Maggio 2003

Domenica, 4 maggio 2003

Volez vos que je vos chant

Volez vos que je vos chant
un son d'amors avenant?
Vilain nel fist mie,
ainz le fist un chevalier
soz l'ombre d'un olivier
entre les braz s'amie.

Chemisete avoit de lin
et blanc peliçon hermin
et bliaut de soie;
chauces out de jaglolai
et soliers de flors de mai,
estroitement chauçade.

Çainturete avoit de fueille
qui verdist quant li tens mueille,
d'or ert boutonade;
l'aumosniere estoit d'amor,
li pendant furent de flor:
par amors fu donade.

Et chevauchoit une mule;
d'argent ert la ferreüre,
la sele ert dorade;
sus la crope par derriers
avoit planté trois rosiers
por fere li onbrage.

Si s'en vet aval la pree:
chevaliers l'ont encontree,
biau l'ont salüade:
«Bele, dont estes vos nee?».
«De France sui la loee,
du plus haut parage.

Li rosignox est mon pere,
qui chante sor la ramee
el plus haut boscage;
la seraine ele est ma mere,
qui chante en la mer salee
el plus haut rivage».

«Bele, bon fussiez vos nee:
bien estes enparentee
et de haut parage.
Pleust a Deu nostre pere
que vos me fussiez donee
a fame esposade!».

Anonimo troviere (XIII sec)

(Traduzione)

Volete ch'io vi canti
un bel canto d'amore?
Non lo compose un villano,
lo compose un cavaliere
all'ombra d'un olivo
tra le braccia della sua amica.

Camicetta aveva di lino
e bianco pellicciotto d'ermellino
e sopraveste di seta;
calze aveva di giaggiolo
e scarpette di fiori di maggio
strettamente calzate.

Cinturetta aveva di foglie
che verdeggiano all'umida stagione,
d'oro aveva la fibbia;
la borsetta era d'amore,
appesa a nastri di fiori:
per amore era stata donata.

Cavalcava una mula
ferrata d'argento,
la sella era dorata;
sulla groppa, da tergo,
eran piantati tre cespi di rose
per farle ombra.

Se ne va giù per il prato:
cavalieri l'hanno incontrata,
cortesemente l'hanno salutata:
«Bella, dove siete nata?».
«Sono di Francia la gloriosa,
del più alto lignaggio.

L'usignolo è mio padre,
che canta sulla rama
dove più fondo è il bosco;
la sirena è mia madre,
che canta nel mare salso
dove più fonda è la costa».

«Bella, buoni sono i vostri natali!
Buono è il vostro parentado
e di alto lignaggio.
Piacesse a Dio nostro padre
che mi foste concessa
in isposa!».

Anonimo troviere (XIII sec)

Mercoledì, 7 maggio 2003

Indiani d'America

Cosa è un libro? Perchè viene scritto?
Per trasferire una conoscenza, per donare qualcosa agli altri.
La comunicazione è mettere a disposizione dei nostri simili quanto abbiamo raggiunto e conquistato.
Se riusciamo a trarre un minimo d'insegnamento da un libro, allora l'obiettivo è stato raggiunto. Il contatto è riuscito, tra chi scrive e chi legge è instaurato un dialogo.
All'improvviso, leggendo, ho avuto un lampo su un aspetto del mio comportamento, spiegato in maniera diversa da come lo avevo interpretato fino ad oggi. Ho sempre provato un senso di disagio nel ricevere un'offerta, sia essa di aiuto che di dono. Questo disagio mi porta a rifiutare la proposta di aiuto, con la logica del "finché ci posso riuscire faccio da solo".
Non ho mai riflettuto un po' di più su ciò. Non ho mai pensato minimamente che rifiutando, o schermirsi da una tale proposta con un diniego, si chiude un dialogo, s'impedisce a chi offre di fare del bene e, quindi, di sentirsi meglio. Forse questo deriva da timidezza o da paura di essere coinvolti in chissà quali sviluppi, ma cosi è!!!
E mentre sono in viaggio su questo comodo treno, trovo sul libro di un nativo d'America la frase che mi svela la mia superficialità: "L'essere umano sa come regalare le cose, ma spesso non sa come riceverle".

