Febbraio 2008

Lunedì, 4 febbraio 2008

Compagni di scuola

Vorrei ricordarvi come l'ultima volta,
bloccare il tempo,
le immagini,
come in una foto.
Vorrei ricordare solo i sorrisi
di volti non incisi dal tempo.
Vorrei ricordarvi
forti, uniti,
tutti.
Mi spaventa l'incontro
la tristezza di un'assenza,
una sedia vuota
definitivamente.
Lo scenario cambia,
un prof non è più,
non voglio rivangare
tra ricordi malinconici,
vi voglio ricordare
come cinque anni fa.

Robin delle stelle

Venerdì, 8 febbraio 2008

Per non arrendersi all'evidenza

Ognuno di noi - nel rapportarsi con gli altri - assomiglia un po' a un buon libro, un libro dove il contenuto suggerisce significati sempre nuovi, un libro che non si esaurisce con la lettura ma che suscita continuamente nuove - e più ampie - prospettive; insomma, un libro "aperto"… e non nel senso letterario che l'aggettivo tende a suggerire: aperto nel senso che apre - appunto - a prospettive nuove facendoci intravvedere percorsi emozionali - e di pensiero - prima d'allora insospettati. Chi di noi non ha un libro che ha amato - o che ama - alla follia? E non si ama un libro soltanto per la storia in esso contenuta… ma soprattutto per gli itinerari alternativi che una lettura attenta ogni volta ci regala. Tutto questo è ciò che io chiamo magia: una sorta di movimento e di orientamento interiore che apre al cambiamento, un qualcosa che suscita un desiderio profondo di cambiamento. Forse è proprio per l'indefinibilità di queste sensazioni che è così difficile dire perché qualcosa ci piaccia tanto, perché una poesia - o una musica - ci emozionino a tal punto da arricchire il nostro essere, il nostro sentire. Ed è anche per questo che le parole tacciono, si nascondono, quando ci accorgiamo di essere innamorati…
Ma non tutti amano leggere troppo a fondo nel libro della vita… perché costa troppa fatica, perché comporta pazienza e sacrificio richiedendo investimenti del proprio tempo in pensieri ed emozioni che sembrano non pagare subito in moneta sonante. E poi, spesso, manca anche il coraggio, il coraggio di esporsi in prima persona, il coraggio di diventare fragili, vulnerabili, con l'insana e folle paura di provare quelle delusioni che una condotta del genere ci farebbe inevitabilmente incontrare. Ma (come dissi tempo fa a una ragazza) così facendo non faremo che consegnarci alla rinuncia immolando tanti - troppi - sogni sull'altare di una realtà che ci umilia - e ci limita - come persone.

Per non arrendersi all'evidenza

Gentile amica, la tua lettera di oggi ha cancellato tutta quanta la mia stanchezza portandomi un sorriso che sa di buono… ma non ho potuto non sentire ciò che invece si agita dentro di te. Ed è forse in ragione di questo che ti ho scritto quanto sopra. Credi forse che io non sia mai stato sul punto di arrendermi? Ma sono ancora qui a lottare con me stesso - e con chiunque vorrebbe togliere significato a ogni cosa che mi abita e che mi fa vivere - accettando di portarmi appresso quel bagaglio di segni, ferite, cicatrici che un tempo profumavano di speranza, bagagli di promesse non mantenute, promesse che avevano alimentato sogni che hanno rischiato di estinguersi al finire di quelle.
Io sono grande ormai; eppure continuo a non vergognarmi… a non aver paura del mio universo. L'abitudine fa schifo? Perché non provare allora a ricercare in essa un significato diverso?

Sully

Sabato, 9 febbraio 2008

Ameana

Salve, nec minimo puella naso
Nec bello perde nec nigris ocellis
Nec longis digitis nec ore sicco
Nec sane nimis elegante lingua,
Decoctoris amica Formiani.
Ten provincia narrat esse bellam?
Tecum Lesbia nostra comparatur?
O saeclum insapiens et infacetum!

