.
Assorbire dentro me la pace, il significato, l'essenza di ciò che vedo, ascolto, annuso.
Aspirare questo quadro, immagine idilliaca da portare dietro, riesumandola, per rivederla e riviverla, quando nasce il bisogno, quando la realtà diviene un macigno tremendo, e opprime il desiderio di fantasia.


Farfalle e scarafaggi

Muto.
Scorre la vita,
come acqua corrente,
solito l'alveo,
diverso il turbinio.
Due gocce
s'infrangono su una roccia,
fenomeno inarrestabile,
continuo,
quasi eterno,
eppur diversi
gli spruzzi,
mai uguali ai precedenti.
Fiume o ruscello,
nel suo procedere
verso il destino,
prende velocità,
compie balzi,
si acquieta,
lenta e sonnacchiosa,
riprende vigore,
anche violenza.

Muto,
a volte sperduto,
spaesato,
ma vitale.
L'intensità
della corrente,
o la sua calma,
si ripetono instancabili.
I fogli scritti
che continuo ad accumulare,
li sento stanchi,
già conosciuti.
Restare in superficie,
galleggiare,
osservando all'intorno.

Muto,
in attesa.
Pausa e riflessione.
Respirare
ciò che mi circonda,
profondamente,
per accogliere
farfalle e scarafaggi,
per distillare
nettare e aceto,
affinché
la conoscenza
diventi tale.


La bestia

Una bestia che azzanna,
morde,
strappa brandelli di carne.
Mai sazia,
ma sempre vigile,
in agguato.
Pronta ad assalire,
a martoriare.
Cosa può placare la sua rabbia?
Suoni, parole, immagini, movimenti.
I suoni di un concerto
capace di trasportare;
le parole di una poesia
che induce i sogni;
le immagini di un dipinto
che cattura il silenzio;
i movimenti di corpi
volteggianti tra recita e danza.
La bestia si calma inebetita,
narcotizzata.
Non crolla,
ma diviene inoffensiva.
La sua aggressività,
per ora, è doma.
Sensazioni di calma,
riscoperta di sapori,
di piaceri quasi tattili,
di piccole cose:
il colore e il calore,
l'odore e il rumore.
Il dolore è chiuso
in un buio sotterraneo.
Al momento.


Fino a quando?

Gli arbusti, le felci,
gli alberi e le ginestre,
sono pareti verdi
di un pozzo dai tanti odori.
Il fondo è un morbido velo,
di erbe e fiori.
La volta è rivestita
di canti di uccelli,
e dipingono d'incanto
l'azzurro macchiato dal sole.
L'idillio non mitiga l'amarezza.
È l'uomo che opprime il fratello,
nascosto,
da proclami di pace,
e impone il proprio volere,
agitando un futuro
di merci e di abbondanza,
in un presente
segnato dai privilegi,
di pochi.
Inesorabile,
si ripete e perpetua il gioco,
vecchio quanto l'uomo.
Ma fino a quando?
Fino a quando
la nostra tavola
sarà ricca e guarnita,
e la vostra misera e sporca?
Fino a quando
trattori scintillanti
spappoleranno, rombanti,
frutta prelibata,
e smunti animali
trascineranno aratri,
in terre remote,
buie ai nostri occhi?
Fino a quando
ci faremo blandire e convincere,
a mostrare,
sensibilità e solidarietà,
con un sms?
Fino a quando
tollereremo
che un resoconto di fame,
sete,
e paura,
sia spazzato via
dal fascino seducente
di un viaggio esotico?


Incontri

Incontri di un giorno qualunque,
volti sconosciuti e no;
tutto scivola via,
adagio, ripetitivo.
Zattera leggera e solida,
naviga su un fiume placido;
pochi i vortici,
inesistenti gli scossoni:
un viaggio che sa di rilassatezza.

Tra tanti un viso ti colpisce,
inatteso e rapido scatta il meccanismo:
occhi che si incontrano,
si cercano,
quasi si attendessero, ignari.
Le parole sono corde di un ponte sospeso,
i dialoghi stringono e uniscono
il passaggio sul vuoto.
La lettura, il consulto di planimetrie,
toglie spazio alle distanze,
desiderio velato di un contatto.
Il tempo incombe,
i doveri incedono,
una stretta di mano,
decisa e accogliente,
scioglie l'ebbrezza di un incontro che è sorpresa.

Trascorrono i giorni,
il desiderio di rivederla si rinnova,
è potente.
Dolce follia irresponsabile,
desta e muove sogni sopiti,
in un cuore da tanto tempo adulto,
con impulsi e l'incoscienza
di un ragazzo.


