Dicembre 2004

Giovedì, 2 dicembre 2004

Muy linda

Come una delicata armonia - come una morbida e tiepida brezza - mi raggiunge il tuo pensiero, stasera.
Non ho mai voluto credere che un giorno avrei potuto dimenticarti (e ho avuto ragione nell'affermarlo)... ma per molto tempo - un tempo che ancora perdura - i lunghi silenzi, portati dentro come fardelli, sembravano aver oscurato questa certezza.
Quante volte - lo confesso - abbiamo discusso sul significato di questa nostra amicizia... così tante volte che sembrava, quasi, volessimo scongiurare il tempo dell'inevitabile lontananza e dell'abbandono. E ora che questo tempo sembra essere dolorosamente arrivato tu giungi a trovarmi su strade sconosciute, quasi inaspettate... riprendendo possesso di me.
Quante volte mi son chiesto - ed è successo anche stasera - che cosa sia veramente l'amicizia, che cosa essa rappresenti per la vita di una persona, quali effetti e benefici essa porti con sé, e se - in qualche modo - se ne possa fare a meno. Ma mentre sto così ragionando - e nel medesimo tempo scrivendo al pc - vengo raggiunto dalle note in sottofondo di una Gagliarda di Holborne dal titolo "Muy linda"... muy linda dunque, come l'amicizia!
In effetti credo di non avere la capacità o, forse, la volontà di confezionare per iscritto una definizione adeguata di amicizia (a questo riguardo ci ha già pensato la Yourcenar); ma, anche se non sono poeta, so bene quello che sento... un sentire, però, da cui nasce un rammarico, il rammarico di non poterlo comunicare a nessuno che già non sia un amico.
Che cosa, comunque, potrei ugualmente tentare di dire? Che l’amicizia è come un tenero moto dell’animo che mi consente di ricordare e di volare - di quando in quando - fino a te? Che un’amicizia nasce soltanto nel momento in cui uno sguardo distratto diventa subito attento?... quando, cioè, l’immagine sfocata del mondo che spesso ci portiamo dentro, d’un tratto si focalizza su un oggetto - per noi non comune - rendendoci così luminosi e intangibili? Che l’amicizia - come l’amore - cambia e rivoluziona ogni sentire e, così facendo, trasforma “irrimediabilmente” le nostra vite?

Per ora - ora che non ci sei per poter condividere questi pensieri - devo accontentarmi di “ricostruire” il tuo sorriso dentro di me. Ma una certezza comunque permane… la certezza di comunione tra due spiriti che sono - e rimarranno - legati.

Sully

Domenica, 12 dicembre 2004

Una breve conoscenza

Ci siamo incontrati,
sfiorati.
Insieme qualche risata,
e un ricordo:
una mite serata,
un prato,
alcune sedie sul prato,
il fascino della notte,
discorsi, speranze, programmi, foto;
a riempire uno spazio
l'attesa di una partenza,
la nostra.
Uno serata semplice,
incantevole.
Ti ricorderò così.

Buon viaggio Argirò.

Robin delle stelle

Venerdì, 17 dicembre 2004

Pioggia d'autunno

Ora, lasciato il paese, la strada continua a salire addentrandosi nel bosco.
Comincia a piovere, poche gocce che, pedalata dopo pedalata, evolvono in pioggerella fitta e continua.
La quiete si protrae con l'assenza di auto; l'umidità, la pioggia, le foglie sull'asfalto creano un'atmosfera seducente, da vecchio libro sussidiario.
La fatica dello sforzo è compensata da tutto ciò in cui sono immerso; la pioggia non è un fastidio, è un elemento dell'autunno, un completamento, deve esserci.
Continuo a salire immaginandomi ciclista di tempi passati, con quel po' di eroico per le avverse condizioni; interprete romantico di una passione che scioglie i nodi della fantasia; osservatore di una natura che stimola pensieri troppo piccini per un evento così affascinante.
Mi confondo con gli alberi, con le gocce; divento suono di foglie schiacciate, odore di erba bagnata, fanghiglia, e tutto ciò mi invade, mi amplia, mi sublima, e sono un frammento di un immenso indescrivibile.

Robin delle stelle

Sabato, 25 dicembre 2004

Sogno d'amore

C'è un luogo dove si accumulano
le promesse d'amore?
Incise nel legno,
graffite sui muri,
sussurrate nel buio,
vergate su carta,
dove finiscono
quelle frasi,
quegli intenti
di unioni indistruttibili?
Io so dove finiscono,
purtroppo.
C'è un macero,
un abisso dove,
ogni giorno,
camion stracarichi
depositano
quei sogni d'amore.
E una macina enorme,
in perenne movimento,
li distrugge,
li trasforma in poltiglia.
Ma la perfezione non esiste.
Ogni tanto, qualcosa,
sfugge al proprio destino,
e rotolando tra le rocce,
fuori del macero,
tra salti, capriole,
evoluzioni,
termina la sua pazza corsa
in un ruscello.
Prosegue navigando,
affrontando flutti, gorghi
e anse tranquille,
fino a che viene raccolto;
mani gentili lo asciugano,
lo scuotono,
ne affidano la cura
ad un soffio di vento,
per consegnarlo
a chi gli diede forma.

Mentre girovagavo,
inconcludente,
per strade polverose,
ho raccolto da terra
un vecchio biglietto,
la grafia mi sembra nota,
familiare,
anche se antica.
È un sogno d'amore,
è dedicato a te.

Robin delle stelle

[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]