Novembre 2008

Martedì, 4 novembre 2008

Per te? Per me? Perché?

Qual è il senso di scrivere?
Dal ribollire profondo
lasciar sgorgare sensazioni,
selezionarne alcune,
trasformarle in parole
che nude e senza suono
dissetino gole riarse
occhi troppo asciutti
per vibrar dentro cuori
in attesa di un la.

Robin delle stelle

Martedì, 4 novembre 2008

Passi e Cupole

Passi e Cupole

Cammino per Roma, nell'aria tersa, Dio quanto cammino da quando faccio questo lavoro! L'eco dei miei passi è l'unica cosa che mi fa compagnia durante la giornata e mi sento sola. Non sono proprio un animale da branco, ma mi mancano le colleghe con cui scambiare qualche battuta. Il rumore degli spiccioli ricercati per andare a prendere il caffè schifoso della macchinetta, l'odore della sigaretta appena fumata di Herbert, il pettegolezzo, la barzelletta. Ora ci sono solo io con la mia borsa, il mio tailleur, il caffè preso al bar da sola, il pranzo consumato in fretta. Anonima in anonimi vestiti , mi sto spegnendo. Ancorata al suolo dalla mia sopravvivenza procedo come un automa su percorsi stabiliti e mal studiati, parlando in silenzio col mio silenzio. Ricerco quel brio che fioriva in me all'improvviso, quel sorriso luminoso che si rifletteva nelle vetrine, tutto è svanito, come una bella estate di tanti anni fa.

Stamane la cupola di San Pietro è apparsa improvvisamente dietro una curva, stagliata indecentemente nel cielo azzurro, anche lei sembrava sola e le ho sorriso come sorridono i naufraghi, quando si risvegliano su un'isola deserta.

È giusto l'ora di prendere il prossimo caffè.

Alice

Domenica, 16 novembre 2008

Spiaggiata

Spiaggiata

Mi guardo allo specchio, un po' sformata e con un bel reticolo di rughe. Mi ricordo un po' quei relitti che si trovano sulla spiaggia, conchiglie, pezzi di legno, scolpiti dal mare e dalla salsedine.

Vorrei sdraiarmi anche io là, dove il mare si ritira, ed aspettare un bambino che mi guardi pieno di stupore e meraviglia, che mi infili nel suo secchiello e mi porti a casa col sorriso dei prodigi rivelati.
Che mi metta su una mensola e mostri ai suoi amici tutte le venature con cui il vento e l'acqua hanno corrotto la mia pelle.
E poi che mi avvicini all'orecchio per capire che è grazie a questo miracolo, di tempo passato a vivere, che posso fargli sentire il rumore del mare.

Alice

Domenica, 23 novembre 2008

Primi chiarori a Ventotene

Le barche, ferme,
poggiate con delicatezza
su di uno specchio,
schiarito soffusamente
dalla stella che a breve
brillerà calda nel cielo.
Un gallo distante
fa esplodere il suo canto
nel fresco del mattino.
Spiaggia, scogli affioranti, isolotti
inanimati e bui
in attesa di assalti vocianti,
di grida, risa, tuffi e di parole.
Viene da est una barca,
silenziosa scivola
quasi senza fender l'acqua,
su cui si adagiano mattinieri raggi
strade di luce sul mare.
Il ronzio di una mosca
insonne pure lei,
si posa su di me:
il giorno è sbocciato.
(Giornate di luglio avanzato)

Robin delle stelle

Domenica, 23 novembre 2008

Per accogliere l'ignoto e l'imprevisto

Provo un certo disappunto quando non riesco a udire un'altra persona, quando non ne comprendo il messaggio. Se si tratta solo di un difetto di comprensione, di insufficiente attenzione posta nell'ascoltare le parole o di difficoltà nel decifrarle, mi sento, sì, insoddisfatto di me stesso, ma non eccessivamente.
Il mio disappunto è invece maggiore se non riesco ad udire l'altra persona solo perché credo di poter dare per scontato in anticipo ciò che essa sta per dire e quindi neppure l'ascolto.
Soltanto in un secondo momento mi rendo conto di aver sentito solo ciò che ho preteso di farle dire. In altre parole, mi accorgo di non averla ascoltata veramente.
Ma è ancora peggio quando evito di udire una persona perché ciò che essa mi dice mi appare come una minaccia, come un messaggio che potrebbe costringermi a modificare le mie vedute o il mio comportamento.
Il caso più deprecabile tuttavia si dà allorché mi sorprendo mentre cerco di manipolare un messaggio altrui per fargli dire ciò che voglio io, interpretandolo a senso unico.
Molto spesso si tratta di un'operazione sottile e raffinata di cui purtroppo mi sono scoperto più volte capace.

Carl Ramson Rogers

Domenica, 23 novembre 2008

Se tutto è vanità

Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità, tutto è vanità.
Quale utilità ricava l'uomo da tutto l'affanno
per cui fatica sotto il sole?
Una generazione va, una generazione viene
ma la terra resta sempre la stessa.
Il sole sorge e il sole tramonta,
s'affretta verso il luogo da dove risorgerà.
Il vento soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana;
gira e rigira
e sopra i suoi giri il vento ritorna.
Tutti i fiumi vanno al mare,
eppure il mare non è mai pieno:
raggiunta la loro mèta
i fiumi riprendono la loro marcia.
Tutte le cose sono in travaglio
e nessuno potrebbe spiegarne il motivo.
Non si sazia l'occhio di guardare
né mai l'orecchio è sazio di udire.
Ciò che è stato sarà
e ciò che si è fatto si rifarà;
non c'è niente di nuovo sotto il sole.
C'è forse qualcosa di cui si possa dire:
«Guarda, questa è una novità»?
Proprio questa è già stata nei secoli
che ci hanno preceduto.
Non resta più ricordo degli antichi,
ma neppure di coloro che saranno
si conserverà memoria
presso coloro che verranno in seguito.

Qoèlet (1,2-11)


"Non si sazia l'occhio di guardare, né mai l'orecchio è sazio di udire"… così me ne sto appollaiato sulla cime dei monti ad osservare i miei colli, ma con la chiara consapevolezza di essere partecipe di questa bellezza ancora per poco tempo. Consapevolezza che, per fortuna, non sempre mi abita, almeno non in questo modo, non così dolorosamente. Eppure se non fosse per questi brevi momenti di smarrimento so che non saprei piangere per uno squarcio di cielo dove ancora è possibile perdersi, che non saprei emozionarmi se il vento mi scompiglia i capelli e se una musica sublime mi risuona dentro.
Se tutto quanto passa perché dunque affannarsi? Perché restare aggrappati a ciò che, ostinatamente, crediamo eterno? Ma non è forse eterno un sorriso quando il cuore che lo dona rimane sincero? Non è forse un "sempre" quando il cuore, pur se tradito, continua a sussurrare un "ti amo"? quando, pur se ferito, non riesce a non continuare ad amare?

Se tutto è vanità

Scrivo adesso, ma so come non sia il solito Sully a farlo, non quello di un tempo, non il Sully che s'emozionava per un nonnulla, non il Sully che credeva non ci potesse essere un "forse" se una promessa nasceva.
No, non è quel Sully che sta scrivendo ora, ma un Sully diverso, un Sully che nostalgicamente desidererebbe far rivivere l'altro senza crederci per davvero. Meglio rassegnarci dunque, e abbandonare ogni gesto ed ogni pensiero che abbia anche solo il potere di ricordarlo.
Il "tutto ritorna" e il "ciò che è stato sarà" del poeta biblico evidentemente valgono per ogni cosa… tranne che per l'uomo.
Si tratterà soltanto d'imparare ad accettarlo.

Sully


Non vedo l'ora che tu ricominci a volare… portando anche me (Settimo Fiore)

[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]