Gennaio 2008

Giovedì, 3 gennaio 2008

Denise

Nulla sfugge al nostro potere più del cuore:
siamo costretti a obbedirgli
più di quanto possiamo comandarlo.

Héloïse (1095/1100 ca. - 1164)

……
J'ai cessé d'être maître de moi
Et de m'appartenir dès le jour
Qu'elle me lassa voir en ses yeux
En un miroir qui me plaît beaucoup:
Miroir, aussitôt que je me suis miré en toi,
Les soupirs profonds m'on tué:
Je me perdis comme fit lui-même
le beau Narcise dans la fontaine.

Bernard de Ventadorn (Quant vey la lauzeta mover)


Ventriquattr'ore di lavoro il battesimo che mi sono concesso all'alba di questo nuovo anno. Ora che tutto è passato, ora che è passata la tristezza d'iniziare un nuovo tempo all'insegna della noia - e dell'attesa che arrivi presto domani - so anche che questa malinconia sottile che sento non m'avrebbe preservato nemmeno se avessi potuto rimanere a casa con la mia famiglia, al calduccio del focolare e di un piatto fumante di tortellini in brodo. Credo sia sempre così quando un qualcosa finisce - bello o brutto che sia - quando orizzonti conosciuti - e amati - lasciano il posto a prospettive nuove, ad attese che forse non s'avvereranno mai; ma - si sa - il cuore non vuole arrendevolezze … e non smette proprio mai di sognare. Stamattina ho spulciato il primo libro che mi è capitato sottomano e - caso strano? - parlava d'amore! O sono forse io che in ogni cosa vi cerco il cuore?
Fuori sta nevicando… e dalla postazione da dove scrivo posso vedere il mondo, posso vedere questo quarto di cielo attorniato da tetti innevati e fumosi. Ma riesco ad immaginare il resto, immaginare tutto quello che non posso vedere e che non posso toccare… ma che posso sentire, davvero.

Denise

Chi è Denise? Una ragazza - una ragazzina di 17 anni - "incontrata" la sera del 1 gennaio nel corso di una visita domiciliare. In un primo momento i suoi genitori si erano rivolti al 118 per un riferito - ed ennesimo - episodio di crisi isterica. Il 118 però aveva consigliato loro di rivolgersi al Servizio di Continuità Assistenziale (Guardia Medica): e a quel punto sono arrivato io. Non conoscendo i termini del "problema" (non erano chiari al telefono) e i motivi di questa agitazione psicomotoria, mi sono recato in quella casa con la consapevolezza di andare incontro ad una "rogna". Quando i genitori mi hanno accompagnato nella camera della loro figlia ho chiesto loro se potevano lasciarci soli: e così è stato. Denise era a letto, un letto a castello, "annuvolata" tra le coperte da dove spuntavano appena i capelli e due occhioni pieni di sospetto. Non penso che quegli occhi s'adombrassero di spavento; forse era proprio la diffidenza a guidarli, o quello che mi sembrava essere sofferenza. D'altronde come avrebbe potuto essere altrimenti? Già risulta difficile, anche in circostanze normali, accettare il fatto che un estraneo ci piombi addosso nell'intimità della propria casa: figurarsi poi in una situazione di stress… e poco importa se la figura che ci avvicina sia un medico. Comprensibile, quindi, l'iniziale "nostro" smarrimento…
Un "ciao" per iniziare un dialogo che si presenta - comunque sarebbe andata - critico. Volgo gli occhi attorno, sulle pareti della tua stanza, sui tuoi libri, sul pc e sulla stampante spenti… e sul comodino dove una cornice racchiude un bel volto: il tuo. E non so come rompere il ghiaccio mentre ti guardo: così mi limito a un sorriso dove spero tu veda come io - comunque andrà questo incontro - sia dalla tua parte. Perché è così che sento di essere, al di là di ogni motivazione, al di là di ragioni e torti: incondizionatamente dalla tua parte. Ma tu questo ancora non lo sai, non lo puoi sapere… ma sembri capirlo un po' alla volta, man mano che inizio a parlare, man mano che inizio ad ascoltare. Tu parli… ed è il tuo cuore ferito a rivestire ogni parola che esce dalla tua bocca, ogni parola che mi dici. E se non fosse per la "drammaticità" di quello che stai dicendo so che potrei anche danzare… perché - come dice Keats - "non sono sicuro di nulla se non della santità dei sentimenti del cuore".
Così, in una giornata grigia dove la mente avrebbe voluto andarsene in qualsiasi altro posto che non fosse quello di guardia, tu ragazza sei stata come lo specchio di Bernard, quello specchio dove egli si perse - così dice nella sua canzone più famosa - come nella fonte il bel Narciso.