Bene. Mi riprometto, come pensierino di fine settimana, di imparare a dire "sì grazie".

Robin delle stelle

Giovedì, 8 maggio 2003

L'eterno presente

Pochi giorni bastarono per sondare e assaporare - finalmente - il mistero di un'amicizia che nasce. Dieci giorni soltanto… per segnare una vita.
Più di 25 anni sono passati!, e mi chiedo come sia possibile ancora questa stretta, questo peso, che oggi sento dentro. E pensare che tutto cominciò per caso, per seppellire quella noia e condividere quei momenti liberi che una vacanza elargisce sempre con generosità.
Poche parole - già gli sguardi dicevano molto di più - perché tutto cambiasse: le ore che ripresero a scorrere veloci, l'aria che si fece più sottile e più fresca; ogni cosa, attorno, assunse mutate sembianze, come di aura vaporosa e quasi sognante. E il mare!… da allora, per me, non fu mai più lo stesso.

Attimi di gioia e di felicità che ancora scalpitano e vengono puntualmente a tormentarmi. Ed io che credevo di essere ormai al sicuro!
Se il tempo lenisce le ferite (e forse è proprio così) chi mai mi proteggerà da quella nostalgia che sempre accompagna i bei momenti vissuti ma irrimediabilmente passati? Per caso non starò dipingendo il mio passato alla Hesse? Mi spiego: non sarà, cioè, che pongo i tempi andati all'interno di una "azzurra lontananza" che smussa gli angoli e sfuma le asperità che furono, facendomi sembrare tutto quanto di nuovo desiderabile? E ancora mi chiedo: non sono forse contento dell'attimo presente, di ciò che mi circonda adesso, di ciò che ogni giorno alimenta il mio stupore, di ciò che - in definitiva - rappresenta il mio sereno presente?
No, non credo affatto si tratti di questo. Forse, alla fine, tutto quanto è soltanto un eterno presente: io ho abitato il passato e vivo nel presente e, ancora, abiterò il futuro… come una scheggia di sogno proiettata nel domani ma alimentata dal prima. E, come ebbi già modo di dire una volta, noi siamo la nostra memoria e i nostri ricordi, siamo i paladini di quell'amore che non muta e che è - e rimane - la nostra sola e unica speranza.

Sully

Domenica, 11 maggio 2003

Al mercato

Un piacevole e riposante fermento anima le piazze: è giorno di mercato. Daniel, con le mani in tasca e l'animo lieto, passeggia tranquillo. Quel giretto in città, già deciso la sera precedente, non ha altro scopo se non quello di concedergli un meritato riposo dopo i numerosi impegni delle ultime settimane. Uno sguardo alle vetrine e magari un salto in libreria, un caffè al bar dell'angolo di piazza Garibaldi… veri e propri toccasana per il suo spirito inquieto.
Ma a Daniel piace soprattutto osservare la gente. La sua, però, non è affatto una curiosità morbosa. Al contrario. È l'interesse che lo spinge a fissare - discretamente, s'intende - le persone che gli passano accanto; persone sole o in compagnia, giovani donne, madri, vecchi con la borsa della spesa, fidanzati. Un interesse, questo, già presente sin da quando era bambino, anche se allora ostacolato da una timidezza forse un po' eccessiva. Ed è per questo stesso interesse che ora depone il libro, lì seduto al tavolino del bar, per osservare con attenzione tutto quel mondo variopinto e variegato che gli sta sfilando innanzi.
Come quel vecchio dall'aspetto gentile, ad esempio, che proprio ora sta controllando se per caso non manchi qualcosa dalla lista della spesa: forse quelle fragole, che piacciono così tanto ai suoi nipotini. Oppure quella donna laggiù, quella vestita di giallo, sì, proprio quella, quella che si è appena fermata davanti al fornaio. Purtroppo da questa distanza non la si può scorgere in volto, anche se lo si indovina nobile: basta guardare con che portamento, con che discrezione e con quale grazia si muove.

