Agosto 2003

Venerdì, 1 agosto 2003

La spudorata dolcezza di un grazie

…belli i tuoi scritti!
Tanto davvero.
Per un attimo leggendo
m'è sembrato di guardare lontano
i miei occhi in un vetro,
di sentire sfocate
le mie parole d'amore e dolore
dentro quel passato mai smesso
che mi danna il presente.

…belli i tuoi scritti!
Non so chi tu sia,
non conosco il tuo nome,
non t'ho mai mostrato la mia faccia
il cuore che con niente ho perduto,
ma scivola fuori
come un'onda improvvisa dal mare
la spudorata dolcezza di un grazie.
Grazie davvero,
grazie da parte di quel cuore
che più non m'appartiene,
grazie
non a te! No!
Al vissuto dei momenti
che fanno poesia
che fanno melodia
e adesso dentro la mia vita
diventano illusione,
come lacrime cadute dentro un vuoto di tempo
come giorni che passano anonimi
senza sussulto
senza bisogno di ieri o domani
perché soli bastano a giustificare interi anni di giorni
che colano lenti senza neanche
aver chiesto il permesso.

…belli i tuoi scritti!
perciò da qualche buco di dentro
spolvero e dono questo mio semplice grazie.
…grazie al tuo cuore che ha scritto poesia
…grazie all'amore che ha riempito il vuoto
di un dentro che più non possedevo.

Francesca A.

Lunedì, 4 agosto 2003

Dolore

Quando la sofferenza si avvicina
deserti sono i giardini dell'anima,
sfioriscono e muoiono la gioia e il canto.

Li T'ai-po (Epoca T'ang)

Fregio

C'è un dolore che non riallaccia i fili,
che non ricongiunge il cammino…
nemmeno di due spiriti liberi.

Sully

Martedì, 5 agosto 2003

Silenzi e paure

Nel silenzio di questo mio studio una musica infinitamente grande sta colmando la mia anima e non so se essa saprà resisterle per molto ancora prima di scoppiare. Sto ascoltando infatti il primo Contrappunto dell'Arte della Fuga di Johann Sebastian Bach… poesia e arte insieme - la "dulcedo et subtilitas" degli antichi - in un connubio invincibile che può spezzare la roccia, dissetare un cuore arido e rendere un giardino il deserto dell'anima.

Se è vero che io amo le parole tu forse saprai anche quanto ami quest'arte dei suoni, questo insieme di "segnucci della musica"… sono ormai quasi trent'anni che trovo in essa un conforto e un rifugio.
Forse, però, quello che ancora non sai è ciò che ha rappresentato e rappresenta per me questa nostra amicizia. I miei silenzi non ti sono stati certo di aiuto in questi lunghi mesi e mi è parso di avvertire spesso la tua paura che io potessi, in qualche modo, essermi stancato di te o che avessi perduto quell'entusiasmo che mi caratterizzava e che ti ha fatto pensare e dire frasi del tipo: "Appaio ancora una volta inadeguata, non alla tua altezza; a te, che ami così tanto le parole, non riesco ad esprimere - loro tramite - il mio amore e la mia speranza. Sarà così che ti perderò?".

Mia cara, mia amica adorata,
noi sappiamo chi siamo e che cosa rappresentiamo uno per l'altro ed è per questo che non dovremo mai più aver paura… nemmeno dei nostri silenzi!

Sully

Giovedì, 7 agosto 2003

E attorno a noi il silenzio

Ambulatorio il mattino e - ancora - il pomeriggio: dal lunedì al venerdì. Sabato - giorno e notte - guardia in ospedale. A settembre sarà più o meno uguale, con in più i corsi serali di aggiornamento obbligatorio… decisamente troppo, troppo per questi mesi di caldo sahariano.
Non ho molto tempo per pensare… quel tempo buono come il pane, quel tempo dove ognuno può stare solo con se stesso. Ma, ugualmente, qualcosa riesco a scrivere: magari in ambulatorio, come ora, in un momento di calma.
La giornata è splendida, e così ti verrebbe voglia di scappare, di andar via… magari lungo una costa deserta, e passeggiare tranquillamente mentre il vento ti scompiglia i capelli e l'aria salmastra t'impregna i pori e la bocca… voluttuosamente.
Una spiaggia, una donna al tuo fianco… soli, come gabbiani, lungo la riva di un mare grande, incommensurabile… come i nostri sogni.

E attorno a noi il silenzio… che ci parla.

Sully

Venerdì, 8 agosto 2003

Il dono più grande (Diario di Maia)

Suona il campanello - sono le tredici circa - e al citofono mi risponde un uomo: posta celere signora!
È il tuo regalo! Finalmente potrò ammirare il quadretto che mi avevi descritto e promesso. Il volume è strano però, il formato e la pesantezza del pacchetto mi fanno dubitare che si tratti di quanto è atteso. Ho quell'ansia addosso che mi fa sembrare arrabbiata, invece è solo quell'incredibile curiosità che mi prende e mi agita impedendomi di scartare nei dovuti modi il regalo. Ma poi c'è un modo corretto di aprire un regalo?

Sorpresa!!! Sono due libri! Non uno bensì due volumi dai quali balza subito alla mia attenzione il primo titolo: "Una vecchia amica". Non può che affiorarmi un sorriso, mentre una stretta al cuore mi prende scorrendo le prime righe di presentazione del secondo testo. Che cosa ci vuoi fare mio dolcissimo amico? Puoi perdonare una vecchia amica che prova ancora meraviglia e struggenti emozioni quando il ricordo, suscitato dalle parole, riaffiora in tutta la sua forza?
Ti ringrazio con tutto il mio cuore per questo tuo amorevole dono, per questo tuo dolcissimo dedicarti a me ora, nell'occasione particolare del mio compleanno, ma anche negli altri giorni quando lasci che un tuo pensiero mi si rivolga e un lieve ma affettuoso sorriso lo accompagni.
Sono brusca e spesso scostante in questi giorni, lo so. Tu non lo meriti ma approfitto della tua pazienza perché sei mio amico e so che mi vuoi bene… e che puoi perdonarmi.
Sai? Non possiamo condividere praticamente nulla di noi stessi, ma penso che riusciamo ad appartenerci attraverso un legame che non ho mai saputo definire, una sorta di arcobaleno di pensieri ed emozioni che non svaniranno mai.

Grazie per tutto quello che mi hai regalato Daniel, grazie per avermi svelato quella parte meravigliosa di te che adoro. È il dono più grande che potessi farmi.

Maia

Fregio

A volte, anche se si sa di essere importanti per qualcuno, fa egualmente un gran piacere leggere i pensieri di chi ci vuol bene, riassaporare con calma - con calma ? - ciò che già si conosce ma che desta sempre una nuova e rinnovata emozione quando lo si legge. È quasi come guardarci ancora negli occhi. Non è forse vero Maia?
Ed io ti voglio bene, dolce amica… e mi manchi. Ma devo anche imparare a convivere con la tua assenza e - a quanto dici tu - sembra che ci sia in qualche modo riuscito. In realtà tu, amica mia, hai aperto una porta che non potrà mai essere chiusa rendendomi presente in un mondo di poesia, in un mondo di tenerezza e di sogno che da sempre mi appartiene - è vero - ma che da sempre avevo cercato invano.
Separati - dunque - ma uniti… per sempre.

Daniel

Sullivan, Diario di Maia

Mercoledì, 13 agosto 2003

Le stirpi canore

I miei carmi son prole
delle foreste,
altri dell'onde,
altri delle arene,
altri del Sole,
altri del vento Argeste.
Le mie parole
sono profonde
come la redici
terrene,
altre serene
come i firmamenti,
fervide come le vene
degli adolescenti,
ispide come i dumi,
confuse come i fumi
confusi,
nette come i cristalli
del monte,
tremule come le fronde
del pioppo,
tumide come le narici
dei cavalli
a galoppo,
labili come i profumi
diffusi,
vergini come i calici
appena schiusi,
notturne come le rugiade
dei cieli,
funebri come gli asfodeli
dell'Ade,
pieghevoli come i salici
dello stagno,
tenui come i teli
che fra due steli
tesse il ragno.

Gabriele d'Annunzio

Mercoledì, 20 agosto 2003

Quando ancora non c'eri

"Ho inventato le tue mani"
quando ancora non c'eri,
quando ancora ti celavi
nei miei sogni… e già allora
mi parlavi di emozioni.

Sully

Sabato, 23 agosto 2003

Memoria e identità

Tutto il nostro passato è sempre con noi,
e per vederlo non dobbiamo fare altro che voltarci.

H. Bergson

Fregio

Facoltà fondamentale, la memoria, ma elusiva e altamente problematica, da non concepirsi, in ogni caso, come pura lastra passiva su cui si iscriverebbero le esperienze passate. In The Ego and the Id, Sigmunf Freud parla di "residui mnemonici". Freud chiarisce che "la memoria più vivida è sempre distinguibile sia rispetto a un'allucinazione che a una percezione esterna" e si affretta anche a sottolineare che "non dobbiamo lasciarci indurre, forse per amore di semplificazione, a dimenticare l'importanza dei residui mnemonici ottici, quando si tratta di cose, oppure a negare che sia possibile per i processi mentali divenire consapevoli attraverso una regressione di residui visuali". Di fatto, più che di "residui mnemonici", credo si debba parlare di "mattoni", indispensabili per la costruzione dell'Ego: costruzione laboriosa, processo problematico, privo di garanzie quanto a scacchi e a improvvise, inaspettate regressioni. In questo senso, si può dire che la memoria non solo non è una lastra passiva, ma è, in realta, una facoltà creativa, che seleziona e trasceglie le esperienze, e quindi non solo "ri-presentifica" il passato ma lo reinventa.. Attraverso l'accumulo dei ricordi, la memoria costruisce la persona come insieme di idee e valori tendenzialmente coerenti, ossia la "personalità" dell'individuo. L'identità non è infatti data una volta per tutte. Non è mai un'acquisizione permanente e la memoria, d'altro canto, va conservata come un bene fragile, precario e deperibile. L'identità si costruisce, poco a poco, in base all'esperienza. L'esperienza vissuta è ricordata, interiormente "ritenuta" e rammemorata. In questo senso, la memoria è la componente essenziale per l'identità dell'individuo e per la sua integrazione nella società.

Non siamo nulla in senso assoluto. Siamo solo ciò che siamo stati. Più precisamente: ciò che ricordiamo di essere stati. Di qui, la crucialità del ricordo come momento fondamentale nella costituzione del soggetto, garanzia della sua continuità nel tempo e della sua specificità irriducibile e irripetibile. Il ricordo sana la cesura stessa della morte. In questa prospettiva la memoria si pone come "resistenza" più che come semplice "rammemorazione", o rimembranza. È resistenza come fedeltà all'origine, riscoperta e rivalutazione delle radici, riattualizzazione del passato, percepito e compreso come depositario di semi che devono ancora dare frutti, ossia del passato come futuro, poiché il ricordo non è mai la riproduzione fotografica dell'esperienza passata. Nel ricordo il passato-passato si fa passato-presente, rivive non solo come passato, ma con tutte le potenzialità, già presenti nel passato-passato ma che ora, nel passato vissuto, che viene adesso rivissuto, si prospettano come semi d'avvenire, possibilità aperte sul futuro.
Per questo, oltre la morte e contro la morte, si tiene vivo il ricordo. Fino a quando il ricordo esiste, resiste e si rinnova nei superstiti, il morto non è completamente morto, mortuus adhuc loquitur: il morto parla ancora. Il ricordo equivale alla presenza. La memoria conserva, dunque. Ma anche ricrea. Ricostruisce. È dotata di una dimensione dinamica. Sviluppa. Conserva l'immagine del passato, ma fa anche crescere e garantisce il futuro. Intaccare e attentare alla memoria di un individuo come di un gruppo umano e di tutto un popolo, significa attentare alle sue radici, mettere a repentaglio la sua vitalità, le basi della sua identità, orientamento esistenziale, comunità, capacità di fare storia. Occorre tuttavia, a proposito di memoria, dimenticanza e sradicamento, evitare la trappola delle schematizzazioni, suggestive ma fuorvianti. Ricordo e oblio hanno in comune il fatto fondamentale di essere due modi della nostra relazione obliqua con il passato.
Resta in piedi una certezza: nel momento in cui è pensato e ricordato, il passato non è più passato. È nuovamente presente. È "ri-presentificato".

Franco Ferrarotti (Sociologo), Sfera N. 41, 1994

Lunedì, 25 agosto 2003

Chi ripercorre il passato per comprendere il presente
può essere considerato un vero maestro.

Confucio

Mercoledì, 27 agosto 2003

Ma più che mai…

Dall'inizio mi manchi
come l'acqua alla sete del deserto.

Mi manchi quando ti cammino a fianco:
non vanno nella stessa direzione,
se non per breve tratto,
due treni su binari paralleli.

Mi manchi quando sono con un'altra,
come manca la freccia alla ferita
che per la sua estrazione si dissangua.

Ogni giorno mi manchi; e in ogni dove
perché all'assenza di te
non c'è altrove.

Ma più che mai mi manchi
quando mi stringi come fossi un altro
e poi rimani sveglia accanto a me.

Corrado Calabrò (1992)

Giovedì, 28 agosto 2003

Loto blu

Non un fiore di campo tu sei
ma splendido giglio d'acqua.
Loto blu di passione…
e di tormento.

Sully

[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]