Febbraio 2006

Lunedì, 6 febbraio 2006

Per chi vuol bene davvero!

Come pesano sulle spalle - stasera - i miei 45 anni. Avevo appena superato un lungo periodo di oscuramento dello spirito… ed eccomi ancora qui, a fare bilanci. A volte mi dico che sono stupido a starci male… ma subito dopo so che non potrebbe che essere così.
No, non mi aspettavo certo una tua definitiva chiusura amica mia, non in questo modo, non così… senza dolcezza. Ed è strano come le reazioni forti abbiano sùbito una risposta… quando invece ho atteso a lungo - negli ultimi tempi - un tuo saluto, un tuo sorriso. E mi hai scaricato addosso ogni colpa facendo di me l'artefice di questa distruzione, di questo annichilimento di un'amicizia.
Negli ultimi tempi pensavo a quanto fosse incredibile - e meraviglioso - riuscire a parlare con una ragazza; nella vita di tutti i giorni questo non è quasi mai possibile… per un'infinità di ragioni. Ma tu sembravi diversa… e avevi reso diverso anche me. Ma ancora tu, ora, lo rendi impossibile.
Credevo che nulla fosse impossibile… per chi vuol bene davvero!
Ma sicuramente mi stavo sbagliando…

Sully

Martedì, 7 febbraio 2006

Come

Come poter affidare lo sguardo
gonfio di parole
che fuggono
in fretta
fingendo.
Fingendo che tutto sia chiaro
che quel riflesso negli occhi sia semplice,
come lo stare con te
come vederti, come sorridere
dell'inutile spezzarsi
di ogni attimo
tra le mani
di ogni carezza che lenta
muore, in noi,
in un rassegnato, inevitabile saluto.

Erika

Mercoledì, 8 febbraio 2006

Quando si diventa grandi…

Sembra che io stia collezionando troppi addii ultimamente…
ma non è proprio così.
Tra le persone che mi scrivono (che non sono poi così tante) a chiudere la porta sei stata proprio tu… Ma come si possono rendere vani 3 anni di corrispondenza? Ed è a me stesso che lo chiedo questa volta…
Non importa come sia andata… credo che ormai non abbia più molta importanza; l'unica cosa che so è che volevo bene a quella ragazza… e so che mi mancheranno i suoi pensieri di giovane donna, quei pensieri che condivideva con me con semplicità e leggerezza. Ed era così bello poter sapere che anche a lei facesse piacere il raccontarsi.

Non ho ribattuto alle sue ragioni… e ho lasciato che riversasse su di me tutta quanta la sua rabbia. È una ragazza (continuavo a ripetermi) e le avevo promesso che erano i suoi bisogni - e non i miei - a essere importanti; e le avevo anche promesso che l'avrei lasciata andare senza resistenza qualora l'andare fosse divenuto per lei necessario. Ma quante cose desidererei dirle ora… per farle capire tutto quello che forse non poteva capire. Era come un gioco il nostro, un gioco fatto di pensieri, di parole a volte trattenute per pudore, per tenerezza… un gioco di emozioni.
Ma si vede che adesso - ora che è divenuta grande - non le va più di giocare.

Sully

Giovedì, 9 febbraio 2006

Posso fare altro?

Apro le ali alla mente…
posso fare altro?
Stringo l'immagine, ne accarezzo i contorni.
Unisco gli ultimi fili
annodo i ricordi, le definizioni, i lamenti.
Sfioro la superficie di te
che mi resta.
Posso fare altro?
Trattengo l'ultimo tuo alito
sorrido alle cose
piango le persone.
Amo della vita l'imprevedibilità
che scompagina, tracima.
Amo della vita… la vita.