Gaio Valerio Catullo

Salve, ragazza dal naso non piccolo,
dal piede non grazioso, occhi non neri,
dita non lunghe, bocca non ben netta,
amante d'un fallito in quel di Formia.
In provincia ti dicono graziosa?
Vieni paragonata alla mia Lesbia?
Tempi stupidi. Tempi senza spirito!

Gaio Valerio Catullo


Ameana puella defututa
Tota milia me decem poposeit,
Ista turpiculo puella naso,
Decoctoris amica Formiani.
Propinqui, quibus est puella curae,
Amicos medicosque convocate;
Non est sana puella. Nec rogate
Qualis sit; solet esse imaginosa.

Gaio Valerio Catullo

L'Ameana, fanciulla arcifottuta,
ne vuole diecimila** tondi tondi,
con quel naso bruttino anzichenò,
amante d'un fallito in quel di Formia.
Parenti che ne siete responsabili,
fate venire medici ed amici,
la ragazza sta male. Che cos'ha,
chiedete? soffre d'allucinazioni.

** Sesterzi

Gaio Valerio Catullo

Sabato, 9 febbraio 2008

Pari agli dei…

Pompei: cd Saffo

«Ecco chi pare a me uguale a un Dio» - più degli Dei, se dirlo non è colpa - «chi seduto di fronte a volta a volta ti guarda, e ascolta, e tu sorridi con dolcezza…» Io vengo meno e mi perdo. Sì, da quando ti ho vista, donna di Lesbo, è scomparsa la voce…
«La lingua è tarda, per le membra passa una fiamma sottile, mi frastorna un suono interno, l'ombra si moltiplica davanti agli occhi.»
La tua «pace», Catullo, per te è un peso. Ci sei troppo felice. Ti dibatti. Quella «pace» che già perdette regni. State felici…

Gaio Valerio Catullo

Pari agli dei mi sembra
quell'uomo: innanzi a te
siede e tanto vicino sente la tua voce
dolce,

il desiato riso. Oh, a me
il cuore sbatte forte e si spaura.
Ti scorgo, un attimo, e non ho
più voce;

la lingua è rotta; un brivido
di fuoco è nelle carni,
sottile; agli occhi il buio; rombano
gli orecchi.

Cola sudore, un tremito
mi preda. Più verde d'un'erba
sono, e la morte così poco lungi
mi sembra…

Saffo

Lunedì, 11 febbraio 2008

Le bombe

Le bombe

Come descrivere quell'odore…
Si sentiva dall'inizio dell'isolato. Un odore intenso che ti faceva socchiudere gli occhi e ti riempiva la bocca di saliva.
Ero una bambina, ma ricordando le sensazioni di allora ritrovo in quel sentire un atto di voluttà profonda e acerba. In quella fragranza c'era già tutta la mia sensualità di donna, il gusto dell'attesa, il gusto del peccato e quella sottile inquietudine che mi coglie da sempre all'improvviso, come a ricordarmi di fissare l'attimo, mentre lo vivo.

Il frammento di memoria è il sole d'oro rosso di un pomeriggio estivo in una città di mare, il profumo della salsedine mescolato ai granelli di zucchero, la pasta del krapfen calda nella mia bocca e l'esplosione della crema nella mia bocca, al primo morso.

Si può cominciare ad imparare l'amore anche con una bomba, purché sia dolce, calda e profumata.

Alice

Martedì, 12 febbraio 2008

Ci sono sere…

Non sono più così tanto sicuro che ti facciano piacere i miei commenti: e perciò me ne sto zitto! Almeno qui puoi sempre non rispondermi se non ti va :-)
Il problema (se così lo vogliamo chiamare) è che te ne stai troppo zitta, disorientandomi dopo i dialoghi che ci caratterizzavano. Non ho mai nascosto il mio piacere nel parlare con te, ma sappiamo entrambi che bisogna essere in due per portare avanti qualcosa di costruttivo. Solo che ora immagino tu stia già "torcendo" gli angoli della bocca… e così lascio cadere il discorso :-)