Fame di emozioni

Sussulti del cuore.
Flash improvvisi.
L'eccitazione tocca vette inaudite.
Tutto trasfonde,
tutto si muove,
si amplifica.
Il normale muta in speciale,
il diverso vola verso l'infinito.
Cristallizzare sensazioni,
per assaporarle e respirarle,
profondamente.
Perpetuare l'estasi,
vagando in un territorio irreale,
alle pendici di un sogno.


Vasi comunicanti

Volgi lo sguardo in alto,
segui il percorso di utopie,
là dove tutto è giustizia,
purezza di intenti e di ideali.
L'ispirazione a librarsi in volo,
in alto,
lassù.
E non ti accorgi di chi ti è vicino,
di chi,
silenziosamente,
subisce gli sbalzi d'umore,
i mutismi,
le contrarietà.
Provare a versare
un po' di quel lieve struggimento,
insieme a quelle brusche risposte,
e come nei vasi comunicanti
il livello tenderà all'equilibrio.


La casa abbandonata

L'erba incolta distende i suoi fili, i suoi fiori, nel disordine deliberato della natura, su quello che fu un prato curato.
Invade e ricopre i gradini della scala esterna.
La ringhiera è arrugginita; piccole isole di vernice verde ricordano il tempo delle origini.
Il portone sbiadito dal sole, dalla pioggia, resiste integro alla sua funzione.
Il silenzio attuale contrasta con i rumori, le grida, i pianti e le risate di quando la vita abitava la casa.
Come animale mitologico, ircocervo, unione chimerica, veglia e riposo, urla e quiete, vita e morte, uniti in un abbraccio inscindibile, su cui non esiste un prevalere definitivo, ma tutto è in trasformazione, evoluzione perenne, mai statica.
Il pulsare di ieri procede con l'immobilità di oggi, e domani le ortiche cederanno, temporaneamente, i loro dominii alla fioritura delle begonie.


Un pianoforte al Teatro Marcello

Seduta,
ad occhi chiusi,
la concentrazione è profonda.
Il vedere,
non appartiene
alla tua esibizione.
Il pianoforte lucido,
è lì, davanti a te.
Le tue mani lo accarezzano,
ne solleticano i tasti,
lo titillano e lo percuotono,
lo scorrono impazzite,
scivolano leggere,
traendo suoni,
emettendo note
che vagano nella notte d'agosto.

E la musica ti avvolge,
velo invisibile,
ti fa levitare;
le vibrazioni, le sue frequenze
ti risucchiano e ti trasportano
dove, sai solo tu.
La tua mente
girovaga su paesaggi inimmaginabili,
e il tuo essere
esprime la partecipazione
attraverso la tua fronte madida.
Lo sforzo intenso,
la tua ricerca
a penetrare il mistero della musica,
elargisce a chi ti ascolta
fugaci momenti
in cui la mente
si adagia sui suoni
come morbide nuvole,
cullata e sospesa
da una brezza
che spira e che nasce
soltanto da te.


A Robin delle stelle: l'originale

Al personaggio
a cui ho rubato il nome,
rubo anche i sogni
e il suo vagabondare.
Del suo veliero
mi sono già appropriato,
non lo restauro,
mi piace così:
malmesso e un poco cigolante.
Mi impossesso
del suo peregrinare,
nel blu profondo
di spazi siderali.
Vivo solitudini opprimenti
dentro silenzi assordanti,
rimbombano
nella mia testa,
onde d'urto invisibili
ma fragorose.
Penetro e respiro
paesaggi inesplorati,
terre da scoprire,
mari mai solcati,
dove il giorno e la notte
non hanno confini.
Odo suoni e rumori,
voci della natura,
stridori intensi,
e l'alito del vento
gonfia le vele
verso il mare aperto,
una nuova avventura.
Pioggia gelata,
brividi di freddo,
inzuppa gli abiti,
gocce sferzano il volto
proteso nell'attesa
di un invocato sereno.
E fanciulle
e principesse
popolano rade tranquille,
foreste con richiami d'animali,
e si intrecciano
e sciolgono
storie d'amore.

Senza promesse
colgo il presente,
dono un fiore,
ricevo una ghirlanda.
Sorseggio l'estasi,
ma mi soffermo solo
il tempo
di svuotar il calice.
Riprendo su
il mio fardello,
pronto a ripartire
anche se stringe,
lontano e indefinito,
qualcosa nel mio petto,
richiamo ancestrale,
malinconia acuta.

Ho rubato
il tuo nome,
ho rubato
i tuoi sogni,
ma rubo anche
il tuo dolore errante,
non mi abbandona
mai
dovunque vada.


Il lato oscuro

Il lato migliore
è quello che ti mostro.
Nemmeno.
Non è un mio lato,
ma proiezione mentale,
rappresentazione di un desiderio,
è il come vorrei essere.
Ma non sono.
Aspirazione ad essere migliore,
fine lodevole, ma…
non sono ciò che ostento.
Le meschinità,
le vigliaccherie,
i pensieri turpi,
le invidie e gelosie,
le sigillo in un pozzo profondo,
irraggiungibile.

