Maggio 2004

Lunedì, 3 maggio 2004

Dal diario di un traviato

Fin dai miei primi innamoramenti di scolaretto fui un rassegnato, cattivo, scoraggiato, timido e sfortunato amante delle donne: ogni donna che amavo mi pareva troppo buona e sublime per me. Da giovane non ballavo, non flirtavo, non ebbi mai piccole relazioni amorose, e per tutto un lungo matrimonio, profondamente insoddisfatto com'ero, amai le donne e ne sentii la mancanza, eppure le evitai. E adesso che comincio a invecchiare incontro dappertutto delle donne senza averle cercate, e la mia antica timidezza è scomparsa. Mani trovano la mia mano, labbra la mia bocca, e là dove abito si trovano in tutti gli angoli giarrettiere e forcine. E nel turbine di questa vita amorosa un po' troppo piena e affannata, durante la lettura dei bigliettini, nell'aroma di capelli e pelle e cipria e profumi, so perfettamente, qualcuno dentro di me sa perfettamente a che cosa mira, a che cosa conduce tutto questo. Sa che anche questo dovrà essermi tolto, anche questo calice dovrà essere vuotato e nuovamente riempito fino alla nausea, anche questo desiderio segretissimo e pudicissimo dovrà saziarsi e morire, anche da questo paradiso lungamente agognato dovrò presto andarmene con la consapevolezza che il paradiso era solo una bettola da cui si scappa via fiacchi e senza ricordi. Così è, e così bevo anche questo insipido calice, e anniento in me anche questo scopo lungamente accarezzato.
Così mi è successo con tutto ciò che per qualche tempo aveva attizzato i miei sogni: un giorno, quando il desiderio stava già diventando alquanto vizzo e stanco, all'improvviso veniva appagato, il frutto irraggiungibile e agognato mi cadeva in grembo e anch'esso era soltanto una mela come tutte; la si desidera, la si ottiene, la si mangia, e il suo fascino e la sua magia si estinguono. Questo è il mio destino.
Un tempo ho desiderato la libertà, e poi l'ho tracannata, e ho desiderato la solitudine e l'ho assaporata, e così la fama e il benessere fisico, solo per saziarmi e svegliarmi con una sete nuova, diversa, trasformata. Come veneravo, nei miei giovani anni, il matrimonio e la famiglia e quasi non osavo desiderarli per me – ed ebbi moglie e figli, cari figli che amavo con trepida tenerezza – e come tutto si è disfatto poi! E come sognavo la fama nelle avide fantasie dell'adolescenza! E la fama venne, improvvisamente ci fu, e mi saziò rapidamente, era così stupida, così fastidiosa! Come ho desiderato un tempo una vita semplice e spensierata, senza costrizioni professionali, senza fame, con una casetta di campagna tutta mia – e anche questo venne, avevo soldi, mi costruii una graziosa casetta, piantai un bel giardino – e un giorno tutto fu di nuovo senza valore e si dissolse in polvere! Oh, e quando ardentemente desideravo in gioventù i grandi viaggi, Roma, la Sicilia, la Spagna, il Giappone – e anche questo venne, e anche questo fu mio, potei viaggiare, andai in carrozza e per mare in tanti paesi lontani, feci il giro del mondo, e tornai e avevo gustato anche questo frutto, e anch'esso non aveva più alcun incanto!

Lo stesso mi avviene ora con le donne. Anch'esse, le lontane, le lungamente bramate, le irraggiungibili, ora sono venute. Dio sa cosa le attragga, e io carezzo loro i capelli e i trepidi, caldi seni, e mi stupisco, ed esitando tengo in mano il frutto addentato, che un tempo mi allettava così remoto e paradisiaco! È buono, il frutto, è dolce e pieno, non ho nulla da rimproverargli – solo che sazia, sazia rapidamente, già lo sento, presto verrà gettato via. Spesso mi sono domandato che cosa mai attirasse a me gli amici, poi le amiche, perché non sono fedele – ma in fondo sapevo e so che cosa fosse ad attirarli a me, so che cosa continua a darmi una sorta di potere sulle persone. Esse fiutano in me, gli amici e le donne, qualcosa che rende la vita insolita e tempestosa. Intuiscono in me impulsi e sentimenti che sono mutevoli ma forti, sentono in me una sete che cambia sempre il suo oggetto, ma divampa ogni volta selvaggia e ardente. Questo impulso, questa sete mi fanno attraversare tutti i regni della realtà, li esauriscono, li rendono irreali, percorrono il mondo e, ardendo, lo superano per fuggire oltre, nell'ignoto e nell'anonimo...

Hermann Hesse

Lunedì, 10 maggio 2004

Notes

Un piccolo notes
raccoglie e conserva
i pensieri più nascosti,
più intimi.
Complice
il silenzio,
a volte della notte,
oppure
di un luogo isolato,
invita svelare,
a lasciarsi andare.
Alla muta pacatezza
di una notte cittadina,
violata
dai motori
di automobili
che scivolano via dolcemente,
libere dell'insofferenza
al caos del giorno,
il sapore,
il gusto
di queste atmosfere,
viene diluito
dal pensiero
che sta scorrendo via
il tempo dedicato al riposo,
e la terribile,
meticolosa,
suoneria della sveglia
assolverà fino in fondo
il suo compito,
di guardiana dei doveri.
Scivolare nella notte,
perdersi,
tra ombre e penombre,
allentando il controllo
sui pensieri.
Rovistare
nei cassetti della mente,
per cercare argomenti
che diano un senso
a monologhi insulsi,
ad una esibizione
informe,
di parole,
di frasi,
che si annulla
insieme alla luce di una lampadina
dalle pile esaurite…

Robin delle stelle

Martedì, 18 maggio 2004

Trasformazioni

Tra i tuoi capelli color rame,
se ne affaccia, improvviso e malizioso,
qualcuno bianco.
Scorgo il tempo che passa,
piccoli segnali.
Da tanto ormai il bianco
ha iniziato a coprirmi col suo velo.
Carezzo la tua pelle ancora liscia,
il tuo corpo tonico,
avvezzo all'esercizio sportivo,
dà qualche fugace traccia
del futuro che sarà.
Mi rifletto in te.
Come uno specchio
del giorno dopo,
tu domani sarai
ciò che oggi son io.
Rassegnazione, ribellione,
accettazione, rifiuto.
Sentimenti,
sensazioni che si alternano,
si scalzano,
si confondono,
si respingono.
La consapevolezza di un corpo come un abito,
una volta consumato, lo accetti com'è.
Il desiderio e la volontà di giocare con la mente,
con il pensiero,
affinché il tempo
non risulti nemico,
mortale,
ma scandisca un ritmo,
un passaggio
dell'ascesa
verso l'infinito.

Robin delle stelle

Venerdì, 28 maggio 2004

Deriva

Come l'acqua scorre per i fiumi
e come il sangue per le vene
fluisce e si rinnova senza posa

così dentro di me la tua presenza
mi sfugge e al tempo stesso mi pervade.

Sono una barca spogliata di vela
che anela inutilmente al mare aperto
mentre via la trascina la corrente:

ogni spinta e sostegno mi abbandona
ed a te mi riporta la deriva.

Corrado Calabrò (1976)

[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]