Sully

Domenica, 6 gennaio 2008

Autobus: notturno autunnale

Corri,
nel buio della notte autunnale,
semivuoto,
tocchi fermate deserte,
tra folate di vento improvvise.
Scivoli ingombrante
su strade sgombre di auto.
Bestia sgraziata,
sciolta dai singhiozzi
di un traffico soffocante.
Il miraggio del capolinea
rende il motore scattante,
in quest'ora
anche i semafori
sono amici.
Sporco
di umani sudori
torni alla tua tana,
attimi per prender fiato
e un nuovo ripartire.

Robin delle stelle

Venerdì, 11 gennaio 2008

Marciapiedi

Tra foglie secche,
cartacce gettate e perdute,
cacche di cane
vanno i miei piedi,
su asfalti dissestati,
alla ricerca
d'indefiniti dove.

Robin delle stelle

Martedì, 15 gennaio 2008

Nebbia

Potente
sorge il suo richiamo,
ad avanzare verso di lei,
immergersi,
penetrarla,
lasciarsi avvolgere dai suoi veli.
Tutto perde di consistenza,
l'immagine diviene sagoma,
tende a svanire
tra gocce di umidità
sospese nell'aria.

Robin delle stelle

Lunedì, 21 gennaio 2008

Da far male

A volte pensieri - ed emozioni solitarie - bruciano da far male (Sully)

Da far male

Mi torna alla mente ogni tuo gesto
e la grazia con la quale lo fai…
e ogni tua movenza
ch'io furtivamente spiavo
desiderando quello che ora provo.

Luce ed ombra,
leggerezza e vertigine, l'amore…
e fragilità.

Sully

Venerdì, 25 gennaio 2008

Forever

Amor tanto piacer nel vago viso
Di questa donna posto che m'uccide
Solo il pensier ch'i'sie di lei diviso
Benchè l'occhio del cor sempre la vede.

Ballata anonima, musicata da Francesco Landini (XIV sec)

Forever

Mi sto rendendo conto quanto questo diario mi stia sfuggendo un po' di mano… ogni giorno di più. Esso è sì una mia creatura (anche se non la sento più così mia ora) ma a volte faccio fatica a trovare in esso ciò che sto cercando: frasi ad esempio, e parole dette tanto tempo fa, oppure pensieri che riaffiorano prepotenti - ma indefiniti - in una serata silenziosa come questa.
Vicino a me - appollaiato su quella che dovrebbe essere la mia sedia - c'è Smufi. In cuffia invece mi fanno compagnia Craig David, i Queen, Arcangelo Corelli, Guillaume de Machaut, Francesco Landini (il cieco degli organi)… e le parole d'amore della Contessa di Dia. Cavoli… mi chiedo come si possa restare confinati entro ambiti troppo ristretti! E così spazio tra il rock, il barocco e la musica mensurabils dell'Ars Nova. Ultimamente proprio a quest'ultima sto dedicando non poche delle mie energie (believe me) per renderla fruibile da coloro (pochi) che ne sono - o potrebbero esserne - affascinati. E non c'è cosa che stupisca più di questa: scoprire qualcosa di veramente bello, qualcosa che si stava aspettando da tempo senza minimamente immaginarne l'esistenza… come una specie di oscuro sentore senza conoscenza. Quando a vent'anni conobbi questa musica fu per me come una rivelazione, la scoperta di un nuova modalità d'espressione, un affacciarsi sul sogno da una prospettiva diversa, come quando per la prima volta vidi le immagini dell'universo inviateci dal telescopio astronomico spaziale Hubble. Viviamo in un mondo che si dilata, in un mondo dove non esistono confini; eppure noi - continuamente - contribuiamo a crearne sempre di nuovi con quella pochezza - e miopia - che c'illude di poter stare tranquilli in questo cantuccio isolato d'universo, coccolati al tepore di una nana gialla perduta tra miliardi di altre stelle, di altri soli… soli che possiamo soltanto sognare. A volte mi chiedo come potrebbe essere abitare su una Terra con tre soli che ruotano intorno ad essa, su un pianeta della stella "tripla" che conosciamo come Sirio (la compagna che segue da sempre la costellazione di Orione) e che si può vedere nelle serate d'inverno. Probabilmente dopo un po' ci si farebbe l'abitudine… e lo stupore - ancora una volta - lascerebbe il posto alle miserie di sempre. Ma le miserie uccidono lo spirito… e non è certamente questo un bel modo di morire. Ma se morire pur bisogna perché non possiamo almeno sceglierne il modo? Freddy Mercury - in una sua canzone - ci dice che "Too much love will kill you"… ma in realtà - ne sono certo - non avrebbe mai voluto andarsene in modo diverso. E se da un lato possiamo non condividere certe scelte per conseguire "obiettivi" condivisi e desiderati dai più, dall'altro so che è necessario liberarsi da ogni pastoia che c'incatena tenacemente a terra: ne va della nostra gioia, ne va della nostra vita.