Tu
leggi lievi parole,
viaggi tra descrizioni incantate,
apri il tuo portone
per sognare accanto a me.
Il mio lato oscuro
resta nell'ombra,
camuffandosi
tra tendaggi
e tronchi d'albero,
tra pallide lune
e occhi spalancati.
Se tu sapessi…
del piacere
nel veder maltrattato un accattone,
nel deridere un ubriaco,
nell'imporre a un inerme…
…ma non saprai mai.
Chiuse le iniquità
nelle buie segrete,
tu non le vedrai.
Apro la botola,
le tiro fuori
quando son solo,
ben sicuro
che nessuno osservi.
Soffoco
Il ruggito violento
della bestialità che mi scuote,
il digrignar di denti,
il suo morso feroce.
Oscurate
alle tue pupille,
isolate
al tuo ascolto,
ma vive e presenti
mentre
ti conduco per mano,
nelle sale odorose
della mia magione.


L'edicola

San Lorenzo, quartiere popolare, storico, identifica i personaggi che vi recitano la loro vita. Lo vivo in modo marginale, lo sfioro o lo attraverso in occasionali itinerari quotidiani.
La sosta e il contatto: il chiosco addossato alle mura romane e l'edicolante.
Il suo sorriso, oltre sulle labbra, lo trovi nei suoi occhi chiari e nelle parole di quarantenne, con lo scherzo e la battuta sempre all'erta. Ed è la confidenza del breve incontro saltuario mattutino, il ritrovarsi con idee comuni che, senza scambiarci i nomi, peraltro ignoti l'uno all'altro, ci appelliamo "tesoro, o stella, o amore, o…", e appena sceso dallo scooter ci lanciamo il saluto a voce alta.
L'anziana signora, ferma a pochi metri, sembra in attesa di qualcuno che arriverà, e ascolta sorpresa lo scambio di parole di miele, tra un quarantenne e un "pò di più".
Dopo lo stupore, nelle sue pupille severe si scorge la riprovazione, e il monito si sposta sulla muta reazione delle labbra. Colgo il suo disappunto, e con il tono più disarmante che riesco a indossare, apro le braccia e le palme delle mani, e testuale scandisco serafico "ci vogliamo bene, e non facciamo niente di male con questo!".
L'espressione quasi schifata si attenua in un lieve sorriso di comprensione e perdono, e annuendo la sua voce benedice quell'amore profano "ma sì, tanto il mondo è proprio cambiato!".


Per continuare il sogno

Trasportarti in un sogno…
ma cos'è un sogno?
Il desiderio dentro di noi,
inventato, covato, sperato.
Il desiderio e la voglia
di essere pensati, cercati, amati.
L'ebbrezza
di sentirsi sollevati dal suolo,
di levare il naso verso il cielo,
di leggere nel manto celeste,
nella luminosità della stella
la gioia che ci sentiamo dentro,
e spinge per uscire,
preme per contagiare chi ci avvicina;
come le tessere del domino,
se una cade cadono tutte…
E il cuore prende il controllo,
e la razionalità si oscura,
le emozioni vincono,
e ci muoviamo su un pianeta diverso,
e, e, e…

La grigia materia
riprende le redini,
e le pulsioni rimangono sospese
in quel pianeta,
i cui soli e lune
continuano a brillare
per chi vuol continuare a sognare…


Dentro un film

Questo giorno
è come entrare dentro un film di Wenders.
Atmosfera lenta e ovattata,
dialoghi lenti e essenziali,
chiaroscuri e penombre
si alternano a strade assolate.
La vita srotola
e non percepisci variazioni.
Muti sguardi seguono i movimenti,
sorrisi appena accennati ti sfilano davanti,
e la solitudine si fa più opprimente,
gira per le strade,
s'impossessa di ogni cosa
e anche vivere è fatica.
Quello che manca
è lo scorrere dei titoli di coda,
chiudere un capitolo
per ripartire da zero.
Dimenticare ieri,
annullare oggi
per scoprire il domani che sarà.


Frammenti di un caleidoscopio

Le parole stentano a uscire.
Attonito è lo sguardo.
Momenti in cui solo il silenzio ha voce.
Impietrito.
La disperazione,
il messaggio,
la richiesta di aiuto,
un muto perché
non avrà risposta.
Ho ammirato i suoi versi,
mi sono chiesto quanta parte del tempo vi dedicasse,
rare volte sono entrato nel suo giardino,
spesse volte mi ha incantato con i suoi fiori.
Una parte di noi,
sta svanendo,
una parte di noi,
ci ha arricchito,
siam migliori di ieri
grazie anche ai suoi doni.