Sono contento di risentirti piccola. Stai per caso diventando un "giramondo", un clerico vagante, un menestrello che canta la sua malinconia agli angoli delle strade? La Venezia d'altri tempi sarebbe stata la città perfetta per questo genere di performance goliardica :-)
Come va all'Università? Sbaglio se mi sembra di sentire in te un po' più di serenità di un tempo? E tu come stai Marianna?
Firenze… che bello! La prima volta che ci andai (credo a 24 anni) desideravo vedere le opere di Michelangelo… e volevo bere quell'aria intrisa di grandezza.
Beh… non voglio tediarti (sono troppo grande per te). Così ora ti mando un bel sorriso… perché ci sono sere dove anche un sorriso basta.

Ancora una cosa… una richiesta! Ti va se pubblico il tuo ultimo post "Ci sono sere" sul mio sito? Mi emoziona quel testo, per quella malinconia che in esso si respira… ma che non fa male! Ma soltanto se ti va… soltanto se ti va.

Sully

Ci sono sere

Ci sono sere che te ne vai quando la musica finisce, con un girasole in una mano, un evidenziatore nell'altra… e negli occhi quelli di un'altra persona che ti dice «te vojo ben».
Ci sono sere che ti dicono che è un peccato: perché sei perfetta, e hai la linea, e tutto a posto per ballare con qualcuno… ma quel qualcuno non c'è, e così capisci di aver toccato il fondo mentre balli con qualcun altro che ha come minimo tre volte e mezzo i tuoi anni.
Ci sono sere che mentre ti metti il cappotto, e senti le feste che una persona fa alla sua migliore amica, pensi che c'è solo un'altra persona cui faresti le feste a quel modo… e che quella persona ti manca terribilmente.

Ci sono sere che capisci che il fondo non l'avevi ancora toccato, ma che arrivarci non era ancora stato così dolce,
e ci sono sere che guardando le coppie ballare ti passano davanti le immagini di Venezia, di un futuro che vorresti ti portasse finalmente un po' di felicità, qualche novità aspettata e un sorriso a rispondere al tuo… anche se ancora non ha un volto.

Marianna

Sabato, 16 febbraio 2008

Human Nature

Le 5 di mattina. Giacca a vento, cappellino col frontino, l'iPod nelle orecchie… e mi ritrovo a danzare alla notte, sul terrazzo di casa mia, sulle note di "Human Nature" di Michael Jackson appena scaricate dalla Rete. Saranno gli strascichi dell'influenza che sta passando o - che ne so - forse il fatto che tra poco dovrò passare 24 ore in guardia? ma ora sono felice di essere sveglio, e mi ritrovo addosso questa voglia matta di danzare! So di non poter urlare (altrimenti la guardia medica si scomoderebbe per me questa volta) ma è quello che ora farei volentieri.
Ho come una felicità addosso… una gioia che non comprendo del tutto. Sarà la primavera che m'invita a ballare? Peccato però che non ho nessuno con cui farlo. E anche se tra poco - quando il mondo finalmente si sveglierà - questa mia voglia se ne ritornerà da dove era venuta, so che in eredità mi lascerà questo buon sapore d'indefinito che caratterizza tutte le cose che riescono a cambiarmi per davvero.
Che dire adesso? Credo che un "buon giorno" sia proprio quello che ci vuole!

Sully

Domenica, 17 febbraio 2008

Verso Milano

Sfumano colline
tra nebbie e pioggerelle,
attraverso campi che scompaiono
dentro il buio
di gallerie che si inseguono.
La dolcezza di una giornata
intrisa di pioggia,
è dilatata da un rimpianto
inestinguibile,
indecifrabile.

Robin delle stelle

Lunedì, 18 febbraio 2008

For all time

Se sulle note di "Human Nature" danzavo, su altre note - quelle di "For all time" di Jackson - pensavo a come sia buono quel sapore d'indefinito che la tua persona mi trasmette. Ma ora basta con i complimenti… e veniamo alle critiche!!! :-)

Venezia-credit_f.veronesi

Parafrasando i tuoi stupendi pensieri - e stupendi lo sono davvero perché parli di te a un'altra persona, a una persona che non puoi certo dire di conoscere appieno ma della quale, forse, cominci un poco a fidarti - ho trasformato quel futuro (il futuro dove sembrerebbe abitare quella libertà che tu brami per te stessa) in un presente che già ti libera, che già ti fa volare. E la mia gioia sottopelle di sabato mattina forse ha a che fare, in parte, anche da questo tuo svelarti.
Non bramo certo ad essere filosofo… ma so - mia cara girovaga - che quella libertà che vai cercando si costruisce giorno dopo giorno; non si tratta dunque (secondo me) di una meta soltanto da raggiungere, di una meta posta in un futuro agognato, ma di un percorso di vita… di vita interiore. La libertà, dunque, come frutto che cresce e matura con te. Come l'amore… :-)
C'è un'altra cosa che mi premeva dirti… anche se è difficile farlo; e non tanto per il contenuto, quanto per l'articolatezza e l'indefinitezza del concetto. Ci sono persone (quasi tutte virtuali, ma non tutte) alle quali dà fastidio o (meglio) sembrano non voler comprendere il significato vero di questo "nostro" dialogo, persone che storgono il naso quando lascio trasparire nei miei testi che anche una persona così giovane possa in parte cambiarti, anche in questo modo, anche in un modo fin troppo virtuale. E se a volte passo sopra con leggerezza a certi commenti, altre volte invece mi rimane dentro come una forma di rabbia, di tristezza. Ma quello che per me conta davvero è che sia tu a decidere se queste nostre parole siano, in qualche modo, buone parole, se siano parole d'amicizia, parole che contribuiscano in parte ad aiutare a far nascere un sorriso; perché se così non fosse non avrebbe nemmeno più senso questo mio cercarti.
E se questo tuo sentirti senza "fissa dimora" dovesse domani rendere impossibile continuare questo dialogo, che a consolazione rimanga almeno questo sentore, quel profumo di bene che soltanto un cuore limpido riesce a donare.

Sully

Lunedì, 18 febbraio 2008

[Quando arriva il vento]

Quando arriva il vento

La gente è cinica,
ti spacca le parole in bocca.
Sposa la tua causa finché le basta.
Potrebbe capitarti di avere bisogno solo di un'ombra per il tuo respiro.
Solamente il tuo cuore vorrei
per scaldarmi,
niente occhi, niente mani, per scaldarmi,
solo cuore.
Se è di ghiaccio lo sciolgo.
Se è di vetro mi ci metto dentro,
perché quando arriva il vento mi sollevi.

Cristina Donà (Appena sotto le nuvole. Ed. Oscar Mondadori, 2000)

Mercoledì, 20 febbraio 2008

Omnia sunt ingrata

Non sperare mai più di meritare affetto nel mondo,
non credere mai più che qualcuno sia giusto.
Tutto è ingratitudine. Il bene che hai fatto
non serve. Anzi ti pesa, ti contrasta.

Gaio Valerio Catullo


E so che ti amo
quando m'accorgo che reputi essenziale
ciò che invece è marginale, ciò che non serve
se non ad incrinare ogni certezza, ogni sicurezza.
E nel momento in cui questo accade
mi sento - una volta ancora - al sicuro.

Sully


"Non so che cosa cerchi tu": e questo, semplicemente, significa che nemmeno tu hai smesso di cercare!
Ma cosa cercare? Già da un pezzo mi sono stancato di farlo. Ora mi limito ad osservare quella realtà che mi si presenta davanti… e quasi sempre è una realtà che fa schifo! E poiché la realtà è fatta soprattutto di persone, la logica aristotelica suggerirebbe che a fare schifo…
In ambito lavorativo è ancora peggio che in alcuni nostri incubi (almeno a questi possiamo sempre contrapporre i sogni più dolci)… e ci si scontra quotidianamente (a parte l'onnipresente ignoranza) con una superficialità che sa di patologico. Ma se al di sotto di una certa scorza non c'è sostanza sarà vano ogni nostro tentativo di avvicinarsi alle persone. È inutile quindi prendersi cura di loro (in un modo più profondo che non con una semplice prescrizione) se poi non s'accorgono nemmeno delle differenze, se non si rendono conto dell'onestà che t'impedisce categoricamente d'arrecare loro del danno per un facile tornaconto personale, se non riescono nemmeno a sentire la bontà che anima i tuoi gesti. Sempre invece pronte a chiedere, a pretendere, senza rispetto - e pazienza - per il ritmo naturale delle cose, della natura, della malattia. E senza passioni che mordano almeno un poco le loro carni. Siamo una società malata… e mai come adesso così bisognosa d'aiuto.
Ogni giorno spero sempre che ciò che ho detto ieri - e pensato - possa trovare conferma nello sguardo rinnovato di un cuore che sta cambiando, di un cuore che si apre al possibile… abbandonandosi allo stupore. Ed è questo quello che m'innamora, quello che m'impedisce d'arrendermi: il possibile, ovvero ciò che si nasconde, ciò che si cela dietro ad ogni porta chiusa.

Sully

Venerdì, 22 febbraio 2008

Lettera dalla montagna a P'ei Ti

Intreccio la capanna
in mezzo alle terre, la gente,
ma tace
di carri e cavalli il rumore.
Tu chiedi
come questo si dia:
il cuore è distante,
il mondo perdura per sé.

Crisantemi raccolgo
sotto la siepe d'oriente,
lontani,
appaiono i Monti del Sud.
Nell'aria montana
il giorno è dolce alla sera,
in volo gli uccelli
ritornano insieme.

In queste cose
sta il senso del vero;
a parlarne,
la voce viene meno.

T'ao Ch'ien (356-427) (da "Bevendo il vino")


Ultimamente, nel mese dei sacrifici, l'aria era tranquilla e chiara e mi sarebbe stato facile varcare i noti colli. Ma tu, amico mio caro, certo eri assorto a recitare i sutra, e perciò non osai venire a importunarti.
Senza meta me ne andai, dunque, per i monti. Feci una sosta nel tempio di Kan-p'ei, e, dopo essere stato a mensa coi monaci del monte, mi rimisi ancora in cammino. Attraversai a nord il Yüan-pa, e la luna, non turbata da nuvole, splendeva circondata da un alone abbagliante. A notte salivo il colle Hua-tzu: le increspate acque del Wang s'alzavano e si abbassavano alla luce lunare.
Nella solitudine del paesaggio montano brillavano fuochi lontani oltre l'orlo del bosco, e si spegnevano. Un isolato abbaiare di cani risuonava nei vicoli come urlo di tigri; il suono della trebbiatura notturna, nei casolari sparsi per la campagna, s'alternava a spenti rintocchi di campane.
Ora ch'io me ne sto a sedere tutto solo, e servi e garzoni riposano nel silenzio, non faccio che pensare al tempo quando tu ed io, tenuti per mano, poetavamo scendendo per l'obliquo sentiero verso le onde scintillanti.
Oramai dobbiamo attendere la buona stagione, che l'erbe spuntino e gli alberi s'ingemmino, per volgere lo sguardo sull'aspetto dei monti a primavera, quando le trote guizzano leggere fuori da l'onde, bianchi gabbiani aprono le ali, l'erba delle maremme luccica di rugiada e sui tavolieri di grano risuona il mattutino grido del fagiano.
Non sarebbe più tanto lontano il tempo, ma potrai tu ancora essermi compagno? Se tu non fossi di pronto e raffinato ingegno, come avrei io osato invitarti a tanto insolita cosa? È questo un segno di congenialità profonda.

Wang Wei (epoca T'ang)

Domenica, 24 febbraio 2008

Passeggeri di un tram

Il disincanto della giovinezza,
disinvolto egoismo dell'età del sole,
ti lascia ignaro
degli acciacchi di un vecchio,
non concepisci di alzarti per lui.
Sali con cautela,
i movimenti lenti
gridano la tua età.
L'invettiva è lanciata all'insensibilità
di chi non ha ceduto il posto.
Fermati vecchio,
osserva,
quel ragazzo seduto sei tu!
L'immagine cristallizzata
è di anni smarriti nei ricordi,
aspetti contrastanti
di una stessa
miope
realtà.

Robin delle stelle

Lunedì, 25 febbraio 2008

Ci sono giorni…

Ci sono giorni che sto solo bene,
in altri - una noia che non ti dico -
la sensazione di essere rinchiuso
in un guscio, senza possibilità
di uscire, di parlare, di esserci
per gli altri.

Sully

Giovedì, 28 febbraio 2008

Domande

Essere un menestrello - o un cantastorie -
figura umile, senza legami,
ma per questo più libera, libera
di andare ovunque le aggrada… ma pure
libera di restare.
Un giramondo
per osservare la vita,
ai margini della storia…
per poi raccontarla (Sully)


Così mi sento: «worried that I'm wasting my time, and waiting for something will never come!».
Come posso fare voli per aria e fantasticare su un futuro o un presente, su qualcosa che non posso toccare e che è quasi più fuggevole di me?
So soltanto che sono ansiosa, che voglio avere sempre qualcosa da fare; ma fare programmi mi spaventa, anche solo pensare di andare a fare una gita coi miei, domani.
Ho paura delle gabbie, dei legami, di tutto! E al contempo sono entusiasta, impaziente d'iniziare l'Università, la nuova vita che mi aspetta. Continuo ad oscillare… e oscillando mi allontano sempre più dalla perfezione, con la paura di trascinarci in mezzo qualcun altro! Preferisco essere un fantasma che appare e scompare piuttosto che avere la possibilità di creare qualcosa. Non sono perfetta, ma ho paura di mostrare la mia imperfezione assoluta. E non mi sento di dover chiedere scusa a nessuno se non a me stessa per quello che sono.
I'm sorry (M, set 2007)

Sono silenziosa da un po', ma non per questo meno caciarona; solo che tengo la mia confusione (ne faccio già abbastanza) per la quotidianità, senza che gli altri si scomodino a leggerla.
Ora ti chiedo io un piacere: sono appena tornata da teatro (ho visto lo strepitoso Moni Ovadia) e domattina mi alzerò presto; però mi farebbe piacere scriverti quando tornerò. Dato che fra poco non ricordo nemmeno di respirare se non me lo scrivo, mi racconti tu qualcosa di quello che mi raccontavi di solito? Così quando torno troverò il tuo bellissimo messaggio ad aspettarmi e risponderò a tutte le domande che mi vorrai fare!
Grazie (M, feb 2008)


Perché nessuno ci pone più domande?
E perché sono proprio coloro a cui teniamo di più che, ad un certo punto, smettono di farlo?

Una domanda ci strappa quasi sempre un sorriso di compiacimento.
Una domanda ci rimbalza dentro accendendo luci in una stanza buia.
Una domanda ci riporta a noi e - allo stesso tempo - ci sbalza fuori da noi stessi.
Una domanda spazza via l'odore di stantio di pensieri che s'arrotolano - confondendosi - su se stessi.
Una domanda è il principio, l'incipit, l'esordio di un dialogo che potrebbe non finire mai.
Una domanda che è vita quando animata da genuino interesse.

E che nome daremo, dunque, all'attenzione, all'interesse, alla premura, al desiderio di conoscenza, e a tutto ciò che permette d'avvicinarci agli altri con sentimenti di sincera umiltà e di rispetto?
Anche questa è una domanda… :-)

Sully

Venerdì, 29 febbraio 2008

Cicli

Ruderi di antichi edifici,
i fremiti del ribollir di una vita che fu,
si rinnovano nella curiosità
di tranquilli visitatori.
Una croce,
ove il monte è più alto,
assurge a simbolo
di un potere protettivo,
in un vano protendersi
verso il cielo.
Tracce dell'andare umano
cui lo scorrere del tempo
rivestirà di nuova polvere,
e erba e boschi,
preparando ad accogliere
effimere presenze.

Robin delle stelle


Chi piega il cuore al desiato fiore giovanile, e al suono di zufoli teneri danza? (Anacreonte, VI sec aC)

[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]