E pensa, Daniel. Pensa alle miriadi di mondi che ognuno porta dentro di sé, ai ricordi, alle speranze, e a tutti quei sogni che ci animano continuamente. E si rivede ragazzo, addormentato tra il verde, sotto l'ombra di un tiglio; e sente il profumo inebriante della pioggia d'estate e la solitudine delle lunghe giornate d'inverno. Quanta malinconia, quanti ricordi avvelenati dalla consapevolezza che niente, nulla potrà essere più come prima. È come quando s'incontra una donna - un tempo amata - e la si ritrova cambiata, così cambiata da essere quasi irriconoscibile. Le si sorride con dolcezza, con riconoscenza… ma presto ci si accorge di essere, per lei, solo fonte di imbarazzo e di disagio. Si vorrebbe allora dirle di non preoccuparsi, si desidererebbe solo farle capire che le si sarà riconoscenti per quei momenti di vita vissuti, condivisi… momenti che faranno per sempre parte di noi. Ma ci si accorge, con sgomento, che i suoi occhi sono ormai freddi, impietosi, scostanti. E così, dolorosamente, non ci resta che distogliere lo sguardo.

Sully

Lunedì, 12 maggio 2003

Alla Madonna del Piano (IX secolo)

Un'abbazia diroccata.
Il campanile, romanico, quasi intatto, stupendo.
Immersi nell'erba, circondati da alberi e cespugli, e più in là solo boschi.
Tutto intorno è silenzio, amplificato dal volo di farfalle e dal ronzio di api e calabroni, eccitati dal calore del sole.
Intanto un cuculo distante, regala il suo canto d'amore alla sua compagna e, ignaro, anche a me.

Robin delle stelle

Giovedì, 15 maggio 2003

Conigli sotto la luna

Nel giardino la luna, e quel profumo d'erba e piante che ricorda certe lontanissime mattine (saranno mai esistite?) quando alle prime luci, con gli scarponi e il flobert, si usciva a caccia. Ma adesso c'è la luna quieta, le finestre sono spente, la fontana non getta più: silenzio. Sul prato quattro cinque piccole macchie nere. Ogni tanto si muovono con buffi salti veloci, senza il minimo rumore. All'ombra delle aiuole, come aspettando. Sono i conigli. Il giardino, l'erba, quell'odore buono, la quieta luna, la notte così immensa e bella che fa male dentro per incomprensibili ragioni, tutta la notte meravigliosa è loro. Sono felici? Saltellano a due a due, non viene dalle loro zampe il più lieve fruscio. Ombre si direbbero. Minuscoli fantasmi, genietti inoffensivi della campagna che intorno dorme, visibile sotto la luna a grandissima distanza. E debolmente splendono anche le remote pareti bianche di roccia, le montagne solitarie. Ma i conigli stanno con le orecchie tese, aspettano, che cosa aspettano? Sperano forse di poter essere ancora più felici? Là, dietro al muretto, nel cunicolo che viene dal tombino, dove all'alba si nascondono a dormire, è tesa la tagliola. Loro non lo sanno. Neppure noi sappiamo, quando insieme agli amici si gioca e ride, ciò che ci attende, nessuno può conoscere i dolori, le sorprese, le malattie destinate forse all'indomani. Come i conigli noi stiamo sul prato, immobili, con la stessa inquietudine che ci avvelena. Dove è tesa la tagliola? Anche le notti più felici passano senza consolarci. Aspettiamo, aspettiamo. E intanto la luna ha compiuto un lungo arco di cielo. Le sue ombre di minuto in minuto diventano più lunghe. I conigli, con le orecchie tese, lasciano sull'erba illuminata mostruose strisce nere. Anche noi, nella notte, in mezzo alla campagna, non siamo più che ombre, fantasmi scuri con dentro l'invisibile carico di affanni. Dove è tesa la tagliola?
Al lume favoloso della luna cantano i grilli.

Dino Buzzati

Domenica, 18 maggio 2003

Una mano gentile

Di chi era quella mano gentile?
E perché quel mazzetto di fiori di campo lasciati lì, sul cofano della nostra automobile?