Erika

Venerdì, 10 febbraio 2006

Vita (2)

Un bacio per dire addio - la vita -
un sorriso storto, dimenticato…
Un duro peso da portare…
talora lieve.
Sorda alle ferite inferte
ci trascina via con sé tra questi cieli,
tra silenzi di perduti ieri,
in luoghi dove non vorresti andare…

Sully

Domenica, 12 febbraio 2006

Sono venuto da te

Ma poi - questa vita - alla fine mi ha portato da te… e tutto - tutto quanto - assume ora un nuovo significato.
Ho deciso di iniziare a scriverti (che cosa ancora non so) quando è arrivato il tuo ultimo messaggio: "i miei occhi non potrebbero mai dirti addio". E quel "mai" (in questo caso per negare un evento negativo, ma pur sempre possibile) profuma di "sempre".
Diciamo tanti di quei sempre nella nostra vita (a volte senza accorgersene) senza nemmeno sapere se ci crediamo veramente. È una promessa - dire "sempre" - che ci piace sentire… ma molto meno fare. Chissà cosa scatta dentro di noi quando ci rendiamo conto di stare per assumere un impegno di questo tipo. E ci spaventiamo perché ci conosciamo, perché non possiamo giurare, oggi, che domani il nostro sentire sarà ancora lo stesso sentire, perché - fondamentalmente - sappiamo quando poco basti - uno sguardo, una luce nuova che accenda un'emozione in attesa - per ricrederci.
A volte sarei tentato di lasciare andare tutte queste "stronzate"; sarei tentato di guardare il mondo con occhi meno limpidi, con occhi più arrivisti e bramosi, sarei tentato di cogliere ciò che più mi soddisfa piuttosto che nutrire un credo da "signore".
Ma quando ti guardo, quando ti sento dentro, allora so che prima di pensarlo quel sempre - che mi tormenta e rode - spontaneamente rinasce, e con esso la promessa di un amore.
E se anche non so che ne sarà di noi… la promessa rimane.

Sully

Lunedì, 13 febbraio 2006

Il "Pavone" si confessa

Sembra che ultimamente io stia diventando bersaglio - un facile bersaglio per la verità - di "sottolineature" (fino a critiche franche) circa i contenuti di questo mio diario. Fin qui tutto bene: non sono infatti il tipo che si spaventa per cose del genere; ma (tengo a precisare) non sono neppure il tipo che va avanti per la sua strada senza tenere in debito conto osservazioni e consigli altrui. E se son qui - in rete - è perché desidero il confronto… e perché desidero raccontarmi. Ma sono anche consapevole (e spero lo siate anche voi) quanto questa scelta mi ponga in condizione di svantaggio rispetto a chi legge soltanto. Siete voi che mi "osservate", voi che mi guardate dentro: io questo non lo posso fare… se non siete voi a decidere di "incontrarmi".

Il primo scoglio da superare per chi legge un diario è valutare se ciò che viene detto possa essere rivestito - in qualche modo - di una qualche autorità: in questo caso autorità deve far rima con sincerità. Eh sí… perché non è un libro che si sta leggendo ma - appunto - un diario. Il secondo scoglio (ma non si tratta propriamente di uno scoglio) è se i contenuti e i concetti ivi espressi possano essere - in qualche modo - condivisi: e qui - è ovvio - entrano in ballo temperamenti, modi di pensare e di sentire diversificati, entrano in gioco modi di vedere, di sentire e di vivere la vita completamente differenti. Il terzo scoglio è la forza e, soprattutto, il modo con cui vengono sostenute le argomentazioni (sia che l'oggetto sia la politica, la religione, il sesso… o l'amore): ed è proprio qui che credo di prestare maggiormente il fianco ad eventuali critiche.
Il "modo" per dire una cosa!!! Ecco lo svantaggio di cui parlavo sopra… lo svantaggio di un "monologo" condiviso. Credete che non ci abbia mai pensato? Credete che non abbia mai cestinato dei testi solo perché mi sembravano un tantino (o francamente) arroganti? O magari appena autocelebranti? Certo, può capitare di non accorgersene sempre: ma anche per questo esistono gli amici, no? E chi mi scrive, spesso lo fa non per il gusto della critica ma perché desidera condividere qualcosa, perché riconosce un sentimento o un'emozione comuni… e vuole rendermene partecipe. E chi mi scrive, spesso è aperto al dialogo… Ecco perché ringrazio quella ancora "acerba" amica (acerba perché siamo appena agli inizi) che mi paragona a un pavone che ammira la sua splendida coda. E lo fa con parole pacate, gentili (ecco qui il "modo"): ma l'immagine resta, come scolpita nella mente, l'immagine di un redivivo Narciso. E la ringrazio soprattutto perché ha avuto il coraggio di manifestarmi un'impressione così forte all'oscuro di quella che avrebbe potuto essere la mia reazione. Ma se anche una reazione c'è stata non è stata affatto nel segno di una chiusura.
Un sorriso.

Sully

Mercoledì, 15 febbraio 2006

Ich bin der Welt abhanden gekommen

Sono ormai perduto al mondo
col quale pure ho sprecato gran tempo;
così a lungo non ha più saputo nulla di me,
che può ben pensare ch'io sia morto!
Ma non m'importa nulla
che mi creda morto.
E non posso neppure contraddirlo…
perché davvero sono morto al mondo.
Sono morto al frastuono del mondo,
e riposo in un posto silenzioso!
Vivo solo nel mio cielo,
nel mio amore, nel mio canto.

Friedrich Rückert

Mercoledì, 15 febbraio 2006

Negozio di Mariti

A New York hanno aperto un nuovo negozio dove le donne possono scegliere e comprare un marito.

All'entrata sono esposte le istruzioni su come funziona il negozio:
- Puoi visitare il negozio SOLO UNA VOLTA
- Ci sono 6 piani e le caratteristiche degli uomini migliorano salendo
- Puoi scegliere qualsiasi uomo ad un piano, oppure salire al piano superiore
- Non si può ritornare al piano inferiore

Una donna decide di andare a visitare il Negozio di Mariti per trovare un compagno.
Al primo piano l'insegna sulla porta dice:
Questi uomini hanno un lavoro… La donna decide di salire al successivo.

Al secondo piano l'insegna sulla porta dice:
Questi uomini hanno un lavoro e amano i bambini… La donna decide di salire al successivo.

Al terzo piano l'insegna sulla porta dice:
Questi uomini hanno un lavoro, amano i bambini e sono estremamente belli… "Wow" pensa la donna, ma si sente di salire ancora.

Al quarto piano l'insegna sulla porta dice:
Questi uomini hanno un lavoro, amano i bambini , sono belli da morire e aiutano nei mestieri di casa. "Incredibile!" esclama la donna, posso difficilmente resistere!… Ma sale ancora.

Al quinto piano l'insegna sulla porta dice:
Questi uomini hanno un lavoro, amano i bambini, sono belli da morire, aiutano nei mestieri di casa e sono estremamente romantici. La donna è tentata di restare e sceglierne uno. Invece decide di salire all'ultimo piano.

Sesto piano: sei la visitatrice N° 31.456.012 di questo piano, qui non ci sono uomini! Questo piano esiste solamente per dimostrare quanto sia impossibile accontentare una donna… Grazie di aver scelto il nostro negozio.


Di fronte a questo negozio è stato aperto un Negozio di Mogli.

Al primo piano ci sono donne che amano far sesso.
Al secondo piano ci sono donne che amano far sesso e sono ricche.

I piani dal terzo al sesto NON SONO MAI STATI VISITATI!

(Leggenda metropolitana)

Venerdì, 17 febbraio 2006

Scusa

Penso alle dita agili
mentre corrono veloci sui tasti,
ciò che ti spinge
è la voglia di comunicare
il desiderio di esprimere:
un pensiero,
un sogno,
una passione,
un anelito.
Hai teso la mano,
forse un impulso di un momento,
il piacere di un sorriso.
La mia imperizia,
mi fa scambiare il messaggio
per un virus,
rapido lo elimino.
Riflettere e accorgersi dell'errore,
purtroppo ripetuto,
passa del tempo…
Mortificato,
e la tua mano tesa
resta lì,
ignorata inconsapevolmente.
Non ricordo il tuo nome,
troppo breve
l'incontro,
solo una parola di un titolo:
"Fantasia".

Robin delle stelle

Domenica, 19 febbraio 2006

Die zwei blauen Augen von meinem Schatz

Blümlein blau! Verdorre nicht!
(Non appassire, caro fiore azzurro!)


I due occhi azzurri del mio tesoro
lontano nel mondo mi hanno mandato.
Ho detto addio al luogo che più adoro:
occhi, occhi azzurri! perché mi avete guardato?
Dolore e sofferenza avrò in eterno!

Uscii nella notte silenziosa,
nel silenzio dell'oscura brughiera.
Nessuno disse: "Addio!". Nessun commiato.
Amore e pena i miei soli compagni!

Lungo la strada un tiglio si leva:
là, finalmente, in sonno riposai.
Sotto il tiglio, che fiori come neve
su me versava, io dimenticai
come la vita fa male…
e tutto fu di nuovo bello!
Tutto! L'amore e la pena,
e il mondo, e il sogno!

Gustav Mahler (Dai "Lieder eines fahrenden Gesellen")

Lunedì, 20 febbraio 2006

Murales

Quando due persone parlano insieme, in genere è perché lo desiderano, perché lo vogliono. Ed è stato così tra di noi: un desiderio di comunicare - di condividere - che da omolaterale è divenuto - non senza qualche fatica - reciproco.
Ora però, ora che hai deciso di non continuare più questa corrispondenza (per motivi che mi nascondi ma che - forse - posso riuscire a immaginare) sono qui… a tentare di dare un senso a questo bisogno che ho di te.
Alcuni giorni fa ho ricevuto per email queste parole: "Abbiamo quasi le stesse primavere e forse la stessa inquietudine, la stessa voglia di ricerca. Ma cosa cercare?" Una domanda, questa, che mi ero già posta almeno un centinaio di volte. Ma non è tanto il "cosa" cercare che mi "preoccupa", quanto il "perché" di questo mio bisogno di farlo. Gli ho risposto così: "Che cosa cercare mi è chiaro in testa (corrispondenze, comunanze, affinità… e amicizia). L'importante (e il difficile) è rimanere quello che si è… anche a costo di perderla l'amicizia. La persona che cerca è - giocoforza - un tantino inquieta… ma ciò che veramente conta non è tanto la ricerca quanto lasciare la porta socchiusa, sviluppare e sostenere la pazienza, e non perdere mai la speranza. Alla fine - ciò che davvero conta - è credere nell'amicizia… e credere in essa fino in fondo. Ma a volte - non te lo nascondo - è davvero, davvero difficile".
Ma così credo di aver risposto soltanto a metà - in un modo che non mi soddisfa pienamente - al perché di questa ricerca. E si vede che questa mia inquietudine per un'amica che tace è così palese che una giovane donna non ha esitato a scrivermi queste parole: "Hai bisogno di una nuova amica Sully? Per abbracciare l'illusione che l'assenza della tua faccia meno male? Le persone ci feriscono quando ci aspettiamo troppo da loro. Ma i sentimenti li nutriamo noi, e spesso sopravvivono molto più a lungo dei nostri rapporti, accompagnandoci oltre". Considerazioni illuminanti queste… che mi hanno fatto pensare a tantissime cose, alle tante parole dette, e ai pensieri avuti in questi ultimi tre anni.
Io sento, so che dovrei chiudere questa porta una buona volta… ma come faccio a lasciar fuori anche il cuore?

Sully

Mercoledì, 22 febbraio 2006

Prima di sapere…

Abbiamo scelto due vite diverse
prima ancora di sapere…
di sapere di questo amore.

E cosa ne sarà di noi domani?

Sully

Venerdì, 24 febbraio 2006

Prima di sapere… (Lettere a Thomasine)

Con le parole della tua amica che ancora mi risuonano dentro inizio a scriverti - mentre tu sei ancora in treno - spinto da una ridda di sentimenti contrastanti e da emozioni che si accavallano. Il termine usato sarcasticamente da qualcuno (commentando i miei ultimi pensieri) è quello di "uomo confuso"… E stasera è proprio così che mi sento, confuso da questo amore che si contorce dentro fin quasi a farmi star male, confuso da immagini di possessione e di gelosia che lottano con la pacata soavità e dolce consapevolezza di questo amore che ci lega. Ma perché deve essere così difficile per me rimanere tranquillo?
Proprio ora mi dici che non potrò esserci nemmeno stasera - e io so che non potrò esserci nemmeno le sere a venire - per un saluto di una notte serena.
Abbiamo scelto due vite diverse prima ancora di sapere di questo amore. E cosa ne sarà di noi domani?
A volte esagero (lo so) nel voler analizzarti - e nel voler analizzarmi - correndo il rischio di sezionare su un tavolo operatorio anche il miracolo di quello che ci sta succedendo. La perfezione non esiste, penserai… Eppure, se questo amore non desiderasse essere perfetto - se non desiderasse almeno sfiorarla la perfezione - so che non potrà che farci del male.

Stasera sono decisamente "fuori". No - ma che dico - stasera sono solo fragile, fragile perché ti amo, fragile perché ho un bisogno immenso di te. Quando ci vediamo sembra che tutto sia così "ordinario", così normale… quasi ci fossimo salutati qualche attimo - e non giorni - prima. Ma sono talmente sconvolto, invece, quando mi sei vicina!… sconvolto come se qualcuno avesse il potere di portarti via da me. Ma da "fuori" tutto questo non sempre si vede…
Domani - quando avrai letto questa mia - noi ci saremo già sentiti e salutati… e un sorriso già avuto forse basterà a cancellare la malinconia di questa pagina.
Me lo auguro davvero.

François (Sullivan, Lettere a Thomasine)

Domenica, 26 febbraio 2006

Per poterti parlare…

Ciao amica mia,
non ti nascondo una sottile agitazione mentre inizio a scriverti… come se fosse l'ultima possibilità che ho per farlo. Ma ho deciso di ignorare questa paura… e parlare a te come ho sempre desiderato e voluto: in sincerità e amicizia.
La cosa che sempre mi ha colpito in te è la capacità di ascolto e la curiosità per alimentarla in una donna così giovane. Ho sentito che potevi ascoltarmi ma - più importante - che potevi anche capirmi. Ho imparato a desiderare e attendere che anche tu volessi farlo con me. Ed è successo. Così ho imparato a volerti bene. Non hai fatto nulla - e io neppure - per far sì che questo succedesse: è successo e basta… ma io non me ne vergogno!

Ho trascorso questo fine settimana in montagna (finalmente io e mia moglie siamo riusciti a trovare un posto per convincere nostra figlia di 16 anni a seguirci - desiderava pattinare sul ghiaccio). Non andiamo quasi mai da nessuna parte… e spesso per ragioni non dipendenti dalla nostra volontà (i figli adolescenti sono un vero - ma sempre amorevole - "disastro"). Come già ti dissi, parlare con i figli - soprattutto a questa età - non sempre risulta facile. E a me mancano le sue confidenze (non quelle più intime che si dicono alla mamma): mi mancano i pensieri e le insicurezze che la turbano, mi mancano i suoi sogni, quei sogni che vedo scorrere nei suoi occhi ma che non so decifrare se lei non parla, mi mancano i suoi abbracci e i suoi saluti quando alla mattina presto parte per andare a scuola.
Ma sono felice - e non ti so dire quanto - quando a volte qualcosa succede, quando mi dice "babbo" (perché è così che mi chiama) e mi chiede "prudentemente" (ha un po' paura a chiedere) qualcosa… Ma a volte - dopo tanti silenzi - mi verrebbe voglia di non ascoltarla (per una forma di "ripicca" credo): solo che quando l'ho fatto, poi me ne sono sempre pentito!
Riesci a immaginare noi due con i pattini ai piedi? Ho dovuto farlo… l'avevo promesso! Così ho inforcato quelle lame sulle quali sembrava quasi impossibile reggersi (anche se ho trascorsi su pattini a rotelle) e mi sono buttato. Piano piano ho preso confidenza (non è poi così difficile mi son detto) e ho cominciato ad allontanarmi dalla balaustra "protettiva". A quel punto lei mi chiede se posso darle la mano - "così mi sento più sicura" mi dice - e cominciamo a girare insieme. La sua mano fredda dentro la mia… e insieme che zizzaghiamo tra la folla di bambini che, nel frattempo, invadono la pista. Mia moglie è fuori che ci guarda: e già immagino i suoi pensieri… lei che si preoccupa di questa distanza che talora ci separa. Ma ora siamo assieme, mano nella mano, che voliamo liberi su una superficie sì pericolosa, ma che ci regala momenti di insperata libertà, momenti di condivisione e di leggerezza.

Ho pianto così tanto la sera… lacrime di tensione che raccontavano quanto poco basti per essere felici… e quanto poco basti per rovinare tutto quanto.
Qualche ora fa, invece, abbiamo fatto un po' di sci da fondo. In quello lei si sente più sicura, e ho lasciato che andasse da sola; così sono rimasto a guardare, ma talora l'ho accompagnata.

Ora sono a casa… e ho trovato una donna ad aspettarmi, una donna che dice di "essere stata dannosa per me!". Ma forse quella stessa donna non sa di aver riempito il mio cuore di leggerezza, di aver acceso curiosità, stimolato pensieri, suscitato emozioni; e di avermi fatto sorridere… e qualche volta anche penare!

Ma se ora quella donna pensa che per lei sia arrivato il tempo di andare, io credo che dovrò soltanto avere coraggio… il coraggio di lasciarla andare.

P.S. So di non aver risposto (almeno per ora) alla tua domanda "Voglio sentire quello che hai da dirmi"… Ma so che l'unica risposta possibile è che io continui a raccontarmi, così come mi chiedesti quando una volta mi dicesti "Parlami!".
Quella era allora la tua richiesta… ma in essa è racchiusa tutta quanta la "nostra storia".

Sully

Lunedì, 27 febbraio 2006

Quante domande!…

Non sempre è facile essere investite di un ruolo che ci sembra più grande di noi, o che ci scuote dentro mille domande le cui risposte sono difficili da accettare anche solo da noi.
Quante volte di fronte alle tue splendide parole si ha come l'impressione che non ci possa essere un confronto; probabilmente tu non giudichi - è vero - ma il giudizio più grande a cui dobbiamo rispondere è il nostro: siamo così crudeli con noi stesse!
Quante volte la ragione ci capovolge il significato delle nostre emozioni! Perché - se un'emozione ci rende liberi - la nostra ragione spesso c'imprigiona?… Perché abbiamo così paura di aprire il nostro cuore? Forse per il timore di sbagliarci… o di non essere comprese. Quante domande!…
Che cosa vedrà mai in me Sully? Perché pensa che io sia diversa o che sia migliore? Ed è proprio certo di non avermi scambiata per una chimera lucente?…
Quante insicurezze in una ragazza che si trova a vivere in un mondo che non le appartiene fino in fondo e che ha trovato uno spazio di comprensione via web… Quanto difficile, Sully, è cercare di spiegare cosa succede nel cuore di una ragazza!… una ragazza per la quale tu rappresenti, forse, il suo piccolo mondo segreto… E chissà quanti pensieri ti avrà rivolto senza aver avuto il coraggio di rendertene partecipe.
E perché questo? Perché quella ragazza sta solo cercando il suo tempo…

Una ragazza

[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]