Aprile 2007

Sabato, 7 aprile 2007

Leggende metropolitane e chiacchiere da bar

Dammi la tua mano e non aver timore.
In questa notte di luna offuscata, volteggeremo, scuri fantasmi, invisibili e silenziosi.
A poche decine di metri dal suolo sorvoleremo questo paese dei Castelli Romani, alla ricerca di una fontanella appartata, in cui avvengono fenomeni che pongono perché.
Dall'alto tutto si confonde, la visuale del noto sconfina nell'ignoto, e l'orientamento diviene ardua tenzone.
Eccola là.
L'illuminazione è scarsa. Vieni, avviciniamoci di più.
Automobili scarse, arrivano, sostano e dopo poco ripartono: ma senza un perché apparente.
Osserva quella che arriva: il conducente è solo, spegne il motore e scende. Estrae dal portabagagli una sacca sportiva, la lampo scivola, ed emergono pantaloncini, magliette, scarpini, tutto pulito e curato.
Ora li stropiccia un po' tra terra ed erba, meticoloso, attento a dosare lo sporco.
Qualche spruzzata d'acqua e questo è sistemato.
In silenzio mi guardi, e con gli occhi mi chiedi perché.
Ti rispondo con un muto: continuiamo a osservare.
Ora in mano un sapone schiuma sotto l'acqua e rapido sul viso.
L'asciugamano svolge il suo compito, e le mani umide ravviano i capelli, depositandovi l'umidità odorosa.
Tutto torna disordinato nelle sacca, e questa sul sedile.
Il conducente parte verso casa, da chi lo attende premurosa o assonnata, a raccontare della partita giocata, dai polpacci indolenziti e dal freddo che ha preso.

Robin delle stelle

Domenica, 8 aprile 2007

Ci sono momenti…

Ci sono momenti

Sully

Domenica, 8 aprile 2007

Disperazione in un giorno di Pasqua

Gli auguri te li ho inviati, e oggi ti spedisco l'allegato per il tuo giornalino. E dai!… non essere suscettibile; vabbè, non è un giornalino, è un'enciclopedia di parole piene d'amore, di tristezza, di malinconia… e raramente di sorrisi o risate.
Hai notato che non siamo capaci di essere allegri? Cosa ne pensi? Quasi quasi mi travesto da pagliaccio e faccio le smorfie per far ridere le tue spettatrici illanguidite!
Che dici, oggi staranno davanti ai fornelli a rigirare il capretto pasquale sulla brace, oppure in estasi davanti a pagine dove si narra di amanti e di passioni perdute?
Beh, ora vado… che ho promesso di passare l'aspirapolvere per espiare le mie mattinate di ciclista solitario…

Robin

Il telefono è un continuo trillare e vibrare,
un rimbalzare di messaggi,
reazione a torrenti di parole
scritte e vaganti nell'aria.
La bici ferma al sole,
tra erba e sterpi,
seduto tra sassi e foglie secche,
lotto e mi avvolgo
contro e nella disperazione.
Ora non graffia più come ieri,
è cominciata la scarnificazione.
Procede silenziosa,
il suo incedere è anestetizzante,
ma quando ne avverti la presenza
il dolore arriva violento
nella carne,
nelle ossa,
nell'anima.
Convivi,
la difesa immediata è distrarsi,
argine temporaneo
destinato a sbriciolarsi
dinanzi alle sue terribili ondate.
E dopo questo
frapporrai un nuovo argine
per avere un nuovo periodo di requie.
Ma fino a quando?
Ma fino a cosa?

Robin delle stelle

Lunedì, 9 aprile 2007

Fragilità e… trasparenze

Fragilità e… trasparenze La sera arriva carica sempre di nuovi bagagli da portare, veri fardelli su spalle non sempre in grado di sostenerli. E questi pesi sono quei pensieri (anche se a questi non sempre seguono gesti) che mi rendono meno trasparente, che incrinano le mie speranze e i miei sogni, umiliando quell'immagine di persona che custodisco dentro di me. Sì, siamo fragili noi umani… ma quello che mi abbatte non è tanto la fragilità - e le relative tentazioni - quanto l'immagine sbiadita, opaca, che di me resta quando mi perdo.
Sai, io non vorrei continuare a perdermi… e non vorrei nemmeno essere meno trasparente dell'immagine che mi rimandano continuamente i sogni più belli. Ma so che se continuerò ad inseguire quei sogni - quelle visioni di bene che mi fanno piangere, che mi fanno ridere e che permettono che io apra le braccia senza desiderare di trattenere nulla per me - so che solo allora - e solo così - potrò continuare a sentire (cercando e sforzandomi di viverlo) questo amore che mi agita dentro.

Sully

Venerdì, 13 aprile 2007

Una canzone per Mary

Scuote le fronde il vento delle colline (robusta voce di una primavera adorata che incalza) portandomi quegli odori - benché ancora velati - e quegli aromi troppo a lungo attesi, quel desiderio di rinnovamento, di cambiamento, che sembra quasi iscritto a lettere di fuoco nel nostro genoma. Pensando a un cambiamento non voglio certo intendere chissà quali cose - quelle magari che viaggiano a braccetto coi sogni - ma, semplicemente, questa capacità, questo dono di sentire in modo nuovo - e di vivere - una sensazione, un'emozione, un senso d'appartenenza. Sono profondamente convinto che le cose che veramente ci appartengono - e che costruiscono giorno per giorno la nostra gioia - sono proprio questi pensieri, questa capacità di guardarsi dentro, questo contrappunto che ci abita e che ci fa divenire così trasparenti, così leggeri. Ed è questo un sentire che possiamo davvero considerare solo nostro, un sentire che ci rende belli, amabili e desiderabili per noi stessi: perché se così non fosse come potremmo mai sperare di esserlo per qualcun altro?

Contrapunctus

La nostra vita interiore assomiglia fin troppo ad una canzone dotta, ad una forma musicale che va studiata a fondo per comprenderne appieno il senso e la sublime bellezza. Capita a volte però di perderne il filo, o di smarrirne la trama: ma per fortuna rimane l'armonia a colorarla, ad animarla… e a renderla eternamente desiderabile e amata.

Sully

Mercoledì, 18 aprile 2007

Primum movens

Per confondere questa stanchezza che mi ritrovo addosso - e impedirle di vincere una battaglia fin troppo facile dopo una notte di lavoro - ho permesso al mio "Guerriero" di condurmi con sé sulle colline. Ed ora - mentre sto godendo di questo tepore quasi estivo sul terrazzo di casa mia - cerco di chiamare a raccolta - ordinandole - tutte le sensazioni provate - e i pensieri avuti - prima che svaniscano del tutto.
C'era il mondo intero, oggi, a popolare le strade… ma io sapevo - io, che non amo la moltitudine - dove avrei potuto incontrare anche il silenzio! Come posso spiegare? L'esigenza del silenzio nasce in me dal bisogno continuo di dare un senso: alle cose, a me stesso, a questa vita che non ho voluto ma che so che non mi darà tregua fintantoché non troverò in essa un significato che rimanga; e so di aver ricercato quest'ultimo a lungo - con affanno - quand'ero ragazzo. Ma quale risposta preconfezionata - che non sia frutto, cioè, di una ricerca personale - potrà mai soddisfare lo spirito intrepido della giovinezza? Guardo infatti con comprensione a quegli anni ma, a volte, anche con rabbia se penso al tempo perduto inseguendo sogni effimeri e chimere che mi hanno lasciato con le mani vuote… e col cuore in subbuglio.

"Ti ricordi quando ti scrissi di non voler più una corrispondenza con te? Ecco: pensare che tu mi creda in un modo - e invece magari non sono così come ti aspetti - non mi fa stare bene. Sono consapevole che la nostra differenza di età è un ostacolo… ma non perché lo pensano gli altri; è una questione di esperienze già vissute, di sogni già visti realizzati… o infranti. Quando parlo con una persona mi piacerebbe partire dallo stesso punto, scoprire insieme nuove cose, scambiare opinioni. E con te non dico che non sia possibile!… ma tu hai già sperimentato molte cose, così che spesso mi sembra di non aver niente da dirti. Mi capisci?"

La distanza che intercorre tra una giovane vita e chi, invece, di strada ne ha già percorsa parecchia, rappresenta certamente un ostacolo - talora insormontabile - a partecipare della propria esperienza chi si vorrebbe veder crescere nella gioia. La lezione più dura arriva però quando ci si rende conto che non si può smettere d'amare soltanto perché qualcuno ci volta le spalle proseguendo lungo una strada che lo condurrà lontano da quella che si sta percorrendo. Ma non è forse la libertà la prima condizione perché l'amore esista e divenga quella forza sconvolgente che non cessa di offrirsi anche nelle condizioni di dolore e di abbandono più grandi?… quell'evento che continuamente ci cambia facendo esistere e suscitare vita sempre antica e sempre nuova?… quell'evento di donazione che irradia - rivestendo di nuovi significati - ogni cosa che vive?

Sully

Domenica, 22 aprile 2007

Libri immaginari o reali?

Il libro dei sogni notturni
è distinto dal libro della realtà.
Ma ora le pagine di uno
le trovo alternate
alle pagine dell'altro.
Il nido dei piccioni,
sul balcone di mia madre,
disegnato su una pagina
che pensavo reale,
ho scoperto appartenere
al volume immaginario.
E tu ragazza,
con le tue orgogliose parole
che conservo in me,
appartieni al concreto o all'irreale?
Le pagine si confondono,
e io con esse.
Se il sogno è desiderio,
realtà, cosa sei?

