Lettere a una ragazza

Quello che ci spaventa

È storia vecchia e risaputa come i salti generazionali possano creare difficoltà - talora apparentemente insormontabili - nel dialogo tra le persone. Spesso la prima dolorosa esperienza la si ha in famiglia - banco di prova e luogo privilegiato - dove più di frequente si consumano, coi figli, le piccole tragedie di quest'assenza di comunicazione. E anche se più volte mi sono chiesto quale potrebbe esserne il motivo, non credo di essere mai giunto che a conclusioni appena soddisfacenti.
Così, sperando di fare chiarezza nei miei pensieri, ho pensato di scrivere a te, a te - giovane donna spaventata - che ti sei defilata appena hai avvertito che cominciavo ad avere bisogno di te.

Quando hai pensato di porre fine alla nostra corrispondenza ho avvertito che la mancanza delle tue attenzioni distratte e delle tue acerbe dolcezze, ma soprattutto la mancanza dei tuoi distinguo, delle tue precisazioni e della tua quasi irruenza verbale era divenuta quel vuoto che aveva preso il posto della consapevolezza che - forse - sarebbe potuto nascere un'amicizia. Ma so anche un'altra cosa: che l'amicizia - a spaventare un'anima - non è seconda a nessuno… nemmeno all'amore. Forse è per questo che ho capito… e accettato che tu te ne sia andata.
Ma poiché nulla nasce e si costruisce - nemmeno un dialogo - se appena siamo spaventati, allora perché non fingere che un legame già esista? Così - mi son detto - potrò nuovamente scrivere alla mia giovane amica… e non importa se non ci saranno risposte a questa mia, e a ogni altra che verrà.

Ma soprattutto desideravo scriverti perché quello che ci spaventa tu lo conosci… e così so che capirai - e perdonerai - anche tutte le mie paure.

Sully

Anime prigioniere

Non sono sicuro di nulla
se non della santità dei sentimenti del cuore...
e della verità dell'immaginazione.

Keats

Le parole sono state tutta la mia vita... tutta la mia vita!

Antonia Susan Byatt

Guardo alla notte e ai suoi silenzi... e mi ritorna in mente quando anch'io ero giovane, quando i miei pensieri erano in lotta perenne per dare un barlume di senso a quell'intricato groviglio di emozioni, quando la notte non era ancora divenuta un'amica. Ricordo come non accettassi - e non capissi - la solitudine, e non sapessi (e come avrei potuto?) quanto invece fosse uno spazio privilegiato per preparare e costruire me stesso all'ascolto, all'amicizia e all'amore. E così quando vedo negli occhi della giovinezza riflettersi i turbamenti e tutti quei moti dell'animo che pure io - e tutti noi - abbiamo conosciuto, non riesco proprio a non emozionarmi... e mi ritrovo smarrito - e quasi impotente - come allora.
Ma lo stupore e la tenerezza monta gagliarda quando una giovane vita decide che tu sia degno di una rivelazione... rischiando, con te, di diventare fragile, di mettersi a nudo, di piangere e di ridere, di aprire il proprio cuore con la certezza che non riderai mai di lei e che - anzi - capirai ciò che la lacera e ciò che le infonde gioia e speranza.
E non è forse questo ciò che i giovani vogliono? Non è forse questo il "sogno" - comprensione, ascolto, amicizia, amore - che noi tutti vorremmo? E perché ci si stanca troppo presto di cercare... consegnandoci così alla rinuncia? E perché tanti - troppi - sono i sogni immolati sull'altare di una realtà che ci umilia - e ci limita - come persone?

Amica mia, se siamo anime prigioniere siamo solo noi a volerlo, e noi soltanto... a permetterlo.

Sully

Come il ramo del biancospino

Ma fin est mon commencement
Et mon commencement ma fin.

Guillaume de Machaut (XIV sec)

La plus jolie et la plus belle,
La plus gaie, la plus novelle,
La mieulx garnie de doulçour
C'est celle en qui de jour en jour
mon cuer en joye renovelle.

Anonimo (Codex Reina, XIV-XV sec)

Dame, mon cuer en vous remaint... comment que de vous me departe (Guillaume de Machaut).
Con le parole di un poeta - e di un musicista sublime del XIV secolo - prendo congedo da te, dolce amica: ma non prima di un ultimo grazie per avere condiviso con me una parte di te. Mi è di conforto sapere - è una certezza la mia - che la tua strada, quella strada che è apertura alla vita, quella strada sulla quale camminerai - senza paura - ogni nuovo giorno, tu la stia già percorrendo.
Vorrei che tu non ti preoccupassi per me... perché il mio cuore è colmo di gioia per questa avventura alla quale ognuno di noi è stato chiamato, quest'avventura che si chiama vita e che, da sempre, riserva a chi fiducioso le si abbandona quel po' di coraggio e forza per continuare a credere e a sperare in essa... nonostante tutto.
Con le parole del primo trovatore - Guglielmo d'Aquitania - il mio augurio per te: di una vita in pienezza, di una vita dove il tuo sogno più grande si rivesti del "sempre", di quel sempre che è fedeltà, che è amicizia... che è amore.

Del nostro amore accade
come del ramo di biancospino,
che sta sulla pianta tremando
la notte alla pioggia e al gelo...
fino al domani, che il sole s'effonde
infra le foglie verdi sulla fronde.

Sully

Rovi

Solo una farfalla conobbi
- piccola farfalla di porcellana
dai colori del cielo -
così fragile… e così delicata.

Lei mi disse un giorno:
«Feriscono le persone…
e io non posso continuare
a trattenere tutto dentro:
come una stella esploderei,
e per trovarmi in uno spazio
senza tempo finirei…
e senza limiti».

Ora sono qui - solo -
che presto ascolto a questo tuo silenzio,
a questo silenzio che si protrae.
E sono stanco…
stanco d'inventarmi ancora.

Pensieri questi che si agitano
- come di rovi intricati grovigli -
dentro di me…

Sully

Non c'è che il silenzio

Senza misura quest'assenza
- dolorosa e terribile -
e senza tempo… e speranza.

Interrogo ciascun attimo,
ma non c'è che il silenzio a rispondermi…
un silenzio orfano ormai di te.

E so che questo mio volerti bene
- nato chissà come e chissà quando -
mi annienterà… alla fine.

Sully

Una volta ancora…

Credo sia ormai inutile che io ti scriva ancora, ma il bisogno di parlarti è così forte che a stento riesco a contenerlo.
Che motivazione dare a questo tuo silenzio? Ho paura di ascoltare tutto ciò che la mente mi suggerisce… ma non posso non essere preoccupato per te. E anche se non posso dire di conoscerti a fondo so, però, che non te ne andresti mai senza una parola, che non te ne andresti lasciandomi in preda a questi dubbi: perché tu sei un'amica, e perché anche tu - come me - ami le parole.
Un arrivederci - o un addio - non è poi la fine del mondo tra amici; ma in questo tuo silenzio non vedo significati… e nessuna giustificazione.
E come pensi farò - domani - a perdonarti?

Ad ogni attimo e ad ogni istante del giorno - che mi vede vivere - vorrei ridare quel senso, quel significato che tu hai portato via con te… Ma sto ancora aspettando che ritorni!

Sully

Il tuo nome è Danae

In questo "post" non troverai il solito Sully (quel Sully forse troppo serioso e malinconico); almeno per una volta desidero lasciare qui sensazioni e pensieri non troppo "organizzati", parole semplici - così come vengono - soltanto per rammentare a me stesso che oggi è stato semplicemente un giorno speciale, un giorno dove - per la verità - non è capitato nulla che meriti di essere raccontato, ma che mi ha reso leggero… leggero come il vento.


[06:00] Sono stato svegliato dall'emicrania, un'emicrania non troppo violenta per la verità… ma pulsante, e invadente. Dal cassetto prendo subito una compressa di Almotriptan e mi infilo nuovamente sotto le coperte sperando che faccia presto effetto. (Più tardi, verso le 9, mi aspetta un corso di aggiornamento al quale avevo promesso di andare).

[07:00] La cefalea si fa più opprimente ed è accompagnata ora anche da una sottile nausea (spero solo di non vomitare…). Mia moglie, sentendomi sveglio, mi porta il caffè a letto chiedendomi come va… ma capisce da sola - guardandomi - come stanno le cose. In realtà non devo avere un bell'aspetto: ho la barba di due giorni e i capelli… beh, quelli vanno sempre dove pare a loro. Comunque prima di partire ho già in programma un massiccio intervento di rigenerazione corporale. :)

[08:10] Se alle 9 devo essere al Corso devo proprio alzarmi… ma non ce la faccio proprio! Di ritornare a letto però non mi gusta poi così tanto; allora accendo il pc e vedo un po' che cosa aspettarmi oggi dalla posta (mi arrivano decine e decine di mail spazzatura… ma per fortuna possiedo un software che mi permette di controllarle ed eliminarle alla fonte senza doverle prima scaricare): le solite cose (news mediche, pubblicità, richieste di aggiornamento software)… non quello che aspettavo. Ma non ho nemmeno la forza di essere deluso… così mi siedo sul divano (di fronte al pc che ronza) e cerco di dimenticare di avere una testa, quella testa che ancora violentemente mi romba.
C'è un bel silenzio stamane… così, facendo della "giacca da fumo" coperta (e dopo aver deciso di rimanere a casa), provo a riposare ancora un poco.

[11:15] Ormai la mattinata se ne è quasi andata: e quanto mi rompe 'sta cosa, quella cioè di essere impossibilitato a fare le cose che devo per uno stupido impedimento fisico. A questo proposito ho detto a mia moglie che se dovesse capitarmi di non essere più autosufficiente… (beh… è meglio sorvolare che cosa ho veramente detto). Nel frattempo la cefalea è quasi del tutto passata… e mi sembra di rinascere.

[12:20] Faccio un reload della posta in arrivo… :( così decido che è molto meglio andare in cucina e vedere che cosa mi aspetta per pranzo. Mia figlia e la sua amica hanno già deciso per una pasta ai carciofi… ma io chiedo alla suocera - che abita a un tiro di schioppo - se per caso non abbia a disposizione un brodino di carne per il mio stomaco in subbuglio.
Primi piatti differenziati quindi oggi: pasta da una parte e tagliatelle in brodo dall'altra: che meraviglia! Si può essere felici per così poco? Sì, si può!

[13:27] Credo che a quest'ora stessi controllando le news dal sito dell'ANSA con la tecnologia RSS (un'altra piccola stronzata inutile) e ricordo di aver letto con dispiacere dell'entusiasmo di Valentino Rossi per la "rossa" di Maranello (dopo che aveva effettuato per la seconda volta un giretto su quel bolide): con dispiacere, perché? Perché la moto per Valentino è come l'aria per un gabbiano…
Ma mentre io mi perdevo in queste news rivestite di tecnologia c'era qualcuno che in quel preciso momento mi stava inviando una mail: quella mail che aspettavo da così tanto tempo!
E la mia giornata non è stata più la stessa…

Sully

Monti Azzurri

Ieri - nonostante il freddo intenso - ho inforcato la mia moto (un'Honda Transalp) approfittando di una magnifica giornata di sole: avevo infatti una voglia matta di riabitare il vento! Così ho attraversato una prima catena di colli - i miei - per andare in un'altra catena di colli gemelli, a circa 20 km di distanza dai primi. A mezza costa - in un ampio spazio - mi sono fermato, ho tolto il casco e i guanti e, mentre fumavo una sigaretta, ho potuto ammirare da lontano i colli dai quali ero partito. Li chiamano i Monti Azzurri: e lo sapete il perché? Perché sono quasi sempre avvolti da una leggera foschia di una bellissima tonalità tra il grigio e l'azzurro, foschia che li rendi quasi surreali.
Ho pensato: guardali! i miei monti… sono lì da milioni di anni; eppure sembrano essere stati messi là da poco da una mano gentile, da una mano amica. E il loro profilo è così dolce e vellutato… e sono così belli!

Una corsa nel sole, e una corsa nel vento: e ho dimenticato ogni cosa… ogni cosa che fa male dentro.
Ci sarà pure da qualche parte una parola - un'emozione - per far sì che tu ritorni? Avevi promesso - ricordi? - che i tuoi addii non avrebbero fatto male…

Sully

Per chi vuol bene davvero!

Come pesano sulle spalle - stasera - i miei 45 anni. Avevo appena superato un lungo periodo di oscuramento dello spirito… ed eccomi ancora qui, a fare bilanci. A volte mi dico che sono stupido a starci male… ma subito dopo so che non potrebbe che essere così.
No, non mi aspettavo certo una tua definitiva chiusura amica mia, non in questo modo, non così… senza dolcezza. Ed è strano come le reazioni forti abbiano sùbito una risposta… quando invece ho atteso a lungo - negli ultimi tempi - un tuo saluto, un tuo sorriso. E mi hai scaricato addosso ogni colpa facendo di me l'artefice di questa distruzione, di questo annichilimento di un'amicizia.
Negli ultimi tempi pensavo a quanto fosse incredibile - e meraviglioso - riuscire a parlare con una ragazza; nella vita di tutti i giorni questo non è quasi mai possibile… per un'infinità di ragioni. Ma tu sembravi diversa… e avevi reso diverso anche me. Ma ancora tu, ora, lo rendi impossibile.
Credevo che nulla fosse impossibile… per chi vuol bene davvero!
Ma sicuramente mi stavo sbagliando…

Sully

Quando si diventa grandi…

Sembra che io stia collezionando troppi addii ultimamente…
ma non è proprio così.
Tra le persone che mi scrivono (che non sono poi così tante) a chiudere la porta sei stata proprio tu… Ma come si possono rendere vani 3 anni di corrispondenza? Ed è a me stesso che lo chiedo questa volta…
Non importa come sia andata… credo che ormai non abbia più molta importanza; l'unica cosa che so è che volevo bene a quella ragazza… e so che mi mancheranno i suoi pensieri di giovane donna, quei pensieri che condivideva con me con semplicità e leggerezza. Ed era così bello poter sapere che anche a lei facesse piacere il raccontarsi.

Non ho ribattuto alle sue ragioni… e ho lasciato che riversasse su di me tutta quanta la sua rabbia. È una ragazza (continuavo a ripetermi) e le avevo promesso che erano i suoi bisogni - e non i miei - a essere importanti; e le avevo anche promesso che l'avrei lasciata andare senza resistenza qualora l'andare fosse divenuto per lei necessario. Ma quante cose desidererei dirle ora… per farle capire tutto quello che forse non poteva capire. Era come un gioco il nostro, un gioco fatto di pensieri, di parole a volte trattenute per pudore, per tenerezza… un gioco di emozioni.
Ma si vede che adesso - ora che è divenuta grande - non le va più di giocare.

Sully

Murales

Quando due persone parlano insieme, in genere è perché lo desiderano, perché lo vogliono. Ed è stato così tra di noi: un desiderio di comunicare - di condividere - che da omolaterale è divenuto - non senza qualche fatica - reciproco.
Ora però, ora che hai deciso di non continuare più questa corrispondenza (per motivi che mi nascondi ma che - forse - posso riuscire a immaginare) sono qui… a tentare di dare un senso a questo bisogno che ho di te.
Alcuni giorni fa ho ricevuto per email queste parole: "Abbiamo quasi le stesse primavere e forse la stessa inquietudine, la stessa voglia di ricerca. Ma cosa cercare?" Una domanda, questa, che mi ero già posta almeno un centinaio di volte. Ma non è tanto il "cosa" cercare che mi "preoccupa", quanto il "perché" di questo mio bisogno di farlo. Gli ho risposto così: "Che cosa cercare mi è chiaro in testa (corrispondenze, comunanze, affinità… e amicizia). L'importante (e il difficile) è rimanere quello che si è… anche a costo di perderla l'amicizia. La persona che cerca è - giocoforza - un tantino inquieta… ma ciò che veramente conta non è tanto la ricerca quanto lasciare la porta socchiusa, sviluppare e sostenere la pazienza, e non perdere mai la speranza. Alla fine - ciò che davvero conta - è credere nell'amicizia… e credere in essa fino in fondo. Ma a volte - non te lo nascondo - è davvero, davvero difficile".
Ma così credo di aver risposto soltanto a metà - in un modo che non mi soddisfa pienamente - al perché di questa ricerca. E si vede che questa mia inquietudine per un'amica che tace è così palese che una giovane donna non ha esitato a scrivermi queste parole: "Hai bisogno di una nuova amica Sully? Per abbracciare l'illusione che l'assenza della tua faccia meno male? Le persone ci feriscono quando ci aspettiamo troppo da loro. Ma i sentimenti li nutriamo noi, e spesso sopravvivono molto più a lungo dei nostri rapporti, accompagnandoci oltre". Considerazioni illuminanti queste… che mi hanno fatto pensare a tantissime cose, alle tante parole dette, e ai pensieri avuti in questi ultimi tre anni.
Io sento, so che dovrei chiudere questa porta una buona volta… ma come faccio a lasciar fuori anche il cuore?

Sully

Per poterti parlare…

Ciao amica mia,
non ti nascondo una sottile agitazione mentre inizio a scriverti… come se fosse l'ultima possibilità che ho per farlo. Ma ho deciso di ignorare questa paura… e parlare a te come ho sempre desiderato e voluto: in sincerità e amicizia.
La cosa che sempre mi ha colpito in te è la capacità di ascolto e la curiosità per alimentarla in una donna così giovane. Ho sentito che potevi ascoltarmi ma - più importante - che potevi anche capirmi. Ho imparato a desiderare e attendere che anche tu volessi farlo con me. Ed è successo. Così ho imparato a volerti bene. Non hai fatto nulla - e io neppure - per far sì che questo succedesse: è successo e basta… ma io non me ne vergogno!

Ho trascorso questo fine settimana in montagna (finalmente io e mia moglie siamo riusciti a trovare un posto per convincere nostra figlia di 16 anni a seguirci - desiderava pattinare sul ghiaccio). Non andiamo quasi mai da nessuna parte… e spesso per ragioni non dipendenti dalla nostra volontà (i figli adolescenti sono un vero - ma sempre amorevole - "disastro"). Come già ti dissi, parlare con i figli - soprattutto a questa età - non sempre risulta facile. E a me mancano le sue confidenze (non quelle più intime che si dicono alla mamma): mi mancano i pensieri e le insicurezze che la turbano, mi mancano i suoi sogni, quei sogni che vedo scorrere nei suoi occhi ma che non so decifrare se lei non parla, mi mancano i suoi abbracci e i suoi saluti quando alla mattina presto parte per andare a scuola.
Ma sono felice - e non ti so dire quanto - quando a volte qualcosa succede, quando mi dice "babbo" (perché è così che mi chiama) e mi chiede "prudentemente" (ha un po' paura a chiedere) qualcosa… Ma a volte - dopo tanti silenzi - mi verrebbe voglia di non ascoltarla (per una forma di "ripicca" credo): solo che quando l'ho fatto, poi me ne sono sempre pentito!
Riesci a immaginare noi due con i pattini ai piedi? Ho dovuto farlo… l'avevo promesso! Così ho inforcato quelle lame sulle quali sembrava quasi impossibile reggersi (anche se ho trascorsi su pattini a rotelle) e mi sono buttato. Piano piano ho preso confidenza (non è poi così difficile mi son detto) e ho cominciato ad allontanarmi dalla balaustra "protettiva". A quel punto lei mi chiede se posso darle la mano - "così mi sento più sicura" mi dice - e cominciamo a girare insieme. La sua mano fredda dentro la mia… e insieme che zizzaghiamo tra la folla di bambini che, nel frattempo, invadono la pista. Mia moglie è fuori che ci guarda: e già immagino i suoi pensieri… lei che si preoccupa di questa distanza che talora ci separa. Ma ora siamo assieme, mano nella mano, che voliamo liberi su una superficie sì pericolosa, ma che ci regala momenti di insperata libertà, momenti di condivisione e di leggerezza.

Ho pianto così tanto la sera… lacrime di tensione che raccontavano quanto poco basti per essere felici… e quanto poco basti per rovinare tutto quanto.
Qualche ora fa, invece, abbiamo fatto un po' di sci da fondo. In quello lei si sente più sicura, e ho lasciato che andasse da sola; così sono rimasto a guardare, ma talora l'ho accompagnata.

Ora sono a casa… e ho trovato una donna ad aspettarmi, una donna che dice di "essere stata dannosa per me!". Ma forse quella stessa donna non sa di aver riempito il mio cuore di leggerezza, di aver acceso curiosità, stimolato pensieri, suscitato emozioni; e di avermi fatto sorridere… e qualche volta anche penare!

Ma se ora quella donna pensa che per lei sia arrivato il tempo di andare, io credo che dovrò soltanto avere coraggio… il coraggio di lasciarla andare.

P.S. So di non aver risposto (almeno per ora) alla tua domanda "Voglio sentire quello che hai da dirmi"… Ma so che l'unica risposta possibile è che io continui a raccontarmi, così come mi chiedesti quando una volta mi dicesti "Parlami!".
Quella era allora la tua richiesta… ma in essa è racchiusa tutta quanta la "nostra storia".

Sully, Lettere a una ragazza

Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw