Dicembre 2006

Martedì, 5 dicembre 2006

Una dura scorza

Per non sbagliare ancora

Non esistono addii tra amici… ma noi due possiamo veramente dire di esserlo? E se lo siamo mi vuoi dire come abbiamo fatto a diventarlo? Pensieri e sentimenti condivisi bastano per far nascere un'amicizia? Forse no… ma "no" perché sto diventando vecchio? O perché il cuore - come il corpo - si sta pian piano rivestendo di quella dura scorza che ti fa sentire protetto? Ma protetto da che cosa poi?
Ciononostante già mi manca tutto quello che non potrò mai avere: la vicinanza, il parlarsi, il capirsi soltanto da sguardi significativi.

Gli unici momenti della vita dove ho colto la vera gioia sono stati sempre quelli nei quali mi sono sentito più fragile… ma proprio per questo anche senza legami, senza impedimenti, senza barriere interposte tra un io e un tu che si rivela.
E so che solo così sarà possibile ritrovarci.

Sully

Sabato, 9 dicembre 2006

L'Aquila

Mentre seguivo la strada lungo il fiume
Dal cielo improvviso un suono ovattato
Due aquile travolte da amorosa follia
L'impeto del contatto amoroso
Alte nel cielo insieme
Gli artigli che cozzano e s'incastrano
Una vivente ruota che turbina tremenda
Quattro ali che battono
Due becchi strettamente allacciati
Vorticosa, una massa, cala s'abbassa in fitte
Volute poi piomba giù a perpendicolo
Finché s'arresta sul fiume
I due sono sempre una cosa
La pausa di un istante
Inerti si librano immoti per l'aria
Poi si separano gli artigli rilassati
E nuovamente ascendono di sbieco
Su lente ali salde
L'uno e l'altro volando per proprio conto
Lei segue il suo cammino, lui il suo.

Walt Whitman (da Foglie d'erba)

Domenica, 10 dicembre 2006

Parole sepolte

Ti guardo
stai dormendo,
indifesa e serena,
le parole che vorrei dirti
restano chiuse
dentro me.
Quando ti sveglierai
e i tuoi occhi
carezzeranno i miei,
non troverò la forza
per trasformarle in suoni.
Resteranno sepolte,
inascoltate,
inespresse,
divenendo un abbraccio,
un sorriso
o un bacio.

Robin delle stelle

Mercoledì, 13 dicembre 2006

Psicopatologia…

Psicopatologia da cell!

Aki

Giovedì, 14 dicembre 2006

La felicità "inventata"

Non ho mai capito perché io mi ostini a credere che la felicità possa essere raggiunta in qualche modo, e non capisco come l'uomo continui a perseguire un qualcosa che probabilmente neanche esiste. Sta forse in questo la fortezza della felicità? Nel fatto di non esistere? Ma se qualcosa non esiste come può essere stata immaginata?
Gli antichi filosofi dicevano che si potevano pensare solo le cose esistenti, la Chiesa crede in qualcosa che non esiste, i bambini credono nelle fiabe; allora perché se qualcosa non esiste è stato inventato? L'unica risposta ragionevole è: perché è necessario. Dio è necessario agli uomini come le fiabe lo sono per i bambini; l'uomo, quindi, NECESSITA della felicità. Ma non per questo essa deve necessariamente esistere.

Si può quindi spiegare, attraverso un ragionamento vicino all'utilitarismo, la tendenza propria dell'uomo d'inventare ciò che gli è utile. Potrei paradossalmente dire che l'immaginazione è talmente necessaria da diventare l'unico strumento per perseguire la verità. Va colto l'inganno! È importante però non dare alla necessità una connotazione negativa; ciò che è necessario è anche perfetto… perché inventato; e ciò che è inventato è perfetto in quanto creato dal nulla su precise esigenze, quelle esigenze insite nell'uomo e alle quali si pone, così, una soluzione.
La necessità è fondamentale, come fondamentale è la consapevolezza di essa.

Rosella

Lunedì, 18 dicembre 2006

Se dovrò per forza perdermi…

Sto ascoltando "Back for Good", un vecchio - ma magnifico - brano dei Take That… Lo stesso, però, non riesco ad arginare una sensazione strana: come di vuoto, di tristezza, di solitudine. È come se il silenzio interiore di quest'ultimi tempi si fosse amplificato, dilatato a dismisura… così tanto da rendere irrecuperabile uno stato antecedente, da rendere quasi un miraggio il riappropriarsi di quella spontaneità che mi ha sempre caratterizzato.
Credo di aver bisogno di aiuto… di aver bisogno di sapere che quei pochi - ma preziosi - legami nati all'ombra delle pagine di questo diario non siano sentiti come effimeri da coloro che si sono avvicinati strada facendo. Certo, il non scrivere agli amici - per uno che parla in continuazione di "sempre" - potrebbe essere interpretato come negazione di quello stesso sempre. Eppure - ve lo posso assicurare - quel sempre non è mai stato vero come adesso. Ma mi manca la forza, mi manca l'energia e quell'entusiasmo che un tempo mi permetteva di non lasciare mai scivolar via una situazione, un evento… soprattutto se questo voleva dire "incontrare" qualcuno.
Perdersi… L'ora tarda mi consiglierebbe di riposare (tanto più che torno da una notte di lavoro); ma sento che l'emozione sta salendo… e che non riuscirò a controllarla. E so anche che non potrò dormire se non mi farò violenza scrivendo queste poche righe.
Per troppo tempo non ho dato ascolto a tutto quello che mi agitava… e mi sono fatto distrarre, forse pensando che avrei potuto star meglio cercando di emarginare un poco l'esuberanza di questo mio cuore. Ma avrei dovuto tenere bene a mente le lezioni del passato: che per le troppe difese - e l'insistenza nel proteggermi da me stesso - alla fine mi sono perso sempre.
Ma se dovrò per forza perdermi, vorrei che altro fosse il modo…

Sully

Giovedì, 21 dicembre 2006

In questa notte d'autunno…

In questa notte d'autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.
Dalla tua testa dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
le tue parole, madre
le tue parole, amore
le tue parole, amica.
Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini.

Nazim Hikmet

Lunedì, 25 dicembre 2006

Profumo di donna

Mattina di Natale,
soliti silenzi, ma non per questo meno belli.
E allora alcuni minuti per un amico dalla vena a volte troppo triste.

………

Non sento più quel profumo di donna nel tuo sito, solo rapidi effluvi, piacevoli… ma troppo brevi!
Ma l'avranno capito che abbiamo fame atavica di loro? O dovrei dire solo "ho"… senza accomunarti?
Insomma la loro presenza rende tutto più importante, allegro, profondo, vero. Sennò restiamo tu ed io a piangere tutto il giorno: vojo mammaaaaa!
E allora buon Natale!

Robin degli auguri

Lunedì, 25 dicembre 2006

Chi sei, dove sei, dove vai… e da dove vieni?

Strano davvero il tuo modo di presentarti… sei forse una persona che "va per le spicce"? Quattro domande - una di seguito all'altra - senza un saluto, senza dire nulla di te… e senza spiegare la valenza delle stesse: ironia? stupore? fastidio? rabbia?
Se quelle stesse domande me le avessi poste di persona so che non avrei avuto bisogno di chiarimenti. Ma noi due non ci conosciamo e - appunto - non conosco l'humus emozionale dal quale esse sono nate.
Ho pensato allora di non risponderti… almeno fino a quando non mi scriverai un'altra mail che potrebbe cominciare così:

Gentile Sully,
ho scoperto quasi per caso il tuo sito… e mi ritrovo qui a scriverti come se ti conoscessi da sempre. Mi dovrai scusare se capiterà che mi rivolgerò a te in modo diretto: noi due - è vero - non ci conosciamo… ma le parole condivise sono divenute comunità d'intenti: in esse mi ritrovo, e vi scopro tutto quello che - forse per paura - non ho mai avuto la forza di esprimere. Tu mi hai offerto questa opportunità: di condividere pensieri ed emozioni che da sempre abitano in me… anche se mai - prima d'ora - ne avevo avvertita così forte l'urgenza.
Questa mia per dirti che mi farebbe piacere se potessimo iniziare un cammino di conoscenza… anche così, per lettera, per dare la possibilità ad entrambi di condividere ciò che abita i nostri cuori.
Con riconoscenza… :-)

Lascia che mi diverti un poco, straniera… dopo tutti questi silenzi!
Mi ha comunque fatto piacere la tua lettera (il cui contenuto è praticamente il titolo di questa mia) perché ha stimolato e risvegliato la mia curiosità di sapere.
Un sorriso…

Sully

Lunedì, 25 dicembre 2006

Il buio e il freddo

Duro lasciare il letto caldo,
la sveglia, sentinella pronta,
e il buio adagiato su tutto.
Ultima speranza,
se cade la pioggia, ma…
Le prime pedalate,
il freddo agguanta,
morde le mani,
e sotto i guanti
urlano pietà.
Lasciar l'asfalto
e ritrovar la terra,
le foglie, i sassi,
i rami di traverso,
sterpi, fango ed erte,
il freddo è del passato.
Incontri rarefatti,
e poi il sentiero è un muro,
spingere a piedi e poi
di nuovo in sella.
Uno spiazzo assolato,
la bici contro un albero,
seduto al sole
a sorseggiar tè caldo.
Vette bianche lontane,
digradar azzurrino
su colline e paesi
sfumati tra nebbie delicate,
e solo cani
a infrangere il silenzio,
signore incontrastato
di terra, bosco e cielo.

Robin delle stelle

Domenica, 31 dicembre 2006

Le pietre di S. Damiano

Sono appena rientrato a casa da tre giorni passati ad Assisi con mia moglie… e quello che mio porto dentro - se così si può dire - è "lo sguardo" sul mondo.
Le pietre di S. Damiano Francamente non credo esista un posto carico di spiritualità come questo… ma se anche dovesse esistere io ancora non l'ho conosciuto!
Ho attraversato colline, e passeggiato lungo sentieri tra uliveti e macchie di rovi… e non ho fatto altro che pensare ad altri piedi, ad altri gesti, ad altri cuori molto più nobili del mio: così che anche ogni pietra diveniva segno - sacramento - di un altrove dove avrei voluto stare almeno per un poco.

Il fraticello della foto sembra attingere alle sorgenti della vita stessa, alle fonti dell'amore… come per chiedere la forza di condividerlo - e di donarlo - nel modo che anche noi un giorno, forse, ci sarà dato conoscere. Io non sono niente… ma se un giorno decidessi d'inginocchiarmi davanti a un uomo, quell'uomo sarebbe solamente Francesco.

Sully

[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]