Abbracciala,
stringila…
anche per noi.


Ben trovato

Respirare la solitudine,
il silenzio,
e quell'antico disagio
che sale lentamente
sino alla conoscenza.
La vastità del cielo,
l'inafferrabilità delle nuvole
rendono macroscopica
la piccolezza umana.
Sgomento,
inconsistenza,
dominano le visioni
che pupille affamate
cercano di addentare.
Schiamazzi di bambini
non distruggono la quiete,
ma vengono assorbiti
da terra piante e cielo,
come gocce di pioggia
cadute sopra un lago.

Del fumo sale da un bosco,
lontano dietro un crinale,
raggiunge e si confonde
con nuvoloni bassi.
"Oh" di meraviglia
suscita questo sguardo,
e non sapremo mai
se il volo disordinato
di mosche fastidiose
ha scelto casualmente
questo luogo per vivere.


Residui

Cosa resterà dietro me,
quando smetterò di calpestare polvere?
Per cosa potrò dire
- ho vissuto? -
L'amore di sposa,
o quello, seppur diverso, dei figli?
L'orgoglio doveroso di una mamma,
il sorriso e l'affetto di amici?
Dove son finiti i sogni di ragazzo,
sogni che coloravano l'attesa
di un futuro da svelare?
Allora sentivi di esserci
per fare cose
che lasciassero un segno.
Qualche piccolo atto di solidarietà,
e poco altro,
resta.

L'obiettivo attraverso cui guardo
è sfocato.
Le immagini sono confuse,
sagome solo abbozzate,
dentro una spessa nebbia.
Questo percepisco.
Sentori, bagliori,
nulla è definito.
Sensazioni di vita,
simile a tante altre,
vaganti in ogni direzione,
brulicare frenetico
di una piazza affollata.
Quello che invece,
credo di sapere
è cosa resterà davanti a me:
una selva impenetrabile
che cela i suoi segreti,
nascondendo gli accessi
al mio sguardo
troppo superficiale.


Autunno

Nonostante l'aria immobile
ininterrotte
cadono le foglie,
dopo l'unico volo
della loro esistenza.
Coprono la terra,
i solchi del sentiero,
eguagliandone le asperità.
Il rumore
del loro posarsi
è un susseguirsi di passi
che si rincorrono ovunque,
nel sonnecchiar del bosco.
Il tepore del sole
filtra tra alberi e rami spogli,
e fa rimpiangere
la crudeltà di una stella
che solo qualche mese fa
frustava la schiena
con tentacoli roventi.

Dove sono i ronzii degli insetti,
i canti di uccelli,
i richiami animali?
Giacciono addormentati
da un abbraccio materno
sotto una coltre
protettiva e amante.


Fosforo a Falluja

Orrore, raccapriccio
destano corpi irriconoscibili,
pupazzi carbonizzati.
Il dolore per la sofferenza subita
monta lo sdegno,
alimenta l'incredulità,
tramuta la riprovazione
in sorda rabbia,
di più,
in qualcosa di violento e pericoloso:
l'odio.
Odio verso azioni inumane,
odio verso chi idea e decide,
e verso chi seduto,
nel silenzio tranquillo di un pomeriggio assolato,
a oceani di distanza,
pianifica lo sterminio
di colpevoli e innocenti,
uniti nell'abbraccio
di una fine straziante.


Una stazione

Stazione Termini
terra di fantasmi,
storie di ombre invisibili.
Anime perse,
prive di dimora,
distese a dormire su un marciapiede,
sporche e puzzolenti,
raccolgono le briciole che la vita offre.
Scorrono le immagini come in un filmato,
occhi in attesa e piedi impazienti.
Tabelloni luminosi dettano i tempi degli abbracci,
del ritrovarsi
e di separazioni.
La confusione esplode,
il treno è arrivato,
sguardi alla ricerca di altri sguardi,
stupore spaesato di viaggiatori,
la fretta decisa di chi ritorna a casa.
E anime perse,
prive di dimora,
dignitose e impeccabili
dentro vestiti stazzonati,
memorie di un passato diverso,
svelato dal gesto di sbucciare una mela.
Terra di fantasmi,
sagome vaganti
vivono ai bordi dell'illegalità,
offrono merci e prestazioni varie
a chi si muove nella loro debolezza.
Stazione Termini
come ce ne sono tante,
anime perse,
anche loro ovunque,
a destare commiserazione,
a germogliare parole
che qualcuno leggerà.


Frammenti

Il parlottìo di escursionisti
fluisce lentamente,
fondendosi
all'ondeggiar delle foglie,
agli scricchiolìi del suolo ghiacciato.
L'aria azzurra è incrinata
dall'abbaiar di cani.
Frammenti di silenzio,
in cielo,
in terra,
dentro me.

Robin delle stelle

Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw