Febbraio 2009

Mercoledì, 4 febbraio 2009

Una risposta

La forza e l'energia
che gli altri vedono in te
non è solo nei loro occhi,
sta nelle parole
e nei gesti tuoi.
Sconforto e depressione
che pur possono abitarti
sono elementi invisibili
a un sentire superficiale,
e pure il desiderio di una carezza
resta un fiore
destinato ad appassire
nel tepore di un raggio
che filtra dietro il vetro.
E vorresti rivendicare con urla
frammenti di attenzione,
ma desisti,
rinunci e attendi,
nella casualità degli eventi,
un'occasione nuova.

Robin delle stelle

Sabato, 7 febbraio 2009

Romanza

Un cuore di ginestra,
e la dote
donata alle gazze,
le loro strida di gioia
sollevano le tegole del tetto.
I muri della casa
sorretti dalle rose,
le finestre sacrificate
al sole.
Qui vive una
che sa di rosmarino
e di ginepro.
Verso sera
dal fiume sale su
uno straniero, la rete
sulle spalle.
Parla molte lingue
e una le spezza
il cuore.

Michael Krüger (Da Wettervorhersage, 1998)

Martedì, 10 febbraio 2009

Herring Gull

Gabbiano

Un tempo mi dicesti come ti risultasse facile sbarazzarti del pensiero di quelle persone che - in qualche modo - erano state per te causa o motivo di confronto "violento", così "violento" da comportarne l'allontanamento perfino dai tuoi pensieri.
Ma quello che tu apparentemente sembri fare con facilità, a me invece risulta difficile. Certo, con questo non intendo dire che il pensiero di chi ho amato continui ad essere per me disturbante ma che, semplicemente, non potrei scacciarlo, neppure volendolo.
Così ora mi permetto di lasciare che la tua figura aleggi in libertà e leggerezza tra i labirinti della mente… ma sapendo che non farà più male.

Sully

Domenica, 15 febbraio 2009

Robot, cyborg, human nature

Robot

E poi viaggeremo verso un luogo lontano da qui,
un luogo incantato e pieno di luce dove tutto è diverso,
dove finalmente potremo essere felici,
un luogo senza memoria né ricordi,
senza tempo né affanno, senza dolore…
senza più nessuna sofferenza.

Ria (cyborg) in "Natural City"


Mi sono alzata per aprire al mio diletto
e le mie mani stillavano mirra,
fluiva mirra dalle mie dita
sulla maniglia del chiavistello.
Ho aperto allora al mio diletto,
ma il mio diletto già se n'era andato, era scomparso.
Io venni meno, per la sua scomparsa.
L'ho cercato, ma non l'ho trovato,
l'ho chiamato, ma non ha risposto.
Mi han trovato le guardie che perlustrano la città;
mi han percosso, mi hanno ferito,
mi han tolto il mantello
le guardie delle mura.
Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
se trovate il mio diletto,
che cosa gli racconterete?
Che sono malata d'amore!

Cantico dei Cantici (5,5-8)


L'attribuzione di caratteristiche e qualità umane ad esseri animati o inanimati - o a fenomeni naturali - è da sempre componente inscindibile dell'essere umano e del suo bisogno di prossimità, di vicinanza, del suo bisogno di riconoscersi - e di ritrovarsi - in un'entità altra da lui e con la quale poter stabilire un contatto.
Ecco allora che un semplice cavallino di legno diventa, nelle mani di un bambino, il fidato compagno di viaggio e d'avventura nella terra dei draghi, tra castelli e lande desolate, tra fiumi che scorrono a ritroso e boschi dove il silenzio smette di far paura, in luoghi dove la magia e il meraviglioso s'annidano in ogni albero, in ogni anfratto.
Ecco allora che Mirach, Aldebaran, Sirio, Betelgeuse non sono semplicemente stelle, bensì i loro nomi non fanno altro che rispecchiare il nostro desiderio di emanciparle dal loro stato di "cose", di renderle depositarie dei nostri segreti, delle nostre speranze, dei nostri sogni impossibili, di ogni cosa che ci faccia sentire partecipi del tutto, di quel tutto che continua a sfuggirci.
Ma che sarà mai questo tutto? Forse quel luogo incantato che il cyborg Ria sembra così tanto agognare? Un luogo senza ricordi né memoria?
Oppure quello che affannosamente cerchiamo si nasconde proprio nelle parole e nel pianto di chi dice di essere malata d'amore?

Sully

Domenica, 22 febbraio 2009

Girovagar per boschi

Freddo pungente,
le mani cercano riparo nel fondo delle tasche;
il sentiero gelato scricchiola
sotto rapidi passi.
Tutto è bianco,
brina e silenzio.
Brandelli di plastica,
bottiglie abbandonate,
e un vecchio divano imbottito,
liso,
rovesciato dall'ingratitudine,
sono elementi del bosco.
Così
come le foglie secche,
o i rami spezzati.
E ritrovar nella solitudine
la compagnia degli alberi,
la scoperta di un agrifoglio
con le sue bacche rosse,
e in lontananza
richiami di cani
e il profilo di colline scure.

Robin delle stelle


[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]