Aprile 2003

Mercoledì, 2 aprile 2003

Ab la dolchor del temps novel

Nella dolcezza della primavera
i boschi rinverdiscono, e gli uccelli
cantano, ciascheduno in sua favella,
giusta la melodia del nuovo canto.
È tempo, dunque, che ognuno si tragga
presso a quel che più brama.

Dall'essere che più mi giova e piace
messaggero non vedo, né sigillo:
perciò non ho riposo né allegrezza,
né ardisco farmi innanzi
finché non sappia di certo se l'esito
sarà quale domando.

Del nostro amore accade
come del ramo di biancospino,
che sta sulla pianta tremando
la notte, alla pioggia e al gelo,
fino al domani, che il sole s'effonde
infra le foglie verdi sulla fronde.

Ancora mi rimembra d'un mattino
che facemmo la pace tra noi due,
e che mi diede un dono così grande:
il suo amore e il suo anello.
Dio mi conceda ancor tanto di vita
che il suo mantello copra le mie mani!

Guglielmo IX duca d'Aquitania (1071-1126)

Lunedì, 7 aprile 2003

Volti

Una vita costellata di immagini, di emozioni, di volti… così tenacemente aggrappati, avvinghiati a pensieri che essi stessi suscitano, nutrono, fanno crescere.
Volti di sorridente incandescenza che si affacciano alle soglie di un'intimità che fa tremare, che fa cantare dentro.
Volti di un rosso acceso per inconfessabili desideri, volti strappati al silenzio di un'assenza per divenire indelebili tracce dell'eternità di un dono.

Ed ora che ai margini di un doloroso silenzio più non trovo l'emozione di uno sguardo, il suono di una voce amica, l'incantesimo di un sorriso, mi è però di conforto il pensare che niente - nulla - potrà mai rendere inutile ogni carezza offerta, ogni bacio, ogni pensiero condiviso.
Siamo - e saremo - legati.  Per sempre.

Sully

Martedì, 8 aprile 2003

Assenza

Una voce dischiude il mio silenzio…
voce soave,
di un'amica lontana.

Solitudine amara.

Sully

Mercoledì, 9 aprile 2003

La solitudine di Butterfly

Dopo la partenza del battello
io non so perché il mare è blu.

Io so soltanto
che non solo mi circonda
ma anche m'imprigiona
il silenzio che odora di fiori di ciliegio.
Io so soltanto
che il crepuscolo
non evoca più il colore dei petali di rose,
ma il fuoco che si allarga
il rosso che trabocca.
Io so soltanto
che i venti non portano via che il saluto
scorticato, divenuto bianco come lontane risaie,
ma anche la polvere velenosa
dei deserti di pietre scarlatte.

Io so soltanto
che attraverso le brecce del muro di bambù
della piccola casa
s'insinua nella mia camera la corrente d'aria
dell'angoscia,
il cui soffio ora mi fa impallidire,
ma può portare via l'anima un giorno.

Ma perché il mare è ancora blù?
Questo io non lo so.

Ferenc Baranyi
(traduzione di Rolando Certa)

Giovedì, 10 aprile 2003

L'attesa

Seduto in attesa. L'attesa in un ufficio, mentre attendi il tuo turno.
Attendere.
Attendere qualcuno che sta tardando; qualcuno, inconsapevole, che ti sta rubando attimi di vita; attimi che nessuno ti restituirà.
Sì, l'attesa è anche questo.
Tanti attimi sciupati, non vissuti.
Piccoli frammenti di vita, che uniti insieme assommano a ore, giorni, forse settimane o mesi.
Frammenti che possono anche essere usati; momenti di riflessione.
Come questo.
In questa saletta d'attesa, mentre scrivo, poggiato su un tavolo, rotondo, di legno, qualcuno, in attesa come me, sfoglia una rivista, per riempire uno spazio vuoto.

Robin delle stelle

Venerdì, 11 aprile 2003

Custode del tempo

Il tempo, si sa, cambia le cose…
del nostro passaggio
traccia alcuna non scorgo.

Provo allora a chiudere gli occhi.

Sully

Martedì, 15 aprile 2003

Un caso interessante

La ragazza disse:
«A me piace la vita, sa?»
«Come? Come ha detto?»
«La vita mi piace, ho detto.»
«Ah sì? Mi spieghi, mi spieghi bene.»
«A me piace, ecco, e andarmene mi rincrescerebbe moltissimo.»
«Signorina, ci spieghi, è terribilmente interessante… Su, voi, di là, venite anche voi a sentire, la signorina qui dice che la vita le piace!»

Dino Buzzati

Venerdì, 18 aprile 2003

In viaggio…

Colui che non sa niente, non ama niente.
Colui che non fa niente, non capisce niente.
Colui che non capisce niente è spregevole.
Ma colui che capisce, ama, vede, osserva…

La maggiore conoscenza
è congiunta indissolubilmente all'amore…
E chiunque creda che tutti i frutti
maturino contemporaneamente come le fragole,
non sa nulla dell'uva.

Paracelso

Fregio

In momenti come questo - di serenità e pace, e di festa - mi chiedo a quante persone potrebbero interessare i miei auguri, a quanti importerebbe sapere di aver abitato per un po' i miei pensieri all'alba di questo giorno; ma, nello stesso tempo, non posso non chiedermi quanti avranno rivolto un pensiero dolce o di amicizia a quest'orso dal cuore fragile, impazzito di passione.

Oggi per me è un giorno di riposo, e avrei potuto dormire di più se soltanto non fossi stato svegliato all'alba dall'usignolo, questo signore dell'aurora. Lui, che affida all'aria tiepida e profumata della primavera il suo canto sublime, non ha paura. È nella sua natura affidare al vento - e a chi come me sta in ascolto - tutto se stesso.
Siamo noi, purtroppo, ad avere talvolta questa paura nonostante sappiamo bene che tutto quello che non potrà essere detto - o che semplicemente non si riuscirà a dire - alla fine ci lacererà irrimediabilmente.
Siamo dei viaggiatori, dei viandanti, alla continua ricerca di noi stessi per scoprire ciò che ci rende felici, per capire il senso dell'amicizia e dell'amore. E il nostro viaggio è spesso arduo e, a volte, ci volgiamo sgomenti quando ci sembra di essere rimasti soli lungo la strada, soli, coi nostri sogni così difficili da vivere. Ma, nella mia non più giovanile pensosità, ho scoperto che non dobbiamo scoraggiarci più di tanto davanti ai muri sempre nuovi dell'individualismo, dello scetticismo, dell'incomprensione e dell'incapacità di condivisione; a patto però di non abbandonare i sogni e di continuare a credere - con tutte le forze - nella nostra capacità e potere di cambiare il cuore dell'uomo.

Ora però voglio parlarti con le mie mani, con quei gesti e quegli sguardi che tradiscono irrimediabilmente le mie emozioni. E parlarti di ciò che non manchi mai di rimproverarmi quando i tuoi occhi, così pieni di premura, vedono in me quello che nessun altro può agevolmente vedere: quel continuo e inquieto voltarsi indietro, quell'affannoso cercare di riappropriarsi di una vita che potrebbe sembrare quasi irrimediabilmente perduta. Ma prima è importante - necessario - che tu sappia che farò di tutto per non lasciarti andare, non senza averti almeno rivolto quello sguardo che escluda per un attimo tutto il resto e che ti faccia capire quanto io ti ami… io, che da sempre ti ho aspettata.

Sully

Domenica 20 aprile 2003

Inquietudine

Cos'è questa inquietudine che si fa spazio dentro di me?
La sento agitarsi, espandersi, allargarsi, come a cercare nuove zone da occupare, da invadere.
Sale dalle viscere fino allo stomaco e poi nel petto.
Si protende ancora, come volesse uscire completamente dal corpo, per trovare una forma propria, una propria dimensione.
E se uscisse significherebbe aver trovato una risposta a quest'ansia informe che mi attanaglia.
Ma così non è.
Convivo con questo anelito indefinito, ma che mi dà anche stimoli a fare. Mi muove in diverse direzioni, mi obbliga a cercare, a sfogliare sogni, a rincorrere chimere. Mi avvicina al cuore e alla ragione dei miei simili, come me frammenti di un corpo più ampio e unico.
Sì, quest'ansia è vitale, e mi costringe ad aprire sempre di più gli occhi e gli altri sensi, pronto a catturare il più insignificante dei segnali che possa chiarire e dare un senso al perché di questa inquietudine.

Robin delle stelle

Giovedì, 24 aprile 2003

Das Lied von der Erde

Das Trinklied vom Jammer der Erde
(Il brindisi dei mali della terra)

Già il vino ammicca nel boccale d'oro,
ma non bevete ancora: voglio prima cantarvi una canzone!
La canzone del dolore deve entrarvi nell'anima scoppiando in una risata.
Quando la sofferenza si avvicina, deserti sono i giardini dell'anima,
sfioriscono e muoiono la gioia e il canto.
Oscura è la vita, oscura la morte.

Signore di questa casa!
La tua cantina è piena di vino dorato!
Io ho invece solo questo liuto.
Suonare il liuto e vuotare le coppe
sono cose che vanno bene insieme.
Una coppa piena di vino, al momento giusto,
val più di tutti i regni di questa terra.
Oscura è la vita, oscura la morte.

Eternamente splende azzurro il firmamento, e la terra
starà ancora a lungo fissa, e rifiorirà a primavera.
Ma tu, uomo, quanto ancora vivrai?
Neppure cent'anni ti potrai trastullare
di tutte le vanità putrescenti di questa terra!
Guardate laggiù! Sulle tombe illuminate dalla luna
una forma selvaggia si china, e spettrale.
È una scimmia! Sentite come le sue urla
erompono lancinanti nel dolce profumo della vita!
Ma ora alzate i calici, è il momento amici!
Vuotate le vostre coppe d'oro fino in fondo!
Oscura è la vita, oscura la morte!

 

Der Einsame im Herbst
(Il solitario in autunno)

Nebbie autunnali vagano azzurrine sul lago;
striate le erbe di brina;
par quasi che un artista abbia cosparso polvere
di giada sui bei fiori delicati.
È svanito il dolce profumo dei fiori
e un vento freddo piega verso terra i loro steli.
Tra breve, gli appassiti petali d'oro
dei fiori di loto se ne andranno sull'acqua.

Stanco è il mio cuore. Crepitando si spegne
la mia piccola lanterna: un invito a dormire.
E vengo da te, mio sicuro rifugio!
Sì, dammi pace, ho bisogno di sollievo!

A lungo piango nella mia solitudine.
Da troppo dura nel mio cuore l'autunno.
E tu, sole dell'amore, mai più brillerai
per asciugare delicatamente le mie lacrime amare?

 

Von der Jugend
(Della giovinezza)

In mezzo al piccolo stagno
sorge un padiglione di verde
e bianca porcellana.

Come il dorso di una tigre
s'inarca il ponte di giada
verso il padiglione.

Nella piccola casa amici siedono,
ben vestiti: bevono, chiacchierano,
alcuni scrivono versi.

Le loro maniche di seta scivolano
indietro, e i loro berretti
s'afflosciano sulla nuca, allegramente.

Sulla calma superficie d'acqua
del piccolo stagno, tutto quanto
mirabilmente si riflette.

Tutto a testa in giù
nel padiglione di verde
e bianca porcellana;

come una mezzaluna appare il ponte,
l'arco rovesciato. Amici,
ben vestiti, bevono, chiacchierano.

 

Von der Schönheit
(Della bellezza)

Giovani donne colgono fiori,
fiori di loto al margine delle acque.
Siedono tra arbusti e foglie,
raccolgono fiori nel grembo, e si lanciano
a vicenda parole scherzose.
Il sole d'oro irretisce le figure
e le riflette nell'acqua limpida,
e rispecchia le loro membra snelle,
e i loro dolci occhi.
E lo Zefiro solleva con moine e carezze il tessuto
delle loro maniche, portando l'incanto
dei loro profumi attraverso l'aria.

Guarda, chi sono quei bei ragazzi che s'aggirano
lungo la riva sui loro fieri cavalli?
Splendono da lontano come i raggi del sole
tra i verdi rami dei salici,
e già s'avvicina al trotto la fresca gioventù!
Di uno di loro festoso nitrisce il cavallo,
le scansa e fila via come il vento,
vola sui fiori e sull'erba, turbinano gli zoccoli,
e fulminei calpestano i fiori abbattuti.
Bello! come vibra nella folle corsa la sua criniera,
come fumano calde le froge!
Il sole d'oro irretisce le figure
e le riflette nell'acqua limpida.

