Giugno 2004

Sabato, 5 giugno 2004

Il silenzio

A volte è esplicito quanto e più delle parole.
Ma è sempre e solo silenzio.
Lo cerchiamo, per nasconderci in esso. Per riflettere. Per ascoltare i nostri pensieri, e per farli affiorare dal pantano in cui si muovono.
Lo sfuggiamo per non vedere. Per non sentire ciò che non desideriamo. Per non soffermarci su cose che ci possono dare difficoltà, o per evitare confronti spiacevoli.

Il silenzio è affascinante trovarlo in un bosco, in una radura, sulla sommità di un'altura o lungo le rive di un corso d'acqua.
Il silenzio ti avvicina al cielo, all'assoluto.
Il silenzio ti fa osservare le nuvole donando una sensazione di grandiosità, di immensità del creato, e nello stesso istante la nostra dimensione diviene talmente piccola, da sentirci come formica davanti ad una montagna, un senso di inanità ci avvolge, l'orgoglio umano si ritira in un angolo.
Il silenzio.
Ascoltalo, ti parla.
Il silenzio.

Robin delle stelle

Sabato, 12 giugno 2004

Dentro il cuore di Maia

Ciao Daniel,
queste righe vorrebbero chiederti che cosa sta succedendo alla nostra amicizia, ma non sarà così. Mi dici che sei stanco, anche psicologicamente, e di questo mi rammarico e mi dispiaccio soprattutto per non avere la possibilità di alleviare questo tuo problema. Tu mi dici il contrario... ma, in qualche modo, mi sento responsabile del tuo malessere ed ora non vorrei davvero che ciò divenisse il problema principale.
Nelle nostre ultime e, a quanto sembra da parte tua, poco desiderate conversazioni telefoniche c'è sempre un motivo per cui, alla fine di una mia domanda, il tuo telefono risulta scarico o il segnale viene a mancare. Che sfortuna... in questo modo non riesci mai a darmi una risposta! Ma è lo stesso perché, in fondo, conosco il tuo affetto per me e di questo sono felice ed orgogliosa. Così, tesoro, se stai cercando quella tranquillità in qualche modo perduta e se ti necessita un po' di tempo per non pensare o, al contrario, per farlo troverò il modo di non invadere il tuo spazio, spazio che fino a ieri sembravi desideroso di condividere anche con me.
Sì, da parte mia non sarà spontaneo non cercarti e questo tu lo sai ma, se devi trovare la tua serenità perduta, spero in questo modo di aiutarti in nome di un'amicizia che sento profonda ma non limitante.
Ti prego comunque di non nascondermi, per paura di farmi soffrire, pensieri che siano rivolti a modificare o a limitare ciò che fino ad ora siamo stati l'uno per l'altro. La verità, in una situazione di bene reciproco, è sempre la scelta migliore.
Come ho avuto modo di dirti più volte al telefono io sarò qui con la mia disponibilità, il mio sorriso, la mia voglia di ascoltarti e di parlare. Non posso offrirti che questo mio modo d'esserti amica. Ma ti basterà?

Maia

Fregio

Ciao Daniel!
Mi piacerebbe così tanto poter togliere tutti i dubbi negativi che in qualche modo ci impediscono di assaporare il gusto di essere amici.
Hai ragione quando dici che non è solo amicizia, ma in fondo due amici possono e provano, grazie all'amore che li unisce, anche sentimenti di possessione e gelosia. Non posso, non riesco e non voglio provare vergogna per ciò che provo per te. È giusto che si faccia un passo avanti come dici tu ed è giusto crescere e camminare verso un sentimento di pura amicizia che non ci coinvolga fisicamente e che non ci faccia sentire, poi, in colpa.
Mio dolcissimo amico, credo non riuscirò a toglierti nessun dubbio con queste poche righe ma scriverti mi fa sentire più vicino a te, mi permette di amarti con discrezione e di abbracciarti con tutto il mio amore.

Maia

Fregio

Ciao Daniel,
questa ha tutta l'aria di essere l'ultima e-mail. Non avrà molto senso, infatti, che io continui a scriverti per procurarti solo nervosismo e delusione.
Dire mi dispiace per aver sentito e ascoltato i tuoi insulti è falso; umiliante sì, ma falso. Ciò che invece più mi rammarica e addolora è che tu sembri non avere più molta stima di me. Sono tranquilla sul mio comportamento: non ti ho offeso, non ti ho tradito, non ti ho deluso. Solo quando mi hai detto che tutto questo non va bene per te, solo allora sei riuscito veramente a farmi male. Abbiamo creduto fermamente in tutti questi mesi - ed io credo ancora in te nonostante tutto - nella possibilità che un'amicizia come la nostra fosse fonte di serenità e gioia per entrambi. Io non sono certo necessaria alla tua vita ma sono, credo, importante come tu lo sei sicuramente per me.

Daniel, mio dolcissimo amico, mio bellissimo cavaliere: vorrei dirti di non lasciarmi andare, vorrei dirti di non andare via, di non allontanarti da me. C'è solitudine e freddo lì fuori. Restami vicino! Ti dico di nuovo che io sono qui, se mi vuoi, se troverai dentro di te anche un solo piccolo motivo per rimanermi amico. Te lo chiedo con questa mia - per l'ultima volta, per non disturbarti più - di rispondere, anche con poche parole, se per te è e sarà un definitivo addio.
Per me è e sarà per sempre la più grande e meravigliosa amicizia!

Maia

Sullivan, Diario di Maia

Martedì, 15 giugno 2004

Ciao professore

La morte ti sfiora con le sue vesti,
ti passa vicino,
non volge lo sguardo intorno,
non te ne accorgeresti nemmeno,
se non fosse per il tuo vecchio professore,
che è stato il prescelto.
Quel vecchio professore,
che da studente
detestavi senza sforzo,
e da uomo, ormai adulto,
hai valutato diversamente;
con un po' di compassione,
per la sua solitudine,
e un po' di stupore,
perché nonostante l'età,
aveva un non so che di bambino:
forse i suoi occhi chiari,
o forse quegli sprazzi di vita, dimenticata
tra le pieghe della memoria.
La morte ti sfiora,
e porta via con sé,
un pezzetto infinitesimale
del tuo vissuto, dei tuoi trascorsi.
Siamo una cosa sola,
noi e chi ci circonda.
Anche se parliamo di persone distanti,
con cui vai a cena ogni certo numero di anni,
e non senti o vedi per lungo tempo.
Le persone,
gli altri,
sono dentro di noi,
come macchia indelebile,
seppur trasparente,
tanto da non accorgersene:
sono dentro di noi.
La morte non mi spaventa.
Ma porta via qualcosa,
che non puoi sostituire,
puoi rimpiazzare,
ma non è la stessa cosa.
Una sensazione strana,
malinconica e serena insieme,
dolce rimpianto e
tenero ricordo.
Ciao professore.

Robin delle stelle

Domenica, 20 giugno 2004

Ricordi

In un angolo tranquillo, dove una larga roccia mi proteggieva dalla tempesta, mangiai la mia colazione. Pane nero, salsiccia e formaggio. Dopo un paio d'ore di marcia in salita sotto un forte vento, il primo morso in un panino imbottito - ecco un piacere, quasi l'unico, che possiede ancora tutta la delizia penetrante, la beatitudine quasi eccessiva delle autentiche gioie fanciullesche.
Domani forse passerò da quel posto, nel faggeto, in cui ricevetti da Julie il primo bacio. Durante una gita dell'associazione civica Konkordia, in cui ero entrato per via di Julie. Il giorno successivo a quella gita ne uscii.
E forse dopodomani, se tutto va bene, rivedrò lei in persona. Ha sposato un commerciante benestante di nome Herschel e sembra che abbia tre figli, uno dei quali, una bambina, le somiglia in modo sorprendente e si chiama Julie anche lei. Di più non so ed è più che abbastanza.
Ma so ancora esattamente che un anno dopo la mia partenza le scrissi dall'estero che non avevo alcuna speranza di trovare un posto e di guadagnare e che non doveva aspettarmi. Mi rispose che non dovevo rattristarmi e rattristarla inutilmente; al mio ritorno, presto o tardi che fosse, lei ci sarebbe stata. Ma sei mesi più tardi scrisse di nuovo chiedendomi di lasciarla libera, per quello Herschel, e nel dolore e nella collera dei primi momenti io non scrissi una lettera ma le telegrafai coi miei ultimi soldi, quattro o cinque parole impersonali. Quelle parole traversarono il mare: non era più possibile ritirarle.
È così pazzesca la vita! Fosse un caso o una ricompensa del destino, o fosse il coraggio della disperazione - appena la felicità amorosa fu in cocci, il successo, il guadagno e il denaro giunsero come per magia, ciò che non avevo mai osato sperare fu mio come per gioco, ma senza valore. Il destino è balordo, pensai, e in due giorni e due notti mi bevvi coi compagni tutto un portafogli pieno di banconote.
Ma non mi dilungai a rivangare queste storie quando, terminato il pasto, gettai al vento la carta oleata ormai vuota e mi avvolsi nel mantello per un breve riposo. Preferii pensare al mio amore di allora e alla figura e al viso di Julie, quel viso sottile con le nobili sopracciglia e i grandi occhi scuri. E preferii pensare a quel giorno nel faggeto in cui lentamente, con riluttanza, Julie mi cedette e poi tremò sotto i miei baci e infine rispose loro e lievemente, come in sogno, sorrise, mentre lacrime luccicavano ancora sulle sue ciglia.
Cose passate! Ma il meglio non furono i baci, non furono le passeggiate serali fatte di nascosto. Il meglio fu la forza che mi sgorgò da quell'amore, la lieta forza di vivere, di lottare, di gettarmi nel fuoco per lei. Poter dare se stessi in cambio di un attimo, poter sacrificare degli anni per il sorriso di una donna, questa è la felicità. E questa non l'ho perduta.

Hermann Hesse

Lunedì, 21 giugno 2004

Il sorriso di un euro

Un grosso borsone nero a tracolla, all'apparenza pesante, segna il passo affaticato di un venditore nero, sotto un sole inflessibile, su una bollente sabbia tirrenica.
Si dirige deciso verso noi due, distesi a discettare di Kaballah.
Ci ha scelti.
Non so in base a cosa, ma ci ha scelti.
Deposita il borsone, dopo averci salutato, e si siede sulla sabbia.
Dalla chiusura lampo ormai aperta, emergono magliette bianche e calzini neri, offerti a noi, improbabili acquirenti.
I suoi profondi occhi scuri, esprimono una richiesta di solidarietà, che il suo linguaggio non sa comporre in italiano.
Prendo una scorciatoia.
Frugo nello zaino, e dalla tasca dei pantaloni recupero una moneta.
Gliela porgo.
L'accetta, riconoscente.
Si allontana ringraziando e salutando - ciao amico!

La coscienza è tacitata.
Ma la buona azione è tale come sembra?
Se gli do un aiuto di un attimo, gli ho dato una mano oppure gli ho distorto la realtà?
Ho indicato una via errata per risolvere le sue necessità?
Pensieri contrapposti, ma ognuno con la propria validità.
Non conosco la soluzione, se ne esiste una.
Ma si è allontanato sorridendo…

Robin delle stelle

Lunedì, 28 giugno 2004

Un problema meccanico

Un meccanismo inizia a dare i segni dell'usura. E allora che si fa?
Prima un'indagine conoscitiva, e poi si sceglie il riparo opportuno da apportare.
E così mentre attendo il momento, imminente, per la risonanza magnetica, sospendo ogni attività sportiva.
Certo, rimanere sulla riva del mare, sciogliersi al sole, osservare con invidia chi fa splash…
Senza consultare la spalla destra, e invece, dopo essermi accordato con gli altri componenti del puzzle bipede, quasi antichi cospiratori, decidiamo silenziosamente di immergerci.
L'acqua, è ad una temperatura piacevole, e non desta il sopore di chi ha trascorso le ultime settimane a mormorare geremiadi.
Procediamo nuotando con sciolta disinvoltura. Si scivola, piacevolmente cullati da un leggero movimento di onde.
Tutto ad un tratto, la noiosa (sì, sempre lei: la spalla destra) chiede notizie sulla sensazione di umidità che le perviene.
Gli altri, infingardi, la irridono, la sbeffeggiano, la motteggiano, ne deviano l'attenzione.
Confabuliamo, e optiamo per un rapido rientro a riva, prima che la "tonta" capisca.
Purtroppo ha compreso di essere stata circuita!
Risultato?
Ombrosa com'è, ha messo su un tale muso che… per ripicca ha deciso di rendersi immediatamente dolorante, impedendo un altro splash… ma non riuscirà a impedirci questa serata di Archeo jazz…

I resti della Villa dei Quintili: una magnificenza espressa dai marmi che lastricano la piscina del frigidarium, mentre il calidarium, il ninfeo e le altre parti della villa, esistono solo nella struttura che ha resistito ai saccheggi medioevali e oltre.
L'Appia Antica l'accoglie e ci ospita, come una mamma tenera che coccola i suoi bambini, non appena la luna sparge il suo chiarore, e le stelle servono per inventare nuove fiabe, per vagare nei sentieri dei sogni.
La Villa si mostra sospesa nel buio, illuminata da sapienti riflettori, sorretta dalle note, calde e stridenti.
Note, modulate da sax e tromba, ricercate da trombone e percussioni, inventate da tastiere e basso, accarezzate e blandite da voci, che le aggregano e le sospingono verso lo sfondo scuro della notte, avvolgendoci come un leggerissimo manto che unisce spiriti assetati.

Robin delle stelle

[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]