Febbraio 2002

Sabato, 2 febbraio 2002

Noi due

Devozione di sguardi
soavità di parole
e delicati pensieri,
questa nostra amicizia alimentando,
tacer fanno il pensiero ardente
e la bramosa voglia.

Sully

Martedì, 5 febbraio 2002

Passeggiata d'inverno

In un grigio pomeriggio d'inverno di molti anni fa decisi di sfidare le notevoli e numerose insidie di un manto stradale piuttosto scivoloso - aveva infatti nevicato abbondantemente tutta la notte precedente - per realizzare un desiderio che negli anni successivi non avrei più avuto l'ardire né la possibilità di assecondare.
Dovete sapere che dalle mie parti non nevica poi così tanto e come se non bastasse, quando ciò avviene, sono sufficienti i primi raggi di un tiepido sole per trasformare quel bianco e splendido manto in una scura e ripugnante poltiglia. Ma non quel giorno! Quel giorno un vento gelido e un cielo cinereo avrebbero provveduto da soli a preservare intatta, per qualche ora ancora, quella neve candida e magica, quella neve che è così prodiga di gioia per ogni bimbo e per chi lo è rimasto dentro.
Dopo pranzo quindi presi il motorino e piano piano, facendo molta attenzione, percorsi i 15 Km circa che mi separavano dalla meta agognata: il monte "Alto" con il suo Eremo e il suo bosco dove avrei fatto, infine, una semplice passeggiata.

Vent'anni dopo, con l'aiuto della memoria e di tutte quelle sensazioni che questa sembra in grado di portare a galla, posso - una volta ancora - essere lì a vagare solitario in mezzo a quel silenzioso bosco di castagni, tra quei pendii morbidamente vellutati e addolciti da una splendida coltre bianca e dove l'unico segno di vita sembra essere il sonoro fruscio dei miei passi sulla neve ancora fresca. La nebbia, a tratti molto fitta, mi avvolge in un abbraccio quasi voluttuoso celando alla vista ogni cosa che disti più di 30 passi contribuendo, così, ad acuire quella strana ma piacevole sensazione di isolamento e di mistero appena turbata da un lontano, quasi impercettibile, brusio che proviene dalla valle sottostante, segno di una vita che continua indifferente - oserei dire insofferente - a questo magico silenzio che l'accusa.

Quel giorno è stato, quasi inconsapevolmente, il mio primo deserto, la prima volta, cioè, che sono riuscito attraverso il silenzio ad affacciarmi timoroso, ma pieno di stupore, sull'abisso che è in ognuno di noi. E ho capito che lì avrei dovuto guardare, in futuro, per imparare ad inventarmi la gioia.

Sully

Sabato, 9 febbraio 2002

Pettirosso

Nel nudo mio giardino un dolce canto
del tardo inverno solitaria voce
dalla gola di fuoco e ventre bianco.

Sully

Domenica, 10 febbraio 2002

Non ne posso più
di questo mondo perduto,
di questo smarrimento collettivo
così simile alla pazzia.

Non ne posso più
di questa confusione,
di questo caos dello spirito,
di questa perdita di contatto
con la nostra realtà più intima.

Non ne posso più
di queste continue contraddizioni,
rassegnazioni e ipocrisie.

Non ne posso più
di questa angoscia che ci attanaglia e paralizza,
di questa sottile inquietudine che c'inchioda,
di questa frattura insanabile
tra pensieri e affetti.

Non ne posso più
di bambini violati,
di anime rubate,
di uomini persi.

Non ne posso più…

Sully

Lunedì, 11 febbraio 2002

Abbiamo negato solidarietà e giustizia, dimenticato sollecitudine e responsabilità, sacrificato la passione per la verità, perduto il desiderio di fraternità e pace.

Dobbiamo reimparare, allora, a conoscere il mondo per mezzo del pensiero e dell'amore, per rendere la persona una creatura degna e la gioia una scelta possibile.

Sully

Venerdì, 15 febbraio 2002

Questa, la vita

Un viaggio lungo il desiderio,
sul filo della poesia e del sogno,
alla ricerca del proprio cuore.
Questa, la vita.

Sully

Domenica, 17 febbraio 2002

Animula vagula, blandula,
hospes comesque corporis
quae nunc abibis in loca
pallidula, rigida, nudula,
nec, ut soles, dabis iocos.

Piccola anima smarrita e soave,
ospite e compagna del corpo,
che ora ti appresti a scendere in luoghi
incolori, freddi, spogli,
mai più ti abbandonerai ai giochi preferiti.

P. Aelius Hadrianus, imp.

Più tardi…

Sguardo

Come dardo di fuoco
implorante sollievo
lo sguardo di chi soffre.

Sguardo che vuole speranza
che chiede un conforto,
ultimo e disperato grido
per trovare il coraggio
d'incontrare l'abisso.

Sully

Mercoledì, 20 febbraio 2002

Ho detto di nuovo "ti amo" perché non riuscivo a trattenere queste due piccole parole che tanto possono dire e dare. L'ho fatto nella consapevolezza, forse, di sbagliare a spogliarmi così di ogni timore, perché se si ama e non si fa del male a nessuno (neppure a se stessi) non può essere sbagliato. Cosa potremmo essere noi, uomini e donne, senza l'amore e l'amicizia! Ritorneremmo allo stato animale in cui verseremmo se non avessimo conosciuto l'amore dei genitori, l'educazione, la convivenza civile.
Amare gli altri e non nascondersi è l'unico modo di vivere che conosco e vorrei che tutti lo capissero. Nient'altro riesce a dare così bene equilibrio e serenità alle nostre vite. "Tutto scorre" scrisse un filosofo greco e la vita corre via senza che possiamo far nulla per fermarla; vale la pena, allora, piangere e ridere con e per gli altri anche se non ci comprendono, per natura e senza intenzione, alla ricerca di quella purezza di sentimenti che la bocca non riesce a trattenere mentre il cuore gioisce o sanguina.
Vale la pena lo stesso.

Maria Grazia

Domenica, 24 febbraio 2002

Passeggiata

Tra sentieri e sconosciute valli
passeggio solo.

La Winter e la Sommer promenade
la strada del castello e del bosco
guidano gli incerti miei passi
verso quel pallido orizzonte del cuore
dove in attesa giacciono i nostri sogni,
le nostre gioie e i pensieri più segreti.

E sono di nuovo a casa.

Sully

Lunedì, 25 febbraio 2002

Un "tuffo" letterario-musicale nel '500

Il "giocoso" e raffinato ambiente culturale delle corti rinascimentali italiane favorì la nascita di nuovi generi letterari e/o musicali che videro nel madrigale cinquecentesco la sua espressione più alta.
Ciononostante, quasi contemporaneamente, fiorì una produzione lirico-musicale per certi aspetti meno illustre e complessa, benché sempre cortese e colta: le villanelle e le canzonette, di carattere più semplice e cantabile.
Le villanelle intonano testi agili e snelli, pieni di gioia e di brio. L'argomento è quasi sempre amoroso… sempre l'amore, come oggi, con le sue delizie e le sue pene.
L'apparato musicale è a tre voci, talora quattro, e il canto - a piacere accompagnato da un insieme strumentale - viene modellato sobriamente sul testo.
Tra i più importanti autori di canzoni villanesche sono da annoverare: Adriano Willaert (1490-1562), Gian Domenico da Nola (1510-1592), Baldissera Donato (1530-1603), Luca Marenzio (1553-1599).

Qui di seguito riporto il testo di due villanelle affinché possiate anche voi rendervi conto quanto possa essere divertente cantare testi simili in compagnia di amici soprattutto se la musica lo è altrettanto.

Anni fa, spinto dall'entusiasmo della scoperta di questa musica, mi sono cimentato anch'io nel rivestire di note una di queste canzoni: Seguit'amor.
Per eseguirla basta un qualsiasi strumento a corde pizzicate (liuto, chitarra), uno strumento a tastiera oppure un insieme strumentale a piacere. È sottinteso che bisogna conoscere, almeno un poco, l'arte dei suoni coi suoi "segnucci".
Per ciò che concerne invece la bontà della mia musica a voi l'ardua sentenza.   :-)

Sully

Fregio

Seguit'amor

Seguit'amor donna gentil'e bella
s'al mondo volet'essere immortale
che donna bella senz'amor non vale.

Che vi giova haver le trezze bionde
e gl'occhi vaghi, e bianco e colmo il petto
senz'un'amante che vi sta suggetto.

Che vale esser bella e non havere
chi per amarvi pianga e si distrugga
e che più mora quanto più vi fugga.

Donna ch'è bella e non ha chi l'adora
tra l'altre belle donne par che sia
santo chi non è scritto in Letania.

Signorella

Signorella signorella
gioia mia quanto sei bella
tanto dolc'e saporita
che li morti torn'in vita.

Gli occhi tuoi son raggi ardenti
ch'innamorano le genti
e le trezze oro filato
con che m'hai preso e ligato.

Le tue dolci parolette
tutte son dardi e saette
che con l'arco ohimé d'amore
mi trapassano lo core.

Signorella se non dai
qualch'aiuto a tanti guai
p;co sa bella facce d'oro
sappi certo ca mi moro.

 

Martedì, 26 febbraio 2002

Ti ho a lungo cercata,
ma tu non hai risposto.

Sollevo allora piano il capo e guardo:
già un primo raggio di sole
bussa piano alla mia finestra.

Sully

Mercoledì 27 febbraio 2002

Il mio sbaglio più grande

Con una persona qualsiasi non aprire il tuo cuore…
ché non abbia a portar via il tuo bene.

(Siracide 8,19)

Fregio

Un cuore ostinato il mio, che vede
nobiltà e bellezza dove non c'è
che deserto più arido.
Questo il mio sbaglio più grande.

Ma non conosco altro modo,
se non distogliendo lo sguardo,
per continuare ad amare.

Sully

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