Robin delle stelle

Domenica, 22 aprile 2007

Tra le pareti di una sede di guardia

Sto ascoltando l'Offerta Musicale di Bach! La sua musica è un dialogo che non finisce mai; parole che si rincorrono, che si scontrano… e che a volte sembrano perfino inconciliabili! Eppure esse giungono sempre a una suprema sintesi, a una verità più alta, a una bellezza che non potevi nemmeno immaginare semplicemente guardandole scritte sulla carta.
E così succede - qualunque sia il modo - ogni volta che nasce un vero dialogo, ogni qualvolta un pensiero ne suscita un altro che altrimenti non sarebbe mai nato (Sully)

Luserna

Sono stato a Luserna, un abitato di poche anime – terra dei Cimbri – racchiuso tra i monti dell'altopiano trentino a 1300 metri di altitudine, ai confini col Veneto. Non era quella la meta programmata quando - ieri mattina - decisi d'intraprendere un breve viaggio in moto; desideravo semplicemente perdermi - nei boschi, tra le valli, nel silenzio - per riappropriarmi di tutte quelle sensazioni che la frenesia della vita moderna talora soffoca relegandole nel profondo.
Sono partito solo – come sempre – ma la solitudine l'ho avvertita soltanto quando il cuore era ormai così gonfio di sensazioni, così colmo di emozioni da non desiderare altro se non di poterle condividere. Credo che nasca proprio da questo il mio bisogno di scrivere, di cercare di fissare sulla carta attimi che non si possono trattenere – e così difficili da descrivere – in modo da poterli rivivere, domani, semplicemente ripercorrendo questi itinerari della mente… ma suggeriti dal cuore.

Un lungo serpentone d'asfalto incassato tra monti – e costeggiato da un piccolo torrente – collega Camporovere (una località in prossimità di Asiago) al Passo Vezzena. Lì è il luogo delle emozioni "forti", lo spazio della velocità, il tempo della concentrazione suprema che non permette altri pensieri se non quelli che servono alla guida stessa… ma è il luogo anche del vento, quel vento che ruggiva in sintonia col rombo del motore del mio “Guerriero”, quasi che dovessero fare a gara a chi faceva la voce più grossa.
Una volta arrivato al Passo è possibile proseguire sulla statale verso l'altopiano di Lavarone oppure dirigersi verso Luserna. La scelta è caduta su quest'ultima forse perché non c'ero mai stato prima, o forse perché la strada stessa che vi portava – con quelle curve che si perdevano tra la solitudine degli abeti, confondendosi col cielo – m'invitava a farlo. Così, dopo pochi metri di percorrenza, mi sono alzato in piedi… ed è stato in quel momento che ho avvertito il peso e la delusione di non poter condividere la magia che sentivo nascere prepotente in me. Come posso spiegare? Non è forse vero che la gioia che scaturisce dall'essere innamorati è così grande da non riuscire quasi a trattenerla?… e si guarda, e – soprattutto - si sente il mondo intero come un luogo ridivenuto amico, uno spazio in grado di accogliere – e di capire finalmente – i nostri sospiri? Questa la misura di ciò che ho provato ieri quando ho liberato le mani!

Nascono queste parole – quasi con fatica – sfiorate dalla noia di una giornata di sole subita tra quattro pareti di una sede di guardia. Ma esse ora mi riportano là dove sono veramente nate: tra i boschi… e nel vento! E così, con le parole di qualche anno fa, posso ancora dire:

Una discesa in moto…
e ho liberato le mani!
Le ho allargate - senza paura -
ad abbracciare quell'aria fresca
che veniva incontro alla mia voglia…
che veniva ad incontrare la mia sete.

Sully

Mercoledì, 25 aprile 2007

Un amico giovane

Cosa ci lega?
Stima?
Ammirazione?
Amicizia?
Il tempo ci separa,
per vent'anni,
ma la voglia di conoscere,
il desiderio di crescere,
l'intraprendere vie sconosciute
ci rende simili.
Mi nutro delle tue emozioni,
vampiro di sentimenti.
Palpito per le tue attese d'amore,
mi rattristo per i tuoi spasmi.
Confidi particolari
del tuo essere più intimo,
riponi la fiducia nella mia saggezza,
ma ti ripeto
se mi avvicino a lei di un passo,
lei si sfila, inflessibile,
almeno di altri tre.
Lusinga la mia vanità
il tuo essere intellettuale,
il tuo porre quesiti
che arrivano
a critica e confronto,
mentre il cimento si veste
da coppa di gelato.

Robin delle stelle

Giovedì, 26 aprile 2007

Solo il tempo…

"Una corsa nel sole, e una corsa nel vento: e ho dimenticato ogni cosa… ogni cosa che fa male dentro".

È strano come l'essere umano, seppur diverso da inviduo ad individuo, di fronte alle avversità più o meno grandi, si ritrovi a combatterle con "mezzi" il più delle volte simili: una corsa nel vento, una passeggiata nel verde, una salita che da tua nemica, sfidandoti nell'affrontarla, diventa strada facendo la tua miglior amica; la vista del sole che ti fa sperare in un domani migliore…
Siamo esseri umani, siamo forti e fragili, ci crediamo invincibili ma, poi, senza qualcuno accanto non siamo più nessuno.
Solo il tempo può migliorarci… e guarirci.

Beddy


Una corsa nel sole, e una corsa nel vento: e ho dimenticato ogni cosa… ogni cosa che fa male dentro (Sully)

[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]