Settembre 2003

Mercoledì, 3 settembre 2003

Fammi essere nuvola

La tua anima, il tuo spirito
raffigurati dalle quelle ali.
La libertà di amare
come volo mai costretto da barriere,
una planata e una risalita verso l'azzurro
e la luce abbagliante del sole.

Fatti trasportare dall'aria leggera
nel sogno più bello che possiedi,
rifugiati in esso,
ti consolerà e ti aiuterà
con una nuova forza,
l'unica che non morirà mai
e che ha un solo nome: Amore.

Fammi essere nuvola
che potrai qualche volta sfiorare
con un lieve battito delle tue ali.

Ginevra

Giovedì, 4 settembre 2003

Gardone Riviera

Di solito non viaggio molto… forse per innata pigrizia. A volte, però, mi prende all'improvviso come una frenesia che mi dice di andare, di muovermi… e spesso non resta altro da fare che ascoltarla questa voce, così imperiosa, se non desidero che un'inquietudine sottile si insinui nei miei pensieri e nei miei gesti.
È così che ho "scoperto" - quasi per caso - un piccolo angolo di paradiso (praticamente a due passi da casa mia), un luogo dove ogni cosa sembra essere finalmente al suo posto, e dove anche la vita stessa sembra fluire tranquilla - cullata quasi - al ritmo dolce delle sue acque. Trecento metri di lungolago dove ogni dieci passi un'invitante panchina, all'ombra degli aranceti, ti invita a sostare, a dar tregua a un cuore gonfio di emozioni: tanta è la bellezza che ti circonda che devi per forza riprendere fiato. Poca gente che - come me - cammina tranquilla; qualche vela al largo e alcune piccole barche ormeggiate al molo e, all'interno, le botteghe degli artisti (pittori, poeti, scrittori) che non mancano mai di gettare un'occhiata sorniona ai pochi passanti (per lo più turisti) con un sorriso che la sa lunga… Che possano vedere, meglio di altri, i pensieri che ci agitano?

In alto un cielo terso, azzurro, con un sole che moltiplica la sua luce in miriadi di barbagli che ti fanno lacrimare gli occhi, ma che scaldano dentro. In basso il blu intenso di un'acqua appena increspata dal vento, e in mezzo a tutto questo… il mio sorriso.

Ci si dimentica troppo spesso, credo, quanto possa essere gratificante e naturale - quanto sia poetico - vivere in questo modo.

Sully

Lunedì, 8 settembre 2003

Canto per l'amata

L'ore, otto o nove o dieci
nell'atrio freddo battono.
Non conto, ascolto il lieve
fruscìo di quando passano.

Volano come il vento nella neve,
come gli uccelli nell'inverno bianchi.
Non mi fanno del bene,
non mi fanno del male,
ma sono ore in cui mi manchi.

Hermann Hesse

Martedì, 9 settembre 2003

Il colle di Hua-tzu

Volano gli uccelli
via, senza confine:
per tutto il monte torna
l'autunnale splendore.
Salendo e discendendo
per il colle Hua-tzu,
smarrito, non più illuso,
il cuore a quale meta va?

Il sole si posa,
nei pini si leva il vento.
Tornando a casa,
fra l'erba è poca rugiada.
Dalle nubi, il riflesso discende
ne l'orme dei calzari,
dai monti, l'azzurro
sfiora la mia veste.

Wang-Wei e P'ei Ti (epoca T'ang)

Mercoledì, 10 settembre 2003

Bevendo il vino

I crisantemi d'autunno hanno un bel colore
quando, umidi di rugiada, colgo i loro fiori.
Lascia che queste cose
che fanno dimenticare il dolore
allontanino i miei pensieri dal mondo.
Una coppa, anche se solo, l'offro a me stesso
e quando il bicchiere è finito mi vuoto anche l'orcio.

Il sole tramonta e tutti gli esseri riposano,
in fretta gli uccelli ritornano nei boschi,
ed io, sotto la finestra d'Oriente, zufolo contento
di aver sortito una simile vita.

T'ao Ch'ien (365-427)

Mercoledì, 17 settembre 2003

Amor è uno desio…

Amor è uno desio che ven da core
per abondanza di gran piacimento;
e li occhi in prima generan l'amore
e lo core li dà nutricamento.

Ben è alcuna fiata om amatore
senza vedere so 'namoramento,
ma quell'amor che stringe con furore
da la vista de li occhi ha nascimento:

li occhi rappresentan a lo core
d'onni cosa che veden bono e rio,
com'è formata naturalemente;

e lo cor, che di zo è concepitore,
imagina, e li piace quel desio:
e questo amore regna fra la gente.

Giacomo da Lentini

Venerdì, 19 settembre 2003

Perch'i' no spero…

Perch'i' no spero di tornar giammai,
ballatetta, in Toscana,
va' tu, leggera e piana,
dritt'a la donna mia,
che per sua cortesia
ti farà molto onore.

Tu porterai novelle di sospiri
piene di dogl' e di molta paura;
ma guarda che persona non ti miri
che sia nemica di gentil natura:
ché certo per la mia disaventura
tu saresti contesa,
tanto da lei ripresa
che mi sarebbe angoscia;
dopo la morte, poscia,
pianto e novel dolore.

Tu senti, ballatetta, che la morte
mi stringe sì, che vita m'abbandona;
e senti come 'l cor si sbatte forte
per quel che ciascuno spirito ragiona.
Tanto è distrutta già la mia persona,
ch'i' non posso soffrire:
se tu mi vuoi servire,
mena l'anima teco
(molto di ciò ti preco)
quando uscirà del core.

Deh, ballatetta mia, a la tu' amistate
quest'anima che trema raccomando:
menala teco, nella sua pietate,
a quella bella donna a cu' ti mando.
Deh, ballatetta, dille sospirando,
quando le se' presente:
«Questa vostra servente
vien per istar con voi,
partita da colui
che fu servo d'Amore».

Tu, voce sbigottita e deboletta
ch'esci piangendo de lo cor dolente,
coll'anima e con questa ballatetta
va' ragionando della strutta mente.
Voi troverete una donna piacente,
di sì dolce intelletto
che vi sarà diletto
starle davanti ognora.
Anim', e tu l'adora
sempre, nel su' valore.

Guido Cavalcanti

Sabato, 20 settembre 2003

A spasso nella mente

Terzo giorno di sola uva, anzi acqua e uva.
Niente altro.
Stamattina, aprendo il frigorifero, una visione angosciante si è presentata ai miei occhi: il salame mi guardava con occhi pieni di tristezza, anzi di dolore! Quel suo sguardo sembrava dire: «Non ti interesso più? Non riesco a piacerti? Ho sbagliato qualcosa? Sono tre giorni che non mi degni di attenzione, cosa sta succedendo tra noi?».
Non ha parlato, non ha proferito parola: muto!
Però quelle sue braccine tese verso di me, sono state più eloquenti di una Treccani, più chiare di una giornata serena in autunno. E le sue manine che si agitavano, si contorcevano cercando la mia attenzione hanno quasi ferito la mia sensibilità.
Non ho potuto continuare ad assistere a quell'esibizione di disperazione, a quel dramma.
Ammetto la mia vigliaccheria!
In silenzio, senza guardarlo ulteriormente, ho chiuso lo sportello del frigorifero.
L'ho lasciato solo, al buio, senza alcun conforto.
Nel cestino della frutta mi attendeva trepidante un grappolo di uva dolcissima…

Robin delle stelle

Lunedì, 22 settembre 2003

Dous Dieus, et je l'amoie tant…

Buon Dio, e io l'amavo tanto
come nessun'altra al mondo,
e ad altro non potevo pensare
in nessun istante, né giorno né notte,
perché era la mia gioia e il mio piacere,
il mio diletto, il mio conforto,
la mia felicità, la mia passione.
Come, nei miei pensieri, mi dedicavo a lui
quando non lo vedevo!

Ah!, amico mio, come è successo?
Com'è possibile
che mi abbiate tradito?
Credevo foste più leale
con me, Dio mi assista,
che Tristano con Isotta.
Vi amavo molto di più,
Dio abbia pietà di me,
di quanto non amassi me stessa:
mai, né prima né poi,
in pensieri, parole o azioni,
ho commesso mancanza piccola o grande
che potesse indurvi ad odiarmi
e a tradirmi così brutalmente
troncando il nostro amore
per amare un'altra e lasciarmi,
e rivelare il nostro segreto.
Ahimé, amico mio, sono stupefatta,
ché il mio cuore, Dio mi aiuti,
non fu mai tale verso di voi:
difatti, se il mondo intero,
e cielo e terra e paradiso
Dio mi donasse, non lo prenderei
se in cambio dovessi perdere voi.
Perché voi eravate la mia ricchezza,
la mia felicità e la mia letizia,
niente poteva addolorare di più
il mio povero cuore che sapere
che il vostro non mi amava affatto.

Ah! perfetto Amore, chi poteva pensare
che mi avrebbe fatto del male,
lui che diceva, quando era con me
e quando io facevo di tutto
per esaudire i suoi desideri,
che era solo mio e mi considerava
signora del corpo e dell'anima sua;
e così dolcemente lo diceva
che senz'indugio gli credevo.
Né mai avrei immaginato
che potesse trovare in cuore
collera o odio contro di me
per una duchessa o una regina,
giacché così bello era amarlo
che per mio prendevo il suo cuore.
Pensavo che lui, allo stesso modo,
si considerasse mio amico
tutta la vita:
in fondo al mio cuore sono certa
di amarlo tanto da non sopravvivergli
se morisse prima,
ché sarebbe per me più dolce morire
con lui che vivere senza più
rivederlo coi miei occhi.

Ah! perfetto Amore, è dunque giusto
che egli abbia rivelato così
il nostro segreto? Per questo mi perde,
ché, nel dargli il mio amore,
gli avevo detto, e chiaro era il patto,
che mi avrebbe perduta allorché
avesse rivelato il nostro legame.
E, ora che io ho perduto lui,
non resisto più, dopo un tal dolore;
non posso infatti, né voglio vivere
senza colui per cui mi dispero,
e la vita mi fa orrore;
prego dunque Dio di darmi la morte
e di aver pietà dell'anima mia,
com'è vero
che ho amato lealmente
colui che è causa di questo male;
e di essere benevolo con colui
che a torto mi ha tradito
e spinto alla morte. Io gli perdono.
E la morte mi è dolce, davvero,
perché viene da lui;
e quando ricordo il suo amore,
non mi è grave morire per lui.

Chastelaine de Vergy (Anonimo francese XIII sec)

Mercoledì, 24 settembre 2003

Inquietudine (2)

Risvegliarti e prendere subito coscienza di qualcosa che non va dentro di te.
Pochi attimi e il malessere è individuato.
È tornata a galla l'inquietudine. Quel disagio che parte dalle profondità e invade il tuo essere, ampliandosi in maniera incredibilmente esagerata, insediandosi in ogni più piccolo anfratto.
E spinge, e preme per uscire, per straripare con una continuità ossessiva, maniacale, che è insieme una lacerazione emotiva e un fastidio, un'insofferenza fisica che si muove dalle viscere, e come un virus contagia tutto ciò con cui viene a contatto.
E ti rendi conto come quell'inseguire l'arte attraverso manifestazioni, altro non è che un cercare di mascherare la realtà.
Questi ultimi mesi, caratterizzati da una ricerca quasi spasmodica di avvicinamento a forme artistiche alcune per me poco note: danza, lirica, blues, spiritual, sperimentazioni varie, da un lato arricchiscono di nuovi stimoli, aprono vie di ricerca mai percorse; ma dall'altro mi sembra un agitarsi vano, soprattutto in giornate come oggi, quando questo senso di limitatezza e di inadeguatezza balza fuori prepotente e minaccioso, annullando tutto quanto fino ad oggi ho creduto di aver costruito.

Robin delle stelle

[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]