Ritorno col pensiero, indietro di vent'anni.
Sul bordo di una strada dell'isola di Rodi, un'auto ferma, posteggiata. Due novelli sposi, pochi metri più in basso, si godono le acque mediterranee di quel caldo e lontano giugno dell'ottantadue. Sull'auto, in bella evidenza, all'interno, un'altra coppia di sposini, stavolta in plastica, residuo e ricordo della torta nuziale.

Un gesto d'affetto di una semplicità e di una grandezza incredibile.
Un augurio e una partecipazione, testimoniati dalla cura e perizia posti nell'annodare i gambi di quei fiori, con fili d'erba.
Di tanto in tanto mi torna alla mente quell'episodio, e provo ad immaginare chi ci fosse dietro, e finisco sempre per vedere una ragazza, coi capelli lunghi e legati, col nodo allentato, ed un vestito ampio e leggero, mentre si allontana contenta, nel sole di quel pomeriggio.

Robin delle stelle

Giovedì, 22 maggio 2003

Un ricordo

Non dormo. Vedo una strada, un boschetto,
che sul mio cuore come un'ansia preme;
dove si andava, per star soli e insieme,
io e un altro ragazzetto.

Era la Pasqua; i riti lunghi e strani
dei vecchi. E se non mi volesse bene
- pensavo - e non venisse più domani?
E domani non venne. Fu un dolore,
uno spasimo verso la sera;
che un'amicizia (seppi poi) non era,
era quello un amore;

il primo; e quale e che felicità
n'ebbi, tra i colli e il mare di Trieste.
Ma perché non dormire, oggi, con queste
storie di, credo, quindici anni fa?

Umberto Saba

Mercoledì, 28 maggio 2003

Incontrarsi (Diario di Maia)

Le sei del mattino… e sono sveglia ormai da quasi un'ora. In questo periodo non riesco proprio a riposare bene, forse per il caldo di questo maggio infuocato; sta di fatto che la stanchezza comincia a farsi seriamente sentire man mano che passano le ore, per coagularsi alla sera in un torpore che assomiglia in tutto per tutto allo sfinimento e che mi costringe a una resa che non voglio. Sempre più spesso, infatti, mi ritrovo addormentata con la luce accesa, ancora vestita e con un libro abbandonato sull'addome. Ma di lì a non molto eccomi di nuovo sveglia. E so che non funziona svestirsi rapidamente rimettendosi subito a letto: il sonno tarderà comunque a venire. Eccomi allora che mi giro e mi rigiro, affannata, sudata, inquieta, sforzandomi di non pensare a nulla, di fare tabula rasa sradicando le radici stesse del pensiero. Ma no!, non funziona mai, e il cuore non smette per questo di continuare a battere. Anzi stasera esso ha come una sonorità nuova, più piena, più insistente oserei dire, come se volesse ricordarmi che non potrò continuare a lungo ad ignorarlo, a far finta che niente sia successo, che nulla sia cambiato.

Ho conosciuto un uomo. Beh, dire conosciuto non è forse la parola più giusta, più adatta; si è trattato, piuttosto, di un semplice incontro di lavoro, un necessario scambio di idee per adottare una procedura univoca per il lancio pubblicitario di un nuovo prodotto. Eppure, da allora, non so pensare ad altro che ai suoi occhi, al suo modo di atteggiarsi, al suo disarmante sorriso. Ma ciò che più mi ha colpito in lui non è stata tanto la sua gentilezza e l'attenzione che ha prestato a ciò che dicevo, ma quel suo supremo interesse che, annullando tutto il resto, mi ha fatto sentire importante, insostituibile, unica. E ricordo di essere uscita da quella stanza come cambiata, e di aver guardato il mondo - forse per la prima volta dopo tanto tempo - con nuovi occhi, abitati da uno sconosciuto stupore.
E mentre ora m'accingo ad assaporare un caffè che allontani i fantasmi di questa notte sento che nel mio cuore, piano piano, si sta facendo strada un desiderio…

Maia (Sullivan, Diario di Maia)

[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]