Dicembre 2002

Domenica, 1 dicembre 2002

Invito all'amica (Invitatio amicae)

Deh! vieni, dolce amica,
che amo come il mio cuore:
entra nella mia camera
fornita d'ogni ornamento.

Vi sono pronti i sedili
e i muri adorni di zendadi;
fiori sono sparsi all'intorno,
commisti ad erbe odorose.

C'è apparecchiata la mensa
con ogni sorta di vivande:
vi abbonda il vino limpido
e tutto ciò che ti piace, o cara.

Vi suonano dolci zampogne,
squillano più acuti i flauti;
un fanciullo e un'accorta fanciulla
ti cantano belle canzoni.

Questi tocca col plettro la cetra,
quella intona una melodia con la lira;
e i servi portano tazze
ricolme d'ogni bevanda.

Non tanto mi piace il convito
quanto il dolce colloquio di poi;
non tanta abbondanza di cibi,
ma la gradita intimità.

Vieni dunque, sorella eletta,
sopra tutti a me diletta:
chiara luce della mia pupilla,
parte maggiore dell'anima!

Io fui nella selva solitaria
e amai i luoghi appartati;
spesso fuggii il tumulto,
evitai la folla numerosa.

Già la neve e il ghiaccio si sciolgono,
le foglie e le erbe verdeggiano,
l'usignolo già canta nell'alto,
l'amore arde nel fondo del cuore.

Carissima, più non tardare,
affrettiamoci ora ad amarci:
senza di te non potrò vivere,
pieno sfogo si deve dare all'amore.

Che vale, o eletta, differire
ciò che pur deve avvenire?
Fa tosto ciò che un giorno farai,
in me non c'è alcun indugio.

Anonimo XI sec. (Carmina Cantabrigiensia)

Lunedì, 2 dicembre 2002

Spirito e fuoco

Piove. Una pioggerella fine, insistente. Lì fuori un paesaggio freddo e desolato, e silenzi attorno a me, e silenzi dentro di me.
Cammino tra le stanze, senza meta, e m'affaccio ora all'una, ora all'altra finestra nella speranza di scorgere qualcuno… magari anche soltanto un raggio di sole che rischiari questo grigiore divenuto opprimente.
Sono solo.
Sì, lo so, tra poco arriveranno mia moglie e mia figlia… ma non è quel genere di solitudine che sto provando ora: potrei definirla, forse, un senso di abbandono, un venir meno a se stessi, come se tutto quanto - i ricordi, le speranze, i propositi dei giorni migliori - fosse ormai inutile.

Mi odio quando sono così, quando tutto quello che ritengo essenziale diventa - d'un tratto - una cosa senza più alcuna importanza, una cosa per la quale sembra impossibile aver lottato e sacrificato se stessi.
E come mi spaventa questo mio sentire, e come mi tormenta…
Sono questi i momenti nei quali serro le porte al mondo e più non sono; e a nulla servono i ricordi… non valgono a consolarmi, se non come parole scritte sulla sabbia.

Ho così bisogno delle mie estasi!… un bisogno quasi disperato di continuare a credere nella vita, nonostante una tenace caligine abbia imbrattato le sue bianche mani. E ho bisogno di ritrovare e di riassaporare quella gioia e quello stupore da tempo dimenticati.

Spirito e fuoco!… altro non voglio essere.

Sully

Mercoledì, 4 dicembre 2002

A chantar m'er de so qu'en no volria (Canso)

Devo cantare di ciò che non vorrei,
tanto mi dolgo di colui del quale sono amica,
ché io l'amo più d'ogni altra cosa al mondo;
ma né pietà né cortesia mi valgono presso di lui,
né la mia beltà, né il mio merito, né il mio senno:
sono ingannata e tradita
come dovrei esserlo se fossi disavvenente.

