Agosto 2008

Venerdì, 1 agosto 2008

Per capire

Ho sempre avuto bisogno di capire - o almeno d'intuire - quali siano le emozioni che sottendono alle azioni delle persone a cui tengo. E chiamalo poco questo, dirai tu! Che vuoi che ti dica? Che a me non piace far le cose tanto per fare; ed è da qui che nasce - credo - il mio bisogno di sapere. E fintantoché non comprendo divento nervoso. Quindi ti penso… e divento nervoso; ti guardo… e divento nervoso ancor di più! Vorrei conoscerti un tantino meglio, e scoprire i tuoi pensieri più intimi - magari potremmo anche farci qualche risata… così, tanto per sdrammatizzare ciò che di solito spaventa la gente.
Per capire
Ho scelto di fidarmi di te nel momento stesso in cui ho iniziato a confidarti cose personali e intime, cose che non potrei raccontare a chiunque. E sono divenuto esplicito perché non esiste altro modo per rompere quella barriera che sempre divide una persona dall'altra fintantoché un'amicizia non nasca. In definitiva mi sono compromesso, e sono divenuto fragile - lo si diventa sempre quando ci si racconta - perché tengo a te… e perché mi piaci. Ma ora desidererei che pure tu fossi esplicita, senza minimamente pensare alle conseguenze che potrebbero suscitare in me le tue parole; l'unica conseguenza, infatti, resterebbe questo bene che ti voglio.
Per capire
Spero tu sia riuscita a capire che è l'intimità ciò che desidero, quel legame che nasce da chi condivide insieme la vita della mente. Tutto il resto potrà - o meno - nascere: ma il vero miracolo resta la trasformazione interiore che scaturisce quando una comunione di tal fatta diventa possibile.
Il dubbio? Che tu non voglia tutto questo! Ma se un poco tu mi conosci saprai che da questo dubbio nasce anche la mia resa. Non ci sarà infatti nulla di male a dire "no, grazie…": amici si resterà sempre comunque, soprattutto dopo aver condiviso quello che insieme abbiamo condiviso.
Troppo articolato il discorso? troppo oscuro? Forse sì… ma spero che saprai lo stesso capirne il senso.

Sully

Venerdì, 8 agosto 2008

L'uno nella vita dell'altro

Amico mio grandissimo, tu Sei per me. Punto. Sei, e ci sei. Ma se anche le contingenze ci allontanassero tu per me continueresti ad Essere. Non posso sceglierlo. E non posso gestire il tuo essere perché è mastodontico nella sua piena bellezza. Posso semmai assecondarlo e, a mia volta, alimentarlo.
Tu non sei una miccia, un fuoco di paglia, un'avventura… o una persona bella finché vuoi ma di passaggio. Questo è troppo evidente. Tu sei un'entità che ha incrociato la mia strada (oppure io ho incrociato la tua…) in modo improvviso ma assolutamente vero e privo d'illusioni. Si tratterà solo d'imparare ora a camminare anche con te a fianco.
Proviamo entrambi a sentirci l'uno nella vita dell'altro, senza far danni, senza rovinare nulla perché, come giustamente dici tu, non possiamo vivere la nostra felicità sulle macerie del nostro passato. E perché, oltretutto, non si tratta di passato… ma di presente.

Amico caro, caro, caro… non spaventiamoci. Tempo fa io lo ero, ma ho voluto proprio per questo vederti, perché so che tu sei importante e perché vederti mi aiuta a ricordarmelo. Ogni volta che ti guardo torno a casa più consapevole di noi. Dobbiamo soltanto avere pazienza, quella pazienza che io fatico a trovare… ma che tu m'insegnerai.
Ti penso con dolcezza e amore, con quello che sono io: imperfetta, a volte di poche parole o apparentemente fredda. Ma ti amo… e l'espressione non rende affatto la pienezza di quel che sento.

Lettera non firmata

Domenica, 10 agosto 2008

Se tutto scorre

L'infinito è ingenerato e incorruttibile: ciò che nasce e muore è limitato, e pertanto ciò che sta al di fuori di ogni limite non nasce, non muore… e non invecchia (Aristotele)

È ormai scientificamente assodato che non ci sarà un secondo Big Bang, non un altro dopo il primo. Da quel fatidico evento avvenuto 13,7 miliardi di anni fa l'universo non fa che espandersi, e lo fa con un'accelerazione e un'energia cinetica tali da superare in ogni momento quella forza gravitazionale che sarebbe invece necessaria al suo contrarsi.
A questo punto sorge la domanda: se la "ciclicità" e il "contrarsi" del cosmo sono ipotesi ormai infondate, e se l'attuale espansione dell'universo - come prevede il modello con la costante cosmologica - finirà con un sospiro, chi ci parlerà ancora di eternità?
Certo, i tempi di "spegnimento" saranno piuttosto lunghi, ma tra 100.000 miliardi di anni - quando anche l'ultima stella si sarà spenta - sarà la fine della luce e, con questa, anche della vita.
Un universo dunque finito, determinato, programmato a morire… come questo Sole che tra 5 miliardi di anni - dopo essersi prima espanso diventando una gigante rossa - esaurirà del tutto la sua energia. Nel frattempo la Terra avrà cessato già da un pezzo di essere quella culla della vita che noi tutti conosciamo.
Ora rimane semmai il problema dell'inizio. Come è potuto avvenire? E se è vero l'assioma (di filosofica memoria) che "dal nulla non si genera nulla" che cosa ha portato la materia (che per forza di cose doveva già esistere) ad addensarsi al punto tale da determinare quell'evento cosmico, quell'incipit, che conosciamo come Big Bang?
Se tutto scorre
Se "tutto scorre" - e se ogni cosa finisce - da dove nasce allora l'idea del "sempre" che mi abita? Da dove scaturisce la visione di un amore che permane? di un amore che alimenta se stesso pur di non morire? Da dove la vertiginosa illusione che l'incorruttibilità di un cuore innamorato possa prevalere - e vincere - sulla necessità del finire?

Sully

Mercoledì, 13 agosto 2008

Dialoghi o monologhi

Propongo temi,
spunti e argomenti
su cui discutere,
domande a stimolar risposte.
Questo è l'intento,
la reazione è altra:
poni te stesso su di un piedistallo,
il tuo buonismo è solo una facciata.
Strali, accuse
volano nell'aria,
stracci bagnati sbattono sul viso,
muto e attonito
guardo e non mi scanso,
resto ad ascoltare.
Penso alle tue ragioni
alla distanza tra l'obiettivo
del mio dire e fare,
e il risultato
del tuo recriminare.
Ora siam qui
nello stesso letto,
al limitar del giorno
che sta per arrivare.
Il tuo respiro profondo
sarà interrotto
da parole e carezze,
come altre mattine,
e non smetto
dove sbagliavo ieri
o se l'errore
è di ogni giorno.

Robin delle stelle


A volte si crede di poter dimenticare… e il tempo del silenzio - si sa - aiuta molto in questo. Ma basta appena un soffio - o un pensiero nuovamente donato che s'insinua nella tua mente - e tutto quanto ti riporta una volta ancora a te stesso.

[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]