La mia risposta? L'ho trovata, dispersa tra le pagine, nascosta in altri pensieri, celata in altre emozioni, una risposta che ritorna quanto più si accentua questo mistero che mi sento addosso:

Tu sei la stella del mio universo
e un sole che riscalda…
una gigante azzurra nel mio cielo.

Così tocca le mie lacrime con le tue labbra,
tocca il mio mondo con la punta delle tue dita…
e potremo avere un sempre,
e potremo amare per sempre
perché l'eternità è il nostro presente. (F. Mercury)

Sully

Mercoledì, 30 gennaio 2008

Love for life

Ho vissuto per anni come se il tempo non m'appartenesse, come se l'inesorabile scansione dei giorni non avesse potuto intaccare in alcun modo quel tempo che mi restava da vivere. E guardavo spavaldo alla vita, quasi con arroganza, con la convinzione di esserne il padrone, un padrone senza premura, senza rispetto, senza conoscenza.
Avevo un bisogno immenso di un qualcosa che non conoscevo… ma non c'era nessuno che sapesse insegnarmelo. E così percorsi da solo strade sconosciute pur di scoprire che cosa fosse ad alimentare quell'ansia, quell'inquietudine che mi spingeva continuamente ad andare avanti nonostante delusioni, nonostante inevitabili cadute. Ma c'era la giovinezza a sorreggermi, a rialzarmi quando sembrava impossibile ritrovare l'entusiasmo per nuovi inizi.
Adesso, guardandomi, un poco sorrido… con un sorriso di comprensione per tutto ciò che allora non sapevo vedere, per tutto quello che non potevo capire. E se a quell'ansia e a quell'inquietudine di un tempo ora posso dare un volto, so che niente potrà ripagare le mie continue disattenzioni, quel mio essere inquieto, quel mio essere perennemente insoddisfatto. Avevo tanto bisogno di parole, bisogno di qualcuno che si raccontasse, di qualcuno che mi facesse capire quello che nemmeno adesso riesco ancora del tutto a comprendere, un bisogno disperato di un amico con il quale crescere, un amico per imparare il gioco della vita e per scoprire insieme le cose che contano davvero… quell'amico che non ho avuto mai. Una corsa solitaria in un labirinto di pensieri confusi la mia vita… tra emozioni acerbe e incontrollate che hanno fatto disperare me stesso prima ancora di coloro che mi volevano bene.

Galleggiando sopra una stanchezza che non vuole ancora consegnarsi al silenzio della notte, mi chiedo che strana storia sia quella che vi sto raccontando. Forse è una storia che ho già sentita da qualche altra parte, una storia già vissuta da altri, una storia di piccoli pezzi d'infinito… e forse impossibile a raccontarsi. E non basteranno di certo poche parole per comunicarne la fragranza, per sentire quel profumo e quella leggerezza che scende tiepida ad accarezzare i cuori che amano.

Sully


Nulla sfugge al nostro potere più del cuore: siamo costretti a obbedirgli più di quanto possiamo comandarlo (Héloïse, 1095/1100 ca. - 1164)

[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]