Ottobre 2004

Domenica, 3 ottobre 2004

In sogno

Sto viaggiando sul sedile posteriore di un'auto.
Dentro l'abitacolo oltre a mio fratello, che guida, mia madre, una mia sorella e l'improbabile presenza di mio padre, non in vita da una dozzina d'anni.
Come quando eravamo ragazzi, mio fratello ha una guida veloce, corre.
I luoghi li riconosco: un tratto autostradale, poche decine di chilometri a nord di Roma.
Evita un contatto con un motociclista, con una manovra azzardata, piombando sulla discesa successiva a velocità elevata.
Come in un sogno (ehi, ma questo è sogno!), esco dall'auto e osservo la scena dall'alto, e vedo il veicolo proseguire troppo velocemente, sbandare, perdere la direzione, continuando la sua irragionevole corsa al di là del guard rail, tra ribaltamenti e urti, verso il fondo di una scarpata, dove termina la sua energia, tornando nella posizione con le quattro ruote sul terreno, in piano.
Dopo qualche istante li vedo scendere, lentamente, dall'auto. Sono solo quattro, manca il mio "io".
Non mi avvicino, non oso, per non avere la conferma di ciò che immagino e temo.
Si allontanano di pochi passi e li vedo, e ascolto le loro voci.
Mi avvicino chiamandoli, non mi odono. Alzo il tono, e niente. Urlo che sono qui: non si accorgono di me.
Una figura lieve si è avvicinata, la percepisco solo io.
È leggera e svolazzante, osserva incuriosita: è una figura femminile.
La sua apparizione smorza per un momento la mia preoccupazione.
Torno, con l'attenzione e il corpo, dai miei.
Cerco un contatto che trovo stringendo un braccio a mia sorella. Stringo, aumentando man mano l'intensità della stretta, con l'approvazione silenziosa di quella presenza. Serro quel braccio con tutta la forza, disperato.
Vengo percepito, ne stanno parlando.
Faccio lo stesso con mamma.
Nelle loro frasi colgo la rassegnazione, l'ineluttabilità dell'accaduto.
Sento l'energia della mia stretta diminuire, affievolirsi, gradatamente svanire.
Le mie mani non stringono più.
Non rispondono agli impulsi ricevuti.
L'unico contatto sparisce. La mia disperazione, sorda, si amplifica, trasformandosi dapprima in rabbia, e poi in accettazione dell'accaduto.
I miei, silenziosi, si allontanano lentamente.
Resto là, attonito, sperduto, spaurito.
Urlo dentro me "E ADESSO COSA FACCIO?".
La figura femminile mi risponde silenziosa, "decidi la direzione verso cui andare, e vedrai che ti muoverai senza sforzo: è semplice, prova!" e si allontana in un'atmosfera irreale, verso un cielo limpido e luminoso.
Solo.
Solo con i timori dell'ignoto che mi attende.
Solo con i cauti spostamenti aerei.
Solo, con la realtà che mi riporta di qua da un sogno.

Robin delle stelle

Martedì, 19 ottobre 2004

Deserto di Yehuda

Lo stupore di un deserto di pietra.
Rilievi che si susseguono, uno diverso dall'altro. Consumati dal vento. Segnati, incisi, forse da antichi corsi d'acqua.
La bellezza, con l'aridità dei luoghi, fa smarrire le parole.
Restano emozioni inespresse.
Fermiamo l'auto. Ondate di calore ci assalgono bollenti.
Su una delle tante sommità arrotondate, un cippo ed una croce.
Alla loro ombra un beduino è intento a preparare il thè. Due bambini, suoi figli (?), giocano con niente.
Più in là, un cammello, vestito per turisti, osserva annoiato.
Nessuno ci guarda, non ci reputano interessanti.
Sul fondo, tra pareti ripide e scoscese, un'oasi.
Un monastero, addossato alle rocce, emerge con le sue incredibili cupole azzurre, risaltanti sul marrone e sull'ocra che lo circonda.
Segnali di vita si scorgono da greggi di capre, ma dei loro pastori, beduini, nessuna traccia.
Uno dei bambini ci segue alla macchina.
Le monetine che riceve lo lasciano indifferente, quasi un fatto dovuto.
Il dono di un frutto, che avevamo con noi, fa sbocciare un sorriso: è contento.
Il saluto che ci manda con la mano, ci accompagna fino alla curva dietro cui l'auto sparisce.
L'incanto del deserto torna ad avvolgerci, mentre muti proseguiamo il viaggio.

Robin delle stelle

Lunedì, 25 ottobre 2004

Gerusalemme

Gerusalemme, sono le pattuglie di soldati ai quali chiedi la strada, di notte.
Gerusalemme, sono un gruppo di arabi che ti dicono di lasciare pure l'auto in divieto di sosta, tanto è la festa ebrea di Sukkot, quindi domani niente multe.
E se pure la trovassi, la puoi stracciare, tanto l'auto è a nolo, no?
Gerusalemme, è una giornata di sole abbagliante, che ti fa sudare lungo il percorso delle antiche mura.
Gerusalemme, è un arabo con il quale discuti animatamente, perché pretende duecento shekels per mezz'ora di visita guidata.
Gerusalemme, sono i pellegrini che seguono la Via Crucis, trascinandosi dietro una croce di legno.
Gerusalemme, è il colore bianco accecante dei suoi palazzi di pietra, delle sue strade di pietra.
Gerusalemme, è la bellezza nuda e silenziosa del Cenacolo.
Gerusalemme, è il silenzio che urla, nelle foto e negli oggetti, dei deportati al museo dell'olocausto.
Gerusalemme, sono le preghiere sommesse o declamate, dagli ortodossi al muro del pianto.
Gerusalemme, è la polizia che blocca l'accesso alle moschee.
Gerusalemme, sono squisite spremute di melagrana colore del sangue.
Gerusalemme, è l'emozione di osservare la cella che vide rinchiuso Gesù la sua ultima sera.
Gerusalemme, è il cortile di una chiesa, dove il tempo non scorre più, e dove domina il colore viola delle bouganville.
Gerusalemme, è un ragazzo, venditore di cartoline, che apre il portafogli per mostrare le foto di cugini canadesi, e la multa ricevuta per il suo lavoro abusivo.
Gerusalemme è il monte degli Ulivi, che guarda la città vecchia che si distende tra cupole e minareti, tra basiliche e campane.
Gerusalemme è il muezzin che intona le preghiere, alle tre del mattino, prolungando la veglia di una notte insonne.
Gerusalemme, è mercanteggiare all'infinito nel suq arabo.
Gerusalemme, sono gli ultra ortodossi, cappello e vestito neri, sotto un sole che incendia, barbe incolte, lunghi boccoli che pendono dai lati della testa, passi veloci e seguito di giovani mogli e tanti figli.
Gerusalemme, sono i bambini arabi che tornano da scuola la domenica.
Gerusalemme, è una sequenza continua di terrazzi, serbatoi e parabole satellitari.
Gerusalemme, è quell'odioso muro che avanza, sinuoso e strisciante, per separare corpi e anime di questa incredibile città.
Gerusalemme, è la basilica del Santo Sepolcro, affollata di persone, illuminata da lampi di flash, violata nella sua riservatezza, da cellulari che trillano.
Gerusalemme, è la basilica del Santo Sepolcro al mattino, avvolta nel silenzio e nella meditazione di chi cerca un contatto più profondo, un'emozione più intima con le suggestioni del luogo.

Robin delle stelle

[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]