Mi conforta il solo pensiero
che mai commisi torto, o amico, verso di voi;
anzi vi amo di più di quanto Séquin abbia amato Valensa
e sono felice di vincervi in amore, amico mio,
ché siete voi il più valente;
orgoglio con me mostrate, nei modi e nelle parole,
e siete nondimeno amabile con tutti gli altri.

Mi meraviglia, o amico, questo orgoglio
che mi dimostrate, e di dolermene ho ragione;
non è giusto che un altro amore vi tolga a me,
qualunque cosa vi dica un'altra o vi conceda.
E ricordatevi quale fu l'inizio
del nostro amore! Dio non voglia
che la separazione avvenga per mia colpa.

Me ne impediscono la grande nobiltà
che regna in voi e i vostri grandi meriti;
ché non conosco donna, lontana o vicina,
che, volendo amare, non sia attratta da voi;
ma voi, o amico, siete sì esperto intenditore
che ben conoscere dovete la più fedele,
e del nostro accordo vi sovvenga!

Il mio merito e i miei nobili natali,
la bellezza e, ancor più, la fedeltà del mio cuore
vi devono essere d'aiuto; per questo v'invio laggiù,
ov'è la vostra dimora, questo canto come messaggero;
e voglio sapere, mio bello e nobile amico,
perché siete con me sì severo, sì crudele;
non so se sia fierezza la vostra, o cattiva volontà.

Ma questa canzone vi dica soprattutto che tante persone,
per eccesso d'orgoglio, subiscono gravi danni.

Contessa (Beatrix) de Dia (XII sec)

Venerdì, 6 dicembre 2002

Omnis mundi creatura
quasi liber et pictura
nobis est in speculum;
nostrae vitae, nostrae mortis,
nostri status, nostrae sortis
fidele signaculum.

Nostrum statum pingit rosa
nostri status decens glosa
nostrae vitae lectio;
quae dum primo mane floret
defloratus flos effloret
vespertino senio.

Alain de Lille (1128-1202)

Sabato, 7 dicembre 2002

Non resta che l'amicizia

Saggio non è nessuno
che non conosca il buio
che lieve e implacabile
da tutti lo separa.

Hermann Hesse

Fregio

Il grigiore dei giorni scorsi sembra essersi finalmente dissolto; solo qualche grigia nuvoletta vaga ancora solitaria in un cielo che si prepara alla notte, mentre un esile spicchio di luna si fa strada tra la luce morente del giorno.
Un cielo perfetto!
A non essere invece perfetto è questo mio cuore che troppo spesso s'abbandona all'invitante abbraccio della malinconia ma senza riuscire poi a ritrarsi prima di essersene ubriacato e stordito.

Ma va lontano, stasera, lo sguardo… ed è uno sguardo pieno di una serenità che ho quasi paura di sciupare, paura di infrangere.
E quanto silenzio!

E mi ritornano alla mente le parole di Leopardi e quella "siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude".
Un ordinario muretto di mattoncini, invece, la mia siepe!… che pure tutto quanto esclude, ma non questo cielo e queste stelle.
E ormai sto scrivendo al buio.

È vero! - come dicono Hesse e tanti altri come lui - ognuno è solo! Solo, di fronte all'universo e ai suoi insondabili misteri che febbrilmente agitano il cuore di colui che instancabilmente cerca; solo, in questo breve viaggio sempre nuovo della vita; solo, nella sofferenza come nella gioia.
Quale, dunque, il baluardo a cui aggrapparsi, quale la nostra salvezza?

Non resta che l'amicizia.

Sully

Domenica, 8 dicembre 2002

Voler bene… ed amare

Si può voler bene ad una persona e provare, contemporaneamente, trasporto per un'altra?
Voler bene ed amare.
Due sentimenti simili e diversi. Entrambi ti portano in un paese di dolcezza, di tenerezza, di poesia.

Voler bene è quiete; è un paesaggio al tramonto, che si scioglie nella pace di un crepuscolo, preludio di una notte di stelle e di luna.
Di corpi distesi, uno affianco all'altro, di carezze, di baci, di sussurri, di "ti voglio bene".

Amare è passione, è foga; è trovarsi ad affrontare venti freddi e impetuosi, senza timori e titubanze; di slancio, di forza.
È sentirsi inerme e impotente, se non hai avuto notizie di lei; è debolezza, paura.
Insieme di sensazioni che si accavallano, si scavalcano, si trasformano, si susseguono.
Un momento sei l'invincibile guerriero, un altro istante il più piagnucoloso dei prigionieri.
Eppure è proprio quest'alternanza di chiaroscuri che ti rivitalizza, e che cerchi di vivere, immergendoti in essa, per provare sentimenti forti, che ti scuotano nella tua essenza più profonda.

Robin delle stelle

Lunedì, 9 dicembre 2002

Lungo la strada

T'incontrai un giorno, quasi per caso,
lungo la strada che porta all'amicizia.

E da allora, più non ho paura…
ché a dipanare tu vieni
le intricate maglie del mio tormento.

Sully

Martedì, 10 dicembre 2002

Amicizia e sogni

Nell'aria un suono lontano, una tenera melodia natalizia che apposta sembra confezionata per intenerire cuori e ridestare buoni sentimenti.
Ma non il mio! No, il mio cuore non sobbalza di gioia e non si fa cullare da questo canto che sa di miele senza sostanza, come di cipria e belletto per nascondere inesorabili tracce lasciate dal tempo.
Detesto i facili sentimenti di facciata, i perbenismi, quando alimentati da ipocrisia e falsa premura. Detesto i "vogliamoci bene" e i buoni propositi di un giorno, detesto tutto ciò che domani sarà dimenticato senza lasciare traccia o impegni di cambiamento profondo. E detesto i sorrisi dolci che nascondono i "sepolcri imbiancati" dell'arroganza, della prevaricazione, dell'assoluta mancanza di rispetto.

E mi rendo conto sempre di più che forse sono un uomo difficile, poco propenso alle mediazioni e ai compromessi. E non mi nascondo che il temperamento sanguigno che mi caratterizza, a volte porta ad isolarmi dagli altri facendomi sentire come un estraneo in mezzo alla gente.

Ma nonostante tutto, nonostante tutte le incomprensioni e l'amarezza di essere talora travisato in ciò che dico, non potrò smettere di parlare, e non potrò non continuare ad affidare al vento quello in cui credo profondamente: l'atto stesso, cioè, del divenire persona! In definitiva, quella capacità di provare interesse, di coltivare la premura, il rispetto e la conoscenza: tutte qualità, queste, intrinsiche all'essere e che, se abbinate alla capacità di ascolto e di fare silenzio, permetteranno a noi tutti di costruire quel "palazzo" dove custodire ciò che di più bello la vita può e potrà offrire: l'amicizia e i sogni.

Sully

Mercoledì, 11 dicembre 2002

La bicicletta

Per alcuni, il suo utilizzo, rappresenta un obiettivo. Per me rappresenta un mezzo. Un mezzo che mi consente di viaggiare, non solo con il corpo, ma anche con la mente.
Amo le strade che si inerpicano, che salgono, quasi un andare verso il cielo, il sole, le nuvole.
Non fa differenza se c'è il sole o meno; il cielo mantiene intatta la sua bellezza in ogni condizione. La sua maestosità nello splendore di una giornata inondata di sole, non diminuisce quando nuvole gonfie e cupe, si spostano, inseguite dal vento. Quando si agitano, si modificano rapidamente, assumono gli aspetti più disparati, a seconda del tuo stato d'animo. Un momento animali terrificanti, enormi insetti con zampe rostrate che possono catturarti e ridurti a brandelli; un altro attimo sono braccia di amanti protese a cercarsi, trovarsi, conoscersi.

Affrontare la salita mi eccita, è quasi un incontro amoroso.
Sai cosa ti aspetta: la fatica, lo sgomento di vedere un tornante ancora più ripido di quello che hai appena vinto e superato, e poi un altro e un altro ancora. E la paura di non farcela, e i pedali che sembrano fare sempre più resistenza.
Ma quando arriva un tratto in piano?.. se continua così mi fermo… e vai avanti con la forza del pensiero, della risolutezza, del non posso arrendermi proprio ora! Procedo, forse manca poco alla meta che mi ero prefissato… debbo andare avanti, non posso mollare proprio ora, debbo vincere l'ostacolo, la difficoltà.
Finalmente la salita si addolcisce, riprendi energia, fisica e mentale, fai la curva e ti ritrovi di nuovo immerso nel silenzio dei tuoi pensieri, che si srotolano proprio come la strada sotto le ruote gommate.

Sì, la bici è anche questo! Restare soli a riflettere, pensare; rivedere i fatti che hai vissuto e valutare ciò che devi decidere. Cambiare idea e ottica, così come varia l'asprezza della salita. Quando sei impegnato con la massima concentrazione, per andare oltre l'erta più dura, anche le risoluzioni mentali hanno la stessa forza e determinazione.
Amo la salita, con i suoi silenzi di strade poco frequentate. Le cerco apposta, con pochi umani, scarso traffico. Non importa che il paesaggio sia brullo o boscoso, poiché la natura resta sempre lei.
E alla fine la soddisfazione di avercela fatta per l'ennesima volta; il piacere di essere giunto dove volevi. Spesso, il premio è un panorama, che si commenta solo con gli occhi.
Come ieri, a Rocca di Cave, novecento metri su un mare che non si vede, ma il piacere di un vento gelato che ti taglia il viso, ti penetra in ogni parte, e ti fa apprezzare di essere lì!

Infine c'è anche il gusto della discesa, della velocità, delle frenate in curva con la bici che si inclina insieme a te, assecondando il disegno della strada, e la soddisfazione di essere arrivato alla meta desiderata di un giorno, e poterti dire: "bene, ripartiamo!".

Robin delle stelle

Venerdì, 13 dicembre 2002

Nostalgia di un sogno

La nebbia confonde ogni contorno
e questa luce che all'ombra s'avvicina.
E inesorabile scende la sera
con sé portando paura e tormento.

Come forse ti sentivi, io mi sento,
quand'io parea essermi di te dimenticato.
Un messaggio che non arriva…
e ti chiedi cosa sia cambiato.

Se immaginar soltanto tu potessi
quanto io ti abbia amato,
e come tutto prenda - cuore e mente -
quest'acre nostalgia di un presente
che forse… è già passato.

Sully

Domenica, 15 dicembre 2002

Demonio

Stasera ti racconterò una storia di un bambino, un bambino di sei anni. Una storia breve e incredibile, semplice e irreale quanto un sogno.

Durante una notte, in stanza da letto con i genitori, quel bambino si sveglia perché sente qualcosa… una presenza…
Il bambino apre gli occhi, e nel buio della notte inoltrata, vede una figura piccola e magra, in piedi accanto al suo letto.
Quella figura, ha un viso da vecchio, un'espressione che fa paura al bambino.
Quella figura sta compiendo un'azione.
Senza chinarsi, essendo di statura ridotta, sta raccogliendo sul letto del bambino, all'altezza del petto, dei fiammiferi.
Sì, per quanto sembri incredibile, sta raccogliendo dei fiammiferi. Uno per uno. E li rimette dentro la scatolina che li conteneva.
Il bambino è terrorizzato.
Chiama la mamma, ma nessuna voce esce dalla sua gola. Allora prova ad urlare, ed anche stavolta il grido resta racchiuso nel petto.
Sempre più atterrito, il bambino guarda quella figura, che sembra avere un sorriso beffardo. Imperterrito continua in quella sua strana operazione.
Fino a che tutto questo termina!

