Novembre 2004

Lunedì, 1 novembre 2004

Silenzio di un amico

I tuoi silenzi,
intervallati da spazi
sempre più lunghi.
Un'assenza che si protrae,
che pesa.
Nelle tue righe malinconiche,
trovo un po' di me.
Nelle aspirazioni deluse,
nel vagare del tuo sguardo
sulla sublime bellezza
della natura che ci circonda,
lenisco i mali
della mia irrequietezza.
Nell'attenzione che poni
nell'esaltare i pensieri più semplici,
le cose schiette e genuine,
ti riconosco
amico,
ti sento vicino.
Langue il palco,
deserto e triste.
Lo scarso pubblico,
fedele e attento,
piange la presenza
di un vuoto,
transitorio
da troppo,
lungo,
tempo.

Robin delle stelle

Fregio

Se le parole non bastano…

Oggi ho visto in TV il film tratto dal libro che amo di più: "Possessione", di Antonia Susan Byatt. E non ripeterò qui il solito ritornello di come - quasi sempre - un film non possa mai esaurire del tutto le profondità di un testo. Ma so che guardandolo ho ripercorso, rivivendole, le infinite emozioni provate nel corso della lettura. Ed ora sono qui, seduto sul terrazzo, con in mano la poesia di un amico che si lamenta per un silenzio che si protrae troppo a lungo... e sono sconvolto! Sconvolto e turbato dal mio stesso silenzio, dalle immagini del film che fanno turbinare le pagine della memoria accavallando pensieri, sentimenti e sensazioni, ridestandoli da un lungo sonno; sconvolto perché un nonnulla è bastato per risvegliare tutto quello che avevo messo faticosamente a tacere... forse per non subire continuamente i prepotenti attacchi di questa mia esuberante sensibilità che non fa che scontrarsi - a volte dolorosamente - con una realtà ben diversa da quella interiore.
Ma avevo anche dimenticato quanto possa essere dolce una lacrima... e una poesia è bastata a ritrovarla.

Sully

Domenica, 14 novembre 2004

Ed è già domani

Un delicato ordito di suoni – mirabile trama, ed ineffabile – mi strappa dalle distratte dita del quotidiano conducendomi fino alle soglie dello stupore. La “dulcedo et subtilitas” degli antichi maestri – nell'arte della musica e della retorica – ha sempre trovato in me un terreno particolarmente fertile... anche se, in verità, non saprei del tutto dire quali siano stati i frutti. E con questi non intendo soltanto la capacità di suonare uno strumento ma, piuttosto, quale possa essere il retaggio di affinità e di passioni così sconvolgenti per il mondo interiore di una persona.
Io so soltanto che quando mi capita di ascoltare della buona musica è come se mi riappropriassi di me stesso, come se mi ritrovassi dopo un lungo cercare, come se ridiventassi cosciente dopo un sonno senza sogni o, semplicemente, come un ricordare di non essere fatto soltanto di nervi e di sangue. È come una lunga storia d'amore che nessuno apparentemente vede, ma che ti trasforma dal profondo... e ti cambia per sempre.
Ecco allora che il fine contrappunto del “Ricercare” di Girolamo Frescobaldi diventa metafora della vita, con il suo contraltare, con i suoi intrecci e i suoi continui scambi di registro tra le voci. Certo, se il primo è perfetto la stessa cosa non si può sempre dire per la seconda. Ma ciò che veramente importa è esserne coscienti, diventando così protagonisti e costruttori di un divenire attivo, desiderato, voluto... e non del tutto subìto. Certo, la vita non è come l'arte... ma da quest'ultima dovrebbe almeno attingerne i principi.

Ora però ogni eco dei “Fiori musicali” frescobaldiani è ormai spenta e il silenzio avanza inesorabile... come la notte.
Ed è già domani.

Sully

Mercoledì, 24 novembre 2004

Aeroporto

Un'attesa lunga,
di ore.
Un'attesa solitaria,
in attesa di un aereo.
L'impersonalità,
la freddezza di un luogo,
in cui non si incontrano persone,
ma corpi vuoti,
foderati d'abiti.
Entità evanescenti,
racchiuse nei propri pensieri.
Anche il vocìo di bambini
sembra privo di calore,
come sterilizzato.
Un desiderio ci accomuna,
la voce dell'altoparlante
che annuncia la partenza del tuo volo.
Con il sole che ha iniziato
la sua corsa verso il crepuscolo,
i tavolini di McDonald's
si popolano di rumori.
E il pensiero torna indietro,
di pochi giorni,
la partenza,
al buio di una mattina
ancora stellata,
l'aria fredda,
il vento penetrante,
pochi volti di lavoratori
più che mattinieri,
un forte slancio di averti vicina,
una voglia repentina,
sorprendente,
inspiegata.
Si accendono le luci sulle piste,
la sera ci viene incontro rapida,
e sfoglio la mente,
alla ricerca di qualcosa
che mi ha lasciato
questo breve viaggio.

Un villaggio,
sulle pendici dell'Atlante marocchino,
uno come altri.
L'essenzialità fatta vita.
Case prive di acqua corrente,
ma il fiume è là.
I prodotti della terra,
sono cosa comune,
il forno per il pane,
si utilizza a turno.
Una donna, al fiume,
lava i panni,
un bambino le gioca vicino.
Bambini più grandi ci assalgono,
a frotte,
circondano i fuoristrada,
da cui sporgono mani
che dispensano caramelle,
contese, disputate.
Coppie di asinelli magri
trascinano aratri
su terreni pietrosi,
guidati da vecchi,
immagini di altri secoli,
foto d'epoca viventi.
Ti fermi a pensare.
La vita concede loro
poche cose,
ma regala il tempo,
per sedersi a bere thè alla menta,
per scambiare parole,
per ritrovarsi,
per pregare.
La stessa vita
ci riconosce molte cose.
Ma ci siamo fatti rubare
il tempo
di chiedere
come stai?

Robin delle stelle

[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]