La più bella delle vergini lo segue
con lunghi sguardi di desiderio.
Il suo contegno altero è una finzione.
Nello scintillio dei suoi grandi occhi,
nell'oscurità del suo sguardo di fuoco
vibra ancora, come un lamento, l'agitazione del suo cuore.

 

Der Trunkene im Frühling
(L'ubriaco in primavera)

Se la vita è soltanto un sogno,
perché dunque fatica e tormento!?
Bevo fino a non poterne più
quanto è lungo l'amabile giorno!

E quando non riesco a bere più,
perché ne ho piene l'anima e la gola,
mi trascino barcollando alla mia porta
e dormo magnificamente!

E cosa sento al risveglio? Ascolta!
Un uccello canta sull'albero.
Gli chiedo se è già primavera.
Mi sembra di essere come in un sogno.

L'uccello cinguetta: Sì! la primavera
è giunta qui durante la notte!
Dal profondo il mio sguardo si fa attento, e osservo:
l'uccello canta e ride!

Mi riempio la coppa un'altra volta,
e la vuoto sino in fondo,
e canto finché non vedo la luna
brillare nel nero firmamento!

E quando non ce la faccio più a cantare,
mi riaddormento ancora.
E che m'importa della primavera?
Lasciatemi ubriacare!

 

Der Abschied
(Il Congedo)

Tramonta il sole dietro la montagna.
In ogni valle scende la sera
con le sue ombre piene di frescura.
Guarda! Come una barca d'argento ondeggia
la luna sull'azzurro mare del cielo.
Sento spirare dolce e sottile un vento
nel buio degli abeti.
Canta il ruscello pieno d'armonie
attraverso l'oscurità.
Impallidiscono i fiori nel crepuscolo.
Respira la terra piena di pace e sonno.
Ogni desiderio vuole adesso sognare.
Gli uomini, stanchi, vanno verso casa,
per ritrovare nel sonno
dimenticate felicità e giovinezza!
Gli uccelli tacciono rannicchiati sui rami.
S'addormenta il mondo!

Spira aria fredda all'ombra dei miei abeti.
Son qui e aspetto ansioso il mio amico;
lo aspetto per l'ultimo addio.
Desidero tanto, amico mio,
di godere al tuo fianco la bellezza di questa sera.
Dove ti attardi? Mi lasci troppo solo!
Vago su e giù con il mio liuto
su sentieri rigonfi di erba molle.
O bellezza! O mondo eternamente
ebbro d'amore e di vita!

Scese da cavallo e gli porse
la coppa dell'addio. Gli chiese
dove mai andasse e perché dovesse essere così.
Parlò, e velata era la sua voce: «Amico mio,
in questo mondo non mi ha proprio sorriso la fortuna!
Dove vado? Vado a vagare tra i monti,
a cercare pace per il mio cuore solitario.
Vado verso la mia terra, torno ai miei luoghi
e non me ne allontanerò mai più.
Silenzioso il mio cuore
ansiosamente aspetta la sua ora.
La dolce terra rifiorisce
e dappertutto verdeggia in primavera.
Dappertutto e per sempre
s'illuminano d'azzurro gli orizzonti!
Sempre… sempre…»

Gustav Mahler
(da "Die chinesische Flöte", una raccolta di poesie cinesi dell'epoca Tang tradotte da Hans Bethge) (Traduzioni dal tedesco di Ugo Duse e Quirino Principe)

Lunedì, 28 aprile 2003

Sulle rive di un laghetto

La solitudine di un laghetto di montagna.
Rumori di vento.
Unico suono il canto stonato delle ranocchie.
Il popolo degli avannotti, nel loro continuo andirivieni, sembra essere il solo vivere di queste acque appena graffiate da un lieve vento.
Nell'aria le mosche hanno scelto le mie gambe nude quale obiettivo del loro scorrazzare incessante.
L'odore di sterco bovino, mi fa ripensare al fuggire e alla paura di un vitellino davanti alla corsa di una bicicletta sul sentiero. E ricorda ancora il muto guardare delle mucche verso l'essere che sconvolge il silenzio.
E intanto gli uccelli, accettando l'intrusione umana, riprendono i loro canti e colloqui.
Il cerchio degli alberi che proteggono la quiete del lago, invita a guardare in alto, verso un cielo azzurro spruzzato di tante macchie di bianco, che dona quel senso del mio essere infinitesimale.

Robin delle stelle

[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]