Settembre 2008

Venerdì, 5 settembre 2008

È passato un poeta

La terra dove sei nato
fu occupata allora.
Con le armi,
con la violenza
con il terrore.
Con le decisioni di uomini
che abbattono confini,
ne creano di nuovi,
ossequiano il potente,
dimenticano chi non ha voce.
Hai lottato per la tua terra,
con le parole di poeta,
sanguinanti di dolore,
amare di ingiustizia,
rabbiose di impotenza,
tenere di comprensione.
Le parole di un poeta,
sono canti per chi ci si disseta,
solo brusio per chi
vi oppone il fragore dei fucili.
Un poeta è un esempio,
un simbolo da far tacere,
chiudere i suoi versi
in una buia la cella,
non ha impedito alle parole di propagarsi
evadendo tra le sbarre
con la voce di chi piange,
impreca
chiede
urla e continua a lottare.
Il tuo viaggio è terminato,
il percorso delle tue poesie procede,
per trovare riposo
all'ombra di un ulivo
*nella polvere che odori di pace*.
*Mahmoud Darwish, poeta palestinese (March 1941 – August 2008)

Robin delle stelle

Giovedì, 11 settembre 2008

Come un buon amico

Cara amica,
con te io ho dovuto apprendere - e ad imparare nel tempo - la pazienza, ma non senza sforzo e - qualche volta - sofferenza. Se all'inizio i tuoi silenzi non li avevo proprio accettati, col tempo ho imparato prima a subirli senza che facessero troppo male, poi a digerirli, e alla fine - anche aiutato dalle tue spiegazioni - a capirli. Ma non li ho mai del tutto giustificati.
Nonostante i miei sforzi dialettici - forse talora un tantino retorici - non credo tu sia riuscita del tutto a capire ciò che rappresentava - e rappresenta - il fatto che tu ci sia per me, anche solo in un modo apparentemente così evanescente. Forse però sono soltanto io ad essere un po' particolare, o magari sono soltanto gli anni che mi ritrovo sul groppone a farmi vedere le cose in un'ottica meno drammatica di quella che sembra essere la tua.
Ieri, parlando al telefono con un'amica, pensavo a come sarebbe bello poter risparmiare ai propri figli (e ai giovani in particolare) quei disagi che costituiscono il fardello quasi obbligato di ogni vita che s'accinge a costruire il proprio futuro. Ma nello stesso tempo in cui faccio questi pensieri sono altrettanto consapevole quanto tutto questo rappresenti purtroppo un'illusione: perché non si potrà mai vivere la vita di un altro, e non si potrà costruire la propria storia senza quei dubbi, senza quegli sbagli, senza quei disagi e quelle angosce che caratterizzano quella che sembra essere per davvero l'età di mezzo.

Come sto mia cara? Un po' spento, mi manca quell'entusiasmo che anche tu sembri cercare; per il resto non mi posso proprio lamentare. E il Sito credo rifletta un tantino questo stato di stanchezza interiore che mi ritrovo a subire.
Il fatto è che non voglio subire - proprio non posso - quella che oserei chiamare "depressione"… perché ne va della mia gioia. Così ora devo sforzarmi per non dimenticare quest'ultima; ma è mia ferma intenzione "ricostruirla" quanto prima quella gioia… con tutte le forze che mi restano. E pensare che talora basta così poco a ritrovarla… come quando arriva - inaspettato - un pensiero davvero gentile da una persona a cui vuoi un sacco di bene.

Visto che adesso non sei piccola - ma già sei cresciuta - non farti spaventare troppo da quello strano gioco che è la vita. Come dice Richard Bach dobbiamo imparare a giocare con il tempo e la vita per il semplice gusto di vivere, viaggiando alla scoperta delle cose del mondo, per capirle. E di tanto in tanto - chissà - anche noi c'incontreremo… come ogni buon amico che si rispetti.
Tuo…

Sully

Lunedì, 15 settembre 2008

Message in a bottle

È praticamente impossibile che non ci sia una forma di vita su un altro pianeta; è praticamente impossibile che veniamo in contatto con essa, perché la frazione del tempo dell'universo che percorriamo e la percentuale di spazio che possiamo "vedere" sono infinitamente piccole rispetto al tempo dell'universo e alla sua estensione (Margherita Hack)

Nell'estate del 1977 un messaggio dell'umanità viene affidato ad un disco analogico in rame placcato d'oro contenuto in una scatola di alluminio anodizzato e posto all'interno di una delle due sonde spaziali gemelle Voyager. Anche se l'obiettivo primario della missione resta lo studio e l'esplorazione dei confini esterni del Sistema solare e oltre, l'intento è anche quello di porre le basi per un'eventuale futura comunicazione con forme di vita intelligente extraterrestre.
Message in a bottle
L'idea ha del meraviglioso, ed è semplicemente grandiosa nella sua valenza e carica emozionale. Razionalmente parlando, però, sarà praticamente impossibile che l'oggetto in questione - anche nella remota possibilità che possa venire davvero intercettato - giunga a destinazione in tempo utile… utile per noi.
Ma veniamo al contenuto del messaggio: suoni, immagini, algoritmi fisici, musica. Saluti in 54 lingue diverse e suoni di natura: il cinguettio di un passero, il canto di una balena, un fuoco scoppiettante, un tuono e un bacio materno. E poi diagrammi del Dna e del sistema solare, foto di città e metropoli, opere architettoniche, uomini a caccia, madri che accudiscono neonati, bambini che contemplano un globo, immagini di sport. E musica: quella di pigmei e di navajo, cornamuse, chitarre, e Bach… e Mozart.

Ero ancora un ragazzo quando venni a conoscenza di questo entusiasmante progetto. Allora però non potevo certo sapere quanto avrei pianto un giorno pensando al significato di un'idea come questa, e che cosa tutto questo rappresenti per l'uomo e per l'umanità. È come un viaggio nella coscienza, un viaggio nell'immaginario collettivo di una moltitudine di popoli diversi che, per un attimo, hanno saputo distogliere lo sguardo miope dalle ristrettezze di una realtà che ci limita - pur se bella e affascinante - per affondarlo invece in un universo che ci soverchia e ci confonde coi suoi spazi e tempi incommensurabili, spazi e tempi che non potremo mai - se non marginalmente - riuscire a capire, a conoscere.
A volte penso che - pur consapevole di essere egocentrico e presuntuoso - siamo noi a rivestire di senso l'universo, di dare ad esso un significato di pienezza che non può che nascere dal senso di meraviglia e di stupore di fronte alla bellezza che ci circonda. È il mistero dell'amore che ritorna a visitarci, che ci conduce nei territori e nelle regioni della memoria e del pensiero, di quell'amore che ci cambia e ci riempie tutti quanti di speranza. Ed è ancora l'amore che ci fa desiderare di andare oltre, che ci fa parlare con l'Altro anche se non dovessimo sentire di credere fino in fondo che l'Altro possa esistere.

Se soltanto lo vogliamo sappiamo essere così visionari noi umani, così ricchi d'immaginazione! E - chissà - forse non esiste altra via che possiamo percorrere che ci avvicini maggiormente alla gioia più di questa.

Sully

Lunedì, 15 settembre 2008

Quadretti di vita quotidiana

Frammenti di vissuto,
foto di istanti diversi
si sovrappongono,
si accavallano, si affiancano,
collage impazzito.
Piccole nuvole alte,
rincorse dagli occhi
nella luce suadente
curva nell'afa di una sera estiva.
Impeccabile,
il buon gusto dei colori e degli abiti,
l'oro di braccialetti e di un fine orologio,
dettagli studiati con cura,
come gli atteggiamenti
mentre propone e disegna
sogni e successi finanziari,
ma il blu intenso dello sguardo
pare velato
di tristezza antica.
Confusione di gente
sopra marciapiedi,
continuo via vai
di entità estraniate,
chiuse nei recinti di solitudini
di ipod
e di telefonate senza fine.
Tace l'osservatore,
annota le figure nel pensiero,
si allarga lo sgomento
nel non sapere
perché tutto ciò.
(Da un incontro con un promotore finanziario)

Robin delle stelle

Giovedì, 25 settembre 2008

C'è somiglianza

Sento il tuo disordine
e lo comparo al mio. C'è
somiglianza. C'è lo stesso slabbro
di ferite identiche. C'è tutta la voglia
di un passo largo in una terra
sgombra che non troviamo.
Sento il tuo respiro schiacciato
lo sento somigliante
ti sento piano morire
come me che non controllo
l'accensione del sangue.

Anch'io cerco una libertà che mi
sbandieri, una falcata
perfetta, uno stacco d'uccello
dal suo ramo, quando si butta
improvviso e poi plana.

Mariangela Gualtieri


In questo momento so di essere un groviglio di tenerezza. Approfitto di quest'attimo - prima che la parte mia più lussuriosa prenda il sopravvento - per cercare di raccontare a me stesso ciò che tu stai diventando per me.
Eri all'inizio solo un pensiero nella mia mente, un'emozione che fluttuava solitaria nei suoi infiniti meandri accendendo tutto quanto di desiderio. Eri pura immaginazione, e tormento infinito. Ti avevo cercata in ogni dove spinto dalla speranza che prima o poi ti avrei riconosciuta, tu… inconsapevole di me, di noi, e di ciò che saremmo potuto diventare insieme uno per l'altra.
Ora tu hai preso forma, e un profumo hanno ora i tuoi capelli, e un timbro la tua voce, miriade di gesti, di odori, di suoni attesi per lungo tempo. Eppure a volte penso ancora di sognare quando ti guardo e vedo che un'emozione simile si sta affacciando anche nei tuoi occhi.

Seduto qui, sul crinale del monte, mi metto a pensare… E mentre osservo già un pallido sole che se ne va a dormire mi chiedo se potrò permettere che tutto questo mi sconvolga una volta ancora.

Sully


Ovunque tu sia permetti alla serenità di abitarti e di fare di te ricettacolo dei sogni più belli. Grazie per ogni emozione che hai voluto donarmi (Sully)

[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]