Da quella sera, per anni, quel bambino, senza raccontare quello che è successo ad alcuno, al momento di andare a letto, ripeterà alla mamma, un ritornello: «Mamma, quando vieni a letto chiudi tutte le finestre?»
Sera dopo sera, sempre uguale.
I segni di quell'incontro si sono protratti per anni. Per anni, quel bambino, è andato a dormire con l'incubo di rincontrare il Demonio.
Sì, perché il bambino era convinto che quella figura fosse il diavolo.
Per anni ha convissuto con quella paura.

Stasera, riparlandone con mia figlia, liceale, lei mi ha chiesto se io sono ancora convinto di aver vissuto quell'incontro col demonio.
Le ho risposto che quel bambino incontrò veramente quella piccola e terribile figura.
Il bambino trasformatosi in uomo, oggi, è per logica, convinto che sia stato solo un sogno. Un incubo ben fatto, curato nei particolari, ma solo un incubo.
Perché… perché… immagina un diavolo con i fiammiferi… è del tutto fuori dalla logica…

Ma negli occhi di quell'uomo, nonostante il tempo trascorso, è sempre viva e presente l'immagine di quel piccolo essere, colore del buio, che si protende a raccogliere i fiammiferi, con l'impotenza di un bambino che non riesce a chiedere aiuto.

Robin delle stelle

Martedì, 17 dicembre 2002

Per ritrovare il tuo cuore

Vorrei ringraziare Robin delle stelle - persona che ancora non posso dire di conoscere, ma che sembra voler percorrere quella strada lungo la quale diventa possibile anche l'amicizia - che ci ha reso partecipi delle sue esperienze - lontane e vicine - e dei suoi sogni.
Questo che voi state leggendo è - come dice il titolo del sito - uno spazio di cielo dove lasciare una piccola traccia di sé, uno spazio dove affidare - senza nessuna paura - i nostri sogni più belli.
Un grazie di cuore, a tutti voi.

Sullivan

Fregio

In questo foglio bianco, dove non ritrovo quasi più il tuo cuore, voglio lasciare il mio di cuore; e forse lui saprà parlare al tuo meglio di come potrei mai fare io.
Quante cose ho finalmente capito oggi… e tra queste, l'amara certezza che io non saprò resistere ancora a lungo davanti a questo vuoto che disorienta e uccide.
Mai avrei pensato, mai, di essere così fragile. E come mi vergogno…

Mentre stasera aspetto che tu mi faccia sapere se potrò finalmente chiamarti mi ritrovo, dunque, a scriverti. E non m'importa ciò che scriverò ora… non è questo il punto; ciò che invece importa è prolungare ancora questo tempo con te, quel tempo che tu hai cercato per mesi, quasi mendicandolo, per ridestare la mia attenzione.
Io so, capisco - ora più che mai - tutto quello che devi aver provato quando sembrava che io mi stessi allontanando da te: solitudine infinita, tristezza, senso di abbandono; sì, perché il dolore più grande lo si prova quando si sta per perdere qualcuno che si conosce, qualcuno che si ama… disperatamente.
E io ti ho conosciuta, e sei diventata un'amica… la mia amica del cuore, divenendo in breve tempo quel sogno che non avrei mai creduto di poter sfiorare, di toccare, di vivere. Nessuno prima di te aveva occupato questo posto e nessuno altro potrà mai colmare questa sete come tu hai saputo fare in questi mesi… ma sono anche altrettanto sicuro che nessuno potrà mai farmi soffrire come tu stai facendo adesso.
Lo so, a volte sembro irrazionale… ma conosco l'animo umano; conosco l'uomo, il maschio. E so che lui non mollerà la presa… perché pure lui cerca il sogno, quello splendido sogno che tu rappresenti per me e che lui crede - forse a ragione - di vedere in te. E so che non gli basteranno le parole, so che vorrà sentire la tua voce, e so che vorrà vedere, accarezzare il tuo volto.
Forse non ti rendi conto pienamente che, prima o poi, dovrai affrontare le sue richieste (fossero anche le più innocenti); o forse lo sai, e sei - o sarai - preparata a farlo.

Tu sei sola, amica mia!, e qualsiasi cosa tu decida di fare… per me andrà bene, anche se non dovesse rendermi felice. Il perché?
Perché ti amo.

Sully

Venerdì, 20 dicembre 2002

Solo et pensoso…

Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi e lenti;
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human la rena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché ne gli atti d'allegrezza spenti
di fuor si legge com'io dentro avampi;

sì ch'io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch'è celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so, ch'Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io con lui.

Francesco Petrarca (Canzoniere, sonetto XXXV)

Lunedì, 23 dicembre 2002

Ti dedico
i pensieri di una notte
satura di stelle…
Ti dedico
le ore
rubate al sonno…
Ti dedico
la paura
di una tua risposta
che non è arrivata…
Ti dedico
i versi
copiati
da una canzone d'amore…
Ti dedico
l'incanto
della pioggia
sul viso…
Ti dedico
l'impotenza
di saperti
lontana…
Ti dedico
la confusione
che invade
la mia mente…
Ti dedico
uno spazio,
enorme,
dentro me.

Robin delle stelle

Venerdì, 27 dicembre 2002

Non ti parlo. Conosco
l'ombra del tedio e certe
stanchezze, e il peso inerte
de la carne, ed il fosco

nembo che tiene oppressa
l'anima per interi
giorni, senza pensieri,
senza sogni: ahi, la stessa

mia pena! E, se talvolta
parlo, so che lontano
è il tuo cuore e che in vano
io ti ripeto: - Ascolta.

Fregio

Quanto amo la poesia, e quanto amo le parole quando queste diventano essenziali, necessarie.
Non vi dirò - almeno per ora - chi è colui che scrive i versi sopra citati. Vogliate perdonarmi questo tenero, innocente gioco che vi propongo in questo stralcio di tempo che ci separa dal nuovo anno. Ma chi, secondo voi, potrebbe esserne l'autore?

Tante volte ho avuto anch'io la tentazione di mollare tutto, di smettere di parlare, di smettere di pensare… ma quando poi tutto questo succede per davvero, quando nessun pensiero arriva a consolarti e a dirti «tu ci sei per me, non t'agitare… io ti amo!» allora è un baratro, un abisso di solitudine quello che si offre ai nostri occhi e ci tiene stretti, apparentemente senza offrirci alcuna via di scampo. Ma alla fine - quando ci sembra ormai impossibile - qualcuno, o qualcosa, arriva sempre: uno sguardo dalla persona che ci sta accanto, un augurio di felicità da un amico lontano o da chi lo sta diventando o anche soltanto un pensiero per quelle persone che un tempo hanno contato per noi, che hanno rappresentato o che rappresentano (anche se più non si sa dove esse siano) il sogno di poter ancora credere che noi siamo e saremo, per loro, importanti.

Voglio augurare ad ognuno di voi - voi che avete offerto un po' del vostro tempo per visitare queste "carte" - un Natale di serenità e di gioia, un Natale semplice, un Natale da dove poter ricominciare, da dove poter ripartire alla riscoperta di quella gioia vera - che non muore - e che ci fa sempre dire, con umiltà e speranza, un grazie alla vita.

Sully

P.S. La poesia (Invito alla fedeltà) dalla quale sono tratti i versi sopra riportati è di Gabriele d'Annunzio e la si potrà gustare - nella sua interezza - soltanto all'alba dei primissimi giorni dell'anno che verrà.

 

Lunedì, 30 dicembre 2002

Vita

Doloroso schema
che perpetua inveterati errori
la vita;

di soffocate energie, sotto cieli
senza sole e senza stelle;

e di amori rubati alla memoria,
strangolati,
da un oblio che non perdona;

e d'inconsapevoli silenzi,
e di tutto ciò che si tace
per paura, per vergogna.

Sully

Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw