Giugno 2003

Domenica, 1 giugno 2003

La sera fiesolana

Fresche le mie parole ne la sera
ti sien come il fruscío che fan le foglie
del gelso ne la man di chi le coglie
silenzioso e ancor s'attarda a l'opra lenta
su l'alta scala che s'annera
contro il fusto che s'inargenta
con le sue rame spoglie
mentre la Luna è prossima a le soglie
cerule e par che innanzi a sé distenda un velo
ove il nostro sogno si giace
e par che la campagna già si senta
da lei sommersa nel notturno gelo
e da lei beva la sperata pace
senza vederla.

Laudata sii pel tuo viso di perla,
o Sera, e pe' tuoi grandi umidi occhi ove si tace
l'acqua del cielo!

Dolci le mie parole ne la sera
ti sien come la pioggia che bruiva
tepida e fuggitiva,
commiato lacrimoso de la primavera,
su i gelsi e su gli olmi e su le viti
e su i pini dai novelli rosei diti
che giocano con l'aura che si perde,
e su 'l grano che non è biondo ancóra
e non è verde,
e su 'l fieno che già patí la falce
e trascolora,
e su gli olivi, su i fratelli olivi
che fan di santità pallidi i clivi
e sorridenti.

Laudata sii per le tue vesti aulenti,
o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce
il fien che odora!

Io ti dirò verso quali reami
d'amor ci chiami il fiume, le cui fonti
eterne e l'ombra de gli antichi rami
parlano nel mistero sacro dei monti;
e ti dirò per qual segreto
le colline su i limpidi orizzonti
s'incúrvino come labbra che un divieto
chiuda, e perché la volontà di dire
le faccia belle
oltre ogni uman desire
e nel silenzio lor sempre novelle
consolatrici, sí che pare
che ogni sera l'anima le possa amare
d'amor più forte.

Laudata sii per la tua pura morte
o Sera, e per l'attesa che in te fa palpitare
le prime stelle!

Gabriele d'Annunzio

Lunedì, 2 giugno 2003

Come il giorno, come la notte

Lunghi sorsi bevemmo alla Fontana di Vaucluse.
E là dove il Vento di tramontana senza posa
Confonde la quieta polla, confusi fummo. S'asciugheranno
Le fonti che libere fluivano a incontrar la nostra sete?

Antonia Susan Byatt

Fregio

Non permettere che il cuore tuo sia turbato, dolce amica, e non inquietarti. Tu sai… io sono come il giorno, come la notte; mai un attimo di pace, di stabilità, di certezza, come un infinito orizzonte continuamente cangiante, e irrimediabilmente lontano!
Oh, l'amore è così terribile mia cara! Nessun altro linguaggio conosciamo che ci faccia sentire così fragili, così confusi, così prigionieri… ma anche così liberi, così vivi…
Insieme abbiamo conosciuto la poesia, il sogno, il fuoco ardente della passione, e abbiamo attinto - divenendo sorgente uno per l'altro - a quella fonte della conoscenza alla quale si sono abbeverate le nostre menti fiduciose, le nostre anime assetate.
E ora mi chiedo se così sarà per sempre…

Sully

Mercoledì, 4 giugno 2003

Silenzi (Diario di Maia)

Se piuttosto vago e indefinito fino a qualche giorno fa, ora invece è come un vuoto smisurato che mi dilaga dentro e che mi sommerge, che mi soffoca. Non importa che cosa io stia facendo: lui - il desiderio - è sempre lì in attesa, paziente.

Non ho potuto rivederlo, e lui non si è fatto sentire… e quel senso di pienezza e di gioia provato il giorno del nostro incontro si è ormai trasformato in dolorosa e inconsolabile assenza. E ho perduto la pace!
Possibile che mi sia sbagliata? Possibile che abbia scambiato i suoi modi gentili per un interesse e premura nei miei confronti? No, non lo credo possibile.
Forse la colpa è soltanto di questo maledetto silenzio, questo silenzio che costringe a voler sempre mettere alla prova le ragioni dell'altro, per scorgervi quelle crepe d'incoerenza che così dolorosamente feriscono.
E mentre adesso desidererei su di me le sue mani e la sua bocca, adesso che vorrei riascoltare la sua voce e perdermi in quegli occhi luminosi che non possono aver mentito… lui non mi chiama.

Maia (Sullivan, Diario di Maia)

Giovedì, 5 giugno 2003

Tra breve… l'alba

La notte tutto è più facile.
Svaniscono i rumori del giorno.
La vista è meno distratta, più attenta.
Amo leggere, la notte.
Esiste un ma.
Esiste un però.
Quel ma, quel però,
hanno il tuo nome.
Hanno il tuo volto.
Un ma, un però che sono più potenti del buio.
Intaccano la calma notturna.
La frantumano.
Demoliscono la mia concentrazione.
La violentano.
La spostano.
Su di te.

Prendi tutti gli spazi della mia mente.
Non mi lasci scampo.
Abbandono il libro, ormai inservibile.
Ti invio un messaggio.
Un altro.
La tecnologia aiuta la mia comunicazione.
Ma non basta a placare la mia agitazione.
Forte l'impulso di scriverti.
Dentro casa domina il silenzio e il sonno.
Dentro me domina il desiderio di vederti.
Di parlarti.

Dalla finestra il buio comincia a stemperarsi in chiarore.
Tra breve l'alba sarà qui.
Laggiù in fondo,
all'orizzonte,
la luce dell'aurora rischiarerà i contorni delle montagne.
E quest'ansia che mi avvince,
questa tua mancanza che mi tortura,
si scioglierà,
all'apparire della tua immagine,
che la luce del giorno accompagnerà.

Robin delle stelle

Mercoledì, 11 giugno 2003

Labirinti

Sono decisamente stanco… stanco d'inventarmi ogni giorno un motivo per sorridere, un motivo qualsiasi che non guidi il mio stupore verso il pantano della ruotine, delle cose già dette, già vissute.
Ho provato, qualche volta, a lasciarmi vivere, a fare in modo che la vita mi scorresse addosso senza farmi male, a vivere giorno dopo giorno privo di quella tensione che un futuro sempre incerto ci riserva, e senza quel peso di un passato che resta lì - come monito - a vegliare sui tuoi gesti ancora da compiere o a giudicare - e in genere con scarsa benevolenza - quelli appena compiuti. Ma non è servito a nulla!… e sono sempre stato peggio.
Così, a 43 anni, mi ritrovo ancora irrimediabilmente perduto nei labirinti di un desiderio che da sempre ho voluto, cercato, amato… e senza un attimo di pace.

E mi chiedo, ora, se non sia un prezzo troppo alto questo… per una vita di emozioni.

Sully

Venerdì, 20 giugno 2003

L'azzurra lontananza

Negli anni della mia prima giovinezza ho sostato spesso, solo, sulle alte montagne, e il mio occhio indugiava a lungo nella lontananza, nella vaporosa foschia trasfigurante delle ultime delicate alture, dietro alle quali il mondo affondava in un'infinita azzurra bellezza. Tutto l'amore della mia fresca anima bramosa confluiva in una grande nostalgia e si mutava in lacrima, mentre l'occhio beveva con sguardo ammaliato la soavità del lontano azzurro. La vicinanza delle cose patrie mi pareva fredda, dura e chiara, senza alito e mistero; al di là, invece, tutto era accordato su toni soavi, traboccante di melodia, di enigma e di seduzione.

Da allora son divenuto viandante e ho sostato su tutte quelle lontane alture vaporose. Erano fredde, dure e chiare, ma al di là, all'orizzonte, c'era un'altra lontananza beatamente azzurra, dissolta nel presentimento, ancora più nobile e dispensatrice di nuova nostalgia.

A volte continuavo a vederla coi suoi allettamenti. Non mi opponevo al suo fascino, ero a mio agio in lei e straniero sulle alture della vicinanza e del presente. E ora questo io chiamo felicità: tendersi in avanti, scorgere distese d'azzurro nella lontananza serale e dimenticare per alcune ore la fredda prossimità. Per me felicità è ora, diversa dunque da come la mia giovinezza l'intendeva, una sensazione imprecisa di calma e di solitudine, bella e tuttavia non gioiosa.

Dalla mia calma felicità eremitica ho appreso la saggezza di lasciare a tutto l'alone di ciò che è lontano, di non spostare nulla nella fredda, crudele luce della vicinanza quotidiana e sfiorare ogni cosa, quasi fosse dorata, con gesto leggero, delicato, riguardoso e riverente.

Nessuna gemma, neppure la più preziosa, è così indiscutibilmente bella, che l'abitudine e il disamore non le possano sottrarre il fascino del pregio; nessun mestiere è così nobile, nessun poeta così ricco, nessun paese così benedetto. Perciò mi pare auspicabile l'arte di donare la devozione e l'amore che noi amiamo serbare alle bellezze lontane e sfuggenti, anche alle vicine e abituali. Senza per questo reputare meno santi il sole del mattino e le stelle eterne, possiamo nondimeno prestare un delicato profumo e un fulgore anche alle cose che ci sono più prossime e che paiono più piccole proprio risparmiandole, sfiorandole lievemente e non togliendo loro quel tanto di poesia che pure possiede tutto l'esistente. Ciò che si gode con rozzezza acquista poi un sapore amaro e degrada. Ciò che invece godiamo da stranieri invitati alla mensa altrui serba valore e ci nobilita.

Egrave; un'arte questa che non si apprende in nessun'altra scuola se non in quella della rinunzia. Nel tuo paese non sei contento? Ne conosci altri più belli, più ricchi e più caldi? Allora viaggia inseguendo la tua nostalgia. Tu andrai in altri paesi che sono più belli e solatii. Il cuore ti si gonfierà, cieli più miti sovrasteranno la tua nuova felicità. Sarà il tuo paradiso, ma aspetta a lodarlo! Aspetta pochi anni, varca di poco la soglia della prima gioia e della prima giovinezza! E verrà il tempo in cui tu salirai sui monti per cercare da lassù quel punto nel cielo sotto cui giace la tua vecchia patria! Com'erano morbide e verdi le sue alture! E saprai e sentirai che là c'è sempre la casa con il giardino dei tuoi primi giochi infantili, tutti i ricordi sacri della tua gioventù stanno là sognando, e là c'è la tomba di tua madre.

Così, involontariamente, la vecchia patria è divenuta per te cara e lontana, forestiera la nuova e troppo vicina. Lo stesso accade per ogni possesso e per tutte le assuefazioni della nostra povera vita inquieta.

Hermann Hesse

Sabato, 21 giugno 2003

Amicizia perfetta

Ho pensato a te tutto il pomeriggio… e mi ritrovo qui a scriverti per dirti grazie e per parlare di amicizia una volta di più.

Per tanto tempo ho urlato nel vento il mio bisogno di verità, di bellezza, di purezza… il mio bisogno di credere in un'amicizia perfetta, in un'amicizia il cui alimento fosse lo spirito, che fosse comunione tra due esseri pensanti che non temono il confronto e che, nudi e disarmati uno di fronte all'altro, potessero condividere la vita della mente.
Nella mia vita non ho mai avuto di queste amicizie e, forse, la colpa potrebbe essere stata mia… non so. Ma nessuno al mondo potrà mai convincermi che un'amicizia di tal fatta sia solo un'utopia o una pia illusione…

Ora - anche se ancora non so cosa sia ciò che sta nascendo tra noi - il mio unico desiderio è che un giorno le nostre menti fiduciose possano riconoscersi e specchiarsi l'una nell'altra. E se questo non dovesse essere possibile (per un'infinità di ragioni) avremo avuto almeno il merito di aver tentato.

Sully

Martedì, 24 giugno 2003

Il blu dei tuoi occhi

La luce della luna.
La voce della luna.
Il profumo della luna.
Il silenzio della luna.

La luna parla al cuore,
e se tu
vuoi ascoltarla
prova,
alza lo sguardo.
Lei è lì,
per tutti.

Puoi lasciare
che ti catturi
con la sua luce,
che ti incanti
con la sua voce,
che ti inebrii
con il suo profumo,
che ti avvolga
nel suo silenzio.
Lei è lì,
per tutti.

Devi solo alzare lo sguardo.
E se ovunque tu sia
le rivolgi
il blu dei tuoi occhi,
e se nello stesso momento
sollevo lo sguardo a lei,
le rubo la sua luce
e vedo la tua immagine,
ascolto la sua voce
odo le tue risa,
inalo il suo profumo
respiro il tuo odore,
mi abbandono al suo silenzio
e mi adagio,
a fianco
a te.

Robin delle stelle

Mercoledì, 25 giugno 2003

Corrispondenza (Diario di Maia)

Caro Daniel,
ho sentito il bisogno di scriverti, forse per fare un po' di chiarezza nei miei pensieri. Ti confesso che quando Jaine, ancora in primavera, mi aveva detto che tu eri interessato a me non le avevo creduto, anzi pensavo che fosse un modo per coprire i suoi problemi coinvolgendoti. Quindici giorni fa, quando l'ho rivista, mi ha nuovamente parlato di te. Ricordo che discutemmo di quanto tu sia apprezzato dai colleghi… ma lei continuava a insistere sul fatto che tu saresti venuto agli incontri soltanto per rivedermi e scherzammo benevolmente su questo. Ecco perché quella sera mi sono seduta vicino a te, un po' per curiosità, un po' per gioco. Poi la mezza gaffe dell'invito… e non averti trovato all'uscita mi ha fatto pensare di averla fatta grossa. I pensieri di tutti i giorni mi hanno fatto poi dimenticare la cosa… fino al tuo messaggino di domenica che mi ha fatto esplodere dentro un turbine….
Credo che ti devo proprio ringraziare, era tanto che non provavo più certe sensazioni! Negli ultimi tre anni tutto era stato così piatto!… uscivo infatti da una depressione che mi aveva come annientata, e che mi aveva fatto pensare che non avrei più provato sensazioni così.

Sai, in questi giorni mi sentivo stranamente felice. Poi, però, sono subentrate tutte le ansie e le insicurezze degli ultimi tempi: "Ma cosa vorrà da me? Potrei fare del male ad altre persone!". Non ti avevo neppure parlato e già volavo verso pensieri che non avevi minimamente fatto balenare… ed ero già perseguitata dai sensi di colpa.
Ieri, come mi hai fatto notare, ero veramente in grande imbarazzo e, anche se non era vero, mi sentivo addosso gli occhi di tutti. Avrei voluto essere la fatina della "Bella addormentata nel bosco" e con la bacchetta magica fermare tutto intorno a noi e poter parlare con te di tante cose banali… Avrei voluto conoscerti perché sono convinta che tu sia una bella persona, volitiva, un po' malinconica ma piacevole e allegra, e divertente. Adoro avere vicino persone divertenti con cui parlare di tutto con serenità.
Se non fossi impegnato forse mi spingeri oltre, ma sono così bigotta ed educata in modo così rigido!
Questa notte poi, fra la tensione per Catherine e dopo aver letto le tue poesie e i tuoi brani non riuscivo proprio a dormire… mi sembrava che la centrifuga della lavatrice girasse dentro il mio cervello. Ma adesso, ora che ho smaltito la sbornia e che ho ripreso il solito autocontrollo, mi sono resa conto che tutto era provocato dal fatto che non capivo cosa io volevo veramente. Mi ero infatti lasciata prendere dall'ebrezza dell'adolescenza. Ma ora, invece, ora credo finalmente di sapere cosa voglio: vorrei essere una tua cara amica, conoscerti, parlare con te per vedere se riusciamo a condividere emozioni e momenti di serena allegria.

Accidenti, mi metti anche in soggezione pensando a come criticherai quello che ho scritto. Ho un autostima che fa schifo!
Ciao bello, a presto. Credo che ti sei trovato una rogna.

Maia

Fregio

Cara Maia,
quando ho scaricato la posta e ho visto che mi avevi scritto, ho provveduto subito a stampare le tue parole (senza prima leggerle) e con il cuore che batteva a mille mi sono recato in terrazzo - alla luce della luna - per leggermele in santa pace. E più scorrevo le righe - piano piano, per non arrivare subito al fondo - più l'emozione s'impossessava di me afferrandomi stretto stretto, mentre ogni barriera tra di noi - paure, perplessità, insicurezze - veniva a poco a poco smantellata.
Non ti dico la gioia provata quando ho sentito quel "noi", quando mi hai detto: "Avrei voluto essere la fatina della Bella addormentata nel bosco e con la bacchetta magica fermare tutto intorno a noi e poter parlare con te di tante cose banali… Avrei voluto conoscerti". Quando, poi, ho letto il tuo commiato "Credo che ti sei trovato una rogna" allora non ho proprio saputo trattenere una lacrima…

Sono io a dover ringraziare te, Maia, perché con le tue parole hai permesso che entrassi nel tuo giardino segreto.

Daniel

(Due giorni dopo)

Se è vero - come ti dicevo ieri sera - che mi capita di sorridere quando mi alzo al mattino e quando cammino tra la gente… è anche vero che la notte spesso cancella le sicurezze e spazza via ogni certezza. Sto vegliando già da un po' e decido di provare a scriverti ora, alle quattro del mattino, mentre invece dovrei riposare.
Sono agitato Maia, agitato… i tuoi silenzi, i nostri silenzi, il silenzio di questi giorni, hanno alimentato in me la convinzione che tutto possa essere stato solo un sogno…

Sai? Pensavo al dono grande di due cuori che si aprono l'uno all'altro e, così facendo, scoprono l'amicizia… E noi potremmo veramente essere questi due cuori! Ma solo se lo vuoi anche tu… e senza nessuna paura!

E tu, Maia, sei proprio sicura di sapere cosa voglio io?
Io, da quando ti ho conosciuta, ho sempre voluto e desiderato soltanto il tuo bene… e se per te questo bene dovesse contemplare la mia assenza, allora ti lascerei andare.
Per sempre… tuo amico.

Daniel
(PS Un saluto, con il sorriso luminoso che ti caratterizza…)

Sullivan, Diario di Maia

Domenica, 29 giugno 2003

Vivere

Oh, poter essere come l'aurora…
e accarezzarti con mani di fata,
o come un vento caldo d'estate…
e sfiorarti con dita di seta.

Oh, poter essere come la notte…
e guidarti alle soglie del giorno,
o come quest'aria che respiri…
per vivere di te, e di te… morire